![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni Delmastro Delle Vedove n. 3-02498 e Nesi n. 3-03123, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 5).
Il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, onorevole Viespoli, ha facoltà di rispondere
PASQUALE VIESPOLI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, in merito alla questione sollecitata dagli atti di sindacato ispettivo in discussione, relativa all'andamento degli infortuni sul lavoro, vorrei preliminarmente sottolineare che il problema della sicurezza sul posto di lavoro è certamente una delle priorità del Governo.
I dati del 2002, riferiti dall'INAIL, confermano quanto riportato negli atti di sindacato ispettivo: si registra un calo degli infortuni nella grande industria ed un incremento degli stessi, invece, nelle piccole e medie imprese.
Le cause di questo fenomeno sono molteplici. Uno dei motivi principali è da imputarsi al fatto che, presso le piccole e medie imprese, sono concentrate attività lavorative a maggior rischio (cantieristica, metalmeccanica, trasporti). Inoltre, in questo specifico settore viene frequentemente utilizzato l'istituto del subappalto, spesso per l'espletamento di lavorazioni molto rischiose. Va anche considerato che le grandi aziende, il 75,2 per cento di quelle con oltre cento dipendenti, sono normalmente più impegnate ad organizzare corsi di formazione sulla salute e la sicurezza per i propri dipendenti, mentre le piccole e medie imprese sono, in generale, più in ritardo rispetto a tali adempimenti e tendono a gestire in modo meno formale l'informazione-formazione, ricorrendo in massima parte alla segnaletica di sicurezza (36,5 per cento) ed all'indicazione sommaria dei rischi al momento dell'assunzione (27,6 per cento). Infine, v'è da rilevare un aspetto di grande interesse, che evidenzia l'efficacia del decreto legislativo n. 626 del 1994: la forbice, in termini di rischi, tra imprese artigiane e non artigiane si è andata riducendo sensibilmente.
Allo scopo di contribuire a ridurre il fenomeno infortunistico, l'INAIL sta realizzando importanti iniziative, mirate tanto al monitoraggio continuo dell'andamento dell'occupazione e degli infortuni quanto all'informazione ed alla consulenza da fornire alle piccole e medie imprese ed ai settori agricolo ed artigianale, mediante incentivi economici riferiti ai programmi
di adeguamento alle normative di sicurezza e salute sui posti di lavoro ed ai progetti di formazione e di informazione. Per questi specifici progetti e programmi, l'Istituto ha stanziato finanziamenti per complessivi 309.874.139,45 euro, sulla base dell'articolo 23 del decreto legislativo n. 38 del 2000 e del relativo regolamento di attuazione.
Nell'ambito delle sue specifiche competenze, il ministero ha incrementato di circa il 10 per cento, nell'ultimo anno, l'azione di vigilanza in materia di sicurezza sul lavoro, sia utilizzando tutte le risorse disponibili sia attraverso la riconversione del personale ispettivo.
In questo senso, mi sembra importante citare l'articolo 8 della cosiddetta legge Biagi, che prevede il riordino e la razionalizzazione dei servizi ispettivi di tutti gli organi di vigilanza (il decreto attuativo è stato trasmesso alle Camere per il prescritto parere), e l'articolo 3 della legge di semplificazione del 2001, che prevede una delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di sicurezza, con la finalità di armonizzare la materia sulla base degli indirizzi comunitari e di semplificare gli adempimenti richiesti.
PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di
SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, per Alleanza nazionale l'unità di misura del grado effettivo di civiltà di una nazione postindustriale è il numero dei morti per infortuni sul lavoro.
(che pure è importante), ma anche del numero dei decessi per causa di lavoro. È un risultato a portata di mano sol che lo si voglia - e lo si voglia sul serio - e che, da solo, garantirebbe la gratitudine degli italiani e, in particolare, dei lavoratori del nostro paese.
PRESIDENTE. L'onorevole Nesi ha facoltà di
NERIO NESI. Signor Presidente, ogni anno in Italia si verificano mediamente quasi un milione di incidenti sul lavoro. Questi incidenti provocano in media oltre 1.300 morti ogni anno (ciò vuol dire più di cento morti ogni mese e circa tre morti ogni giorno). Inoltre, questi incidenti provocano, annualmente, oltre 25 mila infermità permanenti.
Chi pensava che l'ecatombe sul posto di lavoro fosse legata alla società povera e poco organizzata ha dovuto ricredersi: le società opulente e ben strutturate continuano a mietere morti nella misura angosciante di tre persone al giorno, a dimostrazione del fatto che la miscela esplosiva di egoismo e di profitto prevale sul rispetto per la vita.
Tutto ciò, onorevole sottosegretario, è sconfortante. Anche il dato positivo del 2002, che ha registrato una flessione del 2,8 per cento del numero dei morti, continua, tuttavia, ad essere imponente ed inaccettabile. Alleanza nazionale, forza di Governo che crede in una libera economia, in un quadro la cui cornice sia rappresentata dai principi inderogabili di solidarietà e di socialità, non intende assolutamente rinunciare alla doverosa battaglia per la civiltà del lavoro, il cui primo comandamento è il rispetto della vita del lavoratore.
Certo, onorevole sottosegretario, è stato inutile il tragitto governativo diretto dalla sinistra nella scorsa legislatura. Chi si illudeva che l'approdo dell'onorevole D'Alema a Palazzo Chigi producesse il miglioramento delle statistiche INAIL ha avuto la conferma di una sinistra del tutto insensibile al dato sociale e del tutto impotente a governare il fenomeno degli infortuni sul lavoro.
Ora governa il centrodestra, onorevole sottosegretario. Alleanza nazionale non intende concedere sconti sul tema della sicurezza sul lavoro e, in particolare, chiede forti ed efficaci politiche di prevenzione, segnatamente nei confronti, come ella ci ha ricordato, delle piccole imprese e, in particolare, se mi consente, nei settori dell'edilizia e dell'agricoltura che da sempre detengono il tristissimo primato dei decessi per infortunio.
Onorevole sottosegretario, conosco la sua personale sensibilità in ordine a queste tematiche e, quindi, non nutro dubbi circa la sua attenzione agli sviluppi del fenomeno. Converrà con me che il costo economico di 28 miliardi di euro nel 2002 sarebbe da convertire in aiuto e sostegno alle imprese che vogliano effettivamente, ma sul serio, organizzarsi per la prevenzione degli infortuni sul lavoro: avremmo meno infortuni mortali e, paradossalmente, più soldi.
Alleanza nazionale pretende un forte impegno da parte del Governo in questo settore ed intende «tallonare» l'esecutivo per valutarne l'efficacia dell'azione. Il Governo si ponga l'obiettivo di chiudere la legislatura con una diminuzione consolidata, non soltanto della pressione fiscale
Prendo atto, onorevole sottosegretario, del contenuto della sua risposta. Posso dichiararmi tranquillamente soddisfatto anche se, come parlamentare di Alleanza nazionale, tornerò sull'argomento sino alla fine della legislatura, per verificare l'efficacia e l'efficienza del Governo in questo delicatissimo ed importantissimo settore della vita nazionale.
Non voglio neanche affrontare il costo economico di questo scandalo nazionale in termini di giornate lavorative perdute e di costi per il pagamento delle indennità per inabilità temporanea al lavoro, perché il problema è soprattutto morale.
In questo campo, l'Italia mantiene costantemente un tristissimo primato in tutta Europa; per questo è stata oggetto, nell'aprile del 2003 - meno di un anno fa -, di una dura condanna da parte della Corte di giustizia europea.
Alle cifre che ho esposto, bisogna aggiungere quelle riguardanti le malattie professionali, ossia il cancro, e gli incidenti cosiddetti in itinere che avvengono sulle strade, durante il trasferimento da casa ai luoghi di lavoro e che colpiscono soprattutto giovani ed immigrati. Le cause di questo fenomeno sono molte: ambiente di lavoro, insufficienza di controlli, assenza di una cultura della prevenzione, subappalti e lavoro nero. Su quest'ultimo punto mi soffermerò qualche minuto.
È chiaro che non ci potrà mai essere una diminuzione duratura e costante di infortuni sul lavoro se non ci sarà una diminuzione duratura e costante del lavoro nero.
L'ISTAT valuta i lavoratori in nero come il 15 per cento degli occupati, vale a dire circa 3 milioni e mezzo di lavoratori. In Italia - un paese civile - vi sono tre milioni e mezzo di lavoratori che non godono di ferie, pensione e assistenza in caso di malattia.
Il lavoro sommerso significa per l'Italia un volume che, secondo l'ISTAT, è del 17 per cento e, secondo l'Eurispes, del 30 per cento dell'economia nazionale: anche questo è un triste primato in Europa.
Secondo il nucleo ispettivo dell'Arma dei carabinieri presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il 55 per cento delle imprese italiane ha impiegato personale in nero, e questo dà l'idea di come prevalga il profitto - come è stato detto anche da destra - rispetto alla giustizia sociale e civile. È stato affermato autorevolmente che i lavoratori in nero esistono solo quando muoiono, anche perché spesso gli incidenti non mortali sul lavoro non vengono denunciati, in quanto gli infortunati temono di perdere il posto di lavoro.
Voglio concludere con un'osservazione. Basterebbe recuperare una parte dell'evasione contributiva per affrontare più serenamente il problema dell'equilibrio del sistema previdenziale. Signor sottosegretario, è noto che lei è persona sensibile; mi sembra tuttavia che nella sua risposta abbia prevalso l'elemento burocratico rispetto alla coscienza civile e, per questo, non posso dichiararmi soddisfatto.


