Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 418 del 4/2/2004
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(Iniziative del Governo per contrastare la povertà - n. 3-03016)

PRESIDENTE. L'onorevole Villari ha facoltà di illustrare l'interrogazione Loiero n. 3-03016 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 8), di cui è cofirmatario.

RICCARDO VILLARI. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, l'interrogazione in esame ha ad oggetto la soglia di povertà alla quale sono esposte sempre più le famiglie italiane. Da un'agenzia di stampa diramata si evince che il ministro Maroni contesta i dati forniti dall'Eurispes; dati che si vanno ad aggiungere ad altre cifre fornite da diverse associazioni che fotografano una realtà del nostro paese oggettivamente drammatica. Questi dati afferiscono, per circa due terzi, alle famiglie residenti nel Mezzogiorno; famiglie che, purtroppo, ormai gravitano intorno alla soglia di povertà.
Il reddito minimo d'inserimento, introdotto dai Governi di centrosinistra, la cui sperimentazione è cessata nel giugno scorso, ha dato una risposta soddisfacente, per certi aspetti anche entusiasmante, senza per questo considerare tale misura come uno strumento di puro assistenzialismo anche perché rivolto alla formazione ed al reinserimento sociale di tanti giovani in età di lavoro.
Il Governo non sembra prevedere nulla per sostenere tanti nuclei familiari esposti a questo disagio.


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PRESIDENTE. Onorevole Villari, si avvii a concludere.

RICCARDO VILLARI. Concludo, Presidente. La domanda che rivolgo al ministro Maroni è che cosa il Governo e, in particolare, il suo stesso ministero intendano fare per incidere su questa problematica sempre più drammatica e che interessa in modo particolare il Mezzogiorno.

PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Maroni, ha facoltà di rispondere.

ROBERTO MARONI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, contrariamente a quanto sostenuto dall'interrogante, nel periodo 2001-2003 l'Italia ha registrato un miglioramento delle condizioni di povertà e di esclusione sociale. Lo testimonia il nuovo piano di azione sull'inclusione sociale 2003-2005, presentato nel luglio scorso all'Unione europea, che ha costituito lo strumento di monitoraggio e verifica - non si tratta di opinioni, ma di monitoraggio e verifica - dei risultati conseguiti a partire dalla prima generazione dei NAP 2001-2003.
L'evidenza più recente in tal senso è rappresentata dall'indicatore nazionale del rischio di povertà, che rileva di quanto in percentuale la sfera dei consumi per le famiglie si collochi al di sotto della linea di povertà. Esso ha mostrato per il 2002 i valori più bassi dall'inizio della rilevazione, vale a dire dal 1997, con una riduzione di oltre un punto percentuale nell'incidenza complessiva rispetto all'anno precedente.
Ma non si tratta dell'unico indicatore che evidenzia un miglioramento. Va altresì rilevato, ad esempio, il miglioramento complessivo della situazione dell'occupazione, con una significativa riduzione del tasso di disoccupazione di lunga durata e del numero di persone che vivono in famiglie in cui nessuno lavora. Per la prima volta nella storia dell'Italia ci sono oltre 22 milioni di occupati. Il tasso di occupazione è cresciuto negli ultimi due anni di quasi due punti, passando dal 54,3 al 56 per cento e portandosi ai valori più alti degli ultimi vent'anni. Il tasso di disoccupazione di lunga durata si è ridotto del 15 per cento. La distanza che separava l'Italia dagli altri paesi europei è stata sostanzialmente colmata.
Il Governo ha avviato un'azione profondamente innovatrice nel campo del welfare, delineata in maniera organica nel Libro bianco del welfare, che vede nella famiglia uno strumento fondamentale per il potenziamento dei processi di coesione sociale. Sono le misure preventive, più che gli interventi assistenzialistici che lei ha citato, che sostengono i percorsi di inserimento nel tessuto vitale e produttivo del paese. È questa l'azione che il Governo sta svolgendo, con le politiche di sostegno delle responsabilità familiari, le politiche per l'istruzione, le politiche attive del lavoro e le politiche esplicitamente di assistenza, a favore di coloro che hanno ridotte capacità di lavoro, con il reddito di ultima istanza, previsto nel Patto per l'Italia e accolto da tutte le parti sociali, che sostituisce il reddito minimo di inserimento (misura, quest'ultima, assolutamente assistenziale).
Da ultimo, mi consenta di dubitare dell'imparzialità e dell'attendibilità della ricerca dell'Eurispes. In primo luogo, infatti, non si tratta di una misurazione del livello di povertà sulla base dei dati ISTAT, come invece ha fatto il Governo, bensì di un sondaggio sulla percezione della povertà. In secondo luogo, nel consiglio direttivo dell'istituto, come lei sa molto bene, siedono persone che mi pare lascino molto a desiderare dal punto di vista dell'imparzialità: il senatore Gavino Angius, presidente del gruppo dei Democratici di sinistra del Senato; l'onorevole Giorgio Benvenuto, deputato dei Democratici di sinistra; l'onorevole Gianni Mattioli; nonché una persona che lei certamente ben conosce, l'onorevole Clemente Mastella.

PRESIDENTE. L'onorevole Villari ha facoltà di replicare.

RICCARDO VILLARI. Signor Presidente, signor ministro, nel dichiarare la


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mia assoluta insoddisfazione, preciso di non aver fatto riferimento esclusivamente ai dati Eurispes. Se mi avesse prestato maggiore attenzione, signor ministro, si sarebbe reso conto che facevo riferimento anche alle numerosissime associazioni, certamente non politicizzate, che rilevano una situazione oggettiva, nel nostro paese, di rischio povertà.
Lei fa parte, signor ministro, di un Governo certamente opulento (ho la sensazione che esca poco dal suo ufficio). Mi deve spiegare come si possa immaginare che una famiglia di quattro persone con un unico reddito mensile di mille euro - si pensi alla famiglia di un impiegato con due figli, o anche con un anziano a carico - non sia a rischio povertà.
Sottolineo che il suo Governo ha rifinanziato fino al giugno 2003 il reddito minimo di inserimento, cui faceva riferimento quale misura assistenziale: se si trattasse di misure assistenziali, non avreste previsto nella legge finanziaria 2004 il reddito di ultima istanza, che peraltro è stato un bluff, perché se non si adottano provvedimenti di intesa con le regioni non può entrare in vigore.
Ho la sensazione, signor ministro, che la sua sia una speranza piuttosto che una fotografia della realtà. L'Italia non è certamente un paese povero, ma è a rischio povertà. Non lo dice l'Eurispes, bensì i cittadini con i quali ci confrontiamo quotidianamente. Non la invito a recarsi nel Mezzogiorno, perché certamente lo ha già fatto. Il problema, peraltro, non riguarda esclusivamente il Mezzogiorno ma tutto il paese.
C'è un impoverimento oggettivo che riguarda il ceto medio di questo paese che è tanto significativo. Devo dirle che la sufficienza con la quale lei ha inteso rispondere alle mie argomentazioni mi preoccupa, in quanto ritengo che in questo settore così delicato più che di polemiche il nostro paese avrebbe bisogno di maggiore responsabilità. Invece, affrontare in questa maniera i problemi significa anche sottovalutarli.
Il problema c'è: io non voglio dire che la colpa è esclusivamente di questo Governo, ma il problema c'è. Dire che non è così, come lei ha dichiarato in questa agenzia di una mezz'ora fa, quasi in qualche modo parandosi dalle sue responsabilità, significa oggettivamente vivere in un paese che non c'è. Registro il suo buonumore (mi fa piacere per lei) ma la invito ad utilizzare la sua energia per monitorare il nostro territorio e la situazione delle nostre famiglie in maniera un po' più precisa e puntuale (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 16,05.

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