Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 433 del 4/3/2004
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(Iniziative normative per la modifica della disciplina del servizio civile nazionale - n. 2-01087)

PRESIDENTE. L'onorevole Ruzzante ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01087 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 14).

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, innanzitutto desidero ringraziare per la sua presenza il ministro Giovanardi, che risponderà all'interpellanza che ho rivolto alla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Questa interpellanza urgente, in realtà, è il frutto di un lavoro collettivo del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo ed anche - non lo nascondo - delle analisi e delle elaborazioni del terzo settore, soprattutto delle associazioni che oggi operano nel campo dell'obiezione di coscienza e del servizio civile.
Il tema, a tutti noto, riguarda la legge n. 64 del 2001, che ha istituito il servizio civile volontario. È una legge che è stata fortemente voluta dall'Ulivo nella passata legislatura e che è stata approvata proprio al termine della stessa. In quell'occasione non vi fu una discussione facile e ricordo, in particolar modo, che in Commissione difesa si svolse un ampio dibattito.
In proposito, vorrei ricordare - non per sollevare una polemica, ma perché è scritto negli atti parlamentari - che rispetto a quella legge proposta dall'Ulivo si registrò l'astensione della maggior parte dei gruppi della Casa delle libertà ed il voto contrario di molti parlamentari appartenenti a tale schieramento. Ciò per dire come quella legge fu il frutto di un'ampia discussione che si svolse in Parlamento.
Ora si pone un problema, perché vi è un'accelerazione rispetto ai contenuti di quella legge. Infatti, il Governo ha proposto - con un provvedimento già approvato alla Camera ed ora in discussione al Senato - l'anticipo della fine della leva obbligatoria dal 1o gennaio 2007 al 1o gennaio 2005. Poiché il suddetto provvedimento, in discussione al Senato, dovrà tornare alla Camera, visto che si sono


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introdotte modifiche credo non gradite al Governo, vorrei segnalare al ministro Giovanardi che molti giovani ci interrogano sul loro futuro. Vi è il rischio di non offrire garanzie: «del doman non v'è certezza».
Invece, sarebbe corretto trasmettere ai giovani del nostro paese un messaggio di garanzia e di certezza rispetto a ciò che sarà di loro e dei loro obblighi attualmente previsti a partire dal 1o gennaio 2005.
Vorrei anche ricordare che, in occasione dell'esame di quella legge, l'Ulivo votò a favore dell'anticipo della fine della leva al 1o gennaio 2005. D'altra parte, nella passata legislatura avevamo già proposto ed approvato un provvedimento che andava proprio in tale direzione.
I contenuti della legge n. 64 del 2001 sono noti e non intendo ricordarli. Vorrei, però, sottolineare che, con tale provvedimento, si delinea l'idea di un nuovo modello di welfare, di Stato sociale. Si propone, infatti, la realizzazione di principi costituzionali di solidarietà, una crescita della cooperazione a livello nazionale ed internazionale, l'educazione alla pace, l'educazione alla difesa popolare non violenta, la salvaguardia del patrimonio nazionale (inteso come patrimonio ambientale, agricolo, forestale, storico-artistico e culturale) e, soprattutto, si fa riferimento alla funzione di protezione civile.
La legge n. 64 del 2001, all'articolo 2, comma 2, delegava inoltre il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi relativi alla durata del servizio, alle forme di accesso, alla individuazione dei soggetti ammessi e, in definitiva, alle modalità attraverso le quali si deve svolgere il servizio civile volontario. Come è ovvio, sono previsti anche aspetti relativi al trattamento giuridico ed economico.
In data 5 aprile 2002, è stato adottato il decreto legislativo n. 77, recante disciplina del servizio civile nazionale. Rispetto allo schema di quel decreto legislativo l'opposizione ha espresso un parere alternativo in sede di Commissione affari costituzionali. Pensavamo infatti che quell'atto normativo contenesse scelte non condivisibili. Per esempio, si prevede un eccesso di rigidità, come sottolineato più volte, nell'ambito di un'altra e nuova fattispecie, che non vede più i giovani obbligati al servizio militare o all'obiezione di coscienza. Riteniamo che la proposta del Governo contenga alcune rigidità già presenti nella disciplina della precedente fattispecie; ad esempio, l'orario, compreso tra un minimo di 30 ed un massimo di 36 ore settimanali, o il fatto che si preveda che la prestazione del servizio civile sia incompatibile con lo svolgimento di qualsiasi attività di lavoro subordinato o autonomo. Anche questo rappresenta un eccesso di rigidità, perché noi sappiamo che oggi le forme di contratto di lavoro sono assai ampie e vi è la possibilità di forme di flessibilità totali.
Prevedere un eccesso di rigidità ha probabilmente causato alcuni problemi di adesione, in modo particolare al nord d'Italia, rispetto alle proposte di servizio civile. Vorremmo sottolineare che siamo di fronte ad un punto cruciale; pur muovendo alcune critiche, avanziamo anche alcune proposte, perché crediamo che compito di una opposizione che continua a credere che quella legge debba essere applicata correttamente non può essere soltanto l'esercizio della critica, ma anche l'impegno per cercare di rendere operativa quella legge. Siamo infatti un'opposizione che nel caso del servizio civile volontario critica e intende costruire.
Il grido d'allarme che lanciamo è che si corre il rischio, nel passaggio al 1o gennaio 2005, che si interrompa quella continuità di esperienza che ha coinvolto oltre 500 mila giovani del nostro paese, che hanno sino ad oggi prestato il servizio civile nazionale attraverso l'obiezione di coscienza.
La nostra interpellanza intende denunciare questo aspetto; lo facciamo per tempo - siamo infatti a marzo 2004 -, e sulla base di una pressione da parte delle associazioni no profit, degli enti locali e delle unità sanitarie locali, perchè questa anticipazione rischia di generare ritardi e soprattutto rischia di cancellare per alcuni enti la possibilità di utilizzare i giovani nell'ambito del servizio civile volontario. La cosa che più mi preoccupa è che oggi questi enti garantiscono servizi alla popolazione:


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non dimentichiamoci mai che il servizio civile volontario, in futuro, e quello civile obbligatorio in precedenza, in alternativa al servizio militare, sono volti a rendere un servizio alla popolazione ed in modo particolare ai soggetti più deboli ed in difficoltà. L'elemento centrale deve quindi essere rappresentato ancora dal servizio che si garantisce al cittadino.
Per questa ragione, abbiamo avanzato alcune proposte al Governo. Come è ovvio, chiediamo innanzitutto se il Governo nelle more dell'entrata in vigore del decreto legislativo n. 77 del 2002, prevista a partire dal gennaio 2005, sia intenzionato a modificare parte della disciplina del servizio civile, rendendola più vicina alle esigenze sia degli enti sia dei giovani. Credo che questo rappresenti l'elemento centrale. In modo particolare, e concludo, abbiamo avanzato alcune proposte specifiche: per esempio, quella di «aprire» il servizio civile anche ai cittadini non italiani.
Vorrei ricordare - ma il ministro Giovanardi sicuramente lo rammenta - che nel testo dello schema di decreto legislativo presentato alle Camere dal Governo era presente la possibilità per gli extracomunitari di svolgere il servizio civile volontario. Sono stati i gruppi della maggioranza, in particolar modo la Lega e Alleanza nazionale, a richiedere di cassare tale punto nel parere espresso dalla Commissione difesa e, se non ricordo male, anche dalla Commissione affari costituzionali.
La riteniamo una posizione sbagliata non solo in quanto razzista e xenofoba, ma anche dal punto di vista culturale. Perché mai se un extracomunitario pulisce un parco o garantisce un servizio agli anziani o in un'amministrazione comunale o in un'unità sanitaria locale dovrebbe rappresentare un problema per il paese? Non sarebbe proprio questo un percorso in grado di garantire una forma di integrazione reale? Sotto gli occhi dei cittadini, infatti, l'extracomunitario che svolge un servizio civile pulendo un parco assumerebbe una valenza positiva, anzi estremamente positiva. Riteniamo che tale rigidità sia sbagliata.
Allo stesso modo riteniamo sbagliato non prevedere che anche giovani che già hanno svolto il servizio civile nella forma dell'obiezione di coscienza o, addirittura, il servizio militare possano svolgere il servizio civile volontario. Riteniamo anche questa una rigidità assurda perché proprio i giovani che hanno fatto la scelta dell'obiezione di coscienza sanno cosa significa il servizio civile e, quindi, potrebbero essere più motivati a presentare la domanda.
Inoltre, perché non riconsiderare l'orario minimo di servizio settimanale? Perché attenersi alla rigidità, quasi da lavoro dipendente, di 30-36 ore? Perché non pensare ad un esercizio più flessibile che possa, ad esempio, spalmare in tre anni l'attuale monte ore annuo di 1.200 ore? Cito un esempio concreto, quello degli incendi boschivi: perché non dare la possibilità ad un giovane di svolgere il servizio nella protezione civile nei quattro mesi estivi? Perché tale servizio dovrebbe essere prestato nel mese di dicembre, quando le precipitazioni sono tali che gli incendi non rappresentano un problema? Queste sono le nostre considerazioni, che riteniamo assolutamente di buon senso.
Inoltre, vi è il problema dell'iter troppo lungo per l'approvazione dei progetti: le associazioni si sono lamentate al riguardo. Vi è il problema della copertura assicurativa per i volontari, che non può essere scaricata sugli enti e deve restare, com'è attualmente, a carico dell'ufficio nazionale per il servizio civile, che deve rimanere il soggetto unico atto a stipulare ed approvare i contratti. Vi è l'aspetto dell'assistenza sanitaria nei confronti dei giovani: crediamo debba essere stipulata un'apposita convenzione tra l'ufficio nazionale per il servizio civile ed il Ministero della salute per garantire ed assicurare l'assistenza sanitaria.
Soprattutto, vi è la questione dell'incompatibilità con il lavoro. Il vostro decreto legislativo, signor ministro, all'articolo 9, comma 1, sostiene che «l'attività svolta nell'ambito dei progetti di servizio civile non determina l'instaurazione di un rapporto di lavoro e non comporta la sospensione e la cancellazione dalle liste di collocamento o dalle liste di mobilità».


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Voi, cioè, dite che non si tratta di lavoro. Allora, perché un giovane che la mattina svolge, magari, un lavoro part time non potrebbe nel pomeriggio prestare le sue quattro-cinque ore come volontario nell'ambito di un ente? Riteniamo anche questa una rigidità assurda.
Infine, vi è il tema degli incentivi. A tale proposito abbiamo letto con attenzione le proposte relative alla professionalizzazione delle nostre Forze armate. Una serie di incentivi sono entrati in vigore subito e hanno rappresentato un elemento sicuramente importante - che condividiamo - rispetto alle domande presentate dai giovani. Riteniamo che lo stesso debba essere fatto per il servizio civile volontario. Proponiamo, ad esempio, crediti formativi nell'università; l'esenzione dal pagamento delle tasse universitarie nell'anno in cui i giovani svolgono il servizio; le riserve di posti per tutti i giovani che hanno svolto il servizio civile.
Concludo veramente, soffermandomi su un ultimo aspetto. Per fare tutto questo, non sfugge a nessuno che ci deve essere un investimento anche di carattere economico. Così come non sfugge a nessuno, credo, che in occasione dell'esame delle ultime due leggi finanziarie sono stati bocciati tutti i miei emendamenti e quelli degli altri colleghi dell'opposizione che proponevano di aumentare i fondi a disposizione per l'Ufficio nazionale per il servizio civile. Recentemente, sono stato ad un convegno della Fondazione Zancan, nel corso del quale ho sentito il direttore generale dell'Ufficio nazionale per il servizio civile, dottor Palombi, dichiarare che è fondamentale, in occasione dell'approvazione della prossima legge finanziaria, aumentare gli investimenti, altrimenti il rischio è quello della paralisi. Quindi, vorrei capire se anche su questo aspetto vi è un impegno da parte del Governo.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Si tratta di una materia molto complessa, articolata ed innovativa: la legge è del 2001, ora siamo all'inizio del 2004 ed è stato nel marzo del 2002 che la Commissione affari costituzionali ha condotto un'indagine conoscitiva su questa materia. Abbiamo sentito i rappresentanti dello Stato, degli altri livelli di governo e delle associazioni di categoria, che hanno contribuito a costruire, anche se con osservazioni critiche, l'impianto generale del decreto legislativo n. 77 del 5 aprile 2002, che reca appunto la disciplina del servizio civile nazionale. Gli enti hanno riconosciuto la tempestività con la quale il Governo ha emanato, nei tempi previsti dalla legge delega, detto decreto.
Peraltro, a differenza di molte altre leggi delega, nella legge n. 64 del 2001 non è stata prevista la possibilità, per il Governo, di intervenire con successivi decreti integrativi e correttivi. Numerosi sono tuttavia gli adempimenti di natura normativa ed amministrativa previsti dal decreto legislativo per dare piena attuazione al servizio civile su base esclusivamente volontaria.
Mentre per le Forze armate il passaggio dalla leva obbligatoria al reclutamento su base volontaria è stato progettato e voluto da tempo, il servizio civile volontario è un istituto nuovo per tutti, sia per le ragazze che lo stanno sperimentando, sia per gli enti pubblici del terzo settore che hanno gestito i primi progetti e che ne stanno avviando numerosi altri, sia infine per l'Ufficio nazionale per il servizio civile, che ne assicura la gestione. Da qui l'importanza di quella che considero ancora una fase transitoria di sperimentazione, avviata dall'Ufficio per il servizio civile nazionale, con inusuale impegno e sforzo di organizzazione e di idee, che sta fornendo a tutti i protagonisti del servizio civile indicazioni preziose per comprenderne la novità, per coglierne la differenza con il vecchio servizio civile degli obiettori di coscienza, per valutarne le potenzialità e per poter dare al servizio civile nazionale una fisionomia precisa. Ricordo che vi è ancora una grande confusione ed infatti si fa fatica a spiegare la coincidenza del servizio di 60


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mila obiettori (30 mila quest'anno, che derivano ancora dalla vecchia obiezione di coscienza) con l'istituto del servizio civile. L'opinione pubblica confonde i due istituti, proprio perché siamo in una fase transitoria in cui essi si accavallano.
Il 2003 si è concluso con oltre 20 mila volontari avviati e circa 4 mila progetti approvati. Per il 2004, l'Ufficio per il servizio civile nazionale prevede di avviare al servizio civile 37 mila giovani. Siamo passati, in tre anni, da qualche decina di domande a 37 mila domande (naturalmente il 98 per cento è costituito da ragazze, perché gli uomini, i quali sono ancora obbligati al servizio militare, arriveranno dal 1o gennaio 2005). Sulla base di questi dati si direbbe vinta la difficile scommessa di garantire continuità alle attività sinora svolte dagli obiettori di coscienza, a seguito della soppressione della leva obbligatoria, che sarà operativa dal 2005, con due anni di anticipo rispetto alla data originariamente prevista. Com'è noto, la piena efficacia del decreto legislativo più volte ricordato è stata recentemente posticipata al 1o gennaio 2005, proprio per la necessità di raccordare il nuovo sistema a regime del servizio civile nazionale, con l'impianto, finora delineato in via sperimentale, volto a garantire uniformità e continuità con l'azione amministrativa. Proprio recentemente, il 25 febbraio scorso, il Presidente della Conferenza delle regioni mi ha scritto convenendo sulla necessità di rinviare al 1o gennaio 2005 anche la fase regionale, per poter realizzare un sistema di interventi coordinato ed efficace fra Stato e regioni.
Ricordo per inciso - vorrei in tal modo dare atto delle difficoltà con cui ci dobbiamo confrontare - che tuttora è pendente di fronte alla Corte costituzionale il ricorso presentato dalla provincia autonoma di Trento nei confronti della legge n. 64 del 2001 e del decreto legislativo n. 77 del 2002.
Le regioni sono state invitate ufficialmente dal sottoscritto a partecipare ad un tavolo di confronto per la redazione del citato decreto legislativo, ma non hanno accettato l'invito: hanno opinato che il servizio civile nazionale non debba esistere, dovendo essere solo di natura regionale. È, quindi, un'ulteriore difficoltà, perché sulla questione in esame incombe la spada di Damocle di una sentenza della Corte costituzionale.
Siamo fermamente convinti (è stato rilevato in sede parlamentare e governativa, ed affermato dal Capo dello Stato ripetutamente) che è giusto che vi siano momenti di collaborazione fattiva a livello regionale (in particolare, che vi siano progetti regionali al riguardo) e che il servizio civile nazionale (che si proietta anche all'estero, in Europa) rivesta le caratteristiche proprie del servizio stesso (mi riferisco alle forze non armate, per capirci, costituite da volontari, rispetto alle Forze armate costituite sempre da volontari).
Oggi, il problema, in vista del 2005, è quello di predisporre strumenti adeguati per consentire il pieno sviluppo del servizio civile. L'esperienza di questi anni, in particolare, ha dimostrato l'utilità del continuo confronto con gli enti e con gli altri soggetti coinvolti nel fenomeno. Per intensificare questo rapporto di collaborazione è stato recentemente costituito, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 febbraio 2004, un comitato di indirizzo e di coordinamento per l'attuazione del servizio civile, che potrà fornire un valido supporto per l'elaborazione di linee strategiche e di indirizzo in materia. Sappiamo benissimo che il servizio civile nazionale funzionerà nella misura in cui i comuni e gli enti saranno in grado di presentare progetti validi e capaci di attirare l'attenzione dei giovani.
In merito alle specifiche esigenze di modifica rappresentate nell'interpellanza in esame, in particolare alla possibilità di aprire il servizio civile anche ai cittadini non italiani, giova ricordare che lo schema di decreto legislativo trasmesso dall'ufficio del servizio civile prevedeva la possibilità di accesso da parte degli extracomunitari, purché in possesso di regolare permesso di soggiorno.
Nel corso dell'iter parlamentare, come è stato correttamente ricordato, le competenti Commissioni parlamentari, nel ribadire


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la riconducibilità del servizio civile ex legge n. 64 del 2001, alla materia della difesa della patria, di esclusiva competenza statale, hanno sostanzialmente rilevato l'incompatibilità con l'ammissione al servizio civile anche dei cittadini non italiani.
In sede di Consiglio dei ministri, siamo stati costretti a non prevedere tale possibilità; personalmente, concordo con l'interpellante sul fatto che, invece, ciò rappresenterebbe un banco di prova molto utile per l'integrazione degli extracomunitari. Vi è però, al riguardo, un problema costituzionale, collegato anche alla sentenza della Corte costituzionale, che dovrà chiarire - penso in aprile - la natura del servizio civile nazionale. Credo che in futuro si dovrà insistere su tale ipotesi, che il Governo aveva già avanzato.
Al riguardo, si rappresenta che, nel corso della prima conferenza europea sul servizio civile, organizzata in occasione del semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell'Unione europea (si tratta della prima conferenza organizzata a Roma), si sono confrontati 25 paesi europei (in alcuni si presta il servizio civile, in altri non viene prestato, mentre in altri ancora non si conosce proprio questa esperienza). Abbiamo avviato un primo confronto per approfondire il valore ed il significato delle diverse esperienze di servizio civile, con riferimento al loro potenziale contributo per la creazione di uno spirito di effettiva cittadinanza europea nelle giovani generazioni (faccio riferimento anche ad esperienze di interscambio di giovani sulla base di progetti avviati nei diversi paesi europei).
La sfida per il futuro è, quindi, quella di coinvolgere il maggior numero possibile di giovani, e ciò sarà possibile innanzitutto con lo stanziamento di adeguate risorse finanziarie.
In secondo luogo, la peculiarità voluta del servizio civile è quella di un impegno a tempo pieno e concentrato in un anno; riteniamo, pertanto, inopportuno un prolungamento del servizio oltre la durata annuale tipica del servizio stesso. D'altra parte, l'aver imposto determinate limitazioni all'accesso al medesimo (ad esempio, l'aver riportato condanne, l'incompatibilità con altre attività lavorative, un rigido impegno orario settimanale) rende certamente più impegnativo il servizio civile, ma è stata contestualmente prevista anche una serie di benefici per chi svolge il servizio civile con la serietà e l'impegno che esso merita.
A tale proposito, è stato costituito un gruppo di lavoro, composto da rappresentanti dell'ufficio del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della Conferenza dei rettori delle università italiane, per la predisposizione di un protocollo di intesa, finalizzato ad un maggiore e più omogeneo riconoscimento dei crediti formativi. Appare tuttavia difficile ipotizzare un'esenzione dalle tasse universitarie per coloro che scelgano il servizio civile.
Sono inoltre in corso contatti con le amministrazioni centrali dello Stato per l'avvio di progetti di servizio civile volontario, così da poter consentire un eventuale successivo riconoscimento, in caso di concorsi, ai giovani che hanno svolto il servizio nell'ambito delle attività istituzionali di dette amministrazioni. Devo dire, peraltro, che nella recente vicenda dei precari, al Senato, si sono incontrate non poche difficoltà per il riconoscimento dell'anno del servizio militare.
In merito, infine, all'approvazione dei progetti, alla stipula dei contratti e all'assicurazione e assistenza sanitaria, alcuni dei contenuti del decreto legislativo n. 77 del 2002 - quali i criteri per la presentazione dei progetti, l'accreditamento, l'assicurazione per i volontari - sono già stati anticipati nell'ambito delle circolari per l'accreditamento degli enti e per la presentazione dei progetti alle banche di selezione dei volontari.
In particolare, l'ufficio ha già stipulato apposita polizza assicurativa per infortuni e responsabilità civile per i volontari in servizio civile in Italia e all'estero, mentre gli enti che li impiegano non possono sottoscrivere un'assicurazione integrativa, beneficiando delle speciali condizioni già negoziate dall'ufficio con una primaria compagnia assicurativa.


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Per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, non è possibile stipulare un'unica convenzione con il Ministero della salute ma, analogamente a quanto avvenuto per gli obiettori di coscienza, occorrono intese con le singole aziende sanitarie locali competenti. Al riguardo, preme ricordare che dal 2005 le regioni saranno destinate ad assumere, in materia di servizio civile, un ruolo determinante, quindi occorrerà sviluppare tutti gli aspetti di competenza regionale.
Nelle more della pronuncia della Corte costituzionale e nel rispetto, comunque, delle competenze costituzionali delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano, sarà possibile adottare provvedimenti correttivi, avendo più chiaro il contesto di riferimento dopo una ponderata valutazione dei risultati di questa fase di sperimentazione.
In ogni caso, l'ufficio si è già attivato concretamente per coordinare e sostenere ogni iniziativa volta a dare piena attuazione al servizio civile, rispettando i tempi e risolvendo i problemi organizzativi e logistici.
Oltretutto, in questi anni, il servizio civile si è imposto all'attenzione pubblica con numerosi eventi: la campagna promozionale pubblicitaria televisiva ha attirato l'attenzione del 95 per cento dei giovani che, attraverso questo strumento, hanno conosciuto il servizio civile; l'8 marzo dello scorso anno, si sono ritrovati più di 9 mila volontari all'udienza del Santo Padre, che avrebbe dovuto essere limitata solo a 2 mila volontari; per la prima volta, 4 volontari sono sfilati il 2 giugno, in occasione della Festa della Repubblica, a seguito di una richiesta degli enti accolta dal Capo dello Stato; è stato emesso un francobollo, rappresentante una volontaria che offre un fiore ad un anziano e vi sono stati 3 milioni e mezzo di messaggi a testimonianza di questa realtà.
Il Capo dello Stato è intervenuto ripetutamente - e di ciò lo ringrazio - fin dalla presentazione del logo ufficiale del servizio civile all'Accademia dei Lincei il 22 novembre 2001 e, da ultimo, alla fine dell'anno. Ciò al fine di sottolineare l'importanza formativa del servizio civile per i giovani e cosa voglia dire per un giovane svolgere un servizio in comunione con gli altri dedicato al prossimo.
In particolare, in occasione della cerimonia di consegna del Premio nazionale della solidarietà, il 24 novembre 2003, il Presidente della Repubblica ha ribadito che, ora che la chiamata alla leva non sarà più obbligatoria, il servizio di civile costituirà l'alternativa valida sia per rendere un servizio alla comunità sia per la propria formazione.
A questo punto, onorevole Ruzzante, passiamo alla parte più squisitamente politica. Il nostro obiettivo è quello di valorizzare e di esaltare la cultura della solidarietà e del volontariato. Dal 1o gennaio 2005, le Forze armate, indispensabili in un paese civile e democratico, e le forze non armate si alimenteranno soltanto di volontari, che ci saranno soltanto se vi sarà un'effettiva cultura del volontariato.
Ma ciò dovrà avvenire abbattendo gli steccati, nel senso che i ragazzi e le ragazze che sceglieranno di fare i carabinieri, gli alpini, i bersaglieri e quelli che sceglieranno di svolgere il servizio civile nella Protezione civile, nel settore dei beni culturali e ambientali, nell'assistenza agli anziani, agli handicappati e ai tossicodipendenti si collocheranno all'interno della stessa logica.
L'obiezione di coscienza è un fenomeno che aveva all'inizio radici ideologiche perché comportava di dover rinunciare per tutta la vita alla possibilità di andare a caccia o di presentare una domanda per entrare a far parte del Corpo dei vigili urbani armati. Adesso non sarà più così; un ragazzo o una ragazza che espleteranno il servizio civile per un anno potranno, se lo ritengono opportuno, fare domanda per entrare nelle Forze armate e viceversa. Quindi, sono coetanei che collaborano all'interno di una visione di solidarietà. Da questo punto di vista, la sfilata del 2 giugno ha voluto rappresentare davvero la caduta di uno steccato. Però, dobbiamo affrontare problemi comuni, non del Governo, ma del Parlamento e del paese. Questo strumento,


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infatti, presenta problemi tipici di un adolescente, che è cresciuto in maniera tumultuosa e magari troppo in fretta, come si evince dal fatto che ogni sei mesi vi è stata la necessità di «cambiare gli abiti», da poche decine a fino ai 36 mila di quest'anno.
Visto che siamo giunti a questa cifra solo con le ragazze, mi domando, allora, quando dal 1o gennaio 2005 ci sarà anche tutto l'universo maschile, quante domande giungeranno! È evidente, quindi, porsi responsabilmente taluni problemi di ordine economico, perché mentre un obiettore di coscienza costa quanto un militare di leva, quindi ha un costo limitato, ogni volontario costa invece 850 mila lire al mese (all'estero costa ancora di più); dobbiamo, quindi, considerare somme di parecchie centinaia di migliaia di euro a seconda di come viene modulato il servizio. Deve essere però un servizio volontario, qualificato, che passi attraverso una funzione di accreditamento degli enti che certificano e garantiscano la serietà dell'anno di impegno.
A molte delle domande che sono state poste su questo argomento do una risposta interlocutoria. È chiaro che questo servizio va modulato in maniera tale da rapportarlo anche al numero delle domande e alla qualità dei progetti. Se, infatti, arrivassero centomila domande, nessuno sarebbe in grado di impegnare centomila persone spendendo 1.000 o 1.500 miliardi di vecchie lire; in questo caso, saremmo assolutamente fuori dalla realtà. È evidente, quindi, che sarà necessario selezionare e qualificare. Conseguentemente, il problema dell'orario e della compatibilità con altri lavori va valutato e rapportato sulla base delle domande che giungeranno perché se, anziché 37 mila, le domande presentate fossero 5 mila, sarebbe urgente rivedere, in senso più lassista, le condizioni di accesso; ma davanti ad una prospettiva per il prossimo anno di 80 mila domande, il problema che si pone è inverso. In quest'ultimo, caso occorre rendere più selettivo l'accesso, perché davanti a questo enorme numero di domande anche l'orario o l'incompatibilità con un lavoro possono rappresentare una condizione per privilegiare colore che, pur di fare il servizio civile per un anno, sono disposti a vivere questa esperienza, senza per questo abbandonare gli studi. Si tratta pertanto di un meccanismo che accompagna il percorso degli studi di un giovane e che gli permette di fare qualcosa di più in termini di impegno, senza per questo perdere tempo.
Detto ciò, posso in questa sede preannunciare una disponibilità, in sintonia e in raccordo con gli enti locali, con le regioni, con il Parlamento, maggioranza e opposizione, a monitorare la situazione man mano che essa si evolverà, procedendo a sciogliere alcuni nodi. Uno è quello rappresentato dalla Corte costituzionale, per verificare se il servizio civile nazionale ci sarà ancora o meno; l'altro è il modo di rapportarsi con le regioni e un altro ancora è rappresentato dalla dimensione che assumerà il fenomeno, una volta che sarà abolita la leva obbligatoria.
Ciò che adesso mi sento di dire è che i problemi che l'ufficio ha dovuto affrontare sono stati di carattere straordinario, perché oltre alla normale attività svolta dagli obiettori di coscienza si è trovato a dover gestire questo strumento del tutto innovativo. Finora le cose sono andate talmente bene che ci siamo trovati di fronte non al problema di un meccanismo che stenta a decollare, ma al problema del numero delle richieste. Abbiamo ben presente le questioni che dobbiamo affrontare; alcune di esse l'onorevole interpellante le ha evidenziate nel suo intervento. Tuttavia, ritengo che con il concorso di ognuno di noi, giorno dopo giorno, si possano affrontare tutte trovando le soluzioni opportune.

PRESIDENTE. L'onorevole Ruzzante ha facoltà di replicare.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, signor ministro, anche da parte mia c'è la consapevolezza della difficoltà della materia, in quanto essa è stata disciplinata in modo innovativo rispetto alla normativa precedente, che era molto più chiara e


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semplice, in quanto faceva riferimento all'obbligo di leva.
Siamo ben lieti di avere raggiunto nel 2004, sulla base della proiezione, il numero di 37 mila domande, e dunque chi ha creduto fortemente nella legge sul servizio civile ha avuto riscontri positivi. Sottolineo che per la prima volta è stato possibile realizzare campagne promozionali e pubblicitarie, che non erano invece realizzabili in virtù della disciplina sull'obiezione di coscienza. Tali campagne sono state efficaci, e ne vediamo i frutti. Resta la questione relativa all'accelerazione dell'iter per il passaggio degli enti dall'attuale situazione, nella quale utilizzano gli obiettori di coscienza, all'utilizzazione dei giovani che prestano il servizio civile volontario.
Ringrazio anche io il Presidente Ciampi: non ci sono certamente sfuggiti i suoi appelli, che ritengo abbiano contribuito al raggiungimento dei risultati ottenuti, non solo in termini quantitativi ma anche qualitativi: la possibilità che un giovane presti, per il periodo di un anno, un servizio in favore della patria e del paese per finalità così elevate, costituisce una valore straordinario che viene trasmesso alle giovani generazioni.
Ringrazio anche il ministro Giovanardi per la risposta che ha fornito in ordine agli extracomunitari: quello che lei ha detto è chiarissimo, e cioè che il Governo è stato costretto, dalla posizione di alcuni partiti della maggioranza, a riconsiderare tale opportunità. Mi auguro che in un prossimo futuro si creino condizioni diverse, e può stare certo, signor ministro, che in tal caso avrà il pieno sostegno della parte politica che rappresento, al fine di reintrodurre questa opportunità, che è importante non soltanto sotto l'aspetto quantitativo, ma anche e soprattutto dal punto di vista culturale.
Condivido anche, signor ministro, le sue valutazioni sul ruolo delle regioni, alle quali sono attribuite dalla legge funzioni fondamentali per quanto riguarda la gestione del servizio civile. Ritengo non debbano esserci elementi competitivi tali da determinare il blocco dell'attuazione della legge. Non mi permetto di esprimere valutazioni sul giudizio della Corte costituzionale; auspico, tuttavia, che la collaborazione in materia tra lo Stato e le regioni possa realizzarsi, sia nell'interesse degli enti sia nell'interesse dei giovani che intendono prestare il servizio civile.
Al di là della possibilità di apportare i correttivi che abbiamo proposto, resta la questione economica. Tale questione certamente esiste; dobbiamo tuttavia chiederci quale sarebbe il costo a carico dello Stato - inteso non soltanto quale Governo centrale, bensì nella sua accezione più ampia, comprensiva degli enti locali - se per assicurare alla popolazione i servizi offerti dagli enti no profit, dalle associazioni di volontariato e dagli stessi enti locali, fosse utilizzato personale dipendente anziché il servizio civile. La risposta è chiara ed ovvia, e tale riflessione deve essere inserita nell'ambito della valutazione degli aspetti economici, perché non si tratta soltanto di svolgere un'azione culturale nei confronti dei giovani, ma anche di proporre un sistema di welfare - in cui crediamo e per la cui realizzazione opereremo - diverso da quello attuale.
Mi dichiaro pertanto parzialmente soddisfatto della risposta del ministro. Ci troviamo in una fase interlocutoria; riconosco al ministro la passione con la quale ha risposto e mi auguro di potermi dichiarare pienamente soddisfatto il 1o gennaio 2005.
La nostra parziale insoddisfazione vuole continuare ad essere uno stimolo per il Governo, ma anche - lo aggiungo, dato che si tratta di una questione politica - un sostegno pieno nei confronti delle componenti che, all'interno della maggioranza, credono di più all'idea del servizio civile e si battono per far approvare queste proposte.
Ci riserviamo pertanto di presentare un provvedimento di legge per rendere operative alcune iniziative contenute in questa interpellanza.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.

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