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La seduta, sospesa alle 12,50, è ripresa alle 15.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il ministro del lavoro e delle politiche sociali, il ministro per le politiche comunitarie ed il ministro per i rapporti con il Parlamento.
PRESIDENTE. L'onorevole Parolo ha facoltà di
UGO PAROLO. Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Parolo.
ROBERTO MARONI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE. L'onorevole Parolo, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
UGO PAROLO. Signor Presidente, sono soddisfatto della risposta, signor ministro, e aggiungo alcune considerazioni a quelle che lei ha già enunciato. Giustamente, non va confuso il diritto allo sciopero, disciplinato dalla legge n. 146 del 1990, con il diritto alla mobilità di tutti cittadini e, quindi, non va confuso il diritto allo sciopero con il diritto alla rivolta. Bisogna quindi sicuramente accertare le responsabilità. È fuori di dubbio poi che bisogna anche adeguare la legislazione. Quello che è successo a Milano ha del paradossale. È rimasta bloccata la città più ricca d'Italia della regione più ricca d'Italia, dove probabilmente vi è l'azienda di trasporti più efficiente d'Italia. Non possiamo dimenticare che la legge quadro sul trasporto, la legge n. 422 del 1997, impone di raggiungere un minimo di copertura attraverso le tariffe urbane. Questo minimo è del 35 per cento, il resto è a carico della collettività. Oggi, a livello nazionale, siamo intorno al 31 per cento, ma in quasi tutte le aree del nord la copertura dei servizi pagata dai cittadini e dagli utenti si aggira intorno al 40-45 per cento, mentre nelle altre regioni d'Italia questa copertura a malapena
sfiora il 20 per cento. Quindi, signor ministro, è paradossale che a pagare siano i cittadini di una città che attraverso l'efficienza della loro azienda e attraverso l'adempimento dei loro doveri, pagando i biglietti, si vedono danneggiati più che nelle altre città. Anche da questo punto di vista quello che è successo a Milano ha della beffa e quindi chiediamo al Governo di intervenire.
Signor ministro, l'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali ha pari dignità quanto il diritto alla mobilità dei cittadini. Il giorno 1o dicembre, nella città di Milano, lo sciopero lecito, quello concordato, che doveva iniziare alle 8 e finire alle 15, si è trasformato, fin dalle prime ore del mattino, in uno sciopero selvaggio che ha visto migliaia di cittadini allo sbando, sotto una pioggia battente ed alla disperata ricerca di un passaggio.
Il caso di Milano crea un pericoloso precedente, che giustamente va condannato anche in considerazione del fatto che la «rivolta» dei lavoratori era stata premeditata tempo prima. Non vi è alcun dubbio che quanto accaduto nella giornata di lunedì 1o dicembre sia da leggere anche in chiave politica.
Tali atteggiamenti, in un momento di particolare tensione, ledono la sicurezza di tutti i cittadini.
Le chiediamo se intenda adottare tutte le iniziative idonee affinché sia rapidamente accertata, da parte dell'autorità competente, la responsabilità sia degli autori materiali sia dei sindacati - i quali non potevano non sapere, visto che da una settimana si era a conoscenza di 23 mila volantini nei quali veniva minacciato, appunto, lo sciopero selvaggio - ed affinché episodi analoghi non abbiano a ripetersi.
Il ministro del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Maroni, ha facoltà di
L'evento verificatosi lunedì scorso a Milano merita una ferma e dura condanna. Si è verificata una violazione grave delle regole dello sciopero nei servizi di pubblica utilità, quelli che sono utilizzati da migliaia di cittadini: è una violazione che non dovrà ripetersi.
Lo sciopero è stato ancora più grave poiché ha colpito i cittadini più deboli nella fascia oraria mattutina, che viene giustamente messa al riparo, quella nella quale ci si reca al lavoro, ma anche nelle scuole e negli ospedali. Esso si è poi ripetuto, con effetti ancora più iniqui, nel pomeriggio, quando il normale servizio avrebbe dovuto riprendere, provocando un ulteriore e pesante disagio alla popolazione di una grande città industriale e di servizi qual è Milano.
In questo modo, è stata fortemente incrinata una legislazione di regolazione dello sciopero nei servizi pubblici che è giustamente garantista, poiché deve contemperare e garantire il corretto equilibrio tra il diritto alla mobilità dei cittadini, da un lato, ed il diritto di sciopero dei lavoratori, dall'altro. Simili comportamenti non possano essere incoraggiati. Né questi strumenti di lotta possono essere minimamente condivisi o giustificati, come, invece, qualcuno si è inopinatamente spinto a fare.
Tocca certamente alla magistratura ed alla Commissione di garanzia individuare le responsabilità penali, se ve ne sono, e comminare le adeguate pene e sanzioni. A questo proposito, posso annunciare che, pochi minuti fa, la Commissione di garanzia ha aperto un procedimento formale al fine di individuare le responsabilità a carico dei promotori dello sciopero, singoli o associazioni sindacali, e di comminare le sanzioni previste dalla legge.
Al Governo ed al Parlamento spetta, poi, riflettere sull'adeguatezza della legislazione e degli strumenti esistenti. Non escludo l'ipotesi di un intervento legislativo per modificare la normativa attuale, al fine di dare maggiori certezze e di prevedere più adeguate sanzioni.
Mi auguro, infine, che, con il concorso di parti sociali responsabili, simili episodi non debbano ripetersi ed invito la Commissione di garanzia a sviluppare un'attività di sorveglianza ex ante e non solo a comminare sanzioni ex post. L'immagine internazionale dell'Italia e quella della sua capitale produttiva, Milano, non possano essere gravemente danneggiate da questi avvenimenti.
Il Governo vigilerà affinché simili atti non abbiano a ripetersi in futuro.


