Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 389 del 13/11/2003
Back Index Forward

Pag. 70


...
(Iniziative per inserire il corridoio n. 5 nella lista dei progetti prioritari dell'Unione europea in materia di trasporti - n. 2-00950)

PRESIDENTE. L'onorevole Vianello ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00950 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 5).

MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, intervengo per illustrare la suddetta interpellanza, mentre il collega Raffaldini replicherà in seguito alla risposta del viceministro.
Vorrei preliminarmente svolgere un'osservazione. La scorsa settimana, il ministro Lunardi, nel corso dello svolgimento di un'audizione presso la Commissione trasporti, insieme al ministro Buttiglione, ci aveva assicurato che non esisteva alcuna quick start list né tantomeno alcuna short list; non esisteva cioè una lista ristretta di progetti finanziabili dall'Unione europea e cofinanziabili dalla Banca europea per gli investimenti. L'aveva escluso tassativamente, spiegando che alla fine sarebbe stato il Consiglio dei ministri dei lavori pubblici a decidere sulle opere suddette e che, quindi, nessuno sarebbe stato escluso.
Come emerge dall'interpellanza svolta poco fa e da ciò che viene pubblicato abbondantemente sui giornali in queste ore, ci siamo accorti che, invece, esisteva una quick start list, che il parere della Banca europea per gli investimenti è determinante e che due opere, il corridoio n. 8, ma anche il ponte di Messina, non sono considerate prioritarie dall'Unione europea ai fini del loro finanziamento. Il fatto grave è che in queste ore il ministro Lunardi, come niente fosse, continua a ripetere che tutto verrà compiuto e che tutto si continuerà a fare.
Per quanto riguarda il corridoio n. 5, non vorrei si pensasse che il suddetto coincidesse con la Torino-Lione. La Torino-Lione rappresenta un pezzo del corridoio n. 5 che è un corridoio intermodale (non è, quindi, solo ferrovia); è costituito da un insieme di opere ferroviarie e stradali che dovrebbero collegare la vecchia Russia alla Spagna, attraversando la pianura Padana, quindi mettere in collegamento l'occidente e, diciamo, l'oriente (in realtà, si tratta di qualcosa di più e la vicenda è un po' più complessa).
Noi abbiamo ottenuto l'inserimento nella quick start list esclusivamente della


Pag. 71

Torino-Lione (è importante). Avevamo insistito molto perché ciò avvenisse, ma ciò non risolve assolutamente il problema.
Vorrei ricordare che perché si possa parlare di corridoio n. 5, il nostro paese ha bisogno di collegamenti ferroviari che colleghino Torino e Milano e Milano ed il confine. Per quanto riguarda la questione del collegamento tra Milano ed il confine con la Slovenia, vi è solo nebbia e fumo; non vi è assolutamente niente. Non siamo a livello avanzato di lavoro e di progettazione.
Quando poi si passa il confine e ci si reca dalla Slovenia, attraversando l'Ungheria ed i paesi dell'ex est europeo, fino a completare il corridoio n. 5, ci troviamo ad un livello ancor più arretrato. Inviterei a leggere - non è un vezzo intellettualistico, ma è importante per capire (io vivo a Venezia e tengo particolarmente ad un'opera come questa) - il bellissimo e straordinario libro di Paolo Rumiz, il cui titolo è: È Oriente, per rendersi conto di come il sistema dei trasporti, passate le Alpi, diventi fondamentale non solo ai fini dello sviluppo economico e della relazione fra est ed ovest, ma anche per mettere in stretta correlazione uomini, genti e culture.
Quando noi insistiamo sul corridoio 5, nonché sul corridoio 8, non poniamo soltanto il problema di una grande operazione economica e di sviluppo per quei paesi e per le nostre imprese. Noi poniamo anche il problema di un rapporto diverso fra uomini, genti e culture. In fin dei conti, spostarsi velocemente e mettersi in relazione rappresenta la condizione essenziale perché questo avvenga.
Per questa ragione non ci rassicurano le notizie apparse, - di certo un grande passo in avanti è stato compiuto, - perché il corridoio 5 è qualcosa di ben più ampio e diverso.
Ci permetta, signor viceministro, di esprimere un'ulteriore preoccupazione in ordine alla finanziabilità dell'opera. Il Sole 24 Ore riportava ieri notizie estremamente importanti, dicendo che era stato fatto sì un passo in avanti importante, ma che si era ancora indietro rispetto all'accordo con il Governo francese e rispetto alla finanziabilità dell'opera. Si tratta di 15,2 miliardi di euro così divisi: 6,7 per la parte comune del tunnel di base; 6,2 miliardi per la linea ferroviaria in territorio francese Lione-St. Jean de Maurienne; 2,3 miliardi di euro per la linea italiana Torino-Bussoleno. Dove sono questi soldi? C'è infatti sicuramente un problema di rapporti tra Francia e Italia; c'è anche un problema dettato dal fatto che nella legge finanziaria le risorse per le infrastrutture sono assolutamente poche.
Non è vero dire: è la BEI che finanzierà; infatti allo stesso modo Il Sole 24 Ore ci riporta ieri la valutazione della BEI.
La BEI, al momento di esprimere il rate, ovvero la possibilità di ritorno di finanziabilità di un'opera, l'economic rate of return, rispetto alla tratta Torino-Lione pone serissimi dubbi rispetto alla possibilità di un finanziamento e di un rating favorevole per il finanziamento della BEI a quell'opera. Questo implica che se la BEI non è disponibile a finanziare l'opera, pur essendo all'interno della quick start list, si avranno soltanto i finanziamenti dell'Unione europea, mentre il resto dovrà essere a carico dell'Italia. E questi soldi dove sono nella legge finanziaria?
Siamo quindi assai felici per il fatto che la Torino-Lione rientri all'interno di quest'opera, ma francamente ci poniamo un problema generale e lo facciamo non in modo strumentale perché al momento la Presidenza del Consiglio europeo è in mani italiane.
Pertanto non soltanto i rapporti con i paesi che entreranno in Europea a seguito dell'allargamento, ma anche quelli con la Francia dovrebbero essere strettamente alla nostra attenzione; viceversa si tratterà di opere inserite all'interno di una lista di priorità, ma che francamente, come lei sa, se non hanno progettazione e completamento, rapidamente ne usciranno!

PRESIDENTE. Il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole Tassone, ha facoltà di rispondere.

MARIO TASSONE, Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente,


Pag. 72

onorevoli colleghi, ho ascoltato con grande attenzione l'onorevole Vianello e ritengo che si stia affrontando, prima con l'interpellanza a firma Violante cui ha replicato l'onorevole Roberto Barbieri, il tema della scelta della strategia politica da seguire. Devo ringraziare l'onorevole Roberto Barbieri per la cortesia che ha usato nei miei confronti, anche se non ho compreso le ragioni della sua completa insoddisfazione, perché ho aperto un confronto molto ampio nel Parlamento, svolgendo alcune considerazioni che potevano trovarci, sul piano politico e come metodo di lavoro, d'accordo.

PRESIDENTE. Onorevole Tassone, lei è un vecchio parlamentare, ovviamente dal punto di vista della esperienza parlamentare, e sa che non è ammessa la replica sia pure per inciso. Glielo dico perché anch'io sono anziano da questo punto di vista!

MARIO TASSONE, Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. La ringrazio, signor Presidente, per il cortese richiamo, ma mi riferivo all'onorevole Roberto Barbieri, perché anche l'onorevole Vianello ha svolto questa stessa valutazione. Non c'è dubbio che il Governo italiano abbia posto un tema, all'atto della presentazione in Parlamento, ovvero quello delle infrastrutture e dei trasporti.
Credo che questa sia una premessa importante, un punto di riferimento importante per tutta la strategia di carattere politico ed economico che vogliamo attuare. Certamente questo Governo non ha avuto lasciti ed eredità del passato, rispetto alla politica delle infrastrutture e dei trasporti, anche perché, nel momento in cui oggi si chiedono progetti e finanziamenti, parliamo ovviamente di processi lunghi, me ne rendo conto; ma c'è oggi un impegno, soprattutto perché è acquisito sul piano culturale, perché se non si realizzano in tempi celeri le opere infrastrutturali, ogni processo di sviluppo economico, sociale e civile viene meno.
Quando noi parliamo di corridoio n. 1 o di corridoio n. 5 o di corridoio n. 8, come ha fatto l'onorevole Vianello, io sono d'accordo: bisognerebbe avere, signor Presidente, anche la possibilità di confrontarsi con l'Europa. Vorrei ricordare all'onorevole Vianello, giacché fa riferimento all'attraversamento stabile dello stretto di Messina, al ponte di Messina, che tempo fa ci è stato consegnato il Libro bianco in Commissione europea, da parte della commissaria per i trasporti, signora de Palacio, e, in fondo, questa lista che è venuta fuori dall'Unione europea non fa altro che rispettare, di fatto, le enunciazioni della de Palacio, in cui taglia di fatto nelle infrastrutture e nei trasporti, il Mezzogiorno d'Italia.
Il Libro bianco non fa riferimento al ponte sullo stretto di Messina, tant'è vero che c'è stato un incontro al CNEL, organizzato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dal ministro per le politiche comunitarie, in cui si è fatto riferimento a questo dato e si sono assunte delle posizioni. Ecco perché ritengo sia necessario anche un confronto nelle aule di Montecitorio. Rispondendo alla precedente interpellanza facevo questo riferimento ed ecco perché ringraziavo i presentatori, come ringrazio, ovviamente, l'onorevole Vianello.
Leggerò questo breve documento che mi hanno preparato gli uffici per poi fare una breve considerazione finale. Sono d'accordo anch'io che il corridoio n. 5 non è soltanto la Lione-Torino. Si è svolto un dibattito e un confronto molto acceso all'interno dell'Europa se questa linea ferroviaria dovesse essere sopra o sotto le Alpi. Non c'è dubbio che si tratta di un discorso politico generale che riguarda l'identità europea, perché è evidente che l'infrastrutturazione deve dare il senso della dimensione, della natura dell'Europa e, come dicevo poc'anzi, dell'identità dell'Europa! Oggi c'è questo risultato ed è un risultato apprezzabile. Non pretendiamo, ovviamente, che coloro che svolgono legittimamente il ruolo di oppositori in Parlamento possano cantar vittoria; in fondo, non è soltanto la vittoria di un Governo, ma la vittoria di un paese, perciò, se lo facessero, non sbaglierebbero. Ma veniamo a questi appunti.


Pag. 73


La Commissione europea ha reso noto l'elenco dei progetti prioritari europei, la cosiddetta quick start list, richiamata dall'onorevole Vianello, tra i quali figura la linea ferroviaria Torino-Lione (tunnel del Moncenisio), segmento del più ampio corridoio V - per cui parliamo del più ampio corridoio V -, confermando la validità della scelta strategica operata dal Governo italiano.
L'inserimento della linea Torino-Lione costituisce un successo tutto politico dell'Italia che è scaturito dall'intenso e costante impegno del ministro Lunardi, del ministro Tremonti e dello stesso Presidente del Consiglio Berlusconi nelle sedi europee, per l'affermazione dell'indiscutibile priorità della suddetta opera. I giornali hanno riportato di continue polemiche e le polemiche ci sono state; ovviamente, io non posso tacere qui le polemiche o le diverse valutazioni che ci sono state all'interno dell'Europa.
In particolare, il ministro delle infrastrutture e dei trasporti non ha mai perso l'occasione per ribadire la necessità di accelerare le procedure per la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione, tanto che i lavori sono in corso già sulle discenderie di Modane e di Saint Martine-la-Porte in territorio francese mentre in Italia stanno per partire i lavori sulla galleria ausiliaria di dieci chilometri di Venaus.
Già da tempo, inoltre, sono aperti i cantieri per la galleria di prospezione dalla parte italiana del tunnel del Moncenisio. I lavori sono al 32 per cento di esecuzione sulla Torino-Novara ad alta velocità e l'impegno è di chiudere i cantieri proprio per le Olimpiadi di Torino.
I cantieri sono, altresì, aperti sulla Mestre-Padova, mentre sulla Mestre-Venezia-Trieste si è attualmente in fase di progettazione.
Sempre parlando del corridoio 5, all'inizio del 2004, saranno aperti i cantieri del passante di Mestre. Il progetto preliminare della parte italiana della linea principale è nella fase di approvazione secondo le procedure previste dal decreto legislativo n. 190 del 2003 attuativo della legge obiettivo.
La Commissione intergovernativa italo-francese, in questo momento, ha in discussione gli schemi di finanziamenti con l'obiettivo, richiesto dai ministri Lunardi e De Robien di anticipare l'ultimazione dei lavori già entro l'anno 2015, invece del previsto 2018.
Sui progetti strategici di infrastrutture inseriti nella lista delle grandi opere varata dalla Commissione europea, si pronuncerà il 5 dicembre prossimo il Consiglio dei ministri europei dei trasporti.
Considerata tale data, molti quesiti potranno trovare qualche apprezzabile motivazione e soprattutto molte richieste qualche riscontro alle questioni poste alla nostra attenzione.
Il Sole 24 Ore indica tale cifra. Vi è certamente il problema di disporre delle risorse. Il dibattito sul problema è in corso all'interno dell'Europa.
Onorevole Vianello, non ho mai accettato l'enfatizzazione. Ritengo che l'attuale Presidente dell'Unione europea, il Presidente del Consiglio dei ministri italiano, stia facendo molto per raggiungere determinati obiettivi. Se tale obiettivo è stato raggiunto nella contestazione che si è sviluppata attorno alla linea Torino-Lione, ritengo che questo lavoro abbia avuto un apprezzabile successo. Ma non credo che essere per un semestre Presidente di turno dell'Unione europea possa sconvolgere il mondo. Nessuno ovviamente pensava a questo alla vigilia e nessuno può pensarlo in questa fase del semestre.
Ho apprezzato, onorevole Vianello, la sua illustrazione e ritengo che questo dibattito debba spostarsi necessariamente, per un atto di indirizzo parlamentare, nell'aula di Montecitorio, come nell'aula di palazzo Madama, per avere contezza e perché tali questioni non siano affrontate semplicemente durante il sindacato ispettivo, il giovedì pomeriggio, in un'aula certamente non piena, non gremita di colleghi. Questo è l'atteggiamento che sento di voler assumere in questo momento.


Pag. 74


Lei capirà molto bene che si tratta di una scelta di carattere politico di un Governo che chiede un dibattito e un confronto perché ciò riguarda un paese membro come l'Italia e soprattutto l'Europa e il contributo che questo paese membro può dare in modo determinante e decisivo alla costruzione dell'Europa stessa.

PRESIDENTE. L'onorevole Raffaldini, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di replicare.

FRANCO RAFFALDINI. Signor Presidente, non sono assolutamente soddisfatto della risposta. Raccolgo l'ultima proposta del Viceministro Tassone quando afferma che vi sarebbe la necessità di un dibattito parlamentare, di portare in aula questi problemi.
Noi abbiamo avuto momenti importanti, parlo del documento di programmazione economico-finanziaria...

MARIO TASSONE, Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. Non c'entra nulla!

FRANCO RAFFALDINI ...i ragionamenti sul disegno di legge finanziaria di quest'anno, i ragionamenti sul decretone.
Mai, però, il ministro Lunardi è venuto in aula - e dovrebbe farlo lui - per parlare al Parlamento ed al paese di questi grandi progetti!
Abbiamo avuto, invece, molti elementi di confusione. Faccio solo qualche esempio. Nel corso di un'audizione di poche settimane fa, il ministro Lunardi asseriva: io ritengo che non vi sia migliore interlocutore del Parlamento per chiarire alcuni aspetti e, cioè, per ribadire che non esistono priorità tra le priorità, che non esistono short list e quick list. Affermare ciò, come fanno in sede Ecofin o, come dichiara qualcun altro, che saranno realizzate liste ristrette, è un'eresia: queste persone non hanno competenza riguardo a questi temi e parlano tanto per parlare.
Queste le affermazioni di alcune settimane fa di Lunardi. Invece, è saltata fuori la quick list, la quale, d'altra parte, era stata decisa dal Consiglio europeo del 16 e 17 ottobre sotto la Presidenza italiana, sotto la Presidenza del Presidente Berlusconi. Infatti, al punto 12, dice il Consiglio, presieduto da Berlusconi: invita la Commissione, invita la BEI ed invita le pertinenti formazioni del Consiglio a definire un programma di avvio rapido - questa è la quick list - per individuare un elenco di progetti che, per la loro rilevanza per l'integrazione, per la redditività economica e finanziaria, per l'impatto sulla crescita e per l'effetto di stimolo esercitato sul capitale privato, mobilitino risorse. Questo è stato deciso in ordine alla quick list la cui esistenza Lunardi aveva smentito!
Sui programmi prioritari delle grandi reti, proprio in queste settimane, Berlusconi, Tremonti e Lunardi, ormai, non sanno quello che fanno. Ho detto che, sotto la Presidenza italiana, hanno dato questa indicazione di scegliere una lista ristretta. Il ministro Tremonti se la prende con Prodi, dimenticando che queste scelte scaturivano dalle richieste di Berlusconi. Lunardi si riduce a raccogliere firme tra i ministri dei trasporti UE, millantando un accordo con la commissaria de Palacio ed incassando come risultato una durissima smentita della stessa.
Questa è la situazione, questa è la politica, chiamiamola internazionale, che fa il Governo? Io credo di no. Da qui la mia prima, grossa critica al Governo relativa alla sua politica internazionale. Invece di andare a testa alta, ormai siamo considerati un po' ... insomma, non siamo molto considerati. Mettiamo le dita negli occhi ai francesi, le mettiamo pure ai tedeschi e trascuriamo gli sloveni: ma cosa credete che facciano costoro? Che concordino con noi cose se noi non abbiamo una politica internazionale quotidiana di relazioni forti con loro?
La seconda questione è relativa proprio al corridoio 5. Attualmente, non esiste, tra l'Italia e Budapest, al di qua delle Alpi, un collegamento: mancano settanta chilometri con la Slovenia! Il ministro Bersani aveva fatto un accordo, di aiuto alla Slovenia, proprio per ammodernare le reti, i corridoi,


Pag. 75

i collegamenti sloveni. Qui si è abbandonato tutto! Ma cosa sta facendo il nostro paese in merito a questo problema, per quanto concerne la Slovenia? Ha ragione Vianello: non è solo la Torino-Lione. Ma poi, cosa sta facendo il Governo tra Trieste, Budapest e Kiev?
Inoltre, la stessa Francia, nonostante o indipendentemente dalla lettera di Berlusconi a Raffarin, dopo il recente audit sulla Lione-Torino, ha messo in discussione il suo impegno a partecipare alla costruzione della galleria ferroviaria a doppia canna (voglio specificarlo tecnicamente) sostenendo che con quello stanziamento potrebbe intervenire sulle infrastrutture francesi. Cosa intenda fare il Governo in questo campo?
Proprio in questi giorni, è uscito uno studio importante della Confindustria. Dice che per le grandi opere mancano ormai all'appello 8,3 miliardi di euro, risorse pubbliche che sarebbero necessarie per completare i finanziamenti delle sole opere già approvate dal CIPE, che non sono nemmeno esistenti tutte le risorse per finanziare nuove tratte ad alta capacità, le reti TEN, la Lione Torino, la Brennero e la Sempione. Mettiamo i piedi per terra. Ci vuol dire: dite la verità. Si osserva che questi investimenti nel triennio da parte del Governo - parlo di quelli del CIPE - sono il 3,1 per cento del costo complessivo del famoso piano decennale da 125 miliardi di euro, il 16 per cento della spesa prevista nel triennio - quindi siamo molto indietro, poche cose -, in più, dice sempre lo studio, i cantieri aperti sono stati aperti dal precedente Governo e, quindi, queste opere tecnicamente possono essere solo definite come completamenti di opere avviate dal precedente Governo. Non che non abbiamo lasciato in eredità le cose, e qui viene detto.
Di nuovi cantieri non se ne aprono, abbiamo lasciato in eredità 70 mila miliardi per le ferrovie, 21 mila miliardi per il trasporto rapido di massa, che sono le metropolitane nelle città, 3 mila miliardi per i porti, 1500 per gli aeroporti, 1800 per gli interporti, 20 mila attraverso le concessioni autostradali, e questi sono soldi in gran parte già utilizzati, già trasformati in opere. Quindi, signor ministro, io penso che la situazione del nostro Governo sia seria su un paio di punti. Vado quindi alla conclusione.
Siamo in una stazione bruttissima, si poteva prima parlare di progetti, oggi siamo all'ultimo colpo. Se noi non passiamo oggi abbiamo finito; c'è una drammatica carenza di politica internazionale, una drammatica carenza di politica economica, c'è un vuoto di idee e un vuoto di risorse che si traduce ormai in una mancanza di relazione con gli altri paesi europei.
Il ministro potrà evidentemente criticare Ecofin, criticare la BEI, ma se la situazione non cambia, se noi ci troviamo in braghe di tela deciderà la BEI quali saranno le priorità, non il ministro dei trasporti italiano. Purtroppo, ritengo che il nostro Governo rischi di buttar via le grandi occasioni che potrebbe avere l'Italia (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

Back Index Forward