Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 428 del 25/2/2004
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(Annuncio del progetto di diminuire il livello globale dei contingenti statunitensi in Europa - n. 3-03113)

PRESIDENTE. L'onorevole Deiana ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-03113 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 8).

ELETTRA DEIANA. Ringrazio innanzitutto il ministro Martino, il quale, in via eccezionale, è venuto a rispondere al question time.

PRESIDENTE. La sua presenza è tanto più gradita: a volte, l'inflazione dei ministri non è una gran cosa!

ELETTRA DEIANA. Non abbiamo un'inflazione di ministri nel question time, signor Presidente.

MAURA COSSUTTA. Del premier, poi, mai!

ELETTRA DEIANA. Come il ministro sa bene, la mia interrogazione tratta un aspetto essenziale della nostra visione di politica internazionale e della nostra concezione della difesa.
L'amministrazione statunitense sta lavorando ad una poderosa ristrutturazione strategica della presenza dei suoi contingenti nel mondo, il che comporterà, secondo quanto lo stesso Segretario di Stato Colin Powell ha dichiarato al nuovo Segretario della NATO Jaap de Hoop Scheffer, una forte diminuzione dei contingenti statunitense sul suolo europeo.
Il Financial Times di alcune settimane fa ha scritto che la decisione degli Stati Uniti di ridurre di un terzo le truppe e le basi statunitensi in Europa si configura come una delle più massicce ridislocazioni degli effettivi militari statunitensi dal 1945.
La nostra domanda è se vi siano consultazioni tra il Governo italiano e le autorità statunitensi, e di che tipo, soprattutto relativamente al destino dei contingenti americani in Italia.

PRESIDENTE. Il ministro della difesa, onorevole Martino, ha facoltà di rispondere.

ANTONIO MARTINO, Ministro della difesa. Gli Stati Uniti sono impegnati in un processo complessivo di trasformazione del loro strumento militare, avviato dal Segretario della Difesa, Rumsfeld, fin dall'inizio del suo mandato. Si tratta di una trasformazione funzionale ad una dottrina di impiego incentrata su una maggiore mobilità e flessibilità delle forze, per adeguarle agli impegni che caratterizzano il quadro geostrategico attuale, primo fra tutti la lotta al terrorismo.
Tale processo contempla una possibile ridislocazione delle forze e, dunque, una riconfigurazione della presenza militare


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statunitense nel mondo, comunque senza incremento quantitativo degli effettivi. Il processo rimane soggetto, di fatto, a consultazioni con alleati e partner, in vista delle conseguenti decisioni operative, che verranno assunte in sintonia con i paesi interessati.
In tale contesto di revisione strategica, non si può escludere che possa essere inserita anche una diversa dislocazione della presenza militare americana sul territorio nazionale. Tale modifica degli assetti dovrà, naturalmente, configurarsi nell'ambito degli accordi che regolano la materia concernente l'utilizzazione delle basi in Italia da parte di forze alleate. Si tratta di accordi che trovano il proprio fondamento nel Trattato di Washington, nelle Convenzioni di Londra e di Ottawa del 1951, nel Protocollo di Parigi del 1952 e nel decreto del Presidente della Repubblica n. 2083 del 1962.
In tale quadro di impegni assunti dall'Italia nell'ambito dell'Alleanza del nord atlantico, si inseriscono quelli con gli Stati Uniti: il Bilateral Infrastructure Agreement, del 1954; lo Shell Agreement, del 1995; vari accordi tecnici integrativi.
Gli atti, che hanno un'elevata classifica di segretezza, non possono essere declassificati unilateralmente. Afferiscono, infatti, a materia di carattere militare, non divulgabile, in particolare quando riferita al campo della difesa integrata con i paesi alleati. La diffusione di informazioni sugli strumenti di difesa, le loro capacità e la dislocazione delle forze sul territorio è, a buona ragione, sempre stata considerata fonte di rischio per la sicurezza dei singoli Stati e collettiva; lo è, a maggior ragione, in presenza della minaccia del terrorismo internazionale.
Così è anche per l'accordo tecnico cui fa cenno l'onorevole Deiana riferito al comprensorio militare dell'isola di Santo Stefano, presso La Maddalena. Ciò prescinde, naturalmente, da tutte le garanzie in termini di sicurezza delle persone e delle strutture e di tutela dell'ambiente dell'area de La Maddalena, che rappresentano priorità assolute di questo ministro e rispetto alle quali siamo impegnati da sempre e, proprio oggi, riferiamo in altro ambito parlamentare
In conclusione, oggi, come nel passato, la presenza di forze statunitensi in alcune basi nazionali è riconducibile agli accordi sottoscritti dal nostro paese nell'ambito della storica alleanza tra i due paesi nel quadro della NATO, fattore imprescindibile di salvaguardia della pace, della libertà e della democrazia.

PRESIDENTE. L'onorevole Deiana ha facoltà di replicare.

ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, ringrazio il ministro per le precisazioni che ha reso ma che non rispondono al quesito posto sulla natura delle consultazioni in questione: di che tipo di consultazioni si tratta?
La questione riguardante la declassificazione e l'impossibilità di passare alla desegretazione degli atti senza un accordo bilaterale, senza una reciprocità, non significa assolutamente che le cose debbano restare ferme. L'Italia può pattuire una nuova fase in cui ridiscutere tutto, ponendo il Parlamento nella condizione di conoscere ciò che era classificato in un certo modo e ciò che si prepara in questo giro di consultazioni; altrimenti, il nostro paese sembra essere a disposizione dell'alleato americano, che si limita a comunicarci i suoi piani di riconfigurazione (tra l'altro, basta visitare i siti americani per venirne a conoscenza). Sembra, quindi, che siamo a disposizione delle riconfigurazioni strategiche degli Stati Uniti d'America.
Vorrei sapere quali passi si stanno compiendo da una parte e dall'altra per stabilire una nuova pattuizione e su quali basi il Parlamento italiano sarà messo nelle condizioni di sapere e, quindi, di uscire da quel limbo di totale segretazione.
Per quanto riguarda La Maddalena, assistiamo a decisioni unilaterali (tra l'altro, signor ministro, di sua diretta responsabilità); infatti, rispetto all'accordo del 1972 sul punto di appoggio per la nave arsenale presso La Maddalena, vi è l'intenzione


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da parte del Governo di passare, su richiesta americana, ad un vero e proprio stanziamento di base sulla costa.
Nonostante la sua gentilezza, il punto rimane inevaso. Il Parlamento non è messo nelle condizioni di conoscere, non solo i contenuti della consultazione...

PRESIDENTE. Onorevole Deiana, dovrebbe concludere.

ELETTRA DEIANA. ...ma anche la metodica della consultazione. Siamo chiamati a dirci disponibili o a ridiscutere? Di conseguenza, quale ruolo gioca il Parlamento?

PRESIDENTE. Allora, rimaniamo nel dubbio.
È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. Ringrazio il Governo e i colleghi intervenuti.

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