A) Interpellanza
force composta dal capo dipartimento, dai due direttori centrali competenti per materia e dal dirigente del servizio sulle statistiche dei prezzi, che non hanno individuato l'errore macroscopico in merito al costo delle chiamate telefoniche da apparecchio domestico fisso a cellulare;
del sindacato USI/RdB-ricerca, che è quello maggiormente rappresentativo all'Istat.
il 15 luglio 2003 - a distanza di pochi mesi dal clamoroso errore commesso dall'Istat in ordine all'applicazione della riduzione dei prezzi di alcuni farmaci - il gruppo parlamentare del partito di Rifondazione comunista, nel corso di una conferenza stampa, ha invitato lo stesso Istat a riconsiderare il dato sull'inflazione di giugno 2003, che appariva palesemente affetto da un macroscopico errore riguardante la diminuzione dei prezzi delle chiamate effettuate da un telefono domestico;
la sera dello stesso giorno l'Istat ha diffuso una nota per le redazioni economiche in cui si affermava che non era stato commesso alcun errore nel valutare l'impatto delle riduzioni delle tariffe di telefonia fissa sull'indice generale dei prezzi al consumo di giugno 2003, spiegando, per sommi capi, il meccanismo di calcolo e dichiarando di aver rilevato nel mese di giugno 2003 una diminuzione generalizzata per le comunicazioni verso rete mobile del call setup (o scatto allo risposta) e, differenziato per operatore di destinazione, del prezzo al secondo di conversazione;
il medesimo comunicato veniva inviato al giornale Liberazione e pubblicato dallo stesso il giorno 17 luglio 2003, seguito da una controreplica in cui si evidenziava che, a differenza di quanto sostenuto dall'Istat, lo scatto alla risposta era aumentato da 7,87 centesimi a 12 centesimi di euro e non diminuito;
il 17 luglio 2003 si teneva presso l'Istat il consiglio d'istituto e in quella sede il presidente dell'Istat informava i consiglieri che erano stati effettuati accurati controlli e che non era emerso alcun errore;
il 25 luglio 2003, nel corso dell'audizione sul documento di programmazione economico-finanziaria del presidente dell'Istat presso le Commissioni bilancio del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati riunite congiuntamente, lo stesso continuava a negare la presenza di un errore di calcolo nell'indice dei prezzi al consumo di giugno 2003;
finalmente l'11 agosto 2003, in occasione della diffusione del comunicato stampa degli indici dei prezzi al consumo di luglio 2003, l'Istat correggeva il dato di giugno della telefonia, riportando, conseguentemente, l'inflazione al livello di +2,7, anziché +2,6 -:
se non intendano procedere agli opportuni accertamenti attraverso la Commissione per la garanzia dell'informazione statistica, di cui all'articolo 12 del decreto legislativo n. 322 del 6 settembre 1989;
quali verifiche siano state effettuate il pomeriggio del 15 luglio 2003 dalla task
se gli «accurati controlli» dichiarati dal presidente dell'Istat si basino unicamente sulle conclusioni della suddetta task force o se siano state prese in debita considerazione le controrepliche alla nota diffusa dall'Istat pubblicate sul giornale Liberazione;
se si ritenga normale impiegare quasi un mese per rettificare un errore banale ed evidente fin dal primo momento;
quale sia il motivo per il quale si è attesa la concomitanza della diffusione del dato di luglio 2003, avvenuta l'11 agosto 2003, per correggere il dato di giugno 2003, pur sapendo che l'errore aveva causato una falsa inversione di tendenza dell'inflazione - ed in particolare una diminuzione dopo alcuni mesi di stasi - che aveva avuto un notevole risalto sulla stampa ed una ricaduta in termini economici, finanziari, politici e sociali;
se i tempi e le modalità di rettifica del dato di giugno 2003 siano stati concordati con gli organi di vigilanza o se l'Istat abbia agito in piena autonomia e, comunque, se sia stata rispettata la normativa europea in materia statistica, che, in caso di accertamento di errori, statuisce che gli stessi, appena rilevati, debbano essere corretti «senza indugio»;
in particolare, poiché l'indice italiano concorre alla formazione dell'indice armonizzato europeo diffuso da Eurostat e preso come riferimento principale della politica monetaria della Banca centrale europea, se i tempi e le modalità di revisione siano stati concordati anche con l'Istituto statistico europeo e la Banca centrale europea;
se, al momento dell'audizione del 25 luglio 2003, l'Istat fosse già al corrente che era stato commesso l'errore - d'altronde 10 giorni sono più che sufficienti per verificare se uno scatto alla risposta sia aumentato o diminuito - e, in caso di risposta affermativa, quale significato sia da attribuire alla seguente affermazione del presidente dell'Istat: «...se l'errore ci fosse - anche se penso non ci sia - siamo disponibili a correggerlo»;
se l'affermazione, nel corso della medesima audizione del 25 luglio 2003, del direttore del servizio che si occupa delle statistiche sui prezzi - «questo dato è stato brutalmente inserito all'interno di una macchina che in base a certe ipotesi... ha prodotto tale risultato» - stia a significare che il processo di produzione dell'indice dei prezzi al consumo è fuori da qualsiasi controllo e, come tale, soggetto ad un'elevata erraticità;
se, alla luce delle evidenti lacune di gestione del processo di produzione, sia stata disposta una verifica a tappeto su tutte le voci del paniere per evitare che siano presenti ulteriori errori, magari di minor impatto e quindi meno visibili, ma non per questo trascurabili, oppure sulla base di quali elementi oggettivi si possa escludere tale eventualità;
quali siano le ragioni per le quali un dirigente dell'Istat, tra i massimi esperti italiani dell'indice dei prezzi al consumo, apprezzato a livello europeo, autore di numerosi studi e pubblicazioni, da ultimo, in collaborazione con la Banca d'Italia, del saggio «L'euro ha creato inflazione? Changeover e arrotondamenti dei prezzi al consumo in Italia nel 2002», da più di un anno sia stato praticamente ed immotivatamente esautorato da qualsiasi funzione all'interno dell'unità operativa dell'indice dei prezzi al consumo, con conseguenze tutt'altro che benefiche per la medesima unità operativa;
se l'inopinata estromissione del predetto dirigente dall'importante struttura dell'Istat sia da mettere in qualche relazione con l'attività sindacale che, tra l'altro, il medesimo svolge all'interno dell'istituto, quale membro della segreteria nazionale
(2-00896) «Alfonso Gianni, Giordano».
(23 settembre 2003)