![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'onorevole Duca ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01096 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 9).
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, signor viceministro, onorevoli colleghi, anche a nome dei parlamentari dell'Ulivo abbiamo presentato un'interpellanza sulla grave situazione nella quale ormai da un anno versano numerose autorità portuali.
Il ministro dei trasporti e delle infrastrutture ha inaugurato, a partire dal porto di Livorno, la stagione dei commissariamenti. Un fatto grave, sul quale la IX Commissione permanente della Camera dei deputati ha approvato all'unanimità, maggioranza ed opposizione, una risoluzione molto critica nei riguardi dell'operato del ministro, chiedendo anche un impegno per superare il commissariamento del porto di Livorno, ricercando le prescritte intese con la regione Toscana, e per evitare ulteriori commissariamenti di altri porti.
Il ministro ha attuato la risoluzione parlamentare? No, anzi il porto di Livorno è ancora commissariato dopo nove mesi. È stata poi la volta di Trieste, Savona e Ancona, e a partire dal 18 marzo prossimo toccherà anche a Venezia.
La Conferenza dei presidenti delle regioni, anche qui all'unanimità, ha formalmente contestato l'indirizzo ministeriale, ma evidentemente anche le regioni non contano!
Siamo pertanto di fronte a cinque commissariamenti di altrettanti importanti porti nazionali ed internazionali; commissariamenti che stanno creando non pochi danni all'attività portuale e a quelle economiche ad essa collegate.
L'autorità portuale di Ancona è una delle realtà citate: nel 2003 il porto di Ancona ha perso il 20 per cento del traffico container. Vi è stato un calo sensibile in tutte le tipologie di traffici ad eccezione di quelli riguardanti i prodotti petroliferi. Non solo: gli stessi lavori di potenziamento dello scalo dorico sono bloccati da un anno e, pur essendo stati stanziati dal precedente Governo finanziamenti consistenti, il Ministero non procede alla gara. L'ANAS, che pure ha sottoscritto un impegno recepito nell'intesa di programma tra il Governo centrale ed il Governo regionale delle Marche per un intervento modesto di 850 mila euro, necessario per il collegamento ferroviario tra il porto e la linea ferroviaria adriatica, si è rimangiato l'impegno. Pur in presenza di numerose richieste, il ministro ed il Governo continuano a danneggiare Ancona ed il suo porto ed a mantenere il regime commissariale.
A ciò si è giunti perché è scaduto il mandato del precedente presidente nell'agosto 2003. Il ministro ha scelto nell'ambito di una terna proposta dagli enti competenti il ragionier Giorgio Castaldi, sul quale non si è raggiunta la prescritta intesa con la regione Marche, che ha ritenuto non idonea la scelta ministeriale.
Successivamente, il ministro ha nominato un commissario all'autorità portuale di Ancona e, con nota del 20 ottobre 2003, ha rivolto agli enti competenti la richiesta finalizzata a nuove designazioni.
Tale nuovo atto di impulso ha prodotto la convergenza dei comuni di Ancona e di Falconara Marittima, della provincia di Ancona e della camera di commercio, industria e artigianato di Ancona sulla designazione del signor Giovanni Montanari, che lo stesso Ministero ha ritenuto valida, tanto da scrivere: «dall'esame del cui curriculum professionale risulta indiscutibilmente evidente l'alta qualifica professionale nel settore dell'economia dei trasporti e nel settore portuale». Si tratta di un requisito previsto dalla legge n. 84 del 1994.
Lo stesso ministro ha poi rivolto una richiesta di parere al Consiglio di Stato per chiedere se sussistessero motivi di incompatibilità del signor Giovanni Montanari tra gli incarichi di presidente della Confederazione italiana armatori e di presidente dell'autorità portuale di Ancona.
Il Consiglio di Stato, II sezione consultiva, si è pronunciato con parere espresso nell'adunanza del 18 febbraio 2004 non solo sul caso concreto, bensì su una questione che può presentare caratteri di generalità. Mi riferisco al tema delle incompatibilità e del conflitto di interessi riguardanti non tanto la carica di presidente di Confitarma, ma proprio il ruolo di armatore. Un discorso analogo viene
svolto per tante altre categorie, come gli imprenditori di cui agli articoli 16 e 18, gli spedizionieri, gli agenti marittimi, gli autotrasportatori designati dalle rispettive organizzazioni.
Inoltre, sempre a sostegno dell'esistenza di conflitto di interessi e di incompatibilità, il parere del Consiglio di Stato cita l'articolo 63 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; l'articolo 2 della legge 13 febbraio 1953, n. 60; l'articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361.
È evidente che, se questo fosse il parere accolto dal Governo, si presenterebbero vari casi di conflitto di interessi, a partire dal Presidente del Consiglio in quanto proprietario di imprese concessionarie dello Stato. È in conflitto di interessi ed incompatibile anche il ministro delle infrastrutture e dei trasporti in quanto proprietario di tre imprese che lavorano per l'ANAS e per lo Stato. È incompatibile il presidente dell'ANAS in quanto proprietario di società autostradali sottoposte alla vigilanza dell'ANAS. Allo stesso modo, sarebbero in evidente conflitto i provvedimenti assunti l'11 febbraio dall'ANAS quando il direttore generale Francesco Sabato viene nominato collaudatore da parte dell'ANAS di progetti cui sovrintende per la sua realizzazione: sarebbe il collaudatore di se stesso.
Ma non solo, perché queste incompatibilità andrebbero ad estendersi anche ad altre nomine effettuate dal ministro, a partire da quella del commissario del porto di Livorno (essendo egli uno spedizioniere, rientrerebbe appunto nel conflitto di interessi) ed anche per quello di Venezia, in quanto soggetto terminalista. Bisognerebbe, quindi, capire se questi sono i casi in cui rientrano appunto le incompatibilità.
Tornando alla vicenda di Ancona, in un'intervista ai quotidiani marchigiani, il dottor Montanari, indicato dai comuni di Ancona e di Falconara Marittima, dalla provincia di Ancona e dalla camera di commercio, industria e artigianato di Ancona, dichiara di essere presidente della Confitarma e di non essere armatore. Abbiamo voluto verificare tali affermazioni ed effettivamente risulta che il dottor Montanari è il presidente della Confitarma e non è un armatore.
Se si vuole sapere cosa significa essere armatore di una nave, troviamo diversi ausili, sotto il profilo giuridico. Il primo lo troviamo nel dizionario della lingua italiana, dove alla voce armatore si dice: chi, essendone o meno il proprietario, assume professionalmente l'esercizio di una nave, a scopo di trasporto, noleggio, spedizione marittima e così via. Se invece guardiamo il codice della navigazione, libro secondo, titolo III, capo primo (Dell'armatore), articoli 265, 266, 267, 268 e 269, vediamo che all'articolo 265 (Dichiarazione di armatore) si dice: chi assume l'esercizio di una nave deve preventivamente fare dichiarazione di armatore all'ufficio di iscrizione della nave o del galleggiante. L'articolo 268, sulla forma della dichiarazione, così recita: la dichiarazione di armatore è fatta per atto scritto con sottoscrizione autenticata, ovvero verbalmente; in quest'ultimo caso, la dichiarazione è raccolta dall'autorità competente con processo verbale, nelle forme stabilite dal regolamento. Oppure possiamo trovare ausilio nel regolamento del codice della navigazione. In particolare, l'articolo 321, recante annotazione dell'armamento e del disarmo, recita: sulle matricole e sui registri di iscrizione delle navi deve farsi annotazione dei dati relativi all'armamento e al disarmo, con l'indicazione del luogo, della data, nonché, per le navi maggiori, del numero e della data di rilascio del ruolo dell'equipaggio. Se l'armamento e il disarmo avviene in un luogo diverso da quello dell'ufficio di iscrizione della nave, l'ufficio del luogo ne ravvisa quello competente e gli trasmette le notizie relative, affinché siano eseguite le corrispondenti annotazioni nelle matricole e nei registri di iscrizione.
Oppure troviamo ausilio negli articoli 2384 e 2384-bis del codice civile e nei commentari UTET, come pure nella definizione che il codice della navigazione dà dell'armatore, cioè colui che assume l'esercizio della nave. L'assunzione dell'esercizio
costituisce, dunque, l'elemento necessario e sufficiente a concretare la figura dell'armatore o dell'esercente, essendo irrilevanti sia la proprietà della nave o dell'aeromobile, sia l'armamento dei medesimi.
Pertanto, nel concludere le domande, signor viceministro, i comuni di Ancona e di Falconara Marittima, la provincia di Ancona e la camera di commercio, industria e artigianato di Ancona hanno trovato un'unanimità su una figura ritenuta dal ministro stesso dotata dei necessari requisiti. Eppure si sta continuando a perdere tempo, mantenendo la gestione commissariale. Vorrei quindi sapere se è stata contattata la regione Marche, con la quale va raggiunta l'intesa e se è stato interpellato l'interessato per rimuovere eventuali profili di incompatibilità o di conflitto di interessi. Ancona, forse, ha una caratteristica particolare: il precedente presidente dell'autorità portuale, rimasto in carica per otto anni, presentava profili di incompatibilità, in quanto appartenente alle Forze Armate. Una volta designato, si è dimesso dalla marina militare italiana e ha ricoperto per otto anni l'incarico di presidente dell'autorità portuale di Ancona.
Nei confronti dello stesso soggetto designato in precedenza dal ministro esisteva uno dei profili di incompatibilità indicati nel parere del Consiglio di Stato, essendo egli già nominato nel comitato portuale in rappresentanza di una delle categorie produttive indicate nella lettera i) dell'articolo 9 della legge n. 84 del 1994.
Le chiedo, signor viceministro, se, nel caso di Ancona, si siano verificate le condizioni per procedere finalmente, d'intesa con la regione Marche (ove possibile), alla nomina del presidente dell'autorità portuale; se, analogamente, il ministero abbia svolto i prescritti accertamenti per quanto riguarda il porto di Livorno con riferimento al quale il commissario è una figura incompatibile; cosa abbia in animo di fare relativamente al porto di Venezia (il soggetto designato è un operatore terminalista, quindi, incompatibile, ai sensi del parere della sezione II del Consiglio di Stato); cosa intenda fare con riferimento ai porti di Trieste e di Savona dove vi è ancora una situazione di commissariamento e se, infine, intenda sottoporre a verifica gli attuali presidenti.
Se è questa l'interpretazione recepita dal ministero, le dico che, in altri porti, vi sono altri soggetti che risulterebbero incompatibili.
PRESIDENTE. Il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole Tassone, ha facoltà di rispondere.
MARIO TASSONE, Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, vorrei, in primo luogo, svolgere una considerazione di carattere generale, a fronte delle affermazioni dell'onorevole Duca, che ringrazio. Vi sono iniziative parlamentari (vi è, al riguardo, anche un interessamento del Governo), volte a rivedere i contenuti della legge n. 84 del 1994, anche con riferimento, a mio avviso, alle nomine dei presidenti delle autorità portuali.
Al riguardo, nel circuito dell'indicazione dei nomi da parte del Governo, d'intesa con le regioni, sono emersi alcuni problemi, testé evidenziati dall'onorevole Duca. Molte volte non vi è certezza. Se vi è dissenso di opinione e di pareri tra il ministero e la regione che deve esprimere la sua posizione, le disposizioni di legge indicano la via del commissariamento, senza indicazione di termini. Io non sono d'accordo nel procedere attraverso provvedimenti straordinari, soprattutto con riferimento alla gestione commissariale dell'autorità portuale.
Si tratta di una lacuna normativa: certo, oggi questo Governo riesce a gestire la situazione, ma rileva che non si possono più sostenere quelle disposizioni normative concernenti le nomine dei presidenti dell'autorità portuale. Ritengo che anche in Parlamento siano state presentate iniziative in questa direzione, che il Governo guarda con molto interesse (già da tempo è disposto a fornire il suo contributo al riguardo).
Per quanto concerne il problema avvertito ad Ancona, come rilevato nell'interpellanza
in esame, non è in discussione la figura del presidente Giovanni Montanari, nei confronti del quale nutro stima, considerazione e apprezzamento, sia dal punto di vista personale che professionale, per ciò che compie anche all'interno della sua associazione. Tuttavia, l'interpellanza presentata dell'onorevole Duca e da altri colleghi prende le mosse dal parere, reso in sede consultiva, dal Consiglio di Stato, chiamato a pronunciarsi sull'esistenza di presunti profili di incompatibilità in ordine alla carica di presidente dell'autorità portuale di Ancona del signor Montanari, la cui nomina alla suddetta Autorità era stata proposta dagli enti locali competenti.
Con la stessa richiesta, l'amministrazione riferente ha chiesto al Consiglio di Stato di esprimersi in ordine alla possibilità del candidato alla carica di rimettere entro congruo termine il mandato di presidente della Confitarma e, ancora, se sia ipotizzabile per il candidato ricoprire l'incarico ricorrendo all'astensione. Ma lei, onorevole Duca, ha svolto questa mattina una lunga disquisizione giuridica che, ovviamente, è tutta da verificare, non in ordine alla validità delle sue argomentazioni, ma per quanto concerne lo status del presidente Montanari.
Il Consiglio di Stato ha preliminarmente rilevato come il primo quesito proposto, implicando la soluzione di delicate questioni che presentano il carattere della generalità, consenta al collegio di pronunciarsi, attesa tra l'altro la carenza di specifica disciplina normativa.
Con riferimento al secondo e terzo quesito, invece, il Consiglio di Stato ha rilevato l'impossibilità di prestare la richiesta consulenza in ragione del fatto che si tratterebbe di risolvere un concreto quesito di natura soggettiva che esula dalle competenze consultive attribuite al Consiglio medesimo.
Relativamente al primo quesito, il Consiglio di Stato perviene alla conclusione dell'incompatibilità della carica di presidente dell'autorità portuale con la qualifica di imprenditore. In tale veste, il candidato appartiene ad una delle categorie chiamate a comporre il comitato portuale e la Confitarma vedrebbe raddoppiarsi la propria rappresentanza in violazione della lettera i), del comma 1, dell'articolo 9, della legge n. 84 del 1994. Al riguardo, onorevole Duca, vi è la sua specificazione in ordine al fatto che non si tratta di un armatore, ma di un imprenditore. Tuttavia, questo è un dato sul quale il legislatore dovrebbe far chiarezza. Per tale verso, il Consiglio di Stato motiva il parere sulla base della violazione di una specifica norma di legge.
A chiusura della prima questione posta dall'interpellanza, si precisa che la procedura di nomina è rimasta sospesa dalla data richiesta del parere e che le procedure di riattivazione sono tuttora in corso.
Per quanto riguarda, invece, l'asserita applicabilità analogica a presunti casi rientranti nella medesima categoria - lei, onorevole Duca, faceva riferimento a Livorno e ad altri porti -, è appena il caso di richiamare l'attenzione degli interpellanti sulla necessità di accertare volta per volta, nello specifico caso concreto, l'effettiva sussistenza della causa impeditiva, cosa che agli atti non risulta per i casi di altre autorità portuali citati.
Ovviamente, questo dato emerge nella sua interpellanza, ma non c'è dubbio che manchi, nello specifico caso concreto, delle cause impeditive. L'onorevole Duca ha fatto riferimento a dati di cui non eravamo a conoscenza nel momento in cui si è proceduto alla nomina.
Infine, per quanto concerne l'asserita incompatibilità del ministro Lunardi, com'è stato già dimostrato in analoghe circostanze, lo stesso ha rimesso, fin dalla data di nomina a ministro, tutti gli incarichi già ricoperti nella Società di ingegneria. Senza considerare, perché ultroneo, che l'applicabilità estensiva dell'incompatibilità per conflitto di interessi, deve considerarsi esclusa a fortiori, come lo stesso Consiglio di Stato si premura di ricordare.
Al fine di dare seguito rispettoso all'interpellanza urgente presentata dall'onorevole Duca ed altri, aggiungo che le motivazioni sopra riferite sono a fortiori valide
per il Presidente del Consiglio dei ministri, cui l'interpellanza si richiamava come ultimo caso.
PRESIDENTE. L'onorevole Duca ha facoltà di replicare.
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, sarebbe opportuno che il viceministro Tassone fosse più chiaro anche perché non ho ben capito che cosa intenda per procedura sospesa - e che ora verrà riattivata - dalla richiesta di parere alla II sezione del Consiglio di Stato. Non posso, quindi, che dichiararmi profondamente insoddisfatto della risposta fornita dal rappresentante del Governo.
Il viceministro Tassone ha fatto cenno alla possibilità di revisione della legge n. 84 del 1994 che, come tutte le leggi, può essere modificata da successive norme; tuttavia, non può sfuggire che in nove anni, dal gennaio del 1994 sino alla primavera del 2003, questa legge ha ben funzionato. È invece successivamente cambiata la gestione da parte del ministro, il quale ha scelto la via dell'imposizione centralistica anziché quella della ricerca dell'intesa con le autonomie locali e con le regioni. Questo è avvenuto in modo eclatante a Livorno e via via anche negli altri porti. È quindi ben strano che si nomini commissario a Livorno uno dei soggetti indicati nel parere espresso dal Consiglio di Stato, mentre oggi il viceministro Tassone ci dice che non si interviene per eliminare quel commissariamento perché retto da una persona non compatibile in quanto imprenditore del settore; lo stesso vale, ad esempio, per il caso, da me citato, di Venezia, rispetto al quale il viceministro Tassone non ha fornito alcuna risposta, e ove il soggetto designato è un operatore terminalista. Tuttavia, la cosa più strana è che ancora oggi si sostenga che il ministro Lunardi possa rivestire la carica di ministro perché ha ceduto a suo figlio e a sua moglie la proprietà delle sue quote nella Società di ingegneria o che il Presidente del Consiglio dei ministri non si trovi in una situazione di incompatibilità e di conflitto di interessi sebbene sia proprietario di Mediaset, società che detiene due concessioni televisive legali ed una occupata illegalmente.
Nel caso oggetto della mia interpellanza, citando elementi di diritto che sono ovviamente confutabili, ho chiesto se voi avevate sentito il presidente della regione Marche, o il designato per domandargli se fosse o meno un armatore. E, nel caso lo fosse, se gli avevate chiesto se intendeva cedere la sua proprietà come ha fatto il ministro Lunardi. Qui, invece, si continua a perdere tempo. Non a caso ho citato un episodio accaduto all'ANAS l'11 febbraio del 2004, la cui notizia è comparsa anche su diversi quotidiani nazionali, che riguarda l'ingegner Francesco Sabato e l'ingegner Pozzi; quest'ultimo è titolare di una società autostradale che oggi - pur dirigendo l'ANAS - lo stesso controlla.
È ben strano che, da un lato, si affermi che non ricorrono profili di incompatibilità, ovvero che essi sono stati rimossi, ancorché in modo «familiare», come nel caso del ministro Lunardi (per il quale si è sostenuto che l'incompatibilità non sussiste, in quanto lo studio, che pure lavora frequentemente proprio con gli appalti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ANAS, non appartiene al ministro bensì al figlio) e, dall'altro, si dica che un non armatore è incompatibile in quanto armatore.
Chiedo dunque, signor viceministro, che sia condotto un accertamento, interpellando i soggetti interessati, ovvero il presidente della regione Marche, che deve raggiungere l'intesa con il ministro, e la persona designata, per verificare se quest'ultima versi in una condizione di incompatibilità e se eventualmente intenda rimuoverla, come è stato fatto per il ministro Lunardi, o se, al contrario, intenda continuare a ricoprire la carica di presidente di Confitarma e non voglia rimuovere i profili di incompatibilità, rendendo dunque necessario procedere alla richiesta di invio di una nuova terna agli enti competenti, al fine di riattivare la procedura.
Ritengo che, prima di perdere ulteriore tempo, sia dunque necessario - ma lo si
sarebbe già dovuto fare subito dopo l'espressione del parere da parte del Consiglio di Stato - interpellare l'interessato per chiedere quale sia la sua situazione rispetto ai profili di incompatibilità.
MARIO TASSONE, Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. È stato fatto in via informale e lo faremo anche in via formale, sia per quanto riguarda la verifica della norma sia per quanto riguarda la disponibilità da parte degli interessati.
EUGENIO DUCA. La ringrazio, signor viceministro, per questa ulteriore precisazione.
![]() |
![]() |
![]() |