![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, onorevole Armosino, ha facoltà di rispondere alle interrogazioni Delmastro delle Vedove n. 3-02557 e Gianni Mancuso 3-02571 che, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (vedi l'allegato A - Interpellanza e interrogazioni sezione 8).
Poiché il sottosegretario Armosino è ancora impegnata in Commissione, prego il sottosegretario Contento di rispondere alle interrogazioni in oggetto.
MANLIO CONTENTO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Sta bene, Presidente. Fornirò io la risposta alle interrogazioni in titolo, anche se non dispongo del relativo testo scritto. Non mi sembra corretto che in tali circostanze non si fornisca risposta agli onorevoli interroganti; pertanto, mi scuso se risponderò a braccio.
Gli interroganti sollevano due questioni perfettamente attinenti tra di loro, che riguardano il trattamento del personale dipendente dell'Agenzia delle entrate e nascono da una valutazione pertinente di quanto accaduto negli ultimi anni. L'Agenzia delle entrate è stata sottoposta ad un vero e proprio tour de force, soprattutto in seguito ai provvedimenti rientranti nelle manovre finanziarie che hanno applicato i cosiddetti condoni all'interno del rapporto tra fisco e contribuente negli anni passati.
Ciò ha sicuramente determinato un coinvolgimento speciale dell'Agenzia delle entrate, i cui uffici si sono impegnati in maniera impressionante per far fronte non soltanto agli aspetti di gestione ordinaria, ma anche all'attività di supporto che si esplica fornendo spiegazioni e collaborando con i contribuenti al fine di rendere più chiara la normativa che, per quanti sforzi si possano fare, non sempre riesce ad essere di immediata intelligibilità.
Gli interroganti, tra l'altro, hanno posto le questioni al nostro esame nel luglio 2003, proprio nel momento in cui il comparto di riferimento dei dipendenti stava vivendo una situazione abbastanza delicata: a fronte di questi impegni, che andavano aumentando e che quindi caricavano di responsabilità anche i dipendenti dell'Agenzia delle entrate, non vi era, purtroppo, alcuna certezza, soprattutto per quanto riguardava la parte economica del
contratto collettivo di riferimento che avrebbe dovuto essere oggetto di aggiornamento.
Sulla scorta di queste valutazioni, come sicuramente gli interroganti sapranno, il nostro ministero ed il Governo hanno ritenuto importante stringere i tempi della discussione, che purtroppo si trascinava non perché non fosse necessario e doveroso prevedere riconoscimenti ai dipendenti delle Agenzie delle entrate, ma perché vi erano oggettive situazioni di difficoltà - tanto per cambiare - per quanto concerne gli aspetti di copertura del contratto e soprattutto quelli di carattere economico riguardanti il comparto.
Con un accordo, che ha visto più o meno soddisfatte anche le organizzazioni sindacali, siamo riusciti ad operare queste valutazioni e a reperire le risorse nell'ambito della situazione a regime, già esistente nel corso dell'applicazione del vecchio contratto, rendendo sostanzialmente, come dicevo, a regime anche quella parte degli emolumenti che non erano considerati tali nel rapporto contrattuale diretto.
Lo abbiamo fatto - vorrei ricordarlo - proprio per andare incontro alle esigenze che gli stessi interroganti hanno sottolineato. Ritenevamo cioè che, proprio in virtù dello sforzo, della collaborazione e della garanzia che gli uffici dell'Agenzia delle entrate avevano fornito nella difficile fase di gestione dei condoni - e anche adesso che passiamo ad una fase collaborativa, riferita, ad esempio, al concordato preventivo -, da parte del Governo e del Ministero fosse doveroso andare incontro a queste esigenze e, quindi, chiudere i contratti che - come ricorderanno anche gli onorevoli interroganti - sono riferiti non solo all'Agenzia delle entrate, ma anche alle altre agenzie sottoposte (lo vedevamo poco fa per quanto riguarda, ad esempio, la lotta alla contraffazione) a lavori di carattere straordinario e a innovazioni legislative che costringono i dipendenti e gli uffici dell'amministrazione ad uno sforzo particolare.
Posso anche aggiungere che, per quanto riguarda l'utilizzo relativo, ad esempio, alla posta elettronica, quindi agli strumenti dell'innovazione tecnologica ormai largamente diffusi, il riferimento è ambivalente. Per quanto concerne il rapporto esistente all'esterno dell'Agenzia delle entrate, conosciamo benissimo la collaborazione con le categorie professionali, che sta aumentando sempre di più, fornendo risultati non solo sotto il profilo dell'efficienza della macchina, ma anche in ordine alla disponibilità dei dati che il settore pubblico ha in funzione di questa collaborazione diretta. In altre parole, attualmente siamo in grado di disporre, sia ai fini dell'accertamento sia ai fini statistici, di dati che non sono riferiti, come accadeva un tempo - abbiamo visto stamani la questione dei rimborsi -, ad anni addietro, ma che hanno ormai attinenza non dico con il presente ma, comunque, con gli anni immediatamente precedenti a quello in corso.
È evidente - credo ne sia a conoscenza anche l'onorevole interrogante - che, anche nell'ambito dei piani di investimento e delle nuove tecnologie, questi aspetti non sono per nulla sottovalutati, anzi fanno parte dell'implementazione, sotto il profilo dei programmi utilizzati dall'Agenzia e delle collaborazioni on line, anche per quanto riguarda gli investimenti.
Siamo di fronte ad una situazione in cui l'autonomia delle agenzie cerca di sottrarre sempre maggiori spazi di efficienza, al fine di utilizzare queste risorse anche in tema di investimenti. Ritengo che sicuramente qualcosa in più si potrebbe fare, ma credo che allo stato, almeno per quanto riguarda il Governo, ci si possa ritenere ragionevolmente soddisfatti anche di questo processo di innovazione che riguarda le agenzie.
Per quanto concerne i centri di assistenza fiscale, si tratta di questioni che meritano ulteriore approfondimento, anche in forza di questa innovazione, di questo rapporto con il contribuente. Mi sentirei in imbarazzo se ritenessi l'esperienza dei centri di assistenza fiscale superata. Non dimentichiamo che vi sono ragionevoli ragioni di opportunità - mi perdoni il bisticcio di parole - che consentono allo Stato di mantenere ancora
questo rapporto. Sarebbe semmai opportuno svolgere una verifica per appurare se i motivi che sono stati alla base di tale istituzione permangano tuttora o se, magari, necessitino di qualche ulteriore approfondimento.
Mi scuso ancora con gli interroganti, ma è quanto, parlando a braccio, potevo fare in questa occasione.
PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di
SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Onorevole sottosegretario, non posso far altro che augurare a me stesso, all'Assemblea e anche a lei che le giochino sempre il brutto tiro di farla venire in aula per rispondere ad interrogazioni che non conosce e rispetto alle quali esordisce dichiarando la propria impreparazione. Ciò in quanto, al contrario, lei - sottosegretario Contento - è riuscito a fornire una risposta non soltanto esaustiva, ma piena di nerbo, di anima, di cuore, di intelligenza e di partecipazione, spesso distante da quelle letture, che sembrano comunicazioni di cordoglio, che alcuni sottosegretari rendono in questa sede.
riesce ad esprimere compiutamente proprio in virtù delle responsabilità istituzionali che su di lei ricadono: non cerchiamo più, e non troviamo più i soldi per i CAF, se non dopo che abbiamo dato tutto quanto meritano ai 34 mila dipendenti dell'Agenzia delle entrate che, come detto, hanno ormai una nuova professionalità ed hanno il diritto di non vedersi avviliti da questa visione pauperistica del Governo, che improvvisamente tira fuori dal cilindro i soldi da dare ai centri di assistenza fiscale (i quali oggi, ripeto, non svolgono più quella funzione che esercitavano quando sono stati costituiti).
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento dell'interpellanza e delle interrogazioni all'ordine del giorno.
È evidente che ci troviamo di fronte ad un fatto nuovo rappresentato da un contratto che, da un lato, è per molti versi insoddisfacente in ordine ai diritti vantati dai 34 mila dipendenti dell'Agenzia delle entrate, dall'altro, è inevitabilmente ristretto tenuto conto del momento particolare che vive il paese in tema di risorse finanziarie di cui il Governo può disporre. Ritengo, comunque, che in questa materia sia stato compiuto un passo in avanti decisamente significativo. Comprendo anche le insoddisfazioni manifestate dalle organizzazioni sindacali di questi dipendenti, che comunque hanno ritenuto, con grande senso di responsabilità, di prendere atto dello sforzo profuso dal Governo, il quale, a mio avviso, deve entrare in un nuovo ordine di idee che tenga conto che questi 34 mila impiegati hanno ormai raggiunto un livello di preparazione tale per cui a volte la questione che si pone non è più quella del semplice riconoscimento economico ma quella del riconoscimento formale. In questo senso, il Governo ha secondo me commesso un errore nel momento in cui il ministero interrogato ha ringraziato i commercialisti per la positiva riuscita delle operazioni relative al condono, dimenticandosi però di ringraziare coloro che a questa riuscita hanno dato un contributo essenziale, cioè i dipendenti dell'Agenzia delle entrate. Fare ciò non sarebbe costato nulla. Questo, detto da un parlamentare del gruppo di Alleanza nazionale fedele accompagnatore del Governo nella sua opera, è ancora più significativo proprio perché noi dal nostro Governo ciò non lo tolleriamo.
Comprendo anche la delusione manifestata dai 34 mila dipendenti in questione, i quali, se da un lato si vedono costantemente rinfacciare il fatto che mancano le risorse finanziarie o che comunque quelle disponibili sono insufficienti, dall'altro osservano invece che le risorse si trovano quando si tratta di darle ai centri di assistenza fiscale.
Onorevole sottosegretario, lei non è soltanto bravo ma anche e soprattutto prudente in virtù anche delle responsabilità istituzionali che ricadono sulla sua persona; pertanto, è giusto che lei usi, come ha fatto poc'anzi, un tono soft. Io non ho le sue responsabilità, sono meno bravo di lei e certamente non ho i vincoli che invece lei ha. Proprio per tale motivo dico che se si trovano le risorse finanziarie per i centri di assistenza fiscale, che oggi non hanno più la funzione che esercitavano quando sono stati istituiti, a maggior ragione queste risorse si debbono trovare per coloro che ogni giorno svolgono, dietro le scrivanie del loro ufficio, con senso di responsabilità e dedizione e con una nuova professionalità, la funzione prima svolta dai CAF. I centri di assistenza fiscale sappiamo tutti a chi interessano, chi finanziano e quali interessi soddisfano. Proprio per questo motivo, onorevole sottosegretario, mi consenta di dire che rappresento un po' il suo pensiero, che lei non
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 15.


