Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 433 del 4/3/2004
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(Entità dei saldi finanziari dell'anno 2001 - n. 2-01080)

PRESIDENTE. L'onorevole Polledri ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01080 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 2).

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signor sottosegretario, vorrei precisare di cosa stiamo parlando. Si tratta di un giallo o, forse, di un «buco» che qualcuno sostiene essere più elevato di quello della Parmalat. Perché un giallo?
Abbiamo il diritto di sapere se veramente vi sia stato un «buco» nei conti dello Stato, come emerge da alcuni calcoli. Nel 2000, mentre la Banca d'Italia calcolava il fabbisogno dello Stato in 81 mila 600 miliardi, la Ragioneria dello Stato lo calcolava in 54 mila 800 miliardi; per l'ISTAT, l'indebitamento era di 31 mila miliardi. Ora, noi sappiamo che le cifre del fabbisogno e dell'indebitamento non sono direttamente comparabili e sovrapponibili; tuttavia, la differenza tra esse deve mantenersi, nel corso del tempo, all'interno di una certa proporzione; se proporzione non c'è, come si è verificato nel caso di specie, allora i conti non tornano.
Il primo allarme viene lanciato, nel 2001, da Antonio Fazio. La Ragioneria generale dello Stato prendeva tempo, mentre il ministro Tremonti ha denunciato il «buco».
Pongo, allora, la seguente domanda: dove sono finiti questi soldi? Si parla - e sono curioso di sentire la risposta del sottosegretario - di cifre enormi! E non stiamo parlando, signor Presidente, del bilancio del Burundi, ma di quello di una grande nazione e di un grande popolo. Credo che il diritto di conoscere la verità debba essere ribadito con forza in quest'aula, anche al di là del freddo e spietato elemento numerico. Il fatto è che anche quando riguardano il fabbisogno del nostro paese, i numeri ci parlano dei nostri bisogni economici, di futuro e di speranze: il nostro futuro e le nostre speranze si costruiscono anche con i freddi dati materiali dei conti dello Stato.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, onorevole Molgora, ha facoltà di rispondere.

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, in via preliminare si fa presente che, nel gennaio 2002, è stata istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri una commissione alla quale è stato attribuito il compito di studiare le problematiche concernenti le statistiche sugli aggregati economici e finanziari delle amministrazioni pubbliche e del settore pubblico, nonché di verificare e di analizzare sistematicamente la coerenza delle fonti utilizzate dall'ISTAT, dalla Banca d'Italia e dal ministero per la quantificazione degli aggregati medesimi (riguardanti il fabbisogno dal lato della copertura e


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dal lato della formazione, l'indebitamento netto e la variazione dello stock del debito), con particolare riferimento all'anno 2000.
I lavori della commissione si sono concentrati nell'individuazione di differenze concettuali, definitorie e metodologiche insite nelle varie stime e, relativamente all'anno 2000, sulla loro quantificazione.
Per quanto attiene allo squilibrio finanziario accennato nell'interpellanza, se con esso si intende individuare la differenza tra fabbisogno e indebitamento, questo potrebbe, in parte, trovare qualche spiegazione in differenti metodologie contabili previste per i due aggregati. Tuttavia, la Commissione non ha ancora espresso le proprie valutazioni, poiché i lavori sono tuttora in corso. Quindi, al momento, non può essere fornita una risposta definitiva in questo senso.
Per quanto concerne il riferimento alla riduzione del carico fiscale per rilanciare l'economia, si fa presente che tale possibilità rappresenta uno degli obiettivi prioritari che il Governo vuole raggiungere, proprio in considerazione della situazione economica del paese. Tale obiettivo potrebbe essere conseguito con gradualità, ma con evidente determinazione poiché si tratta di un intervento necessario per risollevare anche la situazione economica nazionale.

PRESIDENTE. L'onorevole Polledri ha facoltà di replicare.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, sicuramente sono soddisfatto della prudenza del Governo. È una risposta prudente e seria, come credo debba essere una risposta ad un importante quesito per conoscere la verità.
Se è vero che, in qualche modo, il buco esiste (mi sembra che tra le righe della risposta si possa leggere ciò), può essere semplicemente un artifizio contabile? Può essere solo uno scarto di penna? Non credo. Stiamo parlando di cifre enormi, che gli italiani hanno il dovere di conoscere. Stiamo parlando di 4.100 miliardi di vecchie lire misteriosamente «non spiegati» e tuttora oggetto di investigazione. Si tratta forse del tesoro di Tanzi che non si sa dove sia? Stiamo parlando del bilancio dello Stato, di 4.100 miliardi «non spiegati», di cifre enormi! Ammanchi di 5.100 miliardi di vecchie lire sarebbero riconducibili ad una serie di errori materiali! Come? Questo è un paese in cui, se qualcuno sbaglia una virgola nella compilazione del modello 740, paga multe ed è vessato. È un paese in cui arrivano cartelle inesistenti e il cittadino è tassato dalla burocrazia e rincorso continuamente (poco tempo fa si richiedevano versamenti ai pensionati con la pensione minima che avevano la sfortuna di essere in due nel nucleo familiare). In questo caso, invece, 5.100 miliardi di vecchie lire sarebbero riconducibili ad una serie di errori materiali, ma nessuno paga un dazio politico!
Non chiedo la gogna! Il gruppo della Lega Nord non chiede il pubblico ludibrio o quant'altro, ma la verità. Chiede - ripeto - la verità! La chiedono i padani e gli italiani: 1.700 miliardi di vecchie lire per errate contabilizzazioni; 1.600 miliardi di vecchie lire per un pagamento registrato in modo errato; 2.100 miliardi di vecchie lire per prestiti non conteggiati. La gestione del buon padre di famiglia è questa?
Possiamo realmente dire che questo Governo, questo paese, al di là del colore politico, può impostare seriamente una politica economica vagamente di sviluppo, senza avere certezza su quanto incassa? Signor Presidente, questo è un dato minimo. Come possiamo pensare di investire, di fare assistenza, di prevedere nuovi ospedali, sgravi fiscali e quant'altro, se abbiamo sulla testa questa spada di Damocle? Allora credo che la verità sia un dovere morale, e questo paese ha il diritto di conoscerla; si tratta di un dovere morale del Governo farla conoscere e di un diritto del paese conoscerla.
Io, però, ricordo le grida «bugia, bugia!» provenienti dall'altra parte dell'emiciclo, quando il ministro Tremonti dichiarò in aula l'entità del buco; allora, ben


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fa il Governo ad essere prudente, bene ha fatto il Governo ad aver istituito un'alta commissione, composta dal Governatore della Banca d'Italia, dal presidente dell'ISTAT, dal direttore generale del Ministero dell'economia e delle finanze e dallo stesso ministro dell'economia e delle finanze. Mi auguro - e lo dico al mio Governo - che la verità sia accertata in tempi brevi, perché stiamo parlando di cifre enormi, che, ripeto, possono sembrare asettiche e fredde, ma, proviamo solo a pensare: 5.100 miliardi corrispondono a 100 mila posti di lavoro per un anno (11.600 miliardi sono 200 mila posti di lavoro)! Questa è una ipoteca per il futuro.
Credo che questo Governo abbia anche il dovere politico di riconoscere un errore, ma riconoscere quantomeno una responsabilità è un dovere anche del centrosinistra, non solo nei confronti di quest'Assemblea, dei parlamentari - per carità! -, ma anche nei confronti dei padani e degli italiani.

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