Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 433 del 4/3/2004
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(Iniziative per garantire la libera manifestazione del dissenso anche verso le istituzioni pubbliche - n. 2-01073)

PRESIDENTE. L'onorevole Giordano ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01073 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 7).

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, vorrei illustrare l'interpellanza urgente che ho presentato perché risulta, per alcuni versi, emblematica di numerose modalità di conflitto sociale.
Per restare al tema concreto, vorrei ricordare al viceministro Tassone che il giorno 10 febbraio 2004, nel municipio di Civitavecchia, si è svolta una seduta del consiglio comunale avente ad oggetto la revisione dell'accordo tra l'ENEL ed il comune medesimo per la conversione a carbone della centrale di Tor Valdaliga Nord.
Dal momento che si tratta di una vicenda di grande rilievo, perché la presenza di tale centrale e l'ipotesi della sua conversione a carbone costituiscono un pericolo non solo per la città di Civitavecchia, ma anche per migliaia di ettari di territorio comunale, con un impatto devastante sullo sviluppo economico del territorio, sull'agricoltura, sull'attività portuale, sul paesaggio, sul turismo e sulla qualità dell'aria e delle acque costiere, in tale comune si sono costituiti numerosi comitati ed associazioni di protesta. Noi stessi, come Partito della rifondazione comunista, abbiamo criticato tale scelta.
La seduta del consiglio comunale avente ad oggetto questo tema è stata molto affollata e partecipata da numerosi cittadini interessati a tale problema, e successivamente si è svolto un corteo di mobilitazione e di protesta da parte dell'intera città.
Si è sviluppato un dibattito molto acceso a Civitavecchia, che ha occupato le pagine dei giornali locali, e si è voluto criminalizzare il dissenso e la protesta. Si è sostenuto, infatti, che per il solo fatto che si era protestato contro tale centrale,


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nei fatti, si metteva in moto un processo illegale e pericoloso. Vorremmo chiedere al ministro dell'interno di garantire ogni forma di dissenso e di critica, anche la più radicale, purché tale dissenso si manifesti con modalità non violente, come, nei fatti, le stesse forze dell'ordine hanno precisato.
Per noi è importante svolgere questa interpellanza urgente, perché deve essere riconosciuto anche dal Governo che tali modalità di manifestazione del dissenso non possono in alcun modo essere derubricate a questioni di ordine pubblico, in quanto, se tutte le forme di conflitto sociale, di protesta e di mancata condivisione delle scelte operate (le quali, peraltro, riguardano la salute dei cittadini, oltre che l'impatto ambientale) venissero derubricate a problemi di ordine pubblico, verrebbe meno proprio la possibilità di esercitare un diritto elementare sancito dalla Costituzione.

PRESIDENTE. Il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole Tassone, ha facoltà di rispondere.

MARIO TASSONE, Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, rispondo a nome del Governo e, nello specifico, anche per conto del Ministero dell'interno, cui l'onorevole Giordano si è rivolto con il suo strumento di sindacato ispettivo.
Il Governo, onorevole Giordano, è a conoscenza dei fatti segnalati nella sua interpellanza urgente e non sottovaluta in alcun modo la delicatezza della situazione in oggetto, ancora in fase di definizione.
Dagli elementi acquisiti tramite la prefettura di Roma risulta che già il 31 gennaio 2004, intorno alle ore 15,30, si è svolta, a Civitavecchia, una manifestazione autorizzata, organizzata dai locali esponenti dei comitati «No-coke» e «Le ragioni del No», da Legambiente e dal «Comitato sportivi e degli studenti», con il supporto della locale sezione del partito di Rifondazione comunista, per protestare contro l'amministrazione comunale in relazione al progetto di conversione della centrale ENEL di Torre Valdaliga Nord.
Alla manifestazione hanno partecipato circa 2 mila persone, tra le quali militanti dei centri sociali e dei «disobbedienti» di Civitavecchia e della provincia di Roma. Il clima della protesta si è sempre mantenuto pacifico, anche se, dalle ore 17,15 alle ore 18,15, circa 150 manifestanti si sono spostati sui binari della vicina stazione ferroviaria, occupandoli a scopo dimostrativo e causando ritardi sia ai treni in partenza che a quelli in transito. Al termine della manifestazione, un centinaio di persone hanno occupato l'aula consiliare, ove hanno indetto una breve assemblea.
Il successivo 2 febbraio, alle ore 17, nel corso di una riunione del consiglio comunale richiesta dalla minoranza, alla quale non partecipavano i consiglieri di maggioranza, i rappresentanti del movimento «No-coke» e di alcuni centri sociali di Civitavecchia decidevano di occupare l'aula. L'occupazione si protraeva fino alle ore 18 del 6 febbraio, quando il sindaco riusciva a convocare i capigruppo consiliari, programmando una seduta straordinaria del consiglio comunale per il 10 febbraio successivo, con all'ordine del giorno la revoca dell'accordo tra il comune ed ENEL Spa e la valutazione di impatto ambientale.
Nel corso di tale seduta, tenutasi l'11 febbraio scorso, con la partecipazione di circa 400 persone, si è proceduto alla votazione: 16 consiglieri, tra cui il sindaco, esprimevano voto contrario, mentre 11 esprimevano voto favorevole alla revoca della convenzione.
La decisione non veniva accettata dalla maggioranza delle persone presenti e, in particolare, dai vari rappresentanti dei comitati «No-coke» e dei centri sociali, che aggredivano con insulti, lancio di bottiglie di plastica e monetine, sia il sindaco sia i consiglieri comunali di maggioranza, causando la sospensione della seduta.
Successivamente, circa 150 appartenenti ai comitati di protesta improvvisavano un corteo non autorizzato per le vie cittadine, al fine di sensibilizzare la popolazione. Durante il tragitto, il corteo, che si è mosso pacificamente e senza causare alcun disordine, si è soffermato,


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per circa dieci minuti, sotto l'abitazione del sindaco, invitandolo a presentare le dimissioni. Nei giorni successivi, un consigliere di maggioranza presentava le proprie dimissioni, mentre altri due assessori sporgevano denuncia contro ignoti per ingiurie e minacce di morte ricevute telefonicamente presso le proprie abitazioni.
In questo clima di protesta si sono costituiti due nuovi movimenti denominati «Il Toro» e «Cani sciolti», i quali, attraverso un sito Internet, inneggiano alla disobbedienza contro il sindaco ed i suoi collaboratori.
Come si deduce dalla ricostruzione dei fatti, onorevole interpellante, non vi è stata alcuna compressione del diritto di manifestare il dissenso né, del resto, una tale ipotesi potrebbe essere considerata. L'esercizio della libertà di manifestazione del pensiero, infatti, anche laddove finalizzato ad esprimere un dissenso, rientra nei diritti costituzionalmente garantiti, rilevando unicamente, ai fini dell'interesse pubblico perseguito, la necessità che esso venga esercitato nel rispetto dell'ordinamento vigente e della legalità costituzionale.
Questa è la risposta del Ministero dell'interno, onorevole Giordano.

PRESIDENTE. L'onorevole Giordano ha facoltà di replicare.

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, prendo atto positivamente che il rappresentante del Governo ha continuato ad affermare che le modalità della protesta sono state non violente e democratiche e che il ministro dell'interno ha garantito lo svolgimento di tutte le manifestazioni di dissenso.
Ovviamente, anch'io - come lei potrà facilmente immaginare - biasimo ogni forma di minaccia, di morte o di ingiuria. Anzi, la nostra critica verso queste forme, anche verbali, è molto netta ed inequivoca. Tuttavia, mi sembra di capire che tutte le manifestazioni si sono svolte con correttezza e le modalità di occupazione dell'aula sono storicamente esistite, hanno un valore emblematico, si manifestano in forme non violente; ciò vale anche per l'occupazione simbolica dei binari.
Il sottosegretario Tassone ricorderà benissimo la vicenda di Scanzano Jonico, in cui la modalità di protesta popolare, particolarmente radicale ma non violenta (anche quando si è manifestata in forma di disobbedienza) ha investito gran parte dell'opinione pubblica.
Ciò che intendo dimostrare è che anche le forme di testimonianza radicali, quando sono di massa e, comunque, non violente, vanno interpretate come modalità di conflitto sociale, e non derubricate a modalità di ordine pubblico.
Dalla risposta del sottosegretario mi sembra di dedurre l'intenzione del Governo di riconoscere tali modalità di conflitto sociale. A noi fa piacere che sia così. Ciò è utile, perché la polemica che si è sviluppata a Civitavecchia - un po' strumentale da parte delle altre forze politiche - potrà essere autorevolmente smentita dalle parole espresse in questa sede dal rappresentante del Governo, che riconosce la legittimità di modalità conflittuali di protesta e di dissenso che abbiamo qui rivendicato.

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