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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una interpellanza e di interrogazioni.
PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00896 (vedi l'allegato A - Interpellanza e interrogazioni sezione 1).
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei illustrare brevemente lo strumento del sindacato ispettivo in esame, dal momento che l'argomento non è particolarmente semplice. Questo anche per sottolineare una circostanza - della quale ella, Presidente, non è ovviamente responsabile - che pone una serie di problemi. La nostra interpellanza reca la data della 23 settembre del 2003; la risposta del Governo viene data martedì 16 marzo 2004. Sono quindi passati sei mesi ed ovviamente le circostanze richiamate sono mutate, anche se, come vedremo, il problema di fondo che intendiamo sollevare con la nostra interpellanza rimane purtroppo insoluto. Tuttavia, una maggiore tempestività nelle risposte, soprattutto per questioni che hanno una rilevanza sulla vita delle nostre popolazioni, come per il caso dell'andamento del costo della vita, non guasterebbe, anche per rafforzare l'istituto del sindacato ispettivo e le buone relazioni dialettiche - il che non significa ovviamente identità di vedute - tra il Parlamento ed il Governo.
Si parte in questo caso da un dato che vorrei brevemente ricordare, ovvero le correzioni che l'ISTAT ha apportato alle proprie previsioni in ben due occasioni; in entrambe tali casi, ciò è avvenuto - e mi piace ricordarlo - grazie all'intervento del nostro partito e alla campagna di stampa su Liberazione.
Precedentemente, una correzione aveva riguardato l'applicazione della riduzione del prezzo di alcuni farmaci, la cui non esatta stima aveva comportato una valutazione del tasso di inflazione inferiore dello 0,1 per cento. Successivamente, l'ISTAT riconosceva questo errore, ma ne commetteva un altro nella successiva valutazione del costo dell'andamento della vita. L'ISTAT infatti sbagliava nel valutare la diminuzione dei prezzi delle chiamate effettuate da telefono fisso. Ne seguì una polemica, a volte anche con toni aspri e non da parte nostra, con la dirigenza dell'ISTAT, fino a quando, in pieno agosto (11 agosto 2003), in un'Italia «pacificata» dal «generale agosto» e dai riposi feriali, l'ISTAT correggeva il dato relativo al mese di giugno per la telefonia, riportando conseguentemente il tasso di inflazione al livello del 2,7, anziché del 2,6 per cento.
Si noti, ed i colleghi lo sanno, che la variazione dello 0,1 per cento ha un'incidenza enorme: non stiamo infatti parlando di percentuali minime ma, trattandosi di rapporti su cifre enormi, tale entità modifica sostanzialmente la condizione di milioni di lavoratori.
D'altro canto, sappiamo - siamo contrari, ma purtroppo è così - che il calcolo dell'aumento delle retribuzioni operato in sede di contrattazione nazionale viene effettuato sulla base dell'inflazione programmata. Indubbiamente, le rilevazioni fatte dall'istituto ufficiale di statistica influiscono in modo assolutamente determinante sulla previsione dell'inflazione programmata. Dunque, un errore nei calcoli si ripercuote in una mancata possibilità di aumento per le retribuzioni. Ciò abbassa ulteriormente il livello di vita delle popolazioni che non hanno altra fonte di reddito che quella derivante dal proprio lavoro.
In quel lontano 23 settembre 2003, perciò, partimmo esattamente da tali considerazioni: il ripetersi per due volte successive di errori da parte dell'ISTAT e l'aprirsi di una polemica, diventata poi sempre più aspra, tra l'ISTAT ed altri istituti di ricerca. In questi sei mesi la polemica non è venuta meno e, anzi, si è accentuata ed è stata riportata anche nelle aule parlamentari. Vorrei ricordare, signor Presidente, che per la prima volta in questa legislatura una proposta di legge di Rifondazione comunista, primo firmatario Fausto Bertinotti, che propone l'indicizzazione automatica, seppure a posteriori, delle retribuzioni per coprire la differenza tra inflazione reale ed inflazione programmata, ha iniziato il suo iter parlamentare in Commissione lavoro. In tale sede, abbiamo audito, oltre che i rappresentanti delle diverse parti sociali, anche i principali istituti di ricerca statistica, tra cui, naturalmente, l'ISTAT e l'Eurispes, ed abbiamo potuto constatare il persistere di una forbice molto ampia di differenza nella valutazione dell'andamento del costo della vita.
A scopo puramente «notarile» e senza imprimere alle mie parole preferenza alcuna - anche perché non ritengo che «più le cose vanno peggio, più vanno meglio» - vorrei dire che tale differenza è sensibile. Ad esempio, in base ai dati ISTAT, i prezzi sono cresciuti del 2,8 per cento tra dicembre 2001 e dicembre 2002 e del 2,7 per cento nel corso dell'anno seguente. Secondo l'Eurispes, l'incremento è stato molto più sostenuto: pari all'8,1 per cento tra dicembre 2001 ed dicembre 2002 ed all'8 per cento tra dicembre 2002 e dicembre 2003. Ciò fa sì che, secondo l'ISTAT, nel biennio 2001-2003 l'inflazione sia stata del 5,5 per cento e secondo l'Eurispes del 16,1 per cento. Come si vede, si tratta di una forbice molto ampia, troppo ampia, e ci dobbiamo francamente chiedere come sia possibile che un istituto valuti l'andamento dell'inflazione in modo triplo rispetto ad un altro. Poiché noi non siamo il Presidente del Consiglio, che nelle trasmissioni televisive se la cava dicendo che siamo di fronte ad un'offensiva massmediologica dei comunisti e che tutti dicono enormi sciocchezze sull'andamento del costo della vita, ma siamo persone serie, ci poniamo il problema del perché vi sia una differenza così grande.
Questo è il motivo per il quale abbiamo presentato l'interpellanza ed è un motivo che purtroppo, signor sottosegretario Saporito,
permane a sei mesi di distanza. Abbiamo il sospetto che si debbano rivedere i criteri metodologici con cui l'ISTAT calcola l'aumento del costo della vita. So bene, perché ho parlato con il presidente Biggeri nel corso dell'audizione in Commissione, quale sia la difesa dell'ISTAT: l'istituto dice di fare riferimento a criteri e valutazioni di carattere internazionale, mentre altri - evidentemente ci si riferisce in modo non molto elegante ad Eurispes - non lo fanno. Non discuto questo, ma tutto ciò che non corrisponde alla realtà delle popolazioni, fosse anche definito in sede internazionale, può essere oggetto di cambiamento.
Non possiamo restare «impiccati» ad una regola, che non risponde più, non tanto alle politiche, che sono scelte che derivano da interessi o da punti di vista, bensì alla conoscenza della realtà, che è questione che dovrebbe accomunare tutti, perché si presume che su di essa un politico fondi le proprie prospettive (essendo importante capire almeno la base di partenza), a prescindere dalla direzione concreta verso la quale egli vorrà poi andare. Il nostro sospetto è, dunque, proprio questo e, peraltro, esso è più di un sospetto, visto che esistono ormai diverse valutazioni e diversi criteri e dato che anche il ministro delle attività produttive - la cui solerzia non ho particolarmente notato in questa legislatura - è finalmente intervenuto sulla questione, attivando quella commissione di valutazione sui criteri di indagine ISTAT che avremmo voluto vedere all'opera ben molto tempo prima.
Esiste un sistema, al quale accenno solo per larghe maglie (salvo poi riprendere il tema in sede di replica, a seguito della risposta che il sottosegretario vorrà fornire), nel quale esistono due tipi di criteri: vi è una rilevazione, che avviene su base comunale - mi si perdoni l'espressione, anche se essa non è del tutto esatta - ed una rilevazione che avviene invece su base centralizzata, cioè nazionale. La nostra impressione è che vada rivista in modo particolare la rilevazione centralizzata. La rilevazione centralizzata dei prezzi validi su tutto il territorio nazionale, effettuata dall'ISTAT, fa riferimento ad importanti e numerosi beni e servizi, che rappresentano circa il 20 per cento del paniere: tabacchi, medicinali, automobili, motocicli, ciclomotori, motocaravan, servizi di trasporto ferroviario, marittimo ed aereo, apparecchiature e materiale telefonico (cioè telefoni cellulari ed accessori), personal computer, servizi postali, telefonici e bancari, alcuni servizi ricreativi e alberghieri (tipo la cabina balneare), canone RAI, campeggi, agriturismi, pacchetti vacanze, libri, periodici, pedaggi autostradali, tasse di iscrizione universitaria.
In base ad una semplice valutazione, molto diffusa tra le associazioni dei consumatori - che rappresentano una realtà associativa nuova nel nostro paese, ma che, su scala internazionale (si pensi, ad esempio, al mondo anglosassone), agiscono sulla base di un'esperienza pluridecennale e sono in grado, in molti casi, di rappresentare effettivamente l'interesse dei consumatori e di fungere da stimolo rispetto ai Governi, per quanto riguarda il controllo sull'andamento dei prezzi e la tutela del valore delle retribuzioni, si sospetta che questa rilevazione centralizzata, nazionale, dei prezzi non funzioni e che vengano sempre sovradimensionate, nel quadro generale, le variazioni di prezzo in calo: ad esempio, quella dei personal computer, dei telefoni cellulari, dei trasporti marittimi ed altro ancora.
Ricordo che l'Adusbef, da ultimo, ha notificato all'ISTAT un dettagliato atto di diffida, inoltrato per conoscenza anche ad Eurostart e alla commissione per la garanzia dell'informazione statistica, affinché il presidente dell'ISTAT, professor Luigi Biggeri, fornisca le predette prove documentali a supporto delle asserite diminuzioni di prezzo, rilevate dall'ente di via Balbo.
La seconda considerazione, che qui suggerisco per un dibattito (ma che certamente, a meno che il Governo non sia dotato di poteri eccezionali, non verrà risolta nel corso di questa mattinata), riguarda il peso delle singole voci, rispetto al complesso della spesa, e la tipologia
delle famiglie: forse, bisognerebbe effettuare una valutazione del paniere e delle voci che compongono la spesa per fasce differenziate. Cito infatti, signor Presidente, un episodio, che è mi capitato di recente nel corso di una trasmissione televisiva, durante la quale un collega della maggioranza (del quale naturalmente non dirò il nome), con cui si stava polemizzando se fosse vero che era in corso un aumento del costo della vita o se si trattasse solo di un fanatismo ideologico da parte mia, portava come esempio il fatto che il ristorante abituale, dove egli si reca, è sempre pieno; peccato che la fascia di prezzo del ristorante è piuttosto alta! Ecco: questa è la fotografia della realtà!
La nostra percezione dell'inflazione (anche la mia, in quanto parlamentare) è trascurabile rispetto a certe variazioni e, pertanto, continueremo a sopportare il peso di un costo dell'alimentazione in ristorazione esterna anche elevato. I ristoranti di lusso o medio alti, quindi, continueranno ad essere affollati, mentre le pizzerie, le piccole trattorie, ovvero la ristorazione di basso livello cui si rivolge la tipica famiglia media lavoratrice, incontreranno enormi difficoltà.
È l'esempio banale di un episodio di vita quotidiana che riguarda tutti e che esemplifica abbastanza bene, anche se in modo non scientifico, ma empirico, il seguente concetto: occorre valutare il peso delle voci a seconda delle differenti fasce sociali.
Sono stati proposti, sotto questo profilo, alcuni suggerimenti: il quotidiano la Repubblica, per esempio, il 28 febbraio 2004 (in tempi alquanto recenti), ha reso noti i dati forniti dalla Federconsumatori dai quali emerge che, spostando il peso delle varie voci, per una famiglia tipo che spende mille euro al mese, la situazione complessiva varia. Ad esempio, ritengo assolutamente basso il valore di 9 punti attribuito al peso della spesa per la casa, quando tutti sappiamo che la sua incidenza è assai maggiore (più scende il livello di reddito delle famiglie più aumenta). In uno schema alternativo proposto, se la si porta anche solo a 23 punti, l'inflazione reale, non solo quella percepita, è del 5,50, esattamente il doppio di quella rilevata dall'ISTAT.
Altro si potrebbe aggiungere sull'argomento, ma termino qui il mio intervento.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la funzione pubblica, onorevole Saporito, ha facoltà di rispondere.
LEARCO SAPORITO, Sottosegretario di Stato per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Signor Presidente, ringrazio gli onorevoli interpellanti per aver sollevato il problema in esame sei mesi fa.
Il ritardo con cui il Governo, tramite il sottoscritto, si appresta a rispondere è dovuto al fatto che l'interpellanza non è stata presentata al ministro competente (al ministro per la funzione pubblica, in quanto ministro vigilante sull'ISTAT), ma al ministro delle attività produttive. A tale riguardo, è stato necessario rispettare un tempo burocratico per la trasmissione della suddetta al ministro competente. Chiedo pertanto scusa del ritardo, ma - ripeto - da poco tempo abbiamo ricevuto l'incarico di fornire risposta all'interpellanza.
Nel merito delle questioni sollevate, fornirò alcuni elementi di risposta che sono stati concordati e comunicati direttamente dall'ISTAT, ente pubblico, come è stato ricordato, al servizio non solo del Governo, ma del paese.
Prima di fornire una risposta puntuale, ove possibile, ai problemi posti dagli interpellanti, vorrei svolgere una considerazione: sono d'accordo sul fatto che, sovente, vi è una diversità di posizione tra i vari istituti di alto livello presenti nel nostro paese nella valutazione della variazione dei prezzi al consumo, ma ciò dipende, come anche lei ha rilevato, anche dai criteri non ufficiali seguiti dalle organizzazioni private non pubbliche che, molto spesso, sono molto distanti da quelli cui l'ISTAT si deve informare, secondo gli accordi siglati in Europa, l'Eurostat e quelli stipulati a livello internazionale.
Concordo, inoltre, sul fatto che la definizione delle variazioni dei prezzi al
consumo non è di per sé un elemento neutro, ma è determinante ai fini della contrattazione, perché sull'andamento dei prezzi al consumo viene stabilito annualmente l'indice dell'inflazione programmata; il suddetto indice viene corretto tardivamente al termine del primo biennio contrattuale, ma ciò dipende dal patto di stabilità del luglio 1993, secondo il quale occorre partire da un indice programmato, definire le risorse, fissare la parte economica dei contratti biennali per valutare, dopo due anni, lo scostamento, cioè la differenza tra l'indice reale e l'indice programmato, ed apportare le dovute correzioni.
Io che mi occupo di funzione pubblica, di contratti pubblici e del comparto sicurezza, ritengo che questo metodo sia sbagliato e personalmente ho apprezzato chi, ovviamente, ha maggiori responsabilità per compiere queste correzioni, a fronte di una situazione economica che è sotto gli occhi di tutti. Occorre, dunque, operare una correzione con riferimento all'anno del primo biennio e non dopo due anni, in quanto sarebbe troppo tardi e le risorse attribuite, nel frattempo, determinerebbero una condizione generale di mancanza di certezza e di benessere per i lavoratori, pubblici o privati che siano.
Detto ciò, mi avvio a rispondere alle questioni sollevate nell'interpellanza in esame.
Le verifiche effettuate dall'ISTAT il pomeriggio del 15 luglio 2003, a seguito delle valutazioni espresse dal gruppo parlamentare di Rifondazione comunista in merito alla variazione dell'indice dei prezzi relativa al mese di giugno 2003, non hanno consentito di evidenziare l'errore nel calcolo dell'indice del prezzo della telefonia fissa, che invece sarebbe stato reso noto con un comunicato stampa diffuso l'11 agosto 2003. Ciò è da imputare essenzialmente a carenze, rilevate solo successivamente, nella documentazione delle operazioni volte ad incorporare nel calcolo dell'indice dei servizi di telefonia fissa una manovra tariffaria effettuata da Telecom.
L'esame del processo di costruzione dell'indice della telefonia fissa è proseguito con l'approfondimento degli aspetti di maggiore rilevanza (fonti, metodologie statistiche, tecniche di calcolo) e con l'analisi della documentazione disponibile. Bisogna infatti considerare che il calcolo di tale indice si basa su un impianto complesso - anch'io trovo difficoltà a rispondere, trattandosi di dati anche tecnici -, all'interno del quale interagiscono molteplici fattori. La rilevazione di eventuali errori richiede quindi un'attenta valutazione della totalità degli elementi in gioco e la verifica di tutte le fasi rilevanti nella costruzione dell'indice stesso; al momento dell'audizione del 25 luglio 2003 le anzidette attività di verifica erano ancora in corso.
Relativamente alla controllabilità del processo di costruzione dell'indice, le valutazioni espresse dall'ISTAT nel corso della stessa audizione tendevano a sottolineare che, una volta definito l'impianto di calcolo, il processo di costruzione dell'indice della telefonia fissa procede per fasi: rilevazione e verifica del dato, immissione dell'informazione nell'impianto di calcolo, applicazione delle procedure di calcolo, verifica dei risultati. Il fatto che, successivamente alla diffusione dell'indice, sia stato rilevato un errore non implica che il processo sia fuori da qualsiasi controllo, ma testimonia che la concreta applicazione delle procedure, in questo caso, ha determinato, a causa di errori specifici commessi in una fase del processo, un risultato impreciso.
Una volta individuato l'errore, riconducibile ad una modifica impropria e non documentata di alcuni passaggi della procedura di calcolo, l'ISTAT ha proceduto prontamente al ricalcolo degli indici relativi ai mesi di giugno e luglio 2003; gli indici rettificati sono stati pubblicati l'11 agosto 2003, con l'evidenziazione delle revisioni effettuate e l'illustrazione dei problemi riscontrati. Contestualmente, si provvedeva all'invio ad Eurostat dei dati rettificati relativamente all'indice armonizzato. Tale modalità è conforme a quella adottata dagli altri istituti nazionali di statistica in caso di rettifica di dati precedentemente pubblicati.
Nello stesso giorno, l'ISTAT diffondeva un comunicato nel quale si preannunciava la riorganizzazione e il potenziamento del servizio preposto alla rilevazione dei prezzi al consumo, per far fronte al progressivo incremento del carico di lavoro di tale struttura. Dette iniziative sono state avviate a partire dal mese di settembre 2003. Si tratta dello sviluppo di una nuova architettura statistica, ancora più rispondente alle esigenze di qualità, approfondimento e flessibilità, poste dagli utilizzatori delle informazioni statistiche, associato all'introduzione di nuove professionalità e all'avvicendamento di altre. In questo quadro, in particolare, è stata avviata una completa riorganizzazione del processo di costruzione degli indici a rilevazione centralizzata ed un'approfondita analisi della qualità delle fonti, delle metodologie e dei metodi di calcolo utilizzati per la loro produzione.
Infine, con riferimento alle affermazioni riguardanti il dirigente dell'ISTAT coautore di una nota di valutazione dell'impatto del changeover sulla dinamica dei prezzi al consumo nel 2002, - ringraziando per il giudizio positivo espresso dall'onorevole Alfonso Gianni - devo però fare osservare che il giudizio sul valore scientifico e professionale dello stesso non può che essere espresso, in maniera ufficiale, dalla comunità scientifica. Si osserva, inoltre, che il dipendente in questione prestava servizio presso l'unità operativa responsabile del calcolo dell'indice dei prezzi al consumo anche nel periodo interessato degli errori nel calcolo degli indici dei prezzi dell'energia elettrica. In ogni caso, con delibera dell'8 novembre 2002, al medesimo è stata attribuita, per la prima volta, la responsabilità di un'unità operativa (sviluppo di metodologie, strumenti di analisi e documentazioni per gli indici dei prezzi al consumo). È da escludere, perciò, nella maniera più categorica che nei suoi confronti siano stati adottati provvedimenti di estromissione.
Detto questo e date le spiegazioni richieste, sia pure con ritardo per le ragioni avanti esposte, non mi resta che ringraziare gli onorevoli interpellanti per avere segnalato il problema e chiedere senso, per conto dell'ISTAT, istituto sottoposto alla vigilanza del Dipartimento della funzione pubblica, per quanto accaduto che, pur senza colpa o malizia, ha suscitato legittime perplessità e preoccupazioni per la delicatezza del settore dell'andamento delle variazioni dei prezzi al consumo, che riguarda la vita quotidiana dei cittadini italiani e delle loro famiglie.
Ovviamente, come dipartimento vigilante, di intesa con gli altri ministeri competenti in materia, sottoporremo all'ISTAT le proposte degli onorevoli interpellanti per la revisione dei criteri di valutazione, soprattutto a livello nazionale, che sono alla base della definizione delle variazioni globali dei prezzi al consumo.
PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di replicare.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, la risposta fornita dal sottosegretario Saporito mi è sembrata garbata ed impegnata e rivela due elementi di novità che rivestono una certa rilevanza politica. Non si può però pretendere che di tale risposta sia soddisfatto; ciò, non certo per colpa del sottosegretario, ma per il fatto che, per sua stessa ammissione, quanto detto dal rappresentante del Governo deriva in fondo dalla stessa fonte che nella nostra interpellanza noi ponevamo, non dico sotto accusa, ma almeno sotto critica, cioè l'ISTAT. È pertanto ovvio che tale istituto sia teso costantemente e insistentemente a proteggere se stesso - cosa questa comprensibilissima dal punto di vista umano, ma certamente poco utile per la collettività - nascondendosi sempre dietro il paravento dei criteri internazionali, che però non hanno evitato ad Eurostat di segnalare, calcolando l'andamento dell'inflazione su un arco di tempo più ampio, un'incidenza della medesima maggiore rispetto alle linee tendenziali colte dall'ISTAT. Conseguentemente, il paravento dei criteri internazionali probabilmente non è sufficiente a giustificare alcune sottovalutazioni ed alcuni errori commessi.
Sottosegretario Saporito - senza avere con ciò alcuna intenzione di attribuire a questo una valenza negativa, ma semmai rifacendomi ad una categoria weberiana -, cosa deve prevalere: la realtà o l'immagine che di essa ha una consolidata burocrazia? Secondo me, dovrebbe prevalere la realtà! A fatica, e magari non subito; però, visto che nella gran parte dei consumatori c'è la consapevolezza diffusa di essere di fronte ad un incremento del costo della vita maggiore di quello ufficialmente dichiarato, è allora opportuno che si cominci a prendere atto di questa situazione.
Il sottosegretario Saporito ha detto delle cose estremamente rilevanti. La prima è che l'ISTAT si scusa. Prendo atto delle scuse e ribadisco, dal momento che qualcuno ha pensato di interpretare le nostre conferenze stampa in una chiave che non ci è propria, che non si tratta di una questione personale e neppure politica nei confronti dei dirigenti dell'ISTAT. Sappiamo che si tratta di un istituto presso il quale lavorano centinaia di persone, gran parte delle quali sono studiosi ed operatori di valore, e devo dire che risponde anche al nostro interesse il fatto che tale istituto sia al di sopra di ogni dubbio e fornisca per ciascun tipo di valutazione tutti i dati necessari, sui quali possono essere successivamente sviluppati i ragionamenti politici. Tuttavia, nel caso specifico è stato ammesso l'errore.
Signor sottosegretario, lei afferma che non era possibile procedere alla correzione dell'errore il 15 luglio, in quanto la documentazione relativa alle tariffe Telecom era carente. Le chiedo: per quale motivo Rifondazione comunista evidenziò l'errore già il 15 luglio? È possibile che abbiamo semplicemente indovinato? Dunque siamo maghi e dovremmo probabilmente dedicarci al gioco del lotto, con beneficio maggiore per le casse del nostro partito! Oppure, i pochi strumenti di cui disponevamo erano già sufficienti, senza tutti gli appesantimenti burocratici del caso, ad individuare l'errore, la cui incidenza sulle condizioni di vita delle persone è pari a centinaia di milioni di euro.
Non è la prima volta che ciò accade: abbiamo infatti denunciato precedentemente un errore analogo relativo ai prezzi dei farmaci, pur non essendo un partito né di medici né, vivaddio, di malati. Se siamo riusciti a riscontrare l'errore con i nostri piccoli strumenti e con le nostre «testoline», esso poteva essere riscontrato a maggior ragione da scienziati ed operatori del settore.
Occorre indagare ulteriormente sulle cause dell'errore oggetto dell'interpellanza in esame, che senza la nostra denuncia probabilmente non sarebbe emerso e che nonostante la nostra denuncia ha impiegato comunque molto tempo per emergere. C'è qualcosa che non funziona nelle comunicazioni interne, probabilmente vi sono resistenze comprensibili dal punto di vista umano, ma inaccettabili da parte del Governo. Altrimenti, la commissione per la garanzia dell'informazione statistica a cosa serve?
Inoltre, occorre maggiore attenzione nei confronti della nuova realtà associativa diffusa nel paese costituita dalle associazioni dei consumatori, che hanno spesso fatto sentire la propria voce anche di fronte al Parlamento. Esse dispongono di strumenti di rilevazione che non rientrano dichiaratamente nei canoni internazionali, ma che affondano le radici nel comune sentire dell'opinione pubblica: riteniamo dunque necessaria, quanto meno, una comparazione tra i dati rilevati da tali associazioni e le statistiche ufficiali. Non credo si debba fare la «media del pollo», ma occorre una sensibilità costante, senza limitarsi ad affermare che si dicono sciocchezze o cattiverie, in quanto si tratterebbe di una politica con le gambe corte: come si è visto, chi ha utilizzato la menzogna quale strumento di campagna elettorale ne ha pagato abbondantemente il fio, in un paese a noi vicino, che ci è molto amico e che è latino quanto e forse più di noi.
Infine, signor sottosegretario, apprendo volentieri che lei non concorda sulla correzione biennale delle discrasie tra inflazione programmata e inflazione reale, prevista dall'accordo del luglio 1993. Lei è un
uomo fortunato: ha infatti la possibilità di votare la proposta di legge di Rifondazione comunista, la quale prevede che nel gennaio di ogni anno, qualora l'inflazione programmata risulti inferiore a quella reale, la differenza venga restituita ai lavoratori. Se lei appoggia tale proposta di legge, facendo in modo che sia fatta propria dal Consiglio dei ministri, il problema è risolto! Con questo provvedimento, gli italiani, seppure con ritardo, potranno recuperare ciò che hanno perso, mantenendosi almeno al livello dell'andamento del costo della vita. Si tratta di un suggerimento che rivolgo anche al ministro Marzano, al quale ho altresì indirizzato l'interpellanza, in considerazione del suo attivismo su tale tema. Noto che gli altri atti di sindacato ispettivo in esame risalgono anche al luglio 2003: sulla base dell'ordine del giorno della seduta odierna, debbo dunque ritenermi fortunato!
Suggerirei di trovare il modo, in sede di Commissione piuttosto che in Assemblea, di approfondire la discussione attraverso supporti tecnici (ognuno porterà i propri) sui criteri e sul peso delle singole voci che compongono il paniere, perché non si può continuare a vivere nell'incertezza o nel dubbio che la gente, anziché constatare l'inflazione reale, «dia i numeri» nel vero senso del termine. Il paese non può permettersi di non avere la conoscenza di se stesso!
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