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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 14 novembre 2003, n. 314, recante disposizioni urgenti per la raccolta, lo smaltimento e lo stoccaggio, in condizioni di massima sicurezza, dei rifiuti radioattivi.
Ricordo che nella seduta di ieri sono state respinte le questioni pregiudiziali e che si è conclusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 4493 sezione 3), nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 4493 sezione 4).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 4493 sezione 5).
Avverto altresì che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto altresì che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 4493 sezione 1).
Avverto altresì che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 4493 sezione 2).
Informo l'Assemblea che, in relazione al numero di emendamenti presentati, la Presidenza applicherà l'articolo 85-bis del regolamento, procedendo in particolare a votazioni per principi o riassuntive, ai sensi dell'articolo 85, comma 8, ultimo periodo, ferma restando l'applicazione dell'ordinario regime delle preclusioni e delle votazioni a scalare.
A tal fine il gruppo di Rifondazione comunista è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Avverto che, prima della seduta, sono stati ritirati gli emendamenti Boccia 1.7 e 1.8 e Realacci 1.17 e 1.46.
Avverto altresì che gli emendamenti Coronella 1.25 e Lupi 1.260 sono stati sottoscritti dall'onorevole Foti e che gli emendamenti Zanetta 4.6 e Foti 4.50 sono stati sottoscritti dagli onorevoli Realacci, Piglionica e Vianello.
Passiamo agli interventi sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto legge.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo in primo luogo per sottolineare formalmente l'atteggiamento propositivo del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, concordato, come si vedrà, dall'intera opposizione e teso a realizzare un provvedimento che risponda agli obiettivi che il Parlamento si pone per mettere in sicurezza i siti attualmente contenenti scorie radioattive e avviare le procedure per l'individuazione di una soluzione definitiva per il deposito delle scorie.
Desidero in maniera particolare sottolineare l'atteggiamento del presidente Armani, in qualche modo diverso da quello tenuto dal Governo che, nel giorno nel quale gli italiani erano colpiti in Iraq da una gravissima disgrazia, ha trovato il modo, in tre minuti e non di più, di approvare un provvedimento che aveva tutt'altri scopi, alquanto affaristici e penalizzanti nei riguardi di una comunità.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di consentire al collega di esporre le proprie ragioni nel rispetto dell'intera Assemblea. Vi prego di prendere posto. Prego, onorevole Boccia.
ANTONIO BOCCIA. Affinché l'obbiettivo del Parlamento di addivenire ad un buon provvedimento sia realizzato, intervengo per segnalare al presidente della Commissione, che, ripeto, è stato un protagonista di questa vicenda, operando affinché in Commissione si determinassero le condizioni per «costringere» il Governo a modificare il testo del decreto-legge, e al relatore, che ha fatto altrettanto, che il Governo non è presente e quindi non so a chi rivolgere queste mie premure. Mi auguro che vi sia almeno qualcuno in aula perché altrimenti diventa difficile. Il Governo c'è? È arrivato? Mi va bene!
PRESIDENTE. C'è il sottosegretario Brambilla, onorevole Boccia.
ANTONIO BOCCIA. Mi va benissimo, Presidente. Non so che cosa potrà capire ed interpretare, ma insomma...
PRESIDENTE. Io credo che il sottosegretario capirà benissimo quello che lei sta dicendo, onorevole.
ANTONIO BOCCIA. Bene, mi fido anche io, Presidente.
PRESIDENTE. Benissimo, la ringrazio.
ANTONIO BOCCIA. Ora - lo dico al relatore - tutta l'indagine conoscitiva svolta dalla Commissione ambiente, la direttiva comunitaria, la convenzione sottoscritta nel 2001 e le audizioni che abbiamo svolto portano ad una conclusione e cioè che per sistemare definitivamente queste scorie c'è bisogno di una soluzione flessibile (per le scorie di prima categoria, per quelle di seconda, per quelle di terza, per quelle irradiate e via dicendo). Invece, in questo decreto-legge, anche per volontà del relatore e della maggioranza della Commissione, si continua a parlare di un sito unico, il che significa che, in contrasto con tutti questi orientamenti, si ritiene di dover continuare a perseguire la strada del sito unico. Credo che una riflessione, invece, andrebbe fatta.
In secondo luogo, è previsto che a scegliere questo sito unico, al termine di una procedura, sia un commissario straordinario. Io capisco il Governo che, su una questione che riguarda la vita di tutti gli italiani, manda giustamente il sottosegretario Brambilla a seguire il provvedimento, ma mi rivolgo al presidente Armani: presidente Armani, non ritiene un tantino ridicolo che il Parlamento ed il Governo deleghino ad un commissario straordinario il compito di individuare il modo e il sito per il deposito delle scorie radioattive? È una questione di così scarsa rilevanza che il Governo si spoglia delle sue prerogative e si affida ad un commissario straordinario, il quale ad una certa data, forse, magari, comunicherà al Governo e al Parlamento le sue decisioni. Come pensate che le popolazioni interessate possano accogliere positivamente un atto, magari come quello ultimo del commissario della Sogin, di notte, con sotterfugi? È evidente che vi saranno delle proteste!
Questa è una procedura che, secondo me, rasenta l'illegittimità perché l'individuazione del sito magari non deve essere fatta con legge, ma almeno un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, è il minimo che si potesse fare! Noi, inoltre, abbiamo molto insistito affinché questa attività istruttoria non fosse svolta soltanto da un commissario, cioè un'autorità forte, ma avvenisse attraverso un organismo più partecipato (abbiamo proposto che se ne occupasse un'agenzia, composta da una pluralità di persone).
Inoltre, presidente Armani, il decreto-legge prevede che l'anno che deve decorrere per l'individuazione del sito decorra dalla data di entrata in vigore della legge. Lei sa meglio di me che non soltanto ci vorranno un po' di giorni, ma poi probabilmente il Governo impiegherà qualche settimana - speriamo non mesi - per la nomina del commissario. Forse sarebbe
stato più opportuno far decorrere l'anno dalla data della nomina del commissario, in modo che questi avesse effettivamente un anno davanti.
Inoltre, la scelta di questo commissario avviene - lo dico al relatore - soltanto «sentita» la commissione scientifica. In altre parole, noi nominiamo una commissione scientifica di altissimo livello perché faccia un lavoro di individuazione del sito migliore e poi, nella legge, diciamo che il commissario sceglie il sito solo «sentita» questa commissione.
Penso che vada detto in conformità con gli orientamenti maturati dalla Commissione.
È prevista l'espressione di un parere da parte dell'APAT, del CNR e dell'ENEA, ma anche in questo caso vi è un errore di impostazione: è previsto il parere sulla validazione. Credo che il parere debba essere previsto sulla scelta del sito. A cosa serve che l'APAT, il CNR e l'ENEA dichiarino, tra quattro o cinque anni, in sede di valutazione: siamo contrari? È necessario che questi enti di Stato si pronunzino al momento in cui è individuato il sito ipotetico. Penso che ciò sia ragionevole. Deve assolutamente essere corretta questa previsione.
Nel provvedimento si fa riferimento solo alle caratteristiche geomorfologiche. Perché non si fa riferimento a tutte le caratteristiche previste dalla direttiva comunitaria e dall'articolo 30 della cosiddetta legge Marzano? Mi pare molto riduttivo.
Presidente Armani, in Commissione avevamo maturato la convinzione che vi fosse la possibilità di un accordo internazionale esclusivamente fra le nazioni che versano nelle stesse condizioni in cui versa l'Italia, ossia non hanno più centrali nucleari attive ma solo qualche residuo (come nel nostro caso: 350 tonnellate di irradiati). A mio avviso, si deve tentare la strada di un accordo internazionale. Perché non prevederlo? È un'omissione francamente inspiegabile.
Inoltre, il testo è veramente preoccupante. Prevede che la validazione del sito sia fatta, non in conformità ai lavori della commissione, ma sulla base degli studi effettuati. Ma da chi deve essere realizzata? Il Consiglio dei ministri deve fare la valutazione e la validazione? Secondo me non funziona. Si corre il rischio di approvare un provvedimento impraticabile. Credo che valga la pena in extremis di sistemarlo.
Mi si consenta, dovrei dirlo al relatore che, ovviamente, è distratto, anche lui è interessato solo a vedere chi deve vincere la gara per fare questi lavori; lo dico, quindi, al presidente Armani. Brambilla, poi, sta per i fatti suoi, parla di altre cose. Lo comprendo, perché lui non capisce niente di queste materie, quindi, sta lì per parlare (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Presidente, la Commissione...
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, la prego di usare, nei confronti di un collega del Governo, frasi più accettabili, perché lei non può...
ANTONIO BOCCIA. Presidente, ho detto che non capisce niente di questa materia, infatti, non è il sottosegretario competente in materia (Commenti del deputato Foti)...
PRESIDENTE. Mi sembra gratuita questa sua affermazione e questo giudizio che esprime su un membro del Governo. La prego di astenersene la prossima volta (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
ANTONIO BOCCIA. Non ha una competenza specifica, come devo dirlo?
TOMMASO FOTI. Ma che ne sai tu?
ANTONIO BOCCIA. È un membro del Governo che non ha una competenza specifica nella materia.
PRESIDENTE. Può essere. È già diverso da ciò che ha detto precedentemente.
ANTONIO BOCCIA. Allora dico così: è presente un sottosegretario che non ha una competenza specifica nella materia.
PRESIDENTE. Potrebbe essere, ma, comunque, rappresenta legittimamente il Governo nel suo complesso. Grazie!
ANTONIO BOCCIA. Mi va bene. Presidente, serve per dire con quanta attenzione il Governo segua questa problematica (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Per quanto riguarda la composizione della commissione, Presidente, le popolazioni accetteranno la scelta del sito se la commissione che lo individua è una commissione terza. Se la commissione è nominata per i due terzi dal Governo, è evidente che le popolazioni non avranno alcuna fiducia del risultato e protesteranno, quale che sia la soluzione. Ma se non si capisce che questa doveva essere una soluzione terza, condivisa da tutto il Parlamento, quando poi le popolazioni protesteranno, non ci si dovrà lamentare!
Inoltre - mi rivolgo al relatore -, all'articolo 3 è previsto, in maniera secca, che tutti - lo ripeto - tutti i rifiuti, di prima, di seconda e di terza, più i combustibili irradiati, siano messi nel deposito.
Ora, questa è una decisione che la Commissione ambiente ha escluso, ritenendola poco saggia. Non vi sono state solo audizioni: anche alcuni membri della Commissione hanno più volte chiarito che è dannoso mettere tutto nello stesso deposito. Adesso lo scriviamo nella legge, rendendo irreversibile il processo!
Vado a trattare un altro aspetto, quello della quantificazione e della copertura degli oneri. Anche da questo punto di vista, devo segnalare che il testo non funziona perché non si attribuiscono, materialmente, le risorse per procedere. Peraltro, non si saprebbe nemmeno a chi attribuirle. A tale proposito, devo dire al relatore che, forse, è opportuno che legga bene l'emendamento presentato dall'onorevole Vendola: questo emendamento, che si riferisce all'articolo 2, lettera b), sostituisce solo il primo periodo. Siccome ho inteso bene la volontà del presidente Armani, va chiarito che l'emendamento in parola sostituisce l'intera lettera b), perché se sostituisse solo il primo periodo, il commissario sarebbe prorogato. Deve sostituire l'intera lettera b), non soltanto il primo periodo. Poiché c'è un errore materiale, credo che almeno questo il Comitato dei nove debba correggerlo: deve essere sostituita - ripeto - l'intera lettera b) e non soltanto il primo periodo.
Per quanto riguarda, poi, la copertura, signor Presidente, è come se io mettessi a verbale, con questo mio intervento, che c'è una spesa certa, quella per la messa in sicurezza dei siti, sopportata dalla società SOGIN, interamente partecipata dal Tesoro e, quindi, pubblica, con un'entrata incerta derivante da un deposito che non sappiamo se si farà, da conferimenti che non sappiamo se saranno assegnati e, in conclusione, con introiti che non sappiamo se vi saranno. Viene messo certamente a rischio l'aspetto formale, la qual cosa mi interessa - anche se dovrebbe interessare di più altre autorità dello Stato a ciò preposte - ma mi interessa maggiormente che la messa in sicurezza dei siti, poi, potrebbe non avvenire. Perché? Perché il provvedimento prevede, tra l'altro, che la messa in sicurezza avvenga con le entrate che deriveranno dai conferimenti al deposito, mentre tutti noi sappiamo - e lo sa soprattutto il relatore - che, invece, questa copertura potrebbe avvenire con le entrate che l'ENEL percepisce sulle bollette.
Dunque, come si vede, vi sono errori di forma, che sono anche di sostanza, che rendono impercorribile il procedimento che noi intendiamo attivare in questo provvedimento.
Signor Presidente, poiché sono terminati i quindici minuti di cui disponevo, mi avvio alla conclusione richiamando la sua attenzione - perché spetta a lei - sul seguente fatto: non risultano recepite da questo documento le condizioni poste dal Comitato per la legislazione; allo stesso modo, non risultano recepite le condizioni poste dalla I Commissione e quelle poste dalla Commissione bilancio. Credo sia dovere della Presidenza fare in modo che tali
condizioni siano fatte proprie dal Comitato dei nove. Grazie, signor Presidente (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Boccia; la Presidenza si farà carico di accertare quanto da lei denunciato, qui, nel suo intervento.
Rivolgo un saluto ai componenti dell'Assemblea delle delegazioni dei Comitati di controllo sui servizi di informazione e sicurezza di Stati dell'Unione europea, i quali assistono ai nostri lavori (Applausi).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Potenza. Ne ha facoltà.
ANTONIO POTENZA. Signor Presidente, io credo che sia stata una fortuna per il paese che il Governo abbia inserito il nome di Scanzano quale sito unico nazionale per il deposito delle scorie radioattive. È stata una fortuna, perché la reazione che ne è scaturita è stata tanto forte ed autorevole da costringere il Governo a cancellare il nome del comune lucano, benché questa possa essere una vittoria di Pirro, ma da costringere l'Italia intera ad interrogarsi su come questioni di tale importanza siano gestite sul piano del metodo e del merito. La protesta civile, documentata e pazientemente spiegata a tutti, ha prodotto il miracolo di una riflessione collettiva del paese sull'intera vicenda, su chi la stava gestendo e su come la stava gestendo. E sono emerse cose inquietanti, imbarazzanti, finanche al limite del ridicolo, che ci hanno fatto vergognare di essere governati in questa maniera.
Io non parlo, signor Presidente, del mancato coinvolgimento delle autonomie locali, del mancato rispetto delle leggi, del mancato rispetto delle direttive europee sui criteri di scelta del sito; sono cose gravi, ma che possono provocare l'indignazione della gente, la delusione, l'amarezza, non certo il senso del ridicolo. Quello che è grave è questa militarizzazione alla Sturmtruppen di tutta la questione nucleare, con un generale che va in incognito - come ricordava l'amico Boccia - in un paese e che, dopo aver visitato una miniera di salgemma, decide che quello è il miglior sito del mondo, che organizza già il trasferimento dei rifiuti nucleari, che si lascia andare a frasi del tipo: ormai è tutto deciso; alla fine la protesta della gente è solo una questione di soldi. E quello che è grave è che un generale di questo tipo, che ha fatto collazionare una brutta figura mondiale al Governo Berlusconi - se ce ne fosse ancora bisogno, ce ne sono tante altre -, senza consultare esperti, senza commissionare ricerche serie, rimanga tranquillamente al suo posto, senza che nessuno, né il Presidente del consiglio dei ministri, né segretari, né sottosegretari all'agricoltura o al commercio, né segretari di partiti della maggioranza sentano minimamente il dovere di reclamare la sua testa.
Noi dobbiamo ringraziare la civile protesta dei lucani se oggi discutiamo di questo decreto-legge non per dire «sì» o «no» a Scanzano, ma per mettere a frutto tutto quello che un dibattito spontaneo, ricco, partecipato ed appassionato ha detto. Hanno parlato fior di scienziati e, sinceramente, signor Presidente, ci hanno detto cose che ci hanno fatto accapponare la pelle, facendoci tremare per il pericolo scampato. Hanno detto che il sito di Scanzano non è sicuro, che ci sono fratture che nei millenni si sono prodotte nell'argilla sottostante, che la zona è a rischio di inondazione, come dimostra la stessa natura paludosa dei territori oggetto di bonifica nell'immediato dopoguerra, che è un errore mettere insieme tutti i tipi di rifiuti nucleari e che l'errore più grave sarebbe proprio quello di metterli insieme in un sito sotterraneo, che il solo modo per tenere sotto controllo le scorie a maggior pericolo di radioattività è proprio di organizzare intorno ad esse una custodia permanente, con opere di protezione sempre più sofisticate, che ogni dieci, ogni venti anni, debbono potersi rinnovare in sintonia con i progressi scientifici che si vanno facendo.
Altro che nasconderle sottoterra, come si fa per la polvere sotto il letto! Bisogna conviverci, con tutta la consapevolezza di doverli tenere sotto controllo. Ci hanno detto gli scienziati, quelli seri, che è un errore trasportarli da un posto all'altro, e che anziché un sito unico sarebbe giusto organizzarne più di uno anche in relazione al tipo di rifiuti.
Signor Presidente, la domanda è: avremmo fatto questi ragionamenti se non ci fosse stata la reazione a fusione fredda che il popolo lucano ha prodotto? Ecco perché, colleghi, non basta aver tolto l'indicazione predeterminata di un sito dal decreto-legge per dire che le cose vanno bene; le cose, invece, vanno malissimo, e andranno così fin quando rimarrà questo impianto decisionale che non solo è antidemocratico, ma mette anche un potere decisionale in mano ad apparati inadeguati e a persone sbagliate che fanno dell'arbitrarietà e della discrezionalità il merito del giudizio. Con i commissari non si va da nessuna parte! Occorre mettere i rappresentanti legittimi delle istituzioni, statali e locali, insieme al fior fiore della comunità scientifica senza vincoli di apparati, al fine di stabilire una strategia condivisa; ed occorre che questo metodo sia garantito dal Parlamento, quale unica sede idonea a sottrarre la decisione al pericolo di essere una decisione di parte.
Per il resto sottoscrivo gli emendamenti annunciati dall'onorevole Boccia (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-UDEUR-Alleanza Popolare e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bandoli. Ne ha facoltà.
FULVIA BANDOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor presidente della Commissione, onorevole relatore, mi rivolgo a voi e anche al Governo, per quanto non rappresentato come forse sarebbe necessario in questo momento dato che siamo di fronte ad una scelta importante, per dirvi, senza esagerazione, che l'impressione che avete dato in queste settimane è che navigate veramente a vista e che non avete neanche acceso il radar. Dico ciò perché avete fatto, nel giro di qualche settimana, proposte, le une diverse dalle altre, e soprattutto non date l'impressione, se non alcuni membri della Commissione che si sono sforzati con noi nei giorni scorsi di capire almeno se c'era una via d'uscita, di voler risolvere questo problema così serio.
Vedete, questa vicenda dimostra anche un'altra cosa. Lo so che è difficilissimo riconoscere un errore. Lo è stato probabilmente anche per noi quando abbiamo governato; eppure, a volte, è un segno di forza riconoscere un errore e sapere rimediare. Tutta l'Italia, in diverso modo e non solo la Basilicata, vi ha spiegato e vi ha detto chiaramente che vi stavate sbagliando. Non solo la mobilitazione popolare ma persino la Confindustria, le regioni, i sindacati, il mondo scientifico e la Commissione ambiente della Camera, che ha svolto un lavoro serio e che con le audizioni, da noi molto richieste, è riuscita mettere in rilievo i molti limiti che aveva il decreto-legge precedente ma che, purtroppo, anche questo decreto-legge non elimina.
Ho poi saputo, proprio in queste ore, che l'ineffabile generale Jean è stato sentito oggi nella Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e pare abbia, in quella sede, lo diranno poi alcuni colleghi del mio gruppo parlamentare che hanno partecipato all'audizione, fornito l'autentica versione di come sareste giunti a decidere il sito di Scanzano. Ebbene, questa versione è inquietante per non dire preoccupante, perché questo generale si è espresso come se stesse facendo una chiacchierata al bar, ma pare che, proprio in questo modo, voi siate giunti alla decisione.
La vostra strada, quella che ci proponete in questo decreto-legge, non porta alla risoluzione del difficile tema di dove mettiamo le nostre scorie nucleari, e sottolineo le nostre.
Ciò perché il primo principio che dovrebbe guidarci in questa scelta è la responsabilità nazionale, sociale e ambientale. Mi rendo conto che si tratta di un
principio difficile e complicato, ma per quanto concerne le questioni ambientali è un principio serio.
Ho letto che alcuni penserebbero al deserto del Sahara, in Africa, per depositare tutte le scorie nucleari dei paesi industrializzati. Si tratta di un segnale, veramente chiaro, che rivela la mancanza di assunzione di responsabilità verso quel continente: infatti, non solo noi, come paesi industrializzati, non diamo e non daremo ai paesi poveri ciò che dovremmo, sotto forma di aiuti, ma c'è anche qualcuno che pensa di dare loro le scorie del nostro modello di sviluppo.
Le scorie, invece, sono le nostre: purtroppo, sono di centrali che abbiamo costruito noi, d'accordo o contrari che fossimo allora - ricordo che ero tra i contrari, ma ciò non conta nulla -, e di nostre imprese, che hanno utilizzato quell'energia; sono, infine, scorie dei nostri ospedali. Il problema, dunque, è nostro, e va risolto da questo Parlamento, d'intesa con le regioni, con il mondo scientifico e con le comunità locali.
Vedete, per la mole delle nostre scorie nucleari, tutto sommato piccola rispetto ad altri paesi europei e mondiali, soprattutto per quanto riguarda quelle più pericolose (di cosiddetto terzo livello), non escludo e non escluderei un concerto con l'Europa per realizzare un sito sovrannazionale. Mi sembrerebbe anzi giusto ragionare anche su questa ipotesi, ma non andrei oltre questi confini.
Ho letto sui giornali, invece, che il ministro dell'ambiente, l'onorevole Matteoli, che ieri voleva seppellire tutto a Scanzano, oggi sostiene che metterebbe le scorie in Canada; non afferma che ha stipulato un accordo o che ha aperto una trattativa con il Governo del Canada, ma che forse metterebbe le scorie in quel paese, parlandone come se si ragionasse sul luogo dove andare a fare una gita! Insomma, c'è irresponsabilità, sommarietà e confusione: non trovo le parole e non voglio offendere esageratamente, ma siamo arrivati ad un livello difficilmente sopportabile per un Parlamento che, su questi temi, dovrebbe mostrare serietà e responsabilità. Ma non mi meraviglio, perché anche lo stop and go - andare avanti e poi tornare indietro - è una caratteristica del ministro dell'ambiente.
Vorrei dirlo qui oggi: non abbiamo commentato ieri, quando è avvenuto, ma anche a Milano, alla Conferenza sui cambiamenti climatici, è accaduto qualcosa. È accaduto, infatti, che il ministro dell'ambiente abbia fatto un impercettibile passo indietro anche sul Protocollo di Kyoto affermando, sostanzialmente, che bisogna andare oltre e che non possiamo subordinare le esigenze dello sviluppo a quelle dell'ambiente, ed ho sentito che gli ha fatto eco, in una dichiarazione, anche il capogruppo di Forza Italia.
Ebbene, vi chiedo di rivedere le cifre relative ai cambiamenti climatici, drammatiche anche sotto il punto di vista economico e, soprattutto, dell'agricoltura, e vi chiedo di rinsavire, perché dobbiamo mantenere un impegno non solo per rispettare il Protocollo di Kyoto, ma anche per garantire la sicurezza di miliardi di esseri umani, che oggi non sopportano e non possono sopportare il livello di emissioni in atto; soprattutto, non lo sopporta il pianeta.
Ma veniamo al decreto-legge. Avreste dovuto ritirarlo, perché era la strada più saggia, ma non avete voluto farlo; invece, l'avete «impapocchiato» e riscritto, e continuate sulla strada della straordinarietà quando non c'è niente di straordinario, ma è tutto molto ordinario.
Noi, come altri paesi, abbiamo le scorie e lo sappiamo da decenni; noi, come altri paesi, le dobbiamo collocare e lo sappiamo da decenni. La strada ordinaria, concertata con gli enti locali e le regioni, sarà più lenta ma è sicura; essa è tracciata da provvedimenti precedenti in materia che non avete voluto considerare e porta il problema a soluzione, mentre io credo (spero di sbagliarmi) che voi non lo farete.
Spaventare i cittadini, militarizzare il tema, imporlo d'autorità sortisce effetti contrari e spero che ve ne siate resi conto. Anche tirare in ballo il terrorismo non è giusto: il terrorismo è un pericolo serio e reale e può colpire tanti obiettivi civili,
industriali o militari (Commenti del deputato Rizzi). Se lei sbadigliasse un po' più civilmente, almeno in Parlamento, non sarebbe male, onorevole Rizzi.
CESARE RIZZI. Mi sta facendo addormentare!
FULVIA BANDOLI. Allora, vada a prendersi un caffè!
PIERO RUZZANTE. Presidente!
RENZO INNOCENTI. Presidente!
CESARE RIZZI. Calma!
PRESIDENTE. Prego, onorevole Bandoli, continui il suo intervento.
FULVIA BANDOLI. Come dicevo, in Italia vi sono almeno 700 siti industriali, elencati dalla Seveso 2, che sono altrettanto pericolosi quanto potrebbe esserlo un deposito di messa in sicurezza di scorie come queste. Vi sono alcune (purtroppo poche) regioni che trattano tutti i loro rifiuti, dagli urbani agli speciali, in impianti sicuri e in apposite piattaforme. Questi impianti li hanno fatti attraverso i piani regionali discussi con le province, sono arrivati a quei livelli con il consenso dei cittadini. Questa è la strada da seguire: la seguiamo noi nelle diverse regioni dove governiamo e la seguite anche voi dove governate (ma non dappertutto); non si capisce perché non l'abbiate voluta seguire in questo caso.
Con i nostri emendamenti vi chiediamo alcune cose precise, almeno per cambiare la faccia di un decreto-legge altrimenti inaccettabile. Vi chiediamo di tornare alla via ordinaria e non militare, perché questo è un elemento di fondo per dare certezza a tale processo; altrimenti, alla scadenza del termine di 12 mesi che avete inserito nel decreto-legge, ci troveremo nella stessa identica situazione di oggi.
Vi chiediamo di abolire la figura del commissario straordinario, perché già quello che avete nominato nel caso di Scanzano, ha fatto una misera figura e l'ha fatta fare anche a voi. Vi chiediamo di prevedere l'intesa forte con le regioni e gli enti locali, vi chiediamo una campagna seria di informazione dei cittadini, vi chiediamo di accettare come in tutta Europa la differenziazione tra rifiuti nucleari di primo, secondo e terzo livello (e non è cosa di poco conto). Vi chiediamo, dunque, di prevedere nel testo uno o più siti per i rifiuti meno pericolosi di primo e secondo livello, che siano di tipo ingegneristico e non geologico e di prevedere che temporaneamente (e quando diciamo «temporaneamente», per i rifiuti nucleari parliamo sempre di quaranta o cinquant'anni) anche quelli di terzo livello possano essere messi in sicurezza in uno o più di questi siti in superficie, in attesa di una soluzione definitiva che potrebbe essere concordata con l'Europa o che potrebbe trovare anche nuove soluzioni dal punto di vista tecnologico.
Vi chiediamo, in sostanza, di rinunciare, una volta per tutte, all'ipotesi di un sito geologico, perché non possiamo seppellire per migliaia di anni una ridotta quantità di rifiuti, quando forse una soluzione tecnologica diversa ci porterebbe a doverli spostare; inoltre, perché l'investimento - e voi siete tanto attenti alle risorse - non vale la pena di farlo in quelle dimensioni per una piccola quantità di rifiuti, a meno che non si voglia diventare il deposito anche per altri rifiuti nucleari non solo italiani.
Infine, vi chiediamo di spiegarci - come diceva l'onorevole Boccia che vi sta interrogando ormai da quattro giorni su questo punto - la copertura finanziaria. Non ci avete ancora spiegato dove prenderete le risorse che dovrebbero servire.
Credo non sia difficilissimo capire che la vostra strada, per ora, è molto diversa da quella che abbiamo individuato, come DS e come opposizione, nell'insieme degli emendamenti che abbiamo presentato al vostro decreto-legge. In Commissione, da parte del relatore, avevo visto un atteggiamento di possibile ascolto. Per ora, gli emendamenti accolti sono molto limitati e su aspetti secondari. Le cose fondamentali
continuate a tenerle nella più grande ambiguità o, a mio parere, a scambiare una proposta con un altra.
PRESIDENTE. Onorevole Bandoli...
FULVIA BANDOLI. Ad esempio, non dovrebbe essere tanto difficile - e concludo - dirci con chiarezza se il commissario lo volete o meno, se al sito geologico rinunciate o meno, se differenziate i tipi di rifiuto o continuate a fare di tutta l'erba un fascio come avete fatto in questi giorni.
Mi auguro che la discussione sugli emendamenti ci porti a migliorare un provvedimento che sicuramente, per ora, non risolve il problema che abbiamo di fronte (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo in presenza di un decreto-legge da riscrivere profondamente, se non per intero. Questo nella migliore delle ipotesi, intendendo per migliore delle ipotesi quella che accetti anche concettualmente l'idea che un decreto-legge abbia un senso nella situazione determinatasi. Già ieri abbiamo sollevato problemi rilevanti di costituzionalità di tale operazione. La Camera ha respinto le questioni pregiudiziali di costituzionalità, ma a fronte soprattutto del testo modificato dalla Commissione resta profondo il dubbio se il provvedimento in esame abbia un senso in quanto tale. Comunque - ripeto - nella migliore delle ipotesi il testo è, a nostro giudizio, profondamente da riscrivere ed in tale direzione vanno gli emendamenti presentati dai colleghi del mio gruppo e degli altri gruppi del centrosinistra.
Si tratta di emendamenti costruttivi e non meramente ostruzionistici che cercano di farsi carico, al di là delle singole espressioni usate, della situazione di profondo disagio che l'operazione avviata dal Governo ha determinato non solo in Lucania, ma in tutto il paese, non solo tra le forze politiche e sociali, ma nella stessa comunità scientifica e nel mondo dell'opinione pubblica e dei mass media. Si è riproposto con forza il tema del rapporto tra le tematiche ambientali e le soluzioni di governo più adatte in un contesto di globalizzazione rispetto al quale le sensibilità dell'opinione pubblica, dei cittadini e delle persone sono crescenti e non prive di fondamento.
Non possiamo dimenticare lo straordinario appello che i premi Nobel per la pace riuniti a Roma hanno lanciato nei giorni scorsi individuando tre tematiche per il governo futuro dell'umanità: la pace, la multilateralità e l'ambiente. Queste tematiche saranno sempre più al centro dell'attenzione di questa generazione e di quelle che verranno dopo.
La vicenda di Scanzano Jonico è, alla fine, se vogliamo, persino marginale rispetto alla globalità dei temi in discussione, ma comunque estremamente attuale, in quanto collegata ad un contesto più ampio, rispetto al quale deve essere portato profondo rispetto. Non ci deve essere un senso di sufficienza o di fastidio nei confronti delle proteste che sono venute da quelle popolazioni, così come nei confronti della situazione di disagio e di preoccupazione, che serpeggia da una parte all'altra del paese.
Il provvedimento che ci viene presentato, a fronte di un problema del quale nessuno può negare l'esistenza (la necessità di mettere in sicurezza e poi di smaltire in qualche modo le scorie nucleari presenti nel nostro paese), non sfugge ad un equivoco di fondo: quello del rapporto tra soluzione tecnico-scientifica (e, se vogliamo, anche tecnologica) del problema e soluzione sociale e quindi politica del problema stesso. Sono due aspetti che non possono essere considerati disgiunti; averli invece in parte rilevante considerati disgiunti, come ha fatto l'operazione inopinata del Consiglio dei ministri che approvò il decreto-legge, è stata, ed è, una delle cause non secondarie del vicolo cieco, nel quale il Governo si è cacciato.
Anche dal punto di vista tecnico-scientifico l'operazione presta il fianco a violentissime critiche e contestazioni, che non possano essere sottaciute e che, devo dire, di giorno in giorno vanno aumentando. È di poche ore fa, direi di pochi minuti fa, una dichiarazione del commissario Jean alla Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti - è già stata citata in un intervento precedente -, che, non essendo secretata, sarà presto disponibile sul sito Internet della Camera dei deputati. Da tale dichiarazione si evince che le scelte ultime che sono confluite nella decisione del Consiglio dei ministri di approvare il decreto-legge nella sua prima formulazione - quella più dirompente - sono avvenute in un brevissimo lasso di tempo, senza alcuna reale garanzia di validazione scientifica e, anzi, riciclando testi quanto meno tali da suscitare perplessità per il tempo in cui erano stati scritti e per la non corrispondenza ad una situazione di fatto, quale invece si è voluta individuare e determinare.
EGIDIO BANTI. Questa è la radice di un comportamento assolutamente superficiale e pasticciato da parte del Governo e dei suoi collaboratori e consulenti, che indubbiamente ha creato un'ulteriore situazione di allarme, laddove di situazioni di allarme già ce ne sono forse fin troppe nel nostro paese e in questo campo.
Allora, come si vuole uscire da questa situazione? Senza riconoscere apertamente che si è sbagliato? E di chi è la responsabilità? Perché nessuno si assume le responsabilità? Non c'è dubbio, infatti, che tutta la vicenda, a cominciare dalla retromarcia innestata dal successivo Consiglio dei ministri, ha un costo; anzi, pensiamo che costi rilevanti si aggiungeranno a costi già rilevanti, quali quelli individuati per la messa in sicurezza delle scorie presenti nel nostro paese. La responsabilità a quanto pare, quando le cose vanno male non ha mai un padre certo; è molto distribuita, fino al punto di scomparire dall'attenzione. Eppure qualche responsabilità ci dovrà pur essere, ma nessuno se l'assume e nessuno pagherà per questa responsabilità, salvo Pantalone che nelle successive finanziarie, a fronte delle difficoltà di copertura - che venivano ricordate dal collega Boccia nel suo intervento -, dovrà comunque onorare gli impegni che saranno assunti dal Parlamento. A parte Pantalone, però, la responsabilità nessuno se l'assume e nessuno pagherà.
La nuova commissione che si crea cosa potrà mai decidere? Potrà forse confermare il sito di Scanzano Jonico? Noi crediamo che non lo confermerà, perché sarà ben difficile che ciò possa avvenire. Allora individuerà altri siti, ma a fronte di quale procedura? È evidente che a queste domande non si può dare risposta. Non lo farà il Governo in questa sede e purtroppo non lo fa il decreto per come è scritto. In questo senso, gli emendamenti che il nostro gruppo ha presentato, soprattutto quello che potrei definire il maxiemendamento, essendo un testo quasi interamente sostitutivo (l'emendamento Boccia 1.16), si sforzano di indicare un percorso almeno parzialmente tale da correggere gli effetti devastanti di un'iniziativa superficiale e assolutamente non corrispondente ai criteri di sensibilità ambientale, quali si vanno manifestando in maniera sempre più rilevante nel nostro paese e in tutte le parti d'Europa, e forse del mondo.
Ebbene, queste sensibilità ambientali alle quali, sia pure in maniera nascosta e tra le righe, si fa riferimento anche negli studi e nelle relazioni della Sogin, non vanno considerate come un fastidio, quasi come una malattia inevitabile, come un'influenza autunnale che bisogna sopportare e ci fa stare a casa qualche giorno e che poi viene superata. No, le sensibilità sui temi dell'ambiente sono una cosa ben diversa e non lo dico io in quanto parlamentare dell'opposizione, dal momento che - cari colleghi della maggioranza - abbiamo letto sui giornali che anche un sottosegretario, un viceministro ha bivaccato a Palazzo Chigi nei giorni precedenti
la retromarcia del Governo per chiedere la modifica di questo decreto. Si trattava di un sottosegretario della Basilicata che sentiva bene il senso delle proteste e che non poteva considerarle come proteste politiche contro il Governo bensì come il frutto di una sensibilità alla quale la politica doveva pur dare una risposta.
Allora, non si possono sottovalutare questi aspetti e considerare i nostri interventi quasi con fastidio, come un cavalcare una irrazionalità. Non c'è irrazionalità, non c'è stata irrazionalità in Europa e nel mondo dopo Chernobyl, semmai vi è stata un'accentuazione dell'istinto stesso di conservazione dell'umanità a fronte, certo, di reazioni persino esagerate, ma che corrispondevano a timori e a precarietà complessive nell'epoca del post guerra fredda. Ripeto, l'appello dei premi Nobel per la pace, che lega inscindibilmente i temi della pace a quelli dell'ambiente, ci deve far pensare.
Colleghi del Governo, non è vero che non vi siete saputi spiegare con la popolazione della Basilicata: vi siete spiegati benissimo con il vostro decreto, questo è il punto! Vi siete spiegati anche nelle forme adottate, come la militarizzazione del sito che, capisco, potesse avere un senso dal punto di vista dei problemi di sicurezza e di terrorismo, peraltro del tutto potenziali, almeno in quelle circostanze e in quelle località. Tuttavia, non si è compreso che il segnale vero deve essere quello di far crescere un senso di mobilitazione per la pace e per l'ambiente che fatica a determinare svolte nette che invece sarebbero necessarie.
In questi giorni, a Milano, si sta discutendo ancora del dopo Protocollo di Kyoto, si sta verificando che la Russia - che noi vogliamo aiutare, anche se occorre sollecitarla rispetto a determinate scelte di carattere politico generale - non vuole firmare tale protocollo e che, probabilmente, anche la Cina e l'India seguiranno tale strada. Queste non sono cose irrilevanti rispetto ai provvedimenti e al problema che oggi stiamo discutendo.
Dobbiamo sforzarci affinché, anche nel più piccolo degli emendamenti che si presentano - i nostri vanno proprio in questa direzione e chiediamo che siano apprezzati anche per questo -, anche nella soluzione di problemi apparentemente locali e marginali, si tenga conto di una visione generale delle questioni. In questo senso, dobbiamo far riferimento all'Europa, non per sgravarci semplicemente di un problema scaricandolo ad altri, ma per comprendere che, come si parla di determinate coltivazioni agricole in qualche parte d'Europa e in qualche altra parte di meno sulla base di sussidi che devono essere ripartiti in maniera più selettiva - e faccio un esempio del tutto diverso rispetto a quello di cui ci stiamo occupando -, a maggior ragione, per quanto riguarda la trasformazione di ciò che ha danneggiato l'ambiente in soluzioni che devono tutelarlo impedendo che venga ulteriormente danneggiato, le scelte devono assumersi in un clima determinato non dalla paura di trovare qualcosa nel proprio cortile, ma per la necessità di muoversi su una strada nuova a livello di globalizzazione diversa.
Il ruolo sovranazionale dell'Europa può fare molto e vorremmo che la Presidenza italiana - anche se ormai quasi al termine - si caratterizzasse di più da questo punto di vista. Purtroppo, abbiamo timore che così non sarà e ciò provocherà di sicuro un nostro giudizio negativo al termine dell'esame di questo provvedimento. Tuttavia, non ci rassegniamo a cercare, anche nel piccolo, di modificare un testo che la stessa maggioranza, lo stesso Governo ha profondamente riscritto e che però rappresenta ancora un tavolo traballante senza una gamba, che deve essere adeguato almeno fornendo una prospettiva diversa. Infatti, questa è l'unica strada possibile per trovare prima o poi una soluzione che non sia un rattoppo dell'esistente (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Abbondanzieri. Ne ha facoltà.
MARISA ABBONDANZIERI. Signor Presidente, basterebbero le dichiarazioni
di ieri del ministro Matteoli, nelle quali si dice che il Governo chiederà all'Unione europea di modificare le norme che vietano lo smaltimento delle scorie altrove, per dire che il decreto-legge ha perso inevitabilmente tutti i caratteri dell'indifferibilità e dell'urgenza. Infatti, se fosse mancato qualche tassello a questo tipo di ragionamento, Matteoli ne ha messo uno.
Ritengo, come è stato ampiamente detto anche in Commissione, che la partita del decreto-legge abbia veramente dell'incredibile. Qui ci sono molti amministratori locali che conoscono le cosiddette delibere «fuori sacco»: ebbene, il decreto-legge in esame assomiglia tuttora proprio a una delibera cosiddetta «fuori sacco». Capite bene che un tema così importante davvero non può essere affrontato nel modo in cui è stato fatto, come se fosse, appunto, un atto «fuori sacco».
Persino i contributi che abbiamo letto anche oggi, quelli dell'ingegner Spezia della Sogin, indicano che la cautela avrebbe dovuto contraddistinguere l'intero Governo, a cominciare dal ministro Matteoli e dal ministro Marzano. In realtà, con i fatti che sono accaduti, si è dimostrato quanto sperimentalismo di bassa lega in termini amministrativi e di governo si sia voluto utilizzare. Del resto, alcuni di loro e anche alcuni colleghi in Commissione hanno detto, palesemente o tra le righe, che vi è stata quanto meno superficialità.
Tuttavia, arrendersi all'idea semplice che vi è stata superficialità è pressoché impossibile. È quasi ovvio pensare che vi sia stato altro, e che forse vi sia ancora altro: nessuna consultazione con le regioni e con gli enti locali, nessun percorso democratico. Questo è non solo il rimprovero più importante, ma di fatto la questione che ha indebolito e viziato l'intera vicenda.
Il Governo non avrebbe fatto una brutta figura se avesse fatto decadere il provvedimento: a volte la saggezza delle scelte che si fanno viene successivamente premiata, e non è vero che i cittadini considerino queste cose semplici marce indietro che vanno stigmatizzate.
Dunque, quanto al metodo ho già detto della questione del percorso democratico. Rispetto al merito, il fatto che si siano considerati nello stesso modo tutti i rifiuti radioattivi di prima, seconda e terza categoria, il combustibile irraggiato, i materiali nucleari, inclusi quelli rinvenienti dalla disattivazione delle centrali elettronucleari e dagli impianti di ricerca e di fabbricazione, ha generato sicuramente una confusione ai danni anche della condivisione da parte degli italiani dell'intera problematica.
Infatti, nelle discussioni, quelle che si fanno magari fuori da qui, la gente chiede dove vanno, ad esempio, i residui degli ospedali, e vuole una risposta su questo.
In questo cancan diventa persino difficile spiegare che esiste una distinzione fra i siti e che la tecnologia consente di affrontare il problema delle scorie di prima e di seconda categoria. Invece, altro approccio dev'essere destinato alla terza categoria.
Inoltre, considerando il deposito come opera di difesa militare - fateci passare la battuta -, avete probabilmente accolto il suggerimento del generale Jean. Ma il danno che avete fatto alla considerazione di questo problema è estremamente significativo. L'evidente complessità e la delicatezza del problema avrebbero richiesto studi ed approfondimenti di grande rigore scientifico, approcci prudenti e meditati, confronti politico-istituzionali invece che una decisione del Governo assunta con la formula del decreto-legge, senza preventivi coinvolgimenti e senza la necessaria partecipazione delle comunità locali e di tutti i soggetti istituzionali interessati.
La mancata osservanza delle regole e delle procedure di garanzia, unitamente alla presunzione di risolvere per decreto-legge quanto il mondo scientifico nazionale ed internazionale non ha ancora adeguatamente verificato e dimostrato, ha prodotto la mobilitazione della Basilicata e - vorrei dire - degli italiani. Ma, soprattutto, ha prodotto un precedente per altri analoghi problemi che si potrebbero presentare nel nostro paese. Inoltre, nessuna commissione tecnico-scientifica è stata incaricata
di lavorare a questa scelta e il tutto è in aperto contrasto con le norme fissate dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica in merito ai criteri da seguire nella selezione dei siti per lo stoccaggio di scorie radioattive.
La comparazione di ciò che avviene in altri paesi - come la Germania, la Francia, la Spagna, la Svizzera, la Svezia, gli Stati Uniti, l'Inghilterra - avrebbe dovuto indurre alla cautela, avrebbe dovuto indurre a considerare il problema come una grande emergenza nazionale - sì - che si poteva, tuttavia, affrontare, se non altro sulla base delle risorse che si pensa di destinarvi. Tutti questi paesi lavorano al problema con i laboratori sperimentali di ricerca sotterranei, in vista dell'eventuale sito geologico. Ma nemmeno questo è stato preso in considerazione. Del resto, il generale Jean, incaricato a marzo, quando è stato ascoltato in Commissione ci ha detto: verso l'inizio dell'estate ci siamo chiesti cosa fare e all'inizio di settembre ci siamo incontrati - sono io che uso questa espressione, ma lo si desumeva dall'approccio, considerando anche ciò che è stato detto oggi nella Commissione bicamerale per i rifiuti - come «quattro amici al bar» che, nel giro di sessanta, settanta giorni, fuori sacco, portano il decreto-legge in Consiglio dei ministri.
Il commissario individua il sito, sentita la commissione speciale, istituita con il decreto-legge e introdotta dall'emendamento del Governo approvato ieri dalla Commissione, ancora senza l'intesa con le regioni, come se non fosse bastata la lezione che è appena arrivata. La Sogin realizza il deposito unico nazionale. Si desume dagli emendamenti presentati che il commissario o, forse, la stessa commissione validerà il sito. Gioverà, tra l'altro, ricordare che il commissario, in situazione straordinaria, dovrà mettere in sicurezza temporanea le scorie nucleari sul sito individuato; approvare il piano economico finanziario; dare gli incarichi di progettazione; attuare le procedure espropriative; approvare i progetti; affidare i lavori di costruzione del deposito unico nazionale, derogando a ventuno tra norme e regolamenti.
Permetteteci di conservare tutti i dubbi e le perplessità. Per non parlare poi della questione della valutazione di impatto ambientale. Nel testo presentato la valutazione di impatto ambientale, tanto meno la valutazione cosiddetta ambientale strategica, è fatta secondo la legge-obiettivo. Sappiamo tutti che quelle sono procedure attenuate, che non possono essere utilizzate per un sito quale quello che voi ancora nominate.
Per quanto riguarda la commissione, certamente capiamo il senso della questione e non lo sottovalutiamo, ma il quadro non cambia: si tratta di una commissione ancora consultiva. Infine, l'ambiguità relativa all'articolo 3 sull'allocazione provvisoria e poi definitiva dei rifiuti radioattivi. I nostri emendamenti - lo ha già ricordato l'onorevole Bandoli - vanno semplicemente in una serie di direzioni. Intanto, noi vi chiediamo ancora di valutare la questione del ritiro del decreto-legge, perché ci sono forti ragioni per pensare che tutti potremmo lavorare meglio, a cominciare dal Governo, a cominciare dal ministro dell'ambiente e a cominciare dal ministro delle attività produttive. Via il commissario straordinario e spero che sia chiaro: via anche Jean, per come ha dato prova di poca autorevolezza e di poca competenza. Tra l'altro, se dobbiamo pensare che il commissario è quello che qualche mese fa si è recato sul sito, in incognito, forse anche con la barba finta e i baffi finti, permetteteci di mantenere l'idea che di questi soggetti possiamo farne a meno (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Vi chiediamo anche di valutare attentamente la procedura cosiddetta ordinaria, quella per la valutazione di impatto ambientale e per la valutazione strategica. Quelle procedure aiutano, mettono in campo i soggetti istituzionali, i cittadini e sono le procedure che danno la possibilità di prendere seriamente in considerazione le eventuali compensazioni. Così come non
credo che dovrebbe essere difficile raccogliere la questione dell'intesa. Ricordate il pronunciamento della Corte costituzionale relativo alla legge-obiettivo: su quell'intesa Lunardi non ci voleva mai sentire; poi glielo ha dovuto dire la Corte costituzionale che sarebbe giusto che ci fosse. Quindi, vi sono una serie di questioni che abbiamo già affrontato e per le quali ogni riflessione non è mai tardiva. Inoltre, la questione della distinzione tra le categorie dei rifiuti di primo, secondo e terzo tipo, attenua il problema. Riesce a comunicare agli italiani che non abbiamo un'intera montagna o catena montuosa di scorie radioattive ma che abbiamo una quantità che può essere gestita: una quantità sicuramente impegnativa ma che è meno problematica che in altri paesi.
Il sito geologico ancora vaga all'interno del decreto-legge. Lavoriamo perché si vada al sito di superficie, perché la soluzione reversibile è la soluzione che deve avere l'uomo moderno, che ha ancora una formazione umanistica, che guarda alla tecnologia e alle sue personali capacità di affrontare l'uomo: infatti, riguardo alla scienza, l'uomo non può abdicare alle proprie possibilità.
Infatti, vorrei concludere con questa considerazione. Mettere le scorie nucleari nella crosta terrestre significa affogare la disperazione delle società evolute, delle società grasse, appunto, nella crosta terrestre.
Significa rinunciare alla possibilità di affrontarla, come l'uomo ha saputo affrontare tante e tali questioni nel corso della sua storia e nell'ambito della sua umanità (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Molinari. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE MOLINARI. Signor Presidente, mai dire mai! Lo diciamo al ministro Matteoli che, per giorni, nel perorare la sua causa di voler portare a Scanzano il sito unico nazionale delle scorie nucleari, aveva definito immorale la proposta di spostare all'estero le nostre scorie e che sarebbe stato ben lieto di accompagnarlo lui stesso fuori da casa nostra se solo ne avesse avuto l'opportunità.
Ebbene, nel corso dell'audizione svolta ieri dal ministro davanti alla Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti, Matteoli ha affermato che questa ipotesi è percorribile.
Il Governo, ha affermato testualmente il ministro, il prossimo 22 dicembre proporrà la norma della legge comunitaria che impedisce lo smaltimento delle scorie nucleari fuori dal paese nel quale sono prodotte. Finalmente, diciamo, sul tavolo viene fuori una proposta sulla quale confrontarci e, soprattutto, si accantonano ancora reconditi fini di voler far rientrare dalla finestra ciò che i lucani non hanno voluto far entrare dal portone principale della loro regione.
Lo scorso 30 gennaio la Commissione europea ha accolto la proposta di una direttiva sulla gestione del combustibile nucleare esaurito in cui si riconosce che, per gli Stati con cumuli di residui radioattivi molto limitati, l'esportazione potrebbe rappresentare l'opzione migliore dal punto di vista ambientale, della sicurezza ed anche economico.
Lo avevano detto le regioni, in particolare la Basilicata che, per questo, si era sentita accusare di irragionevolezza e di poca sensibilità nei confronti del problema. Certo, oggi, dopo tre settimane di duro confronto ed anche scontro, chiediamo il perché ci sia voluto così tanto tempo prima di affrontare nel merito la questione e abbandonare l'idea di un sito unico nazionale da costituire nel nostro paese, considerate le caratteristiche del nostro territorio. Si tratta di un territorio antropizzato a rischio di dissesto idrogeologico per il 90 per cento, nel quale i rifiuti di estrema pericolosità sono in quantità limitata, rispetto a quelli delle altre categorie (e mi riferisco al materiale utilizzato per la medicina nucleare e la cura di varie patologie).
Noi, anche in Commissione, siamo sempre partiti dal presupposto che il tema
delle scorie nucleari e del loro smaltimento vada affrontato con serietà e cognizione di causa. Va, innanzitutto, studiato ed è in merito a tale aspetto che si è evidenziato il primo vero inganno del Governo (è stato emanato il decreto-legge senza un adeguato studio e, soprattutto, al passo con i tempi).
I dati della Sogin risalivano al 1977. È difficile giudicare con serenità e, soprattutto, considerare affidabile e serio un interlocutore del genere, un interlocutore, il generale Jean, che non si è comportato con serietà e che solo ieri, dopo le parole del ministro, è stato costretto a rivedere le sue posizioni ideologiche su Scanzano Jonico e a dire che Francia e Gran Bretagna sarebbero i paesi più adatti per smaltire le nostre scorie, considerata anche la loro esperienza nel campo e avendo un sistema di produzione energetica che fa ricorso al nucleare in maniera incidente e rilevante.
Le parole del ministro, inoltre, confermano tutte le preoccupazioni sulla validità della proposta del sito geologico che risulta un'anomalia nell'intero scenario internazionale. Ecco, quindi, spiegate le ragioni della nostra opposizione al provvedimento, un'opposizione che ha saputo discernere il momento della protesta da quello della proposta. Lo possono testimoniare i colleghi della Commissione ambiente, lo può testimoniare il presidente Armani e lo stesso Governo nella persona del sottosegretario qui presente.
Avevamo presentato molti emendamenti ostruzionistici, ma, dopo l'emendamento del Governo, molti sono decaduti automaticamente, mentre altri sono rimasti in piedi. Intendiamo contribuire alla soluzione del problema e, per questo, abbiamo presentato una serie di emendamenti di merito che intendono dare una soluzione al problema o, quantomeno, offrire un contributo operativo.
Vi è un nostro emendamento, o meglio un maxiemendamento, che propone una soluzione che può essere ampiamente condivisa. Il sito verrebbe individuato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanarsi entro trecentosessanta giorni dalla data di nomina del commissario straordinario, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro delle attività produttive, di concerto con i ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e della salute, di intesa con le regioni interessate, sentiti gli enti locali interessati e previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, da rendersi entro 30 giorni dalla richiesta, sulla base della individuazione definita da parte del medesimo commissario.
All'individuazione del sito il commissario straordinario perviene, come abbiamo scritto nel nostro emendamento, nel rispetto della Convenzione comune sulla sicurezza della gestione del combustibile esaurito e sulla sicurezza delle gestioni delle scorie radioattive del 18 giugno 2001 e delle direttive europee, tenendo conto delle proposte formulate, entro i centottanta giorni dalla richiesta, dalla commissione e sentiti su tali proposte i pareri dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici, del Consiglio nazionale delle ricerche, dell'ente per la nuova tecnologia dell'energia e dell'ambiente, nonché previo confronto, che deve concludersi con eventuali soluzioni alternative a quelle della Commissione, con la Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province, l'Unione nazionale dei comuni e l'UPI, e con tutte le organizzazioni ambientaliste nazionali più rappresentative che ne facciano richiesta, preso atto dei contributi spontanei del mondo scientifico nazionale ed internazionale che dovessero pervenire.
La commissione sarebbe composta da 24 esperti di elevata e comprovata autorevolezza ed esperienza, di cui uno nominato dal Presidente del Consiglio dei ministri con funzioni di presidente, uno dal ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, uno da quello delle attività produttive, uno dal ministro dell'economia e delle finanze, uno dal ministro della difesa, uno dal Ministero della salute, uno dal Ministero dell'interno e uno da quello della pubblica istruzione, otto dalla Conferenza unificata, di cui quattro espressi
dalle regioni e quattro dagli enti locali, infine otto designati dall'Agenzia internazionale dell'energia atomica.
Ecco una delle proposte, ma vi sono altri emendamenti con i quali chiediamo che venga rafforzata la cooperazione fra gli enti istituzionali e quelli scientifici e che si agisca nella massima trasparenza e nella reale esigenza di sicurezza e di efficacia. Certo: restiamo convinti che ormai i motivi di necessità ed urgenza sono venuti meno e che si poteva ricorrere alla predisposizione di un disegno di legge da parte del Governo o ritornare al testo del disegno di legge Marzano sul riassetto del sistema energetico.
Inoltre, nutriamo preoccupazioni sulle competenze e sul ruolo dell'ormai famoso generale Jean e della commissione tecnico-scientifica che si dovrebbe costituire ai sensi dell'emendamento. Potrebbero verificarsi incertezze ed ambiguità che vanno ora risolte per non avere pericolose sovrapposizioni ed ambiguità.
Inoltre, non comprendiamo la marginalità dei Ministeri della salute e della difesa, che invece dovrebbero avere un ruolo maggiore, considerate le competenze che hanno nella gestione della sicurezza nazionale e della salute dei cittadini. Davvero potevate pensare che tutto potesse risolversi con un «super Jean», intrepido generale, con i compiti straordinari, ed in deroga a qualsiasi norma, affidatigli dal Presidente del Consiglio in persona? Chiediamo dunque al Parlamento, nella sua sovranità, di legiferare e di prestare attenzione al merito dei nostri emendamenti e di accoglierli per la loro portata costruttiva come contributo alla vera soluzione del tema scottante delle scorie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grotto. Ne ha facoltà.
FRANCO GROTTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei svolgere alcune brevi valutazioni di carattere generale e di natura politica. Siamo oggi a discutere l'ennesimo provvedimento di questo Governo e della sua maggioranza che mette ancora una volta in evidenza come su argomenti pur così delicati ed importanti per la sicurezza dei cittadini si proceda senza nessun punto di riferimento.
Mancano la bussola e la rotta, direbbero i marinai, e non vi è una programmazione che, a fronte dei problemi, individui delle soluzioni compatibili in accordo con le realtà locali, dopo un confronto sereno con le parti interessate. Invece, questo Governo, con una procedura straordinaria, e con un procedimento che definirei «carbonaro», senza alcuna trasparenza, ci ha proposto un decreto-legge che dovrebbe risolvere il problema dei rifiuti radioattivi, richiamando esigenze generali di massima sicurezza a tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini.
Individua ed ha individuato Scanzano come sito idoneo. Si è proceduto senza avere la minima percezione delle conseguenze dell'impatto sulla popolazione di una simile scelta, compiuta, ripeto, senza trasparenza, salvo poi fare marcia indietro, di fronte alle legittime proteste delle realtà locali, delle regioni e soprattutto della gente. Fra l'altro il Governo, su questo argomento, è stato smentito anche da una parte rilevante della comunità scientifica. Una marcia indietro che nei fatti però ha prodotto una decisione che dimostra ancora una volta lo sbandamento e la mancanza di idee di questo Governo, prevedendo una commissione formata da esperti nominati prevalentemente dall'esecutivo e quindi poco credibile e poco trasparente.
Del resto, questo Governo in questi anni ci ha abituato alle cose pasticciate, alle non scelte, alla politica delle emergenze e delle improvvisazioni, senza nessun quadro generale di riferimento. Basta guardare indietro e vedere che fine ha fatto o sta facendo il famoso disegno di legge sul riordino del settore energetico, che dovrebbe dare una risposta a tutta la questione energetica e, quindi, anche a questo problema. Se noi andiamo a vedere l'iter parlamentare di questo disegno di legge, troveremo la dimostrazione provata della confusione che regna in questa maggioranza: dopo due anni e mezzo di Governo,
nessuna scelta concreta, numerosi decreti-legge fatti più per tamponare le varie emergenze che per dare soluzioni concrete, come quello che abbiamo approvato qualche tempo fa sul blackout, come ricorderete tutti, un decreto-legge che sta creando notevoli disagi, notevoli pericoli e che sta producendo delle scelte disastrose nei territori dove insistono alcune centrali termoelettriche non ambientalizzate, che stanno producendo al di fuori dei limiti previsti dalla legge, sia per quanto riguarda le immissioni dei fumi in atmosfera, sia per quanto riguarda le temperatura delle acque di scarico. Si tratta di centrali, quindi, che funzionano senza rispettare la legge. Dovremmo porci un interrogativo oggi, approfittando di questa discussione: che fine stanno facendo tutte le valutazioni di impatto ambientale rispetto ai progetti presentati su queste materie? Come mai non procedono come dovrebbero? Come mai il tempo passa e non si ha notizia di quale sarà il quadro generale rispetto a questi problemi, che sono fondamentali per lo sviluppo del nostro paese?
Noi Socialisti abbiamo sempre sostenuto che per affrontare questi problemi e fornire delle risposte occorre una programmazione seria, che tenga conto certamente delle esigenze del paese, ma anche del rapporto con gli enti locali, in particolare le regioni, e che tenga conto anche del confronto fra le parti, che è necessario. Una politica che faccia sintesi e decida, in modo trasparente, nell'interesse del paese.
Tutte le problematiche interessanti che dovrebbero dare risposte alla questione energetica - e, quindi, anche il problema delle scorie - vanno ricondotte all'interno di quel disegno di legge che ricordavo all'inizio, sul quale - è bene ricordarlo - non soltanto la Commissione, ma anche questa Camera ha lavorato ed ha lavorato anche in modo positivo. Un disegno di legge che all'articolo 30 dovrebbe contenere anche la risposta al problema che oggi è in discussione. Un disegno di legge che è fermo al Senato, ma è fermo soprattutto per le difficoltà di questa maggioranza a procedere.
È fermo per le divisioni all'interno del Governo stesso. Dovremmo domandare al Governo che fine farà questo provvedimento. Procederà? Sarà ritirato? Sarà ancora valido? Infatti, nel frattempo, i problemi mutano. Occorre, dunque, compiere ulteriori scelte, a volte anche diversificate rispetto a quelle fatte qualche tempo fa.
Crediamo che la soluzione del problema delle scorie vada individuata all'interno di un disegno organico e nel disegno di legge cosiddetto Marzano è possibile trovare una soluzione. Quindi, il problema principale, di natura politica prima che tecnica, è quello di sbloccare l'iter di questo provvedimento, di farlo approvare anche al Senato e di renderlo efficace.
Al Governo ed alla maggioranza facciamo un richiamo affinché governi e non sfugga ai problemi.
Credo che il paese, specialmente in questa situazione economica particolare, abbia bisogno di un Governo, di un esecutivo che sappia compiere delle scelte, che sappia confrontarsi e che alla fine decida in modo chiaro, affinché la gente conosca veramente le scelte e l'indirizzo di questo Governo.
Certamente non possiamo approvare questo modo con il quale si procede. Quindi, non voteremo questo provvedimento all'ordine del giorno; voteremo, invece, tutte le proposte emendative presentate dalla minoranza in quest'aula (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, il gruppo della Margherita, com'è noto, ha affrontato il problema del sito delle scorie radioattive con molto senso di responsabilità, ciò che è mancato nella scelta del Governo, che, invece, ha affrontato un tema così delicato in modo, a dir poco, improvvisato, tanto da suscitare legittima e diffusa indignazione e contestazione.
È noto che non vi è stato il coinvolgimento né delle popolazioni né della Conferenza dei presidenti delle regioni. Naturalmente - lo dico in modo ironico -, non vi è stato il supporto scientifico.
Se il problema fosse localistico, noi, deputati lucani appartenenti all'opposizione, potremmo dichiararci soddisfatti e ritenere chiusa la questione. Purtroppo così non è. Il problema esiste ed è enorme, di portata nazionale ed europea. Non può essere ignorato né affrontato nel modo in cui è stato finora fatto.
Sarebbe interessante per tutti leggere quanto nella Commissione di inchiesta sui rifiuti ha affermato, oggi, il commissario, generale Jean relativamente alla precedente individuazione del sito lucano. Da quella lettura, anche se fosse fatta in maniera superficiale, deriverebbe una sola conseguenza: il ritiro di questo decreto e la sua totale riscrittura.
Questa sarebbe la soluzione più logica, ma in quest'aula, non me ne voglia nessuno, purtroppo, spesso la logica è solo quella dei numeri e non quella che scaturisce dalla ragione e dalla riflessione.
Prendiamo atto con una certa soddisfazione, ovviamente, del fatto che il Governo, dopo il serio confronto svoltosi in Commissione ambiente, ha presentato un maxiemendamento modificativo del testo originario, testo originario che è stato - lo ripeto - contestato da tutti.
Questa mattina, i giornali riportano le dichiarazioni del ministro Matteoli che non esclude - lo ha ricordato poc'anzi il collega Molinari - il trasferimento delle scorie all'estero, una strada da noi indicata.
E quando dico all'estero non intendo riferirmi ai paesi del terzo mondo: deve essere detto con chiarezza, con forza e con nettezza che noi ci opporremmo! Il loro trasferimento può avvenire in altri paesi, in quei paesi dove viene utilizzato il nucleare. È una strada da perseguire con convinzione in sede internazionale. Non è impossibile se si considera che, non avendo più noi il nucleare, le scorie di terzo livello esistenti nel nostro paese non sono di quantità rilevante. Certo, occorrerà una contrattazione con il paese ospitante. Perciò, il Governo si muova pure in questa direzione sapendo che vi è, e che vi sarà, il consenso dell'intero Parlamento.
Intanto, sebbene sia stato modificato, il decreto-legge presenta ancora moltissimi profili di criticità. Noi abbiamo presentato alcuni emendamenti volti al miglioramento del testo, ribadendo, comunque, la richiesta di un suo ritiro. Considerato, però, che la maggioranza ed il Governo non hanno questa intenzione, abbiamo lavorato e lavoriamo affinché il testo venga migliorato. In particolare, mi riferisco all'emendamento che introduce una procedura democratica, con il coinvolgimento delle regioni, degli enti locali e delle associazioni ambientaliste. L'emendamento indica anche la composizione della commissione di esperti, da scegliere tra persone di elevata autorevolezza scientifica: sarebbero ventiquattro, di cui otto scelti dalla Conferenza unificata di cui alla legge n. 281 del 1997, otto designati dall'Agenzia internazionale dell'energia atomica (AIEA) e gli altri indicati dai vari ministri competenti. Si prevede, inoltre, la possibilità di acquisire anche eventuali autonomi pareri offerti dal mondo scientifico: nessuna chiusura può esservi in questo campo, su un tema così delicato.
Qualcuno, forse animato da uno spirito - come dire? - decisionista, potrebbe avere da obiettare, ma la portata del problema è tale da richiedere e da auspicare la massima informazione ed i migliori, più ampi e qualificati contributi scientifici, che possono provenire non solo dalle nostre università e dai nostri istituti di ricerca, ma anche dall'estero, soprattutto da quei paesi, come gli Stati Uniti, la Germania, la Francia, l'Inghilterra, dove sono maturate molte esperienze.
Noi riteniamo che vi sia stata un'estrema, grave leggerezza, da parte del Governo, nella decisione di adottare il decreto-legge e nel suo comportamento successivo. Soltanto dopo quindici giorni di lotta e di discussioni, si è pervenuti alla revisione del provvedimento in parola. Ripeto che riteniamo di acquisire queste esperienze scientifiche fatte anche in altri
paesi e, comunque, in tutto il mondo scientifico. Ciò è necessario perché, su questo tema, non è facile avere certezze. Nessuno può dire con certezza quali saranno gli effetti, cosa succederà dopo secoli di stoccaggio: chi lo sa?
Perciò mi auguro che l'emendamento da noi presentato venga considerato positivamente dai colleghi e dallo stesso Governo. In esso si stabilisce, inoltre, che nell'individuazione del sito - o dei siti - occorre rispettare le direttive europee, quelle direttive europee che, forse, qualcuno vorrebbe modificare od eliminare. Dice il Presidente Berlusconi che vi sono troppi lacci e lacciuoli a livello europeo. Io dico: per fortuna c'è l'Europa che ci costringe a camminare lungo binari precisi, fatti di regole e, quindi, di garanzie! Anche in questo caso, la direttiva europea traccia un binario sul quale ci si può muovere con maggiore sicurezza.
Quindi, occorre rispettare anche l'obbligo di acquisire i pareri dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici, del CNR e dell'ENEA. Cioè, nel nostro emendamento, prevediamo l'obbligo di acquisire i pareri di questi istituti scientifici, cosa che non ha fatto il Governo quando ha adottato il decreto-legge al nostro esame.
È davvero strano chiedersi perché non l'abbia fatto? Non so, ieri nell'intervento nella discussione sulle linee generali ho sollevato alcuni interrogativi ai quali mi auguro il Governo risponda in maniera convincente.
In definitiva, tutti i nostri emendamenti, anche modestamente i nostri interventi, sono stati mossi dall'intento di giungere ad una soluzione condivisa, consapevoli che ci si trova di fronte ad un problema enorme, ripeto, di valenza nazionale ed europea, che prima di una soluzione definitiva, prima della scelta di uno o più siti, a seconda delle diverse categorie di scorie, si richiede con assoluta urgenza la messa in sicurezza degli attuali siti. Quelli di Saluggia, di Caorso, di Trino Vercellese, eccetera, sicuramente non danno garanzie di sicurezza. I tanti colleghi di quelle regioni hanno avanzato legittime preoccupazioni che facciamo nostre, e diciamo che questo deve essere il primo impegno del Governo, impegno che si può soddisfare anche senza il decreto. Ecco perché ritengo che la proposta di ritiro di questo decreto sia motivata e certamente non condizionata all'azione di messa in sicurezza di quei siti.
Mi auguro in definitiva che con l'approvazione dei nostri emendamenti comunque si abbia quella sostanziale unità che nei primi giorni del dibattito in Commissione si è raggiunta, quando tutti insieme abbiamo dato l'indicazione di espungere dal decreto il riferimento al sito di Scanzano Jonico. Quel risultato è stato importante, ma il problema resta e va affrontato in maniera del tutto diversa. Io mi auguro che da parte della Camera venga con forza una prima richiesta di ritiro del decreto e, in via subordinata, si approvino gli emendamenti presentati dall'opposizione ed, in particolare, dal gruppo della Margherita, perché sono sostanzialmente migliorativi di un testo che ha molti aspetti di criticità (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.
LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, qualche settimana fa abbiamo ascoltato qui in Assemblea le interrogazioni presentate dai colleghi dell'opposizione e, soprattutto, da coloro i quali erano impegnati in prima persona con la questione di Scanzano Jonico. Abbiamo ascoltato le risposte del sottosegretario, risposte improntate soprattutto sulla definizione di un aspetto tecnico-scientifico, che avevano individuato quel sito perché la comunità scientifica aveva definito il miglior sito idoneo per lo stoccaggio di scorie nucleari.
Bene, oggi abbiamo invece di fronte uno scenario diverso, abbiamo di fronte le dichiarazioni del ministro Matteoli, abbiamo di fronte le dichiarazioni del generale Jean, cioè abbiamo già di fatto delle considerazioni che andavano a smentire sostanzialmente le risposte che il sottosegretario ha dato qui in aula.
Allora si pone subito un problema ed un quesito: perché Scanzano Jonico? Io credo che a queste domande vi sia stata una risposta chiara del generale Jean. Quindi, vi è la necessità di capire, vi è la necessità di sottolineare con forza la scelta che questo Governo ha fatto qualche settimana fa, e l'impegno del popolo lucano, dei cittadini lucani, che, con grande determinazione, con grande onestà, ma soprattutto con grande civiltà, hanno dimostrato un dissenso profondo nei riguardi di quelle scelte.
Scelte che noi abbiamo definito inopportune e che andavano in una direzione totalmente contraria. Basti pensare, a questo riguardo, che semplicemente un anno prima questo Governo aveva definito degli accordi di programma per lo sviluppo economico-turistico di quell'area. Ecco le grandi contraddizioni di un Governo che sicuramente non ha le idee chiare su come impostare non soltanto una politica ambientale seria ma anche una politica economica, una politica fiscale, una politica finanziaria, per lo sviluppo di questo paese.
Se, quindi, in quella discussione, che si era svolta qualche settimana fa, si ponevano problemi di urgenza ed era stato emanato quel decreto-legge, oggi, dopo queste risposte e queste contraddizioni, ci chiediamo perché si ponga ancora in questo Parlamento, in quest'aula, la questione della necessità di un decreto-legge. Quale urgenza vi è? Quale necessità vi è? Non sarebbe stato meglio definire con il Parlamento e, quindi, con le procedure ordinarie, come hanno sottolineato molti colleghi nei loro interventi, una discussione affinché non ci fosse un decreto-legge basato sull'urgenza ma, al contrario, un iter ordinario per una legge ordinaria o, ancora meglio, la discussione di quella proposta di legge che è ferma al Senato non certo per responsabilità di questa opposizione ma certamente per responsabilità di coloro i quali hanno grande difficoltà non soltanto nell'approvarla ma anche nel capire e nel mettere insieme una serie di situazioni che questo decreto-legge oggi oggettivamente determina? Un percorso, quindi, democratico. Una scelta parlamentare, e non, quindi, una scelta determinata da un decreto-legge o da un commissario, ma una scelta per cui il Parlamento possa discutere, definire, e possa anche, come giustamente si sottolineava, chiarire gli aspetti che noi riteniamo importanti.
Queste scorie le abbiamo prodotte ed è quindi giusto che noi le smaltiamo. Ed è giusto che queste scorie le smaltiamo con grande responsabilità ma anche con grande consenso. Un consenso che venga nel rapporto con le popolazioni interessate; un consenso quindi che venga attraverso un confronto tra gli organismi dello Stato, delle regioni e degli enti locali. Un consenso, pertanto, basato sul coinvolgimento perché nelle scelte importanti di politica ambientale, che investono il vivere della gente, è giusto che venga coinvolta la gente di quelle realtà la quale dovrà poi subire le conseguenze di un aspetto di tale importanza.
Noi crediamo che non sia possibile che si svolgano considerazioni come quelle che sono state fatte qui, sia con il Governo sia nella Commissione ambiente, sul merito della questione. Noi siamo fortemente preoccupati per come si gestiscono questi avvenimenti. Preoccupati perché evidentemente vi sono interessi di altra natura che non vanno nella direzione di determinare una possibilità di smaltimento sicuro per quanto riguarda il primo, il secondo e il terzo livello.
Oggi il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, come ricordava poc'anzi il collega Lettieri, non ha messo in discussione la possibilità di stoccare queste scorie anche in altre realtà non nazionali. Anche questo, quindi, ci deve far riflettere sia per come è impostato da un punto di vista ordinamentale questo decreto-legge sia anche per quello che è accaduto questa mattina.
Guardate, il fatto che il presente decreto-legge - ma forse, consentitemi, non è la prima e non sarà certamente l'ultima volta - non avesse la copertura finanziaria testimonia, per l'appunto, l'approssimazione di un Governo che non è in grado di
gestire gli aspetti seri di un processo che riguarda non solo l'ambiente, ma anche questioni più generali.
Ecco il motivo per cui siamo profondamente contrari a questo provvedimento; siamo dell'avviso che il presente decreto-legge debba essere ritirato, per intraprendere, invece, un percorso ordinario, discutendo con il Parlamento le scelte da compiere. Allo stesso tempo, sosteniamo fortemente le proposte emendative presentate dall'opposizione, ed auspico che questo Governo, con grande responsabilità, le accetti, perché ciò significherebbe modificare profondamente, migliorandolo, un provvedimento che riteniamo iniquo, ingiusto e, soprattutto, sbagliato.
Per queste motivazioni, i socialisti democratici italiani voteranno con convinzione a favore delle proposte emendative presentate dall'opposizione e, allo stesso tempo, sono fortemente convinti che sia necessario votare contro un decreto-legge che, ribadisco, ritengono ingiusto, iniquo e sbagliato (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani e Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, ci sembra di aver capito che la Sogin, in futuro, produrrà sale; vedremo circolare «sale Sogin», perché mi sembra di capire che la Sogin, grazie ai risultati dell'indagine, brevissima e veloce, e alla concertazione di tutti i ministri che hanno sottoscritto questo provvedimento, si sia premurata di acquistare la concessione mineraria a Scanzano. Ne deduco, quindi, che il Governo, attraverso la Sogin, abbia fatto un affare consistente: mi chiedo quanto costerà il sale prodotto dalla Sogin! Vi dico questo perché noi Verdi abbiamo aspramente criticato, in tutte le salse, il modo in cui questo Governo ha gestito il problema, difficile da affrontare - ma nessuno di noi sostiene che si tratti di una questione semplice -, delle scorie.
Naturalmente, siamo fieri della nostra battaglia politica: la prima volta che fummo presenti in Parlamento, infatti, riuscimmo ad aggregare un ampio arco trasversale di forze sia di maggioranza, sia di opposizione. Ciò portò al referendum, vinto dagli oppositori del nucleare con tutto l'appoggio dei cittadini italiani, che fece abbandonare all'Italia l'impiego dell'energia nucleare. Altrimenti, riuscite ad immaginare, signori del Governo, signor Presidente del Consiglio e ministro Marzano - che anche, recentemente, dopo il blackout, ha avuto modo di «trastullarsi» sull'ipotesi di un ritorno all'energia nucleare - che cosa avrebbe significato smaltire le scorie in Italia? Credo che questa grottesca vicenda abbia almeno reso chiaro a tutti che in Italia non si torna indietro rispetto alla scelta contro il nucleare.
Detto ciò, credo che dovrebbe essere chiaro a tutti che il problema rimasto in eredità da quel poco nucleare che ancora abbiamo - perché, diciamolo chiaramente, il problema grave è costituito dalle scorie ad alta pericolosità, e non certo da quel po' di scorie nucleari prodotte dagli ospedali - è risolvibile solo in modo democratico, coinvolgendo tutte le popolazioni, facendo in modo che il Parlamento si pronunci con un iter chiaro, tenendo in alta considerazione quanto avviene in altri paesi, facendo sì che le direttive europee in materia vengano rispettate e, soprattutto, evitando i colpi di mano e le decisioni «centralistiche» che portano al ridicolo, come abbiamo visto in questa situazione.
Rendetevi conto che, praticamente, questo decreto-legge è stato presentato da tutto il Governo e porta le firme di Berlusconi, Pisanu, Martino, Marzano, Matteoli, Tremonti, Sirchia, La Loggia: e tutto il Governo si è coperto di ridicolo.
Allora, i colleghi in Commissione ambiente hanno seguito le indicazioni del presidente, hanno discusso con molta serietà il problema e hanno cercato di risolverlo. Tuttavia, vogliamo dire in aula che il Governo tutto intero su questa vicenda si è coperto di ridicolo? Si è coperto di ridicolo perché ha voluto affidare ad un militare, come commissario
straordinario, la gestione di un problema che doveva essere affrontato democraticamente nel Parlamento, secondo le indicazioni che provenivano anche dalla precedente legislatura rispetto al lavoro compiuto dalla Commissione speciale per i rifiuti.
Colleghi, abbiamo responsabilità molto gravi nei confronti delle future generazioni e saranno tante: infatti, sapete che alcune scorie durano millenni e non secoli. Questo è il motivo fondamentale per cui noi allora ci opponemmo vittoriosamente al fatto che in Italia si dovesse continuare con il nucleare.
Assumersi le responsabilità delle scelte vuol dire riuscire a risolvere questo problema. Allora, voi pensate realmente che possiamo continuare ad emendare un decreto-legge, come abbiamo fatto con tutta la buona volontà (tutti i colleghi hanno presentato emendamenti per renderlo un po' meno «pessimo», nonostante il maxiemendamento del Governo) e non proporre di ritirarlo e di ricominciare con una procedura democratica? Pensate realmente che questo non determini semplicemente il fatto che chi ha le scorie se le tiene? Questa linea non passerà perché a Trino (che, insieme a Saluggia, è il deposito più grande), dove le piogge e le alluvioni di questi giorni hanno sparso nel fiume la radioattività, hanno già detto che, se da lì non si toglieranno le scorie, cominceranno a protestare come a Scanzano. Quelle scorie, infatti, lì non possono stare e lo si è dimostrato anche in seguito all'alluvione.
Quindi, vi è già una mobilitazione che ripartirà a Trino ed a Vercelli e che, naturalmente, come Verdi, appoggeremo. Infatti, si è fatta una «cappella» macroscopica con questo decreto-legge, indicando il sito nel provvedimento e non indicando, come abbiamo sempre detto anche nelle proposte di legge, una procedura condivisa e democratica. Si è individuato un sito in un decreto-legge, deciso «aumm aumm» in una riunione con i ministri dell'ambiente e delle attività produttive ed il super generale Jean che ha idee splendide su tutto, dagli immigrati a qualsiasi altro tema che possa sollecitare la sua creatività e, comunque, la collaborazione con questo Governo, in modo tale che possa veramente facilitare la soluzione dei grandi problemi che abbiamo davanti, dall'immigrazione alle scorie nucleari.
Non lo dico io che le decisioni sono state prese così, lo ha detto il generale Jean oggi in audizione.
Voi credete che si possa continuare in questo modo? noi Verdi non siamo assolutamente d'accordo. Proprio perché a noi va il merito di aver aggregato un'ampia coalizione per fare uscire l'Italia dal nucleare ci sentiamo responsabili del modo in cui si deciderà come decommissionare le centrali: questo è il grande problema oltre a quello delle scorie. Non sento il Governo dire nulla su tali cose e mi pare non vi sia alcun piano. Allora, non si trattava dell'urgenza perché il generale Jean ha le visioni terroristiche con cui si è fatto nominare commissario straordinario. Il problema non si risolve in cinque giorni con una riunione veloce coprendosi di ridicolo, come questo Governo ha fatto, e creando una situazione di disinformazione rispetto ai cittadini. Infatti, vorrei sapere da questa vicenda ciò che di formativo i cittadini italiani hanno capito e che responsabilità si sono assunti rispetto alle generazioni future. Non è in questo modo che si risolve il problema, ma affrontandolo a fondo in Parlamento, a cominciare dal decommissioning delle centrali che ci sono.
Inoltre, vorrei che il Governo ci dicesse quanto è costata finora tutta la questione. Quando ho presentato un'interrogazione al Governo sulla gestione dei materiali ad alto contenuto radioattivo, il 3 aprile di quest'anno, il sottosegretario Valducci mi rispose dando ragione a quello che avevo individuato come ordine di grandezza dei costi fino a quel momento sostenuti. Tuttavia, suppongo che nel frattempo i costi siano lievitati a dismisura. Non mi riferisco solo ai costi derivanti da tutta la mobilitazione sacrosanta dei cittadini che hanno fermato ogni attività per settimane, ma a quelli reali. Questa commissione che vi siete inventati e che dovrebbe risolvere
il problema del sito, ad esempio, quanto ci costerà? Il ministro, nell'ultima sua intervista, pare aver accolto l'ipotesi di portare all'estero i rifiuti (non ho capito se si tratti di una realtà o di un tentativo di dire che anche le posizioni della Margherita e di grandi associazioni ambientaliste vengono da lui tenute in conto). Vogliamo sapere quali e quanti costi finora sono stati ipotizzati e quali sono le procedure.
La cosa più seria è che questo decreto-legge venga ritirato e che si ricominci con una procedura democratica in Parlamento, come era previsto, esaminando le varie proposte di legge. Non si deve decidere l'ennesimo commissario straordinario che, poi, verrà bruciato, ma si deve veramente fare l'agenzia di cui vi è bisogno. È incredibile la situazione in cui la Sogin, dopo l'errore drammatico che ha fatto, viene riconfermata a gestire tutto il pacco delle scorie del nucleare.
Signor Presidente, adesso possiamo pure, per volontà di tutto il Governo, tentare di mettere una pezza dopo il maxiemendamento. Non so se qualcuno degli emendamenti che abbiamo presentato per rendere meno indecente il decreto-legge sarà recepito, ma credo che ormai questa situazione sia bruciata: non si può pensare di risolverla come è stato detto.
Come ho spiegato prima, appena approvato questo provvedimento, le zone dove attualmente vi sono le scorie nucleari cominceranno a fare la stessa sollevazione che è stata fatta a Scanzano Jonico, perché nessuno pensa che dato che non siamo capaci di gestire la questione, allora le scorie si decide improvvisamente di lasciarle dove attualmente sono (dove fino adesso si è subita la questione di non sicurezza). Tra l'altro questo non è assolutamente quello che era stato deciso nel documento conclusivo dell'indagine conoscitiva in Commissione ambiente, dove tutti abbiamo votato a favore. Allora, non si possono prendere delle decisioni e sconfessarle continuamente. Quello era un documento serio, quella era la via da seguire. Invece di quella via, si è voluto scegliere un commissario straordinario, si è voluto adottare un decreto-legge assurdo, fantascientifico, perché in nessun paese civile si è arrivati a questo livello (gli Stati Uniti, come abbiamo visto, non hanno ancora scelto e sono anni, sono decenni, che studiano).
Pertanto, il consiglio che noi Verdi diamo al Governo è quello di non voler perseverare nell'errore, di non voler improvvisare con decisioni di mandare i rifiuti altrove, senza neanche aver capito quale tipo di rifiuti e quale procedura. Una delle altre grandi ipotesi del generale Jean era quella di mandare i rifiuti in Russia. Mi pare che anche questa ipotesi sia crollata miseramente. Quale altro paese avanzato abbiamo trovato per mandare tali scorie (come diceva l'onorevole Lettieri)? Se li mandiamo in qualche altro paese ci costerà l'ira di Dio, come ci è costato l'ira di Dio mandarli finora a Sellafield (il poco che abbiamo mandato). Possiamo invece essere capaci, come Parlamento, di ritornare su una situazione più ragionevole avendo gli elementi in mano: elementi che nella relazione non ci sono. I costi non sono elencati, noi andiamo ad approvare al buio un provvedimento, senza sapere nulla di quello che effettivamente costerà al paese in termini di sicurezza, in termini di salute, anche per l'ambiente e le generazioni future, e in termini di costi economici (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Santino Adamo Loddo. Ne ha facoltà.
SANTINO ADAMO LODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Governo ha fatto marcia indietro dopo le proteste dei cittadini di Scanzano Jonico in Basilicata sulla destinazione del sito di messa in sicurezza delle scorie nucleari, naturalmente grazie all'amministrazione e ai cittadini delle regioni Calabria, Puglia e Sicilia che hanno supportato in modo brillante, visto il buon risultato.
Signori colleghi, come parlamentare eletto in Lombardia, voglio segnalare che lo stesso problema lo hanno anche i cittadini lombardi, in quanto anche lì vi sono
dei siti. Evidenzio quelli di Como, dove c'è il deposito Gammadiagnostic e il deposito Gammatom; quelli di Milano, dove c'è il deposito di Campoverde e il reattore Cesnef; quelli di Pavia, dove c'è il deposito Controlsinic di Voghera e il reattore Lena; quelli di Varese, dove c'è il Centro comune di ricerca di Ispra, il reattore Esso R 39.2 e il laboratorio Ethel.
Egregi colleghi, non posso non ricordare la grande mobilitazione avvenuta in Sardegna con la partecipazione di tutte le sigle sindacali e associazionistiche di tutti i comuni ad ogni livello, sia regionale sia provinciali. I parlamentari nazionali di tutto l'arco costituzionale, di minoranza e di maggioranza, per la prima volta hanno veramente avuto questa grande unità contro la reale possibilità di portare le scorie nucleari in terra sarda. Penso - tra me - che lo avranno senz'altro scelto, questo sito, perché la Sardegna si trova distante dall'Italia. Per fortuna il Governo prese atto della protesta e cancellò il sito sardo.
Oggi leggo, sul giornale La Nuova Sardegna, l'allarmante titolo: «Ritorna il fantasma delle scorie in Sardegna. La Sardegna può rientrare in gioco».
Il ministro Matteoli ha fatto capire che si tornerà necessariamente alla mappa dei siti designata dalla Sogin del generale Jean. Certo, riconosco che le nostre scorie dovranno essere smaltite e poste in stretta sicurezza da qualche altra parte. Ritengo che la commissione di esperti debba fare in fretta ad individuare siti sicuri per le popolazioni. A mio modesto parere, il problema deve essere risolto a livello europeo.
In Commissione difesa, abbiamo ascoltato con molto interesse il mio illustre collega, generale Franco Angioni, anch'egli nativo della Sardegna e come me eletto al nord; infatti, entrambi siamo emigrati da parecchi anni, tuttavia un occhio di riguardo verso la nostra Sardegna lo abbiamo sempre. Ebbene, ci si è chiesti: quale sarà l'istituzione che controllerà i siti eventualmente evidenziati dal Governo tramite il generale Jean? Saranno i militari, oppure la polizia o i carabinieri e le spese dovranno essere preventivate e quantificate.
Ritengo che si debba lasciare alla commissione di esperti l'individuazione dei siti ragionevolmente possibili. A questo punto svolgo una mia piccola riflessione: sulla luna questi rifiuti non li possiamo mandare, in quanto va a finire che ce li rimandano indietro! Tuttavia, ponendoli sotto terra, magari a un chilometro di profondità, ritengo che tale problema possa essere risolto; infatti, se nessuno li vuole, da qualche parte dobbiamo pur portarli.
Comunque, spero che gli emendamenti presentati dal gruppo della Margherita e dall'opposizione siano tenuti in considerazione (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, con questa vicenda di Scanzano Jonico siamo di fronte ad una decisione - com'è stato illustrato dalle colleghe e dai colleghi che mi hanno preceduta - dagli aspetti davvero inquietanti. E ciò non solo perché Scanzano ha rischiato di divenire davvero la pattumiera atomica forse di tutta Europa.
Questo è stato il grido di allarme delle associazioni ambientaliste, questa è stata anche la consapevolezza diffusa ed espressa da parte di una popolazione a cui va il merito di essere stata in grado di stoppare, seppur temporaneamente, una decisione gravissima.
Nessun paese, tranne gli Stati Uniti - ma anche su ciò, probabilmente, andrebbe svolta una riflessione alla luce della documentazione e della conoscenza più ravvicinata di quanto sta avvenendo a Yucca Mountain -, ha scelto un sito per lo smaltimento finale delle scorie nucleari. Troppi rischi a fronte di una tecnologia, ancora molto arretrata, e di sperimentazioni che non hanno ancora fornito risultati
necessari per affrontare una decisione che non riguarda soltanto noi, non riguarda soltanto il tempo presente, ma riguarderà addirittura l'umanità nei prossimi secoli.
Quanto alle conseguenze dell'interramento, consiglio a tutti di leggere la documentazione disponibile presso la Commissione ambiente e in particolare la relazione del presidente dell'ENEA e premio Nobel Rubbia che rende appunto edotti sul rischio e sulle conseguenze dell'interramento di scorie radioattive, quali la possibilità di rilascio di gas radioattivi e la possibile contaminazione di falde acquifere. Si tratta di interventi che possono dunque condizionare la vita del pianeta e delle generazioni future.
Rubbia ha sottolineato tra l'altro il fatto di non essere stato coinvolto nel processo decisionale, e ci chiediamo come questo sia potuto avvenire avendo a disposizione competenze e conoscenze che sono indispensabili e imprescindibili per arrivare all'assunzione di una decisione. Anche oggi, quindi, dobbiamo denunciare la superficialità e l'irresponsabilità con cui si arriva a decisioni così gravi.
Riteniamo che si tratti di un problema che non ci esime, ovviamente, dall'assunzione di responsabilità, specialmente noi ambientalisti. È pur vero che abbiamo fatto di tutto e facciamo di tutto per scongiurare il più possibile il rischio nucleare, però è anche vero che non siamo esenti da questo rischio così come da altri rischi.
Chi vi parla abita nella terraferma veneziana, nei pressi di un sito altrettanto a rischio come quello costituito da Porto Marghera, dove un polo chimico che ha letteralmente contaminato e infestato il territorio è praticamente in dismissione e il problema della bonifica è tutto aperto. Anche in tal caso, il Ministero dell'ambiente non può assolutamente dirsi esente da colpe, manchevolezze e incapacità di gestire questo processo insieme con gli enti locali.
Non possiamo dunque, come dicevo, dirci esenti dall'assunzione di responsabilità in quanto ci troviamo pienamente dentro il rischio nucleare, e non perché ci ricordiamo di Chernobyl, ma perché siamo consapevoli dell'esistenza di centrali nucleari in funzione a pochi chilometri dai nostri confini. Ho presentato recentemente un'interrogazione ai ministri della salute, dell'ambiente e degli affari esteri in relazione alla centrale nucleare sita nella città di Krsko, in Slovenia. Si tratta di una centrale nucleare che funziona con un reattore nucleare Westinghouse da 632 megawatt, che fin dall'inizio della sua attività nel 1983 presenta problemi tecnici. Tale centrale nucleare dista solo 150 chilometri da Trieste e 230 chilometri dalla mia città, Venezia, ma questo significa poco, perché a rischio sono i nostri vicini della Slovenia anche per incidenti di minor conto. Uno dei problemi principali di tale impianto sarebbe costituito dalle incrinature dei generatori di vapore, che determinano perdite. Un altro aspetto estremamente negativo per la sicurezza della centrale riguarda il rischio sismico, perché il sito di Krsko è uno dei meno adatti per la localizzazione di una centrale nucleare a causa della presenza di faglie.
L'incertezza relativa al rischio sismico riguarda, in pratica, una parte importante del nostro territorio e riguarda da vicino la scelta di Scanzano Jonico, che non è stata negata ma è stata soltanto sospesa. Ebbene, riteniamo che un provvedimento come questo vada assolutamente ritirato. Non basta, infatti, aver cancellato il nome di Scanzano Jonico e aver sospeso questo tipo di scelta. Avendo il coraggio di tornare indietro rispetto agli errori commessi, questa avrebbe potuto essere l'occasione per arrivare ad una decisione secondo le procedure ordinarie, venendo meno, a maggior ragione - come è stato sottolineato -, l'esigenza di utilizzare il decreto-legge, vale a dire uno strumento che condiziona alla necessità e all'urgenza il fatto stesso di essere posto in essere.
Decisioni così gravi non comportano soltanto la necessità di scegliere alla luce dei risultati scientifici che, in questo caso, come è stato già detto - dunque, non mi soffermo sull'argomento -, non sono ancora garantiti. Per prendere una decisione
di questo genere è indispensabile il confronto con le regioni, con gli enti locali e con la popolazione interessata e coinvolta. E la popolazione è coinvolta a vari livelli. È coinvolta perché sopporta gli oneri di scelte fatte - magari - in altri tempi, in modo imprudente e sciagurato. È chiamata a subire i rischi di simili scelte, anche di quelle fatte alla luce delle risultanze scientifiche. Come è stato sottolineato da altri colleghi, anche le decisioni assunte negli Stati Uniti, comunque, si muovono nell'ambito di una profonda incertezza. Badate bene, colleghi: benché - come ha ricordato il collega Lion - altri 600 milioni di dollari, proprio in questi giorni, siano stati destinati a studi e a sperimentazioni nel sito di Yucca Mountain, comunque rimane gravissimo il problema dello smaltimento delle scorie radioattive negli Stati Uniti. Comunque, quel sito non è considerato ideale dall'intera comunità scientifica. Anche lì c'è una grossa polemica perché si tratta di un sito collocato a circa 80, 100 miglia dalla popolatissima Las Vegas. Per essere collocati lì, i rifiuti, anche quelli ad alta radioattività, devono essere trasportati. Anzi, saranno soprattutto i rifiuti ad alta radioattività ad essere sepolti nel sito di Yucca Mountain. Si pone, dunque, il problema del trasporto. Si pone il problema dell'attraversamento degli Stati.
Quindi, non è affatto risolto il problema, anzi; senza considerare, poi, la necessità, per quanto riguarda i rifiuti radioattivi, di garantire anche tutta la sicurezza rispetto al fatto che vengono trasferiti e vengono prodotti con un ciclo continuo che rischia di rendere lo stesso sito di Yucca Mountain insufficiente.
Quindi, io credo che con la presentazione degli emendamenti da parte dell'opposizione si tenti di dare una soluzione, seppure in modo disperato, con una battaglia difensiva che credo debba uscire dalle aule del Parlamento per entrare, invece, ancora una volta nella società civile, in modo che un movimento sempre più consapevole ma anche propositivo possa aiutare le istituzioni in buona fede a prendere decisioni all'altezza di una problematica così complessa e così delicata. Io spero che ci sia la possibilità di approvare questi emendamenti che tendono, appunto, alla riduzione del danno, che tendono a far rientrare la questione nei binari quanto meno di una dialettica che aiuterebbe il Governo in questo momento a prendere una decisione più consapevole, non dico a risolvere il problema - visto che con questo decreto-legge, ancorché migliorato, non si risolve nulla -, in questo modo, rendendoci consapevoli e responsabili rispetto a decisioni che riguardano, come dicevo nel corso dell'intervento, non soltanto noi, qui, nei nostri tempi presenti, ma le generazioni a venire per secoli e anche millenni (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo e di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Luongo. Ne ha facoltà.
ANTONIO LUONGO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei svolgere con questo mio intervento poche e sincere considerazioni. La prima è positiva. La civilissima e pacifica lotta del popolo lucano, l'unità di fondo di tutta la classe dirigente della Basilicata, la solidarietà ed il senso di responsabilità manifestato da tutti presidenti delle nostre regioni, gli autorevoli interventi di scienziati, esperti, competenti e anche le forti perplessità che hanno scosso importanti settori della maggioranza, tutto questo ha consentito che fosse conseguito un primo importante risultato: sopprimere il riferimento a Scanzano Jonico quale unico sito nazionale di scorie radioattive. Si tratta di un risultato importante non solo per un territorio ma per poter affrontare ora, possibilmente senza improvvisazioni, uno dei più gravi ed aperti problemi che il nostro paese dovrà risolvere.
Il popolo lucano si è difeso semplicemente dal modo con il quale il Governo ha navigato nell'oceano del pressappochismo e dal modo con il quale, in particolare il Ministero dell'ambiente, ha costruito un dannosissimo decreto-legge. Dunque, era inevitabile che in pochi giorni si passasse
da una dimensione in cui qualcuno forse voleva o prevedeva di recintare il tutto nei confini del localismo, del populismo e del qualunquismo, ad una vera questione di interesse nazionale. Infatti, è evidente che non sono il «dove», ma anche il «come» ed il «che cosa» erano - e per molti aspetti lo sono ancora - profondamente sbagliati. Infatti, perché si mantiene ancora una formulazione ambigua, «Deposito unico nazionale di scorie radioattive»? Perché non si ha il coraggio di specificare la natura del sito: sito geologico o ingegneristico? Sito geologico o tecnologico?
Quali possono essere le motivazioni che possono portare un paese come l'Italia, che non ha scelto il nucleare, a sposare la tesi di un sito geologico? Enormi sono le perplessità, le contrarietà del mondo scientifico. È evidente la sproporzione tra costi e quantità di materiale radioattivo di terza categoria da depositare. Perché non riservarci, invece, una scelta ispirata alla reversibilità, alla possibilità cioè che la scienza possa trovare in un tempo ragionevole una soluzione? Perché illudere anche le sacrosante aspettative dei cittadini di Caorso? Se siamo onesti intellettualmente, la scelta del sito geologico comprometterebbe definitivamente la soluzione da anni attesa dai cittadini di Caorso e da altri cittadini italiani.
Sarà difficile, per la confusione e l'allarmismo creato in questi giorni, individuare una soluzione anche per i depositi nei quali collocare i rifiuti di prima e seconda categoria. Dobbiamo costruire un percorso responsabile e, quindi, praticabile e non precluderci alcuna strada. Uno o più siti innanzitutto, un pieno e chiaro coinvolgimento delle realtà istituzionali e territoriali.
Ho notato qualche fastidio da parte di alcuni esponenti della maggioranza quando abbiamo insistito, ed insistiamo, per coinvolgere tutte le realtà e le competenze interessate, come se non fosse questa una strada dovuta, come se non percepissimo che si è profondamente modificato il rapporto tra centro e periferia, tra politica e competenze, come se un'idea più responsabile di appartenenza e di cittadinanza non abbia una sua concretizzazione in un nuovo patto tra istituzioni centrali e periferiche, tra classi dirigenti nazionali e regionali.
Certo, la democrazia, in una società complessa, non può essere solo partecipazione, ma con pari peso, responsabilità e decisione. Allora, siano chiari i tempi e chi decide. A ciò noi non ci sottraiamo, ma la decisione finale deve appartenere alla politica, non ai commissari né ad altri. Tuttavia, può la politica nascondersi, abdicare, per quanto impopolare possa essere una scelta?
Si difende il primato della politica e, quindi, anche noi stessi; si difende l'autonomia della politica, riconoscendole uno tra i principali compiti, quello di decidere.
È proprio indispensabile mantenere un rapporto non chiaro e non lineare tra Ministero dell'ambiente, Sogin e commissario? Perché non si distingue tra indirizzo e gestione, garantendo una funzione di terzo al Ministero dell'ambiente? Perché si vuole a tutti i costi alimentare la logica della dietrologia, dell'intrigo, del torbido o di altro e peggio ancora? A chi giova? Non credo certo al Governo.
Non voglio enfatizzare, ma qualcosa di profondo è accaduto in queste settimane che ha modificato il senso comune delle popolazioni del sud. Quella manifestazione chiedeva più regole, più rigore, più rispetto, più democrazia, più Stato. Quindi, nessuna rivolta, nessun antistato, nessun brigante, ma rispetto e regole!
Il sud ha bisogno ancora di sostegno, di solidarietà, di spesa pubblica, certo finalizzata, qualificata, destinata allo sviluppo, ma pur sempre spesa pubblica.
Se la richiesta di solidarietà può fare ancora pensare che sia possibile il vecchio scambio, più o meno camuffato, più o meno aggiornato, tra Stato e Mezzogiorno, bene, è un errore enorme! L'analisi è sbagliata. Un nuovo, più avanzato e consapevole spirito pubblico sta maturando nel Mezzogiorno.
I meridionali stanno acquisendo una maggiore consapevolezza di sé; il sud vuole farcela e può farcela. È un Mezzogiorno
emergente, non ancora maggioritario, ma determinato e determinante, ancora alle prese con il proprio destino. È un sud che, con quella manifestazione, ha detto con forza una sola cosa, chiara e semplice: il Mezzogiorno non è in vendita!
Si è dimostrato inequivocabilmente che il futuro, la dignità dei meridionali non ha un prezzo e con ciò, da ora in poi, tutti dovremo saperci misurare (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Raffaella Mariani. Ne ha facoltà.
RAFFAELLA MARIANI. Signor Presidente, la scelta di un deposito nazionale in cui allocare in via definitiva tutti i rifiuti radioattivi di prima, seconda e terza categoria e di combustibile irraggiato ci è parsa subito avventata e priva di fondamenti scientifici necessari, oltretutto in attesa anche di una direttiva dell'Unione europea.
Poche le certezze e soltanto riferite al sito e ai tempi: cinque anni a partire dal gennaio 2004 e deposito nazionale individuato presso il sito di Scanzano Jonico. Questo ha portato ad una revisione e ad un'analisi molto approfondite, che siamo riusciti a svolgere in sede di Commissione ambiente e territorio, e che hanno effettivamente valutato il ruolo del commissario straordinario della Sogin che agisce in deroga ad ogni normativa vigente e, con il decisionismo, che ancora oggi, per esempio, gli permette di esprimere giudizi pesanti sulla scelta operata dal Consiglio dei ministri di indicare una commissione per la revisione del decreto; si fa della scelta del commissario e della definizione dei tempi relativi all'individuazione del meccanismo che porterà alla individuazione del sito definitivo quasi un vanto, con la scelta definitiva in meno di un anno e con l'individuazione che supera ogni valutazione ed approfondimento tecnico-scientifico. La superficialità arriva a far considerare i rifiuti tutti insieme e da allocare in un unico sito, cosa che non accade in nessuna altra parte d'Europa: la bassa e media intensità dei rifiuti nucleari di prima e seconda categoria insieme all'alta intensità dei rifiuti di terza.
La Commissione europea ha indicato un percorso per tutti gli Stati dell'Unione in riferimento all'individuazione di un sito ingegneristico ed anche di un sito geologico. Il Consiglio dei ministri ha stabilito di «bruciare» i tempi affidando al commissario delegato alla sicurezza del nucleare la soluzione della questione, indicando nel dicembre 2003, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri adottato nel marzo 2003, il termine ultimo per risolvere il problema. In effetti, la solerzia del commissario Jean ha permesso di risolvere, dal suo punto di vista, il problema in meno di un anno.
Si è potuto così redigere il rapporto relativo all'indagine conoscitiva sui rifiuti della VIII Commissione che prendeva in esame alcune delle situazioni più complesse e pericolose esistenti nel nostro paese, senza alcun tipo di approfondimento; soltanto attraverso una deroga alle regole e con una notevole abdicazione all'assunzione della responsabilità si è stabilito di assegnare ad un sito unico, scelto in base a criteri rispetto ai quali ancora non siamo certi quali fossero i principali riferimenti, una competenza così importante.
Ciò che ci ha stupito nell'analisi approfondita che stamane è stata svolta in sede di Commissione ambiente e territorio è il modo di assemblare da parte della Sogin le note bibliografiche - questo fatto è stato citato da numerosi interventi - e di allegarle a quelle, che potremmo chiamare referenze di rappresentanti scientifici del nostro paese: in questa scelta vi era a priori una decisione, quella di individuare un sito geologico, che noi contestiamo anche oggi attraverso i nostri emendamenti, e di individuare una precisa tipologia anche geologica, tra le tante indicate anche nei rapporti dell'ENEA redatti nel passato.
Si è definito quindi un percorso in maniera aprioristica, senza alcuna capacità di confronto e, cosa più grave, senza
il conforto di approfonditi e ponderati pareri scientifici. Mi premeva sottolineare in particolar modo questo aspetto: abbiamo spesso discusso in questi mesi, in riferimento alle leggi delega che il ministro dell'ambiente e quello delle attività produttive hanno chiesto sul tema dell'energia, o nelle passate leggi finanziarie, del ruolo delle nostre agenzie scientifiche, - parlo dell'APAT, del CNR e dell'ENEA, - rinnovando spesso, anche nella ricerca dei contributi e delle risorse necessarie per farle sopravvivere, il concetto della loro funzione e utilità come strumento tecnico-scientifico e «braccio» scientifico per il Governo e per i ministeri deputati alle scelte fondamentali per il nostro territorio.
Si è completamente sottovalutato il ruolo di queste agenzie, si è completamente bypassato il necessario, fondamentale e dovuto approfondimento - che, in questo caso, sarebbe stato il minimo necessario per poter affrontare la questione con gli enti locali, con le regioni, come poi dirò -, chiamandole poi ad esprimere un parere in fase successiva e dovendo quindi anche ricredersi rispetto al fatto che queste agenzie avrebbero comunque potuto avallare una scelta solo perché fatta da un commissario delegato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Credo sia necessario sottolineare questo aspetto, anche perché rispetto alla discussione complessiva che si sta svolgendo nel nostro paese, riguardo all'innovazione, alla ricerca scientifica, alle risorse destinate alla ricerca e agli approfondimenti dei settori avanzati del nostro paese - che in alcuni casi ha visto uscire dai confini dell'Italia le principali autorità scientifiche -, in questa discussione, ancora una volta, sottovalutiamo il ruolo della comunità scientifica, con un atteggiamento quasi arrogante, di snobismo, anche nelle dichiarazioni successive. Se voi leggete infatti le dichiarazioni di questi giorni del commissario delegato della Sogin, avrete l'impressione che anche il giudizio che viene espresso circa l'istituzione di una commissione che la Presidenza del Consiglio dei ministri dovrebbe istituire a supporto del lavoro che dovrà essere fatto nei prossimi mesi, serva, quasi con disprezzo, ad assimilare questa commissione ad un meccanismo che comunque farà soltanto perdere tempo.
Penso che su questo tema dobbiamo fare una riflessione molto importante e dire finalmente se pensiamo sia giusto fare investimenti nella ricerca scientifica, se riteniamo che la ricerca, le nostre università e i principali scienziati di cui il nostro paese dispone - che sono stimatissimi anche all'estero - debbano continuare ad essere umiliati e ridotti a dover scrivere qualche referenza generica ed anche abbastanza superficiale su scelte che sono state fatte magari in altri luoghi, da altri referenti, con motivazioni senz'altro differenti.
Credo che dovremmo sottolineare anche tale aspetto, perché questo potrebbe confortare rispetto al clima che si è prodotto nel nostro paese. Abbiamo notato che la vicenda di Scanzano Jonico e la protesta che è nata tra i cittadini di quella regione hanno permesso che si facesse un passo indietro e che si riflettesse sulle scelte fatte.
Anche riguardo alla sicurezza dei cittadini che risiedono nelle zone attigue alle centrali che ancora producono scorie nucleari e che giustamente nutrono delle preoccupazioni riguardo al loro futuro, potremmo fare un investimento, potremmo cioè garantire ai cittadini che comunque le nostre scelte sarebbero confortate sicuramente da dati scientifici e tecnologici ben superiori a quelli che abbiamo utilizzato fino ad oggi. D'altronde, nei paesi in cui queste scelte si stanno attuando - non certo in maniera così improvvisata e superficiale - esistono degli studi e delle ricerche iniziati alcuni decenni or sono e che vengono valutati continuamente con coerenza e monitorati anche alla luce delle possibili «sorprese» - geologiche, nel caso di siti geologici, ma anche scientifiche -, che possono verificarsi nel corso degli studi.
Penso che affidarsi a questo tipo di approccio sarebbe probabilmente una garanzia oltre che per chi deve fare delle scelte - sì politiche, ma che abbiano dei
fondamenti saldi -, anche per coloro che ci vedono impegnati a fare valutazioni che spesso riguardano la vita e la sicurezza di molti cittadini e che riguardano anche competenze che noi tutti, qui dentro, non abbiamo.
Naturalmente questo mette in evidenza in maniera palese la superficialità ed anche l'arroganza con cui questa scelta è stata attuata. Mi domando allora, nel momento in cui queste deleghe si chiedono, nel momento in cui si rinuncia ad una discussione, così come era stato chiesto di fare, rispetto allo stralcio dell'articolo 30 durante la discussione sul riordino del sistema energetico, per quale ragione persista questa volontà di non affrontare i problemi con gli approfondimenti necessari, quasi che tutto questo non potesse essere patrimonio del nostro paese, come se noi dovessimo fare sempre tutto in maniera raffazzonata, non approfondita e superficiale?
E questo riguarda anche il coinvolgimento degli enti locali e delle regioni. In una prima fase, è stato affermato che la Conferenza Stato-regioni aveva rinunciato ad un confronto. Successivamente, invece, dai rappresentanti della Conferenza Stato-regioni ci è stato detto che questo confronto non era stato rifiutato, ma che era stato chiesto un maggiore approfondimento ed elementi per poter valutare.
Dunque, è stato smontato un castello che era stato costruito, anche rispetto al coinvolgimento di tutti coloro che, per riferimenti costituzionali, diremmo per legge, avevano titolo ad esprimersi.
Ciò che, tra l'altro, ha coronato la precarietà dell'intero provvedimento e rispetto al quale ci sentiamo di rivolgere un ultimo appello affinché lo stesso venga ritirato è la mancanza - oggi è stato ribadito - di una copertura economica certa. Anche tale aspetto, nella precarietà generale, alimenta l'insicurezza e l'indefinibilità di un percorso chiaro che offrirebbe garanzie più certe e tranquillità a tutte le popolazioni del nostro paese che si sono sentite sballottate tra una dichiarazione e l'altra, il più delle volte contraddittorie, del nostro Governo, e, in alcuni casi, tirate in ballo con l'indicazione di siti che non erano stati segnalati in alcun documento ufficiale ma che venivano indicati a turno come possibili siti alternativi a quello individuato.
Ciò ha prodotto un grave danno nel paese. Produrrà, sicuramente, conseguenze nel momento in cui dovremmo compiere scelte alternative alle quali non intendiamo sottrarci e rispetto alle quali consigliamo di utilizzare un metodo che molte delle nostre regioni - come sottolineava l'onorevole Bandoli - stanno già adottando per la definizione del loro piano di rifiuti, ossia quello della concertazione con le province, con gli enti locali, in un confronto alcune volte duro e doloroso. Tale confronto, comunque, conduce a determinate scelte rispetto alle quali il senso di responsabilità chiede di fare valutazioni che, in alcuni casi, non vorremmo dover fare, anche con riferimento a zone dove noi stessi abitiamo e nelle quali la gente chiede sempre sicurezza e chiarezza.
Credo che la scelta che abbiamo definito e cercato di indicare attraverso le nostre proposte emendative, anche rispetto alla scelta prioritaria di ritirare il provvedimento, vada verso l'uso, questa volta, del buonsenso. Ciò rassicurerebbe il paese che rappresentiamo e permetterebbe di razionalizzare soluzioni differenziate per i depositi dei rifiuti nucleari, anche nelle differenti categorie. Su questo, non notiamo ancora un'espressione chiara, anzi nel decreto-legge corretto non si è voluto compiere assolutamente una scelta che differenziasse le varie categorie, come del resto già avviene nel resto d'Europa. Ciò significa fare riferimento alle centrali di Trino, Caorso, Saluggia che, nell'immediatezza e non in un futuro che ancora non siamo in grado di definire, potrebbero vedere una maggior messa in sicurezza e, quindi, una maggiore tranquillità per i cittadini.
Questi depositi, naturalmente, per il buonsenso che vorremmo che fosse adottato, dovrebbero essere realizzati in un numero più limitato possibile, articolati per tipologie e capacità di stoccaggio e costruiti con procedure ordinarie. Non si
possono chiedere deroghe a tutte le regole esistenti. Non si possono superare le valutazioni di impatto ambientale. Non si può agire con questa superficialità ed arroganza rispetto a temi così delicati.
Il Governo e la Conferenza delle regioni coordinino insieme una soluzione trasparente, tempi e modalità certe. Non ci dobbiamo sottrarre a scelte e a definizioni di tempi che si attendono ormai; d'altronde, ciò è stato definito anche dalle Conferenza delle regioni nel documento presentato nella VIII Commissione nel corso di questa settimana.
Chiediamo che si valuti anche la possibilità di eliminare la figura del commissario straordinario e che vi sia un ripensamento sulla definizione del sito. Dal nostro punto di vista, non deve trattarsi necessariamente di un sito geologico: grazie alle moderne tecnologie ed anche all'apporto della scienza che sta avanzando, potrebbe trattarsi di un sito ingegneristico non definitivo. Grazie, signor Presidente (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Chianale. Ne ha facoltà.
MAURO CHIANALE. Signor Presidente, è sufficiente mutuare le parole che, con efficace essenzialità, il professor Carlo Rubbia ha pronunciato nell'audizione presso la Commissione ambiente lo scorso 14 novembre: la gestione dei rifiuti nucleari ad alta attività non può ricorrere esclusivamente al sapere scientifico e tecnologico. Principi etico-sociali, di trasparenza e di condivisione con la popolazione sono assolutamente necessari e vanno perseguiti con vigore, pena un grave scollamento tra gli esperti ed i cittadini.
Ebbene, questo scollamento è avvenuto, ma non esclusivamente a causa di un conflitto tra scienza e popolo: si è verificato, invece, per un'ulteriore azione imperativa fondata su una presunta urgenza, così, di per sé, illegittima ed anticostituzionale. È avvenuto anche perché è apparso subito chiaro che lo studio della Sogin, la Società di gestione degli impianti nucleari, aveva raggiunto un risultato di individuazione puntuale in poco tempo, attraverso valutazioni e decisioni tecniche empiriche e non direttamente verificate.
Nel rapporto della Commissione europea, si precisa che, a causa di alcune lacune conoscitive, il rischio di errore nella scelta dei siti presunti è piuttosto elevato. Questo rischio può essere progressivamente ridotto mano a mano che si procederà ad una serie di controlli ed esami per meglio definire i parametri che condizionano, in senso positivo o negativo, la qualità dei siti prescelti.
La leggerezza con cui si è proceduto è divenuta una prova provata: per le autonomie locali e per le regioni, questo processo è apparso, come di fatto è stato, una scelta imposta, sbagliata e addirittura infondata sul piano tecnico-scientifico. Cito nuovamente il premio Nobel professor Rubbia: non esiste, oggi, la certezza che il sito di Scanzano Jonico sia adeguato alla sistemazione definitiva, specialmente dei residui di alta attività e di vita media lunga, prima di aver portato a termine gli studi necessari.
Quindi, la possibilità di studiare altri tipi di siti attendibili deve, ad oggi, considerarsi come ancora aperta. Non a caso tutte le autonomie locali, attraverso il coordinamento delle regioni meridionali dell'ANCI, hanno espresso solidarietà alla protesta della Lucania e, in occasione della conferenza nazionale di Matera del 10 ed 11 dicembre prossimi, organizzata dal CNEL e dalle associazioni autonomistiche, sul ruolo delle istituzioni territoriali per lo sviluppo dei piccoli comuni e delle aree rurali, promuoveranno iniziative istituzionali per chiedere il ritiro del decreto.
Il medesimo coordinamento delle regioni denuncia e sottolinea il permanere di una concezione accentratrice e centralista da parte del Governo, che va contrastata dal sistema delle autonomie locali. Sistematicamente, il Governo disconosce le riforme costituzionali e vanifica i ruoli e le responsabilità primarie che la Costituzione conferisce alle regioni, alle province ed ai comuni, svuotando di valore e contenuti il processo federalista. Come altri colleghi
hanno già rilevato, il Governo rinnega anche quanto esso stesso aveva già stabilito in materia - non rispettando le determinazioni di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 marzo 2003, n. 3267, che stabilisce il coinvolgimento dell'apposita commissione scientifica della regione interessata da tale intervento - e trascura le richieste avanzate dalla Conferenza dei presidenti delle regioni.
Questa scelta, per le modalità con cui è maturata, viola il principio di leale collaborazione e desta la viva preoccupazione della Conferenza delle regioni. La scelta, sia pure meno infausta dopo aver rimosso l'indicazione puntuale di Scanzano, è sbagliata. Le procedure individuative devono essere confrontate, e commisurate, con le reali esigenze dell'Italia. Le scorie ed i rifiuti possono essere depositati in siti diversi in base alla loro tipologia. L'evoluzione delle nuove soluzioni tecnologiche può permettere di adottare scelte sicure, con siti accessibili e controllabili, distinguendo, appunto, le categorie in luoghi diversi.
È una responsabilità che deve essere assunta con lungimiranza poiché il monitoraggio, l'accessibilità e la rimuovibilità in un futuro permetterebbero di accedere a nuove tecnologie che offriranno nuove possibilità di smaltimento. La discussione deve ricominciare non attraverso questo decreto, ma attraverso un percorso di confronto partecipato. Risulta chiaro che si può tornare a discutere e valutare se esista ancora la necessità di un sito geologico unico sotterraneo per depositare i rifiuti. Considerato che il quantitativo di circa 8 mila metri cubi di rifiuti nucleari di terza categoria, quella più importante, quella a rilascio più significativo, quelli che hanno questo tipo di caratteristica, non può che essere fermo, non può aumentare, è opportuno valutare altre soluzioni tecniche ricercate in sinergie di più paesi. Infatti, questo tipo di approccio consentirebbe di gestire le esigenze dei costi di studio e di ricerca in comune, quindi limitando gli stessi costi.
Il ministro Matteoli, lo hanno citati molti colleghi, ha comunque aperto una nuova ipotesi, quella dello smaltimento all'estero delle scorie italiane. Se questa notizia risultasse perseguibile e fondata esisterebbe un motivo in più per non proseguire la discussione di questo decreto. I fondamenti e i principi scientifici formulati dallo studio della Sogin sono stati posti in contrapposizione da altre valutazioni autorevoli. Ciò presuppone che si affronta l'argomento con tempi ed obiettivi diversi. Se gli Stati Uniti hanno riflettuto per anni, per vent'anni, su come dovesse essere fatto, come è stato fatto il deposito unico, per l'Italia i tempi delle scelte devono essere misurati sulla quantità di scorie non certo su una presunta potenzialità di rischio terroristico, che, in ogni caso, qualunque soluzione adottata, dati i tempi di realizzazione, non risolverebbe rispetto a questa paventata emergenza.
Se una morale può essere tratta da questa storia tentennante e tipica del più classico ballo dei lancieri, un passo avanti e due indietro, non posso che rilevare che si è aperto un fronte di profonda incertezza tra le autonomie locali e il Governo. È di ieri la lettera del sindaco di Trino Vercellese che respinge l'ipotesi che il suo paese diventi sito o uno dei siti nazionali delle scorie nucleari. È il segno che il percorso adottato dal Governo pregiudica ad oggi qualunque individuazione ed è il segno dello smarrimento e della prevaricazione adottata sulle autonomie locali, che rivendicano legittimamente il loro ruolo. Non importa se il sindaco è di centrodestra o di centrosinistra, anche solo le ipotesi che concorrono e corrono incontrollate mettono in allarme realtà come Trino o come Saluggia, che convivono da 45 anni con il materiale radioattivo.
Questi siti non possono diventare cimiteri di se stessi, l'eredità nucleare coinvolge comuni nel Lazio, in Emilia, in Piemonte, in Campania, e per queste realtà occorre mantenere gli impegni assunti di garanzia e di sicurezza e una politica nazionale di dettaglio, che definisca
le capacità ricettive, le specifiche dei manufatti, i condizionati, i limiti e le condizioni di conferimento, i costi di conferimento per ciascuna categoria e, ancor prima, della realizzazione, dell'esercizio e del funzionamento dei depositi.
Il rinvio di 12 mesi ipotizzato svuota di contenuti tale decreto e ne depotenzia l'urgenza. La ventilata disponibilità della maggioranza a valutare gli emendamenti dell'opposizione presentati denuncia la consapevolezza che è opportuno riportare tali processi in canali più condivisi e più responsabili. Questa responsabilità, dato il grande rilievo che comporta, non può essere nuovamente impostata in modo sbagliato. La riprova è che la sensibilità così ampia sul tema deve essere ascoltata e questa sensibilità deve essere tradotta con la compartecipazione delle autonomie, queste autonomie che vivono nella paura e nella sfiducia, e questo tipo di atteggiamento costituirebbe sicuramente una ragione dilazionatoria con continui rinvii e ricorsi, che non porterà a nulla se non allo status quo, con i problemi ed i pericoli che proprio questo decreto improvvidamente volevano e vogliono evitare (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dameri. Ne ha facoltà.
SILVANA DAMERI. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, l'iter e l'esito della vicenda del sito unico erano già tutti iscritti nelle sue premesse per la scelta politica del Governo di chiamarsi colpevolmente, irresponsabilmente fuori da un governo serio di un problema enorme ed indifferibile quale quello della fuoriuscita dal nucleare, dalla gestione degli esiti del nucleare nel nostro paese, affidandola, come avete fatto, con le procedure della protezione civile, ad un commissario.
Era già scritto, dicevo, è stato però certamente aggravato dalla gestione stessa del presidente della Sogin, Jean, e dalla leggerezza con cui egli e il Governo a luglio hanno deciso, non si è capito bene con quale atto, di fare a meno del coinvolgimento, del concerto delle regioni e degli enti locali e, in un impeto di decisionismo, hanno provocato il disastro che tutto il paese, purtroppo non solamente il nostro paese, ha potuto vedere.
Signor Presidente, in questi giorni mi è tornato tra le mani il testo di una dichiarazione fatta ad aprile del 2003, oltre che da me anche dal collega Vigni e da altri esponenti della sinistra ecologista dei Democratici di sinistra, che, preso atto della dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Governo a metà di febbraio, sottolineava come il Governo invece di assumere, a fronte di una preoccupazione per la crescente insicurezza dovuta al preoccupante aggravamento della situazione internazionale, impegni conseguenti e rigorosi su questa delicata materia, ha partorito un atto amministrativo - un'ordinanza - con cui - noi lo diciamo in questa dichiarazione, e guardate com'è attuale e come era purtroppo, ahimè, preveggente - istituisce un commissario al quale si danno enormi poteri straordinari fino all'assurdo di poter operare in deroga ad importanti leggi sulla sicurezza, sulla valutazione di impatto ambientale, sugli appalti, sull'attestato di sicurezza per i trasporti ferroviari e stradali di materiale nucleare, sulle leggi internazionali di ratifica dei trattati di non proliferazione e addirittura si attribuiva al commissario, con quell'ordinanza, utilizzando la procedura della protezione civile, il coordinamento delle forze militari e di polizia per la vigilanza dei siti.
L'impressione, dicevamo, e i fatti l'hanno confermato, è quella di trovarsi di fronte ad un ennesimo atto opportunistico e irresponsabile del Governo, perché l'ordinanza va nella direzione opposta a quella richiesta dalle emergenze in quanto, appunto, deresponsabilizza il Governo e i suoi ministri e - in primis, vorrei ricordare un grande assente di questa discussione, il ministro Marzano - affida al presidente della Sogin il ruolo di commissario per fare - guardate - le stesse cose che già fa o dovrebbe fare la Sogin stessa.
L'ordinanza, dicevamo ancora, porta in alto mare il lavoro già fatto negli anni
passati dai precedenti Governi; toglie ruolo ed autonomia alle istituzioni e agli enti scientifici predisposti all'attuazione e al controllo delle fasi di smontaggio degli impianti e di smaltimento dei rifiuti radioattivi. La nostra proposta, c'é scritto in questa dichiarazione, era quella di istituire una cabina di regia tra i ministeri e le regioni interessate per verificare e accelerare la definizione, da parte della Sogin, dei piani di smontaggio degli impianti e lo smaltimento dei rifiuti nucleari; sollecitare la pronta approvazione dei piani già predisposti e ancora fermi nei ministeri. Il Parlamento, dicevamo ancora, deve dare indirizzi precisi, anche legislativi, per distinguere le azioni di protezione fisica dei siti nucleari, riconducibili alla protezione civile, dalla gestione vera e propria della fuoriuscita dal nucleare nel nostro paese con i conseguenti interventi di messa in sicurezza e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi; e, infine, ma non ultimo, dicevamo che tutto ciò deve avvenire con la concertazione fra gli enti istituzionali interessati, Governo, regioni, comuni e con il coinvolgimento delle strutture tecniche e scientifiche, APAT, ENEA, e quant'altro, che non possono essere esautorate da questo processo, pena la caduta delle garanzie di sicurezza.
Guardate, è stato fatto esattamente il contrario. Presidente, noi abbiamo evidenziato in questo paese scarsa memoria, dimentichiamo quello che è già stato costruito, pretendiamo di inventare sempre qualcosa di nuovo e tendiamo a demonizzare e a considerare inservibile quello su cui altri hanno già lavorato. Voi - questo Governo - avete applicato lo spoils system anche alle idee, alle proposte su cui i Governi precedenti, gli enti di ricerca e le strutture tecniche e scientifiche avevano lavorato.
Sappiamo - lo dice l'esperienza degli altri paesi - che queste cose non si inventano e non si improvvisano, e se si inventano e si improvvisano, accade quanto è avvenuto a Scanzano Jonico. Era necessario, pertanto, affrontare un problema, quello degli esiti del nucleare, assai serio ed ineludibile per la sicurezza del paese, con il pieno utilizzo di quanto era già stato elaborato, studiato e proposto: penso, per fare un esempio concreto, ai lavori della commissione Cenerini, attivata dal ministro Bersani.
Avete applicato questo spoils system delle analisi e delle idee anche nei confronti degli atti parlamentari, vale a dire dei documenti condivisi da tutte le forze politiche: mi riferisco alle conclusioni di indagini svolte da Commissioni del nostro Parlamento, in particolare a due condotte dalla Commissione ambiente della Camera dei deputati, una nella lunga scorsa legislatura (la XIII), l'altra in questa.
L'indagine conoscitiva svolta nella XIII legislatura, relativa alla sicurezza ambientale di strutture nucleari site in provincia di Vercelli - ed il collega Chianale ha già ricordato come si tratti di uno dei punti di maggiore gravità ed attenzione -, nel documento conclusivo affermava che la situazione delle scorie presenti nel Vercellese mette in particolare evidenza come sia necessaria un'accelerazione del programma di adeguamento del nostro paese ai più moderni parametri di sicurezza nucleari, attraverso soluzioni in grado di proiettarsi efficacemente nel futuro e di garantire non solo per la generazione presente, ma anche per le prossime, la protezione dai gravissimi rischi dei prodotti di rifiuti nucleari. Tale conclusione affermava anche la necessità di distinguere tra il deposito definitivo delle scorie di bassa e media attività e tra la custodia temporanea dei rifiuti ad alta attività; sosteneva, inoltre, che lungo tutto il percorso della messa in sicurezza del rischio nucleare - perché il percorso sarà lungo, come ha già ricordato anche l'onorevole Cima - si debbano seguire criteri di trasparenza, informazione ai cittadini e coinvolgimento degli enti locali.
Mi sembra che si sia fatto esattamente l'opposto, e non si è neppure tenuto conto, caro presidente Armani, delle conclusioni dell'indagine conoscitiva svolta in questa legislatura, sempre da parte dell'VIII Commissione, sui siti nucleari, dove si richiamava l'esigenza di una norma di legge (il famoso articolo 27 del cosiddetto decreto
Marzano) e, in merito alla scelta dei siti, si ribadiva la distinzione tra i rifiuti di prima e di seconda categoria - cioè a bassa e media attività, per i quali, come ci siamo dovuti far ricordare la scorsa settimana dal professor Rubbia, non è affatto necessaria una soluzione geologica, ma è utile ed indicata una struttura ingegneristica - ed i rifiuti di terza categoria, quelli di durata millenaria.
In quella conclusione - unitaria, ed è questo il paradosso - si ribadiva, inoltre, il coinvolgimento di tutte le istituzioni competenti, ma il Governo, in primis mi sembra il ministro Marzano, si è defilato. Infatti, avete condotto questa partita così rilevante con somma arroganza e senza la minima percezione che, quando si affronta un tema di questa complessità, con l'aumentata e sacrosanta sensibilità sociale per i temi dell'ambiente e della sicurezza, i concetti di trasparenza, partecipazione e concertazione non sono un optional, non sono un di più, ma sono essenziali alla possibilità stessa che la scelta venga compiuta.
Come ha rilevato l'onorevole Bersani, avete scelto una procedura «militarizzata», e questo ne è l'esito. L'accettabilità complessiva della politica di gestione dei rifiuti radioattivi è una prova che voi non avete compreso, è una prova che voi avete perso e che, purtroppo, fate perdere al paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sul complesso delle proposte emendative, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
FRANCESCO STRADELLA, Relatore. Signor Presidente, vuole che le segnali solo le proposte emendative sulle quali è stato espresso parere favorevole?
PRESIDENTE. È una procedura semplificata: sta bene.
FRANCESCO STRADELLA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Coronella 1.25, nonché sull'emendamento Lupi 1.260, riformulato nel seguente modo: Dopo il comma 4, inserire il seguente: «4-bis. La validazione del sito è effettuata, entro un anno dalla data di individuazione del sito medesimo, dal Consiglio dei ministri, sulla base degli studi effettuati dalla Commissione istituita ai sensi dell'articolo 2, comma 3, previo parere dell'APAT, del CNR e dell'ENEA ».
La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Vendola 2.39, riformulato nel seguente senso: Al comma 1, lettera b), primo periodo, sostituire le parole da: distribuiti fino alla fine della lettera, con le seguenti: «d'intesa con il Ministro dell'interno e il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e con il supporto operativo di SOGIN Spa, in eventuali strutture temporanee da realizzare presso gli stessi siti ove risultano tuttora allocati i rifiuti radioattivi, rilasciando le relative licenze».
La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Vigni 2.130, riformulato nel senso di sostituire la parola «diciotto» con la parola «diciannove», e di inserire, dopo la parola «ENEA», le seguenti: «, uno dal CNR».
Il parere è favorevole sull'emendamento Vigni 2.131 e sugli identici emendamenti Zanetta 4.6 e Foti 4.50, riformulati nel senso di inserire, dopo la parola «APAT», le seguenti: «, valutata la pericolosità dei rifiuti».
Vorrei, peraltro, riferire anche che, in sede di Comitato dei nove, abbiano esaminato con molta attenzione l'emendamento Polledri 3.30 ed abbiamo valutato che lo stesso non potesse essere accolto come emendamento: esso potrebbe essere oggetto di uno specifico ordine del giorno che impegni il Governo; come relatore, sarei favorevole.
Per quanto riguarda i restanti emendamenti ed articoli aggiuntivi, la Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
PRESIDENTE. Il Governo?
ROBERTO TORTOLI, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, vorrei sapere se è possibile conoscere il parere del relatore in merito alle condizioni poste nei pareri del Comitato per la legislazione, della I Commissione (Affari costituzionali) e della Commissione bilancio. Vorrei sapere se il relatore intenda accogliere tali condizioni o meno.
FRANCESCO STRADELLA, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCESCO STRADELLA, Relatore. Signor Presidente, per ciò che attiene ai pareri della Commissione bilancio e della I Commissione, credo che le osservazioni svolte vengano accolte da emendamenti che verranno posti in votazione a firma delle due Commissioni. Per ciò che, invece, riguarda il Comitato per la legislazione, mi pare di avere già risposto durante la relazione di ieri. Se il collega Boccia la leggesse, vedrebbe che in essa è spiegata la posizione rispetto alle osservazioni svolte dall'ufficio legislativo: una delle condizioni è soddisfatta da alcuni emendamenti e l'altra riguarda l'elenco delle procedure; ci sembra inutile che esso venga inserito in questo provvedimento, essendovi un'ordinanza di protezione civile che elenca le procedure.
PIETRO ARMANI, Presidente dell'VIII Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIETRO ARMANI, Presidente dell'VIII Commissione. Ad integrazione di quanto detto dal collega relatore, vorrei dire che le osservazioni della Commissione bilancio, come lei sa, poiché riguardano il comma 4 dell'articolo 81 della Costituzione, sono automaticamente inserite. Per quanto riguarda quelle della I Commissione, il parere è contrario su alcuni emendamenti. Il relatore esplicherà tale parere man mano che gli emendamenti verranno messi in votazione. Per quanto riguarda il Comitato per la legislazione, non vi è alcun vincolo a tenere conto delle sue osservazioni, anche a termini di regolamento. Quindi, mi pare che il relatore abbia largamente spiegato la situazione.
PRESIDENTE. Mi pare che l'argomento usato dal presidente Armani sia conclusivo e corretto dal punto di vista regolamentare. Naturalmente, si intende che sugli emendamenti della Commissione bilancio vi sia un parere favorevole del relatore?
FRANCESCO STRADELLA, Relatore. È evidente.
PIETRO ARMANI, Presidente dell'VIII Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIETRO ARMANI, Presidente dell'VIII Commissione. Signor Presidente, vorrei chiedere ai colleghi del Comitato dei nove di riunirci domattina un quarto d'ora prima dell'inizio della seduta dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Qual è il parere del Governo sugli emendamenti della Commissione bilancio?
ROBERTO TORTOLI, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio. Il Governo esprime parere favorevole.
PRESIDENTE. Avverto che le votazioni si svolgeranno domattina, perché tra qualche minuto si riunisce la Commissione bilancio i cui lavori non avrebbero potuto coincidere con quelli dell'Assemblea.
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