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PRESIDENTE. L'onorevole Benvenuto ha facoltà di
GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, con questa interpellanza urgente intendiamo sottoporre nuovamente al Governo un problema di grande attualità e di straordinaria importanza.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, onorevole Molgora, ha facoltà di
DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Si fa presente che il Governo, come asserito anche in altre occasioni, sta svolgendo ed intende continuare a svolgere un'azione di sostegno delle posizioni assunte dai rappresentanti dei risparmiatori, sia direttamente nei confronti dell'Argentina, sia indirettamente nelle sedi internazionali e multilaterali competenti sulla vicenda.
PRESIDENTE. L'onorevole Olivieri, cofirmatario dell'interpellanza Benvenuto n. 2-01092, ha facoltà di replicare.
LUIGI OLIVIERI. Ci dispiace dire, signor Presidente, che siamo assolutamente insoddisfatti. Come diceva prima il collega Giorgio Benvenuto nell'illustrazione di questa interpellanza urgente, sono trascorsi circa 27 mesi. Ebbene, dopo 27 mesi, questa mattina il Governo ci viene a dire sostanzialmente nulla. Ci viene a dire che non ha fatto nulla nelle sedi internazionali, tanto meno nel G7, tanto meno nel Fondo monetario internazionale. Soprattutto, il Governo non ha confutato le affermazioni del ministro delle finanze argentino, dottor Lavagna, che sono precise e specifiche, con riferimento alle quali non è possibile avere un atteggiamento di elusione, trattandosi di un paese che ha rapporti internazionali così importanti, profondi e proficui con l'Argentina (anche per come è nata la presenza italiana in Argentina in questi anni).
Il nostro paese ha un'esposizione nei confronti dell'Argentina di una somma considerevole: 28 mila miliardi delle vecchie lire. Infatti, circa 14 miliardi di euro sono stati investiti nel debito pubblico argentino e, a seguito del default che si è realizzato in quel paese alla fine del 2001, questi risparmi sono praticamente andati in fumo. A tale vicenda - vorrei ricordarlo - sono interessati circa 450 mila risparmiatori italiani.
Mi sembra importante ricordare, con riferimento a questa esposizione che è avvenuta con il collocamento dei titoli argentini attraverso 26 mila sportelli bancari e 35 mila promotori, che le banche sono colpite solo per 473 milioni di euro, mentre i risparmiatori sono stati danneggiati per 14 miliardi di euro.
In più di un'occasione abbiamo sollecitato il Governo ad affrontare questo problema e ad assumere delle iniziative. Lo voglio ricordare: abbiamo presentato una risoluzione in Commissione finanze ed abbiamo anche svolto una rapida indagine conoscitiva all'inizio del 2002. Abbiamo ottenuto affidamenti da parte del Governo; dopodiché, abbiamo anche presentato una risoluzione che ha ottenuto l'appoggio di tutti i gruppi in Assemblea, culminata in una risoluzione unitaria approvata nel settembre del 2002.
Inoltre, abbiamo affrontato questo problema nel corso del 2003 e, ancora, nel febbraio del 2004 con una interrogazione a risposta immediata presentata alla Camera, che ha avuto, purtroppo, una risposta interlocutoria ed evasiva da parte del Governo.
Ricordo anche che, nel corso dell'indagine che si è appena conclusa sul rapporto tra industria e banche e, soprattutto, sulla necessità di tutelare i risparmiatori, abbiamo acquisito ancora altri elementi. Penso che dobbiamo sottolineare queste cifre, perché richiedono un intervento forte da parte del Governo.
Nel corso delle audizioni, ad esempio, l'amministratore delegato di Banca Intesa, il dottor Passera, ha parlato di un'esposizione di 47 mila clienti della stessa banca per 3 mila 200 miliardi delle vecchie lire. Sempre nel corso di quelle audizioni, il dottor Profumo, amministratore delegato di Unicredito, ha parlato di una sofferenza di circa 700 miliardi da parte dei risparmiatori che avevano investito tramite quella banca. Nonostante le nostre richieste, non sono state fornite indicazioni precise da Capitalia o da altre banche.
Per quale ragione ho voluto ricordare tali questioni? Perché pensiamo che da parte del Governo debbano essere adottate alcune iniziative. Non c'è soltanto lo strumento di indirizzo politico che ho prima ricordato e che è stato sottoscritto dai rappresentanti di tutti i gruppi dell'opposizione, o la proposta di legge che abbiamo presentato e della quale si è cominciato a discutere ieri in Commissione finanze. Ne parliamo perché sappiamo che esiste una sensibilità anche nella maggioranza. In particolare, ricordo che, durante la discussione sul disegno di legge finanziaria, alcuni rappresentanti della Lega Nord Federazione Padana presentarono alcuni emendamenti, che non furono discussi, e che è giacente una proposta di legge presentata al riguardo dalla Lega Nord Federazione Padana. Si tratta insomma, di una situazione assai preoccupante che dura da due anni.
Noi abbiamo presentato l'interpellanza perché rispetto a questo dire e non dire, a queste posizioni evasive e a volte anche troppo interlocutorie da parte del Governo, in questi giorni abbiamo avuto modo di leggere alcune interviste rilasciate alla stampa italiana (è questo il motivo della risoluzione), nelle quali il ministro delle finanze Roberto Lavagna della Repubblica argentina ha fatto alcune dichiarazioni. In una lunghissima intervista rilasciata al Corriere della sera, egli afferma che il Governo argentino è sensibile alle questioni che investono il problema del credito, soprattutto per le vicende che riguardano i creditori italiani.
In tal senso, il Governo argentino, che ha dovuto ereditare una situazione particolarmente pesante, aveva proposto, e propone tuttora, al Fondo monetario internazionale di prevedere un rimborso dei creditori teso a privilegiare i piccoli risparmiatori, quelli che non hanno posto in essere speculazioni e che molte volte sono stati indotti a sottoscrivere le obbligazioni argentine. Qual è la sorpresa che abbiamo avuto? Il ministro delle finanze della Repubblica argentina ricorda che è stata avanzata questa proposta e spiega che il 25 per cento della restituzione va interpretato nel senso che tale percentuale dovrà essere destinata integralmente ai piccoli risparmiatori; nella riunione del Fondo monetario internazionale è prevalsa tuttavia l'ipotesi di rimborsare prima il Fondo stesso e di affrontare successivamente il problema dei creditori.
Il Governo italiano, in quell'occasione, contrariamente agli impegni assunti, alla sensibilità mostrata e alla propaganda che viene svolta a tutela dei risparmiatori, ha votato a favore della proposta di rimborso per il Fondo monetario. Per la verità, si era astenuto, ma l'astensione, come al Senato, equivale ad un voto contrario sulla proposta del governo argentino.
In una successiva intervista il ministro delle finanze è intervenuto ulteriormente dicendo che si vorrebbe praticare un trattamento preferenziale ai risparmiatori italiani. Poveri pensionati che hanno comprato originariamente i titoli ad un valore di 100 non sono la stessa cosa di chi ha acquistato un «fondo avvoltoio» a 12 centavos! Ha anche dichiarato di essere disposto a studiare un rimborso differenziato, ma ciò non gli viene permesso.
Il senso della nostra interpellanza è proprio quello di chiedere al Governo il motivo di tale comportamento. Poiché sono previste altre riunioni del Fondo monetario internazionale, chiediamo anche di assumere una linea chiara e precisa. Ricordo che il Fondo monetario internazionale è stato responsabile di quanto avvenuto in Argentina perché ha appoggiato le campagne di privatizzazione in quel paese.
Si dice che gli italiani avrebbero dovuto sapere che le obbligazioni argentine erano a rischio. Tuttavia, bisogna ricordare che il Fondo monetario internazionale in quegli anni considerava l'Argentina il paese simbolo, il paese esempio di politiche valide. Il Fondo monetario ha sbagliato clamorosamente e ha fatto fare politiche sbagliate in Argentina. Non dobbiamo sottovalutare, per i nostri legami di amicizia con quel paese, che tali politiche hanno costretto 20 milioni di argentini a lottare per la sopravvivenza: 14 milioni sono senza assistenza sociale; 4 milioni sono senza lavoro.
Vorremmo che il nostro Governo non solo correggesse l'atteggiamento sbagliato tenuto nella riunione in cui si sono decise le misure di restituzione da parte dell'Argentina al Fondo monetario, ma che assumesse anche iniziative vere, concrete e non propagandistiche a difesa dei risparmiatori italiani. In una dichiarazione più volte ripetuta si dice che il Governo argentino vuole avere un trattamento preferenziale per i piccoli risparmiatori ed è disponibile ad intervenire per questo 25 per cento complessivo.
Chiediamo, dunque, al Governo di attuare una politica concreta e di affrontare il problema della tutela del risparmio in modo preciso. Abbiamo grandi rapporti con l'Argentina e si tratta di un interlocutore sensibile. È fondamentale che il Governo intervenga dandoci non solo spiegazioni per quello che non ha fatto ma dicendoci, soprattutto, come intende operare per il futuro (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
L'obiettivo di questo ministero e delle amministrazioni che intrattengono a vari livelli frequenti contatti con i rappresentanti dei risparmiatori è di indurre l'Argentina ad avviare con questi concreti negoziati per la ristrutturazione del debito.
Occorre precisare anche che il Governo si è attivato con forza in sede G7 per difendere e sostenere le posizioni dei risparmiatori. Infatti, proprio su iniziativa italiana, il comunicato ufficiale della riunione G7 di Boca Raton sottolinea l'impegno formale che il Governo argentino ha assunto, nell'accordo sottoscritto con il Fondo monetario, a negoziare in buona fede con i risparmiatori. Si tratta di un impegno volto a proteggere in particolare i piccoli risparmiatori e per questa ragione è stato fortemente appoggiato dall'Italia.
La posizione espressa dal G7 e l'impegno assunto dal Governo argentino sono alla base della posizione sostenuta dall'Italia al Fondo monetario.
In particolare, si è voluto sottolineare che non è accettabile il rifiuto di negoziare la ristrutturazione del debito con i rappresentanti dei risparmiatori, i quali sono delegati formalmente da oltre il 90 per cento dei risparmiatori stessi. Infatti, tale rifiuto colpisce proprio i piccoli risparmiatori ed è contrario alle regole internazionali. Questa posizione è stata condivisa e sostenuta anche da altri sette paesi.
Si aggiunge che il Governo intende, insieme con i paesi partner, continuare a sollecitare l'Argentina, affinché convochi i rappresentanti dei risparmiatori per avviare con loro i negoziati sul debito, come previsto dalle regole internazionali. I rappresentanti dei risparmiatori hanno di recente costituito insieme alle analoghe associazioni di nazionalità tedesca, svizzera, austriaca, giapponese e francese, un comitato denominato GCAB (Global Committee of Argentina Bondholders), che rappresenta per delega più di due terzi del debito argentino. Si ribadisce che è pieno interesse dell'attuale Governo concludere, nel modo più rapido possibile, la questione del risparmio in Italia, perché la situazione dei bond argentini è costata all'economia italiana un punto percentuale di PIL. Quindi, avendo avuto un peso così forte nella nostra economia, è pieno interesse del Governo giungere ad una soluzione rapida, come richiesto anche dagli onorevoli interpellanti. Tuttavia, vi sono delle oggettive difficoltà nei rapporti internazionali.
Le due domande contenute nella nostra interpellanza erano precise. Volevamo sapere come mai il Governo italiano non abbia svolto, nelle sedi competenti (il G7 prima, il Fondo monetario internazionale poi), una precisa ed attenta politica per tutelare certamente i sottoscrittori dei 14 miliardi e 500 milioni di euro (laddove la comunità italiana è la comunità internazionale più grande, che sostiene il 15 per cento del debito estero argentino), ma soprattutto coloro che all'interno di questa vicenda vi sono entrati in grandissima buona fede, perché se avessero solo lontanamente immaginato (e qui vi è una responsabilità anche da parte dei collocatori, siano essi sistema bancario o altri intermediari) qual era effettivamente la situazione economica di quel paese, ben difficilmente avrebbero intrapreso la sottoscrizione di quei titoli obbligazionari (i famosi bond argentini). Quindi, in buona sostanza, a questa domanda non è stata data risposta.
Così come non è stata data risposta all'altro interrogativo, che veniva posto in concreto nella nostra interpellanza. Chiedevamo, infatti, come mai, di fronte ad un Fondo monetario internazionale che intende tutelare dapprima sé stesso, in subordine i fondi di investimento ed, infine, come ultimo gradino della scala degli sfortunati, i piccoli risparmiatori, il Governo italiano, con i propri rappresentanti nel Fondo stesso e direttamente come partecipe del G7, non abbia invertito l'ordine di coloro che devono essere in via prioritaria «rimborsati».
Infatti, è, ormai, evidente che il piccolo risparmiatore italiano (a noi interessano soprattutto i piccoli risparmiatori) è entrato nell'ordine di idee che difficilmente otterrà il rimborso della totalità del proprio capitale. Secondo il Governo, finalmente dopo 27 mesi, è stata istituita un'associazione internazionale che rappresenta i due terzi degli investitori privati: ciò non è sufficiente ed, inoltre, non vi è neppure un'interlocuzione corretta.
Riconosco al sottosegretario di essere assolutamente sensibile alla problematica, considerato che il suo partito ha presentato una proposta di legge, finalizzata ad individuare una soluzione al riguardo. Tra l'altro, la situazione economica attuale a livello internazionale è data anche dalla mancata utilizzazione di un punto percentuale di prodotto interno lordo. Il congelamento di 14 miliardi e 500 milioni di euro da 27 mesi deprime, in modo clamoroso, la possibilità di sviluppo della domanda interna ed in una situazione economica internazionale che tutti conosciamo, anche con riferimento ai fattori esogeni esterni, è evidente che vi può essere una forte ripresa dell'economia solo se vi è una forte dinamica interna dei consumi. Avere un punto di prodotto interno lordo congelato da 27 mesi sicuramente non aiuta.
Non è sufficiente che il Governo stia alla finestra e che si affidi alla buona volontà degli altri operatori. Vi è, infatti, la possibilità di intraprendere una politica di interlocuzione diretta e, pertanto, non basta essere a rimorchio di ciò che fanno gli altri, perché nella comunità internazionale sono stati coinvolti circa 450 mila investitori, soprattutto piccoli investitori (la media di investimento dei titoli è di circa 36 mila euro, anche meno), che rappresentano il 15 per cento degli investitori nella comunità internazionale.
Il Governo dovrebbe dirci perché ciò è accaduto da noi ma non in Spagna, negli Stati Uniti, in Germania ed in Gran Bretagna, tutti grossi partner economici, import ed export, del paese in questione, in preda ad una grandissima difficoltà economica e finanziaria.
Quindi, è ora che il Governo esca dal suo assoluto isolamento. Non deve più prendere tempo, ma deve giocare la sua partita compiutamente.
Ci sentiamo veramente responsabili di rappresentare i piccoli risparmiatori che sono stati sicuramente gabellati: non è pensabile che un pensionato investa i suoi 30-40 milioni delle vecchie lire (circa 20,25 mila euro) in un titolo obbligazionario che, fin dal 1996, tutte le associazioni di rating davano ad altissimo rischio! Non è pensabile che i nostri pensionati siano così sprovveduti! Pertanto, qualcosa non ha funzionato e deve esservi un'assunzione di responsabilità collettiva da parte del paese.
Chi, se non il Parlamento e, nella fase esecutiva, il Governo, deve farsi portatore di questa grandissima necessità? Non si tratta solo di una questione economico-finanziaria, ma soprattutto di una questione sociale.
Sottosegretario Molgora, si faccia carico di portare nelle sedi competenti, quindi, nel Consiglio dei ministri, l'effettiva necessità di una presa di posizione chiara! Ci dica se il governo argentino, tramite il proprio ministro delle finanze, sta esprimendo affermazioni veritiere!
Se le cose, come pensiamo, sono vere (anche noi abbiamo i nostri canali, ovviamente, non ufficiali come quelli del Governo), perché non iniziare una trattativa concreta? Perché non dare uno stimolo al riguardo?
Non possiamo solo sottostare al fatto che, in 27 mesi, da parte del sistema bancario vi è stata la creazione di un'associazione, la task force argentina, che meritoriamente, ha raccolto il 90 per cento di deleghe di rappresentanza dei piccoli risparmiatori. Vi sarà pure un motivo se il 95 per cento di quella collocazione di obbligazioni argentine è avvenuta in capo ai privati e solo il 5 per cento in capo al sistema bancario!
Il Governo dispone pure degli strumenti per verificare la situazione! Quindi vorremmo, tra l'altro, che nella Commissione deputata ad istruire il provvedimento - la Commissione finanze, che ha iniziato proprio ieri la discussione - vi fosse un'attività fattiva e collaborativa per trovare una soluzione. Infatti, non vorremmo che, tra altri venti mesi, si dicesse ancora che occorre convincere il Governo argentino a ristrutturare il proprio debito e a dare voce contrattuale alle associazioni che a livello mondiale rappresentano i due terzi dei risparmiatori privati; è troppo poco! Non possiamo permettercelo, sia per l'importanza del nostro paese sia per l'importanza dei rapporti economici, sociali e finanziari che abbiamo sempre avuto e vogliamo avere con un paese, come l'Argentina, che sicuramente va aiutato, ma che nel contempo va richiamato alle proprie responsabilità.
Queste sono le considerazioni che intendevamo evidenziare con la nostra interpellanza, anche se avremmo voluto ricevere risposte più concrete e più precise tali da impegnare il Governo ad essere parte attiva. Speriamo che questa mattina si sia trattato di un «deficit» dovuto alla mancanza di tempo nel predisporre la risposta, anche se - come ricordava bene in precedenza il collega Benvenuto - la scorsa settimana è stata discussa un'interpellanza quasi analoga, alla quale sono state fornite risposte assolutamente evasive.
Speriamo dunque che, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, il Governo italiano possa riscattarsi dando un fattivo contributo nelle Commissioni parlamentari competenti, per cercare finalmente di fornire una risposta concreta ad un grandissimo problema che, come dicevo, non è soltanto di carattere economico-finanziario, ma è soprattutto di carattere sociale (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).


