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PRESIDENTE. L'onorevole Vascon ha facoltà di
LUIGINO VASCON. Signor Presidente, signor ministro, domenica 1o febbraio 2003 abbiamo, nostro malgrado, assistito ancora una volta alla barbara festa musulmana del cosiddetto sacrificio del montone: in parole povere, ricordando l'omaggio di Abramo a Dio, in questa giornata ogni capofamiglia musulmano immola un montone.
PRESIDENTE. Onorevole Vascon, si avvii alla conclusione.
LUIGINO VASCON. Inoltre, tale pratica contrasta in maniera molto evidente con le regole di macellazione italiana, che prevedono lo stordimento preventivo dell'animale e l'abbattimento con la riduzione il più possibile del dolore.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, l'interrogante pone una questione molto delicata, perché questo tipo di macellazione è assai simile a quella prevista anche per il rito ebraico nei confronti del quale lo Stato italiano si è già impegnato al rispetto di una prescrizione religiosa con un'apposita legge pattizia (la legge n. 101 del 1989).
ritenuto di dover tenere in considerazione le esigenze particolari di certi riti religiosi in tale settore (in questo paese, da duemila anni, il rito ebraico si svolge con caratteristiche sostanzialmente uguali).
PRESIDENTE. L'onorevole Vascon ha facoltà di
LUIGINO VASCON. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi dichiaro, come peraltro era immaginabile, assolutamente insoddisfatto per la risposta che il rappresentante del Governo ha fornito, dal momento che nel corso non soltanto di questa legislatura, ma anche quelle precedenti, il gruppo della Lega Nord Federazione Padana ha più volte interrogato e sollecitato il Governo sul tema delle macellazioni. I documenti che comprovano quanto sto per affermare dimostrano che le macellazioni quasi sempre vengono effettuate in luoghi non idonei e quindi non autorizzati.
Il cosiddetto sacrificio avviene, purtroppo, in maniera estremamente crudele: il povero animale viene appeso vivo per le zampe, gli viene recisa la vena giugulare e viene lasciato morire dissanguato tra atroci sofferenze e struggenti, lunghissimi lamenti (è qualcosa di disumano e inascoltabile, mi creda).
È evidente che, per quanto si possa essere comprensivi nei confronti delle tradizioni di altre religioni, risulta veramente incomprensibile come uomini normali possano anche solo pensare di proseguire nel XXI secolo in una consuetudine veramente inqualificabile.
L'articolo 19 della Costituzione riconosce a tutti il diritto di professare liberamente la propria fede e la libertà religiosa, che si estrinseca anche nel diritto di poter osservare le prescrizioni alimentari del proprio credo, secondo tradizioni consolidate nel tempo e ritenute da molte fedi prescrizioni rituali fondamentali. Tale situazione fa sì che la menzionata esigenza debba prevalere su eventuali ulteriori considerazioni quali, fra le altre, i sentimenti di alleviare ogni inutile sofferenza nei confronti degli animali sottoposti a macellazione.
Tale assunto è confermato anche dalla normativa europea in materia, che ha
Con il decreto legislativo n. 333 del 1998 è stata data attuazione alla direttiva comunitaria relativa alla protezione degli animali durante la macellazione. Tuttavia, l'articolo 2 prevede che, per le macellazioni secondo determinati riti religiosi, l'autorità competente in materia di applicazione e controllo sia l'autorità religiosa per conto della quale sono effettuate le macellazioni.
Lo stesso provvedimento normativo dichiara non applicabili alle macellazioni rituali le procedure di stordimento e di immobilizzazione prima della macellazione. La predetta normativa si armonizza con tutti i principi dell'Unione, affinché vi siano diritti polietnici in una società in cui si promuove l'uguaglianza nel rispetto delle diverse identità culturali, etniche e religiose.
Naturalmente, va sottolineato che questa deroga riguarda esclusivamente la possibilità di evitare lo stordimento preventivo degli animali prima del dissanguamento, mentre tutte le successive fasi vengono sempre svolte sotto la sorveglianza del servizio veterinario ufficiale del macello (quindi, vi è anche un controllo pubblico per quanto concerne le modalità).
Pertanto, non posso fare altro che confermare, dal punto di vista del rispetto delle tradizioni religiose, tali principi che si applicano all'ebraismo ed a questo tipo di riti, naturalmente all'interno della normativa, consolidata e positiva, attualmente in vigore nel nostro paese, come in tutti gli altri paesi europei.
Al di là di questo, occorre dire che se si vuole realizzare un contesto di tolleranza e di integrazione, questa direzione è totalmente sbagliata. Se si vuole integrazione si accettano infatti le regole del paese nel quale si è ospiti.
Al di là di questo, noi constatiamo che chi è preposto al controllo non controlla ed ogni anno si ripete la totale latitanza da parte di chi dovrebbe vigilare e controllare. Cosa diversa e contraria avviene laddove nelle nostre campagne si dovrebbe continuare una tradizione consolidata, ma questa invece è ostacolata da norme e regole estremamente rigide. Abbiamo quindi una disparità di trattamento fra il cittadino italiano e quello ospite, al quale è concessa in ogni caso licenza di praticare, secondo i dettami legislativi che ci sono stati appena richiamati, pratiche a dir poco inqualificabili.
Quello che ci sconforta, al di là della pratica a fini religiosi, è il maltrattamento dell'animale; in quest'aula, credo che pochi abbiano mai udito i lamenti di questi animali. Credo che, a fronte di tali «audizioni», non soltanto muterebbero le opinioni, ma sarebbero anche più numerose le voci che si leverebbero in difesa dei diritti degli animali (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).


