Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 389 del 13/11/2003
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(Posizione del Governo sul documento dell'Ecofin relativo al dibattito sulla Costituzione europea - n. 2-00968)

PRESIDENTE. L'onorevole Monaco ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00968 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).

FRANCESCO MONACO. Signor Presidente, in occasione del vertice tra i ministri degli affari esteri dell'Unione europea, lunedì 27 ottobre scorso, è stato presentato un documento, elaborato dal ministro Tremonti, concepito quale «contributo» dell'Ecofin al dibattito sulla Costituzione europea, nel quale si proponeva una sostanziale riduzione dei poteri di controllo e di indirizzo del Parlamento europeo, rispetto all'attuale testo approvato dalla Convenzione europea nella definizione delle cosiddette «Prospettive finanziarie dell'Unione europea», vale a dire della programmazione di bilancio settennale.
Apprendiamo che, sempre nel medesimo documento, venivano richieste modifiche rilevanti anche per quanto attiene ai poteri della Commissione europea nella procedura di controllo e vigilanza prevista nel caso di eccessivi scostamenti dei deficit nazionali dai parametri di Maastricht.
Le proposte contenute nel documento Tremonti sono state giudicate in taluni commenti giornalistici «l'attacco più destabilizzante mosso finora alla Costituzione dell'Unione all'esame della Conferenza intergovernativa» e da alcuni autorevoli esponenti politici europei, mi riferisco al popolare spagnolo Mendez De Vigo e al commissario europeo Michel Barnier, come «una dichiarazione di guerra», «un errore» e «un ritorno indietro rispetto al testo della Convenzione».
La sortita di Tremonti ha colto alla sprovvista anche altri membri dell'Ecofin, che si sono affrettati a smentire che il suddetto contributo potesse essere presentato a nome del comitato.
L'assoluta irritualità della presentazione di proposte emendative da parte di un consiglio ministeriale di settore, quale è l'Ecofin, è stata stigmatizzata un po' da tutti, compreso lo stesso nostro ministro degli affari esteri italiano Frattini - e, al riguardo, chiedo al Governo una parola autorevole e definitiva - che ha dovuto definire tale documento un'anomalia.
Lo scorso 3 novembre il Vicepresidente del Parlamento europeo, l'onorevole Guido Podestà, peraltro collega di partito del ministro Tremonti, affidava un suo intervento a Il Corriere della Sera, nel quale formulava severi giudizi critici sulla proposta del ministro dell'economia, affermando che le richieste avanzate da «alcuni ministri finanziari sembrano ignorare non solo la storia europea, ma anche i principi basilari della democrazia parlamentare».
Il 29 ottobre scorso, il capogruppo dei popolari austriaci Othmar Karas così commentava l'accaduto: «Il piano segreto che i ministri dell'Ecofin hanno ora reso pubblico


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è totalmente inaccettabile da un punto di vista democratico ed economico». Questo esponente, capogruppo dei popolari austriaci, ha parlato di complotto, di miopia, di attentato contro l'Europarlamento, di «modifiche che, come rappresentante dei cittadini europei, non potrò mai accettare».
Non può sfuggire il rilievo dell'episodio, il valore sintomatico di un antieuropeismo a volte strisciante, a volte manifesto e di contraddizioni e sbandamenti dentro il Governo italiano, ancor più allarmanti se si considerano tre circostanze.
La prima: la nostra responsabilità nella Presidenza del semestre. La seconda: la congiuntura, ossia la stretta finale della Conferenza intergovernativa chiamata ad approvare il Trattato costituzionale. La terza circostanza, che conferisce rilievo all'episodio: la nostra vocazione e tradizione, cui il Presidente Ciampi sempre ci richiama, di paese fondatore dell'Unione cui fanno capo singolari responsabilità nell'essere piuttosto all'avanguardia del processo di costruzione europea.
Confesso, lo dico al sottosegretario, che mi ha sorpreso la circostanza che tale episodio sia passato quasi sotto silenzio e, dunque, chiedo al Governo - questo è il senso della mia interpellanza - in primo luogo, se si riconosca nelle proposte, così poi contestate in varie sedi e autorevolmente presentate dal ministro Tremonti, e quale sia (in fondo, questa è un'altra faccia dello stesso interrogativo) il parere del Governo italiano nella sua collegialità circa il ridimensionamento dei poteri del Parlamento europeo e della Commissione europea in materia di bilancio e di politica economica quale è iscritto in questo documento semiclandestino.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, senatore Ventucci, ha facoltà di rispondere.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, cerco di rispondere a quanto da lei esposto, onorevole Monaco, ricordando che il Consiglio Ecofin ha avuto modo di discutere più volte, nel corso degli ultimi due anni, i temi relativi ai lavori della Convenzione e della Conferenza intergovernativa, soprattutto in merito alle questioni della governance economica e di altre materie attinenti alle competenze di questa formazione consiliare.
Il metodo seguito è stato sempre quello del rispetto della novità del metodo della Convenzione e delle conclusioni del Consiglio europeo di Salonicco che recepiva i risultati della Convenzione.
Le discussioni nell'ambito dell'Ecofin sono state, quindi, riportate nei competenti centri di elaborazione mediante i rappresentanti nazionali dei Governi.
Le Presidenze di turno si sono fatte carico di rappresentare il momento di sintesi delle discussioni Ecofin, ma non si sono mai proposte come alternative alle prerogative proprie di ciascun rappresentante nazionale.
In quest'ottica vanno intese le proposte di emendamento presentate alla Conferenza intergovernativa alla fine di ottobre, che riflettevano la posizione condivisa dalla maggior parte dei ministri Ecofin su una serie di temi rilevanti che veniva trasmessa anche singolarmente dai ministri ai propri rappresentanti nazionali.
Il disaccordo espresso da alcune delegazioni nel corso della riunione ministeriale del 27 ottobre non sconfessa questa situazione, ma semplicemente riflette la minoranza delle posizioni contrarie che, tra l'altro, non riguardano il merito delle questioni Ecofin, ma l'approccio complessivo dei propri paesi rispetto alla Conferenza intergovernativa.
Si ricorda, inoltre, che non si è mai aprioristicamente affermato che la bozza di trattato costituzionale in discussione non potesse essere modificata sulla base di posizioni che incontrassero l'accordo degli Stati.
Nel merito delle questioni su cui sono state presentate le proposte di emendamento, si ricorda che esse vertono su materie su cui la competenza nazionale rimane importante e su cui, quindi, è


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opportuno che i Governi possano continuare ad avere facoltà di decisione. In molti casi questa posizione garantisce anche le prerogative dei Parlamenti nazionali. Si guardi, ad esempio, alla procedura dei disavanzi eccessivi su cui la bozza di trattato prevede la sostituzione dei poteri della Commissione a quelli del Consiglio. Tale fattispecie implica che nel caso di uno sforamento di bilancio al di sopra dei limiti del 3 per cento la Commissione si sostituisca al Consiglio nella formulazione delle raccomandazioni da indirizzare allo Stato membro deviante.
L'esecutivo comunitario si sostituirebbe, quindi, ai Governi nella scelta delle misure di politica economica da adottare influendo sulle decisioni di spesa e di tassazione, che rimangono scelte di competenza nazionale pur all'interno di un quadro complessivo di norme comunitarie che vengono di norma discusse nell'ambito dei Parlamenti nazionali.
Si potrebbe obiettare che la soluzione proposta dai ministri Ecofin conferirebbe ad altri Governi questa capacità di scelta, ma ciascuno Stato può nel Consiglio esercitare quella pressione tra pari che tanto ha contribuito a far condividere l'obiettivo comune del consolidamento delle finanze pubbliche e ad adottare linee guida comuni in altri settori delle politiche economiche.
In merito alle questioni di bilancio comunitario, le proposte di emendamento dei ministri economici e finanziari sono sostanzialmente ispirate al principio della tutela della disciplina finanziaria e mediano su posizioni estreme di alcuni paesi che, se singolarmente perseguite, potrebbero esercitare sui lavori della Conferenza effetti negativi ben superiori a quelli prospettati nell'interpellanza.
A parte le considerazioni riportate dalla stampa, si ribadisce che la riunione ministeriale del 27 ottobre era stata preparata in modo da tutelare il principio per cui solo i rappresentanti della Conferenza potessero essere i proponenti di emendamenti e, di fatto, una larga maggioranza di ministri ha appoggiato numerose proposte presentate nel campo economico e finanziario, molte delle quali tendono, tra l'altro, a correggere tecnicamente alcuni passaggi importanti per la gestione delle politiche economiche.
Il fatto che ci si riferisca a tali proposte come ad un «pacchetto Ecofin» è, d'altra parte, inevitabile vista l'intensa e continua attività di questa compagine consiliare.
Infine, la Presidenza italiana intende, da parte sua, salvaguardare l'alto valore costituente del progetto di trattato e l'equilibrio istituzionale delineato dal testo convenzionale. Pertanto, la linea negoziale continuerà ad accogliere unicamente gli emendamenti che riscuotano un consenso alternativo, come da lei auspicato e come auspicato dal Presidente della Repubblica.

PRESIDENTE. L'onorevole Monaco ha facoltà di replicare.

FRANCESCO MONACO. Signor Presidente, vorrei ringraziare il sottosegretario Ventucci. Devo confessare che avrei bisogno di rileggere con più attenzione la sua risposta alla mia interpellanza. Ho l'impressione che siano utili i chiarimenti che egli mi ha fornito dal punto di vista del metodo, ma mi riservo, invece, di confermare alcuni rilievi per quanto riguarda il merito.
Non vi riconosco quel segno netto, che pure invece è stato enunciato nella conclusione della sua replica, e cioè l'intenzione - che sarebbe quella politicamente più qualificante da parte del nostro Governo, in ragione della Presidenza di turno dell'Unione europea - di tenere alta, diciamo così, l'asticella, di non abbassare il tiro, di non recedere rispetto al punto di equilibrio, già a mio modesto avviso inadeguato, che è condensato nella bozza di trattato di Costituzione, che i nostri Governi, in sede di Conferenza intergovernativa, dovranno approvare.
Il sottosegretario non me ne vorrà - perché questo è il compito dell'opposizione, specie su una materia di questo rilievo, che ha a che fare con gli indirizzi di politica estera e segnatamente di politica europea - se, in qualche modo, questa mia interpellanza ed anche questa riserva


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critica, che conservo e che ribadisco, sia messa da me in relazione con una sequela piuttosto numerosa di episodi, che tuttavia non ho il tempo di approfondire, anche se potrei farlo (avendo raccolto la documentazione), perché sono tornato con la memoria ad alcuni episodi che hanno contrassegnato la linea di comportamento del Governo italiano, da quando si è insediato, sul fronte della politica europea.
Posso solo menzionare i titoli di tali episodi. Rammentiamo il caso Ruggiero con l'istituto - mi rivolgo al Presidente, che è un eminente giurista -, forse nuovo, delle dimissioni coatte o delle dimissioni incoraggiate; un episodio che, non è un mistero, è da mettere in relazione esattamente con un punto di sofferenza vistosa da parte della compagine governativa esattamente sul fronte della politica europea. Non è un mistero che le cancellerie europee e l'opinione pubblica europea interpretavano la presenza del ministro Ruggiero, all'interno della compagine governativa, come un elemento di rassicurazione e di garanzia rispetto ad un Governo che, all'atto del suo insediamento, suscitò qualche preoccupazione (appunto, ripeto, nelle cancellerie e nell'opinione pubblica europea).
Rammento, inoltre, la questione dell'airbus da trasporto. Vi ricorderete che questa fu una questione sulla quale ci dividemmo, perché si interpretava, giustamente a mio avviso, questo progetto come essenziale nella direzione di una politica comune della difesa ed anche nella direzione dello sviluppo di un'autonoma industria europea, mentre è noto che il Governo italiano si ritirò, rispetto a quel progetto. Non voglio poi evocare la questione ancora recente, sulla quale è in corso l'esame parlamentare, della querelle sorta intorno al mandato di cattura europeo e alla procura europea. Così come non voglio evocare, perché non è questa la sede, l'esordio, a dir poco infelice, del Presidente del Consiglio, nella sua responsabilità di Presidente dell'Unione europea, né tantomeno voglio evocare quel principio di cooperazione rafforzata che si è avviato tra alcuni dei paesi fondatori dell'Unione, per quanto attiene alla difesa comune europea e dalla quale l'Italia si è chiamata fuori.
Ed ancora, non voglio evocare - ma, ripeto, mi limito ai titoli - il famoso «documento degli otto», che noi interpretammo come un documento di rottura, vorrei dire quasi programmatica rottura, dell'Unione europea nel passaggio drammatico della guerra, quando si trattava in qualche modo di marcare una (io dico virtuosa) differenza e autonomia dell'Europa, rispetto alle decisioni unilaterali dell'amministrazione americana. Vi è poi la questione della Cecenia, sulla quale non spendo parole; mi riferisco a quell'uscita sconcertante e certamente dissonante, rispetto all'indirizzo formale ed ufficiale dell'Unione europea, al punto da costringere le istituzioni comunitarie ad effettuare delle formali messe a punto.
E ancora di recente - lo dico all'indirizzo del Vicepresidente Fini, il quale più di recente ha corretto, anche sul terreno della politica estera e della politica europea, alcune sue originarie posizioni, dalle quali (originarie posizioni) io e il mio gruppo dissentimmo - il pacchetto di emendamenti che fu depositato, in qualità di rappresentante governativo, presso la Convenzione europea: si trattava di emendamenti tutti tesi a depotenziare in qualche modo il tasso di europeismo della bozza di Costituzione europea (erano esattamente tutti di questo segno). Ma voglio appunto concludere, perché mi rendo conto che il tempo corre, con una osservazione.
Signor sottosegretario, ho redatto questa puntigliosa memoria, della quale posso offrire anche documentazione, in cui sono contenute testimonianze di un deficit di europeismo o, comunque, di una linea a dir poco ondivaga - forse anche in ragione delle differenze che si riscontrano tra questo e quel ministro o tra questo e quel rappresentante del nostro Governo -, se non di un vero e proprio deragliamento dai binari della nostra consolidata tradizione europeista, in quanto sono convinto che questa sia una delle cifre più problematiche se non negative di questo Governo,


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che a mio giudizio stiamo scontando anche in queste ore drammatiche.
Ieri, Presidente, pur rinviando la discussione politica sulla missione in Iraq e sui suoi tragici sviluppi, abbiamo tuttavia anticipato il senso del chiarimento, della svolta, della discontinuità in rapporto alla missione italiana in quel paese per il cosiddetto, anche se impropriamente, dopoguerra.
Dicevo che, intenzionalmente, non abbiamo tematizzato la questione, in quanto ieri era un giorno che meritava questa unità nazionale, questo senso di responsabilità comune. Tuttavia, abbiamo anticipato il senso della riflessione che, in qualche modo, mettiamo già a programma e sulla quale chiameremo il Governo a fornire un chiarimento. Discontinuità, svolta, chiarimento che portano tre nomi. In primo luogo, l'ONU, in quanto ieri il ministro Martino abilmente ci ha detto che ormai, oggi, la missione si situa nel solco della risoluzione unanime dell'ONU. Sapete che quando nacque non fu così, il che significa che oggi occorre ripensarla alla luce di questo elemento di novità; in secondo luogo, lo sviluppo dell'autodeterminazione irachena nella gestione di questa drammatica transizione e, in terzo luogo, l'Europa.
A nostro avviso, è necessario - lo dico a lei, signor sottosegretario, per comunicarlo a tutto il Governo - un intervento affinché l'Unione europea, a fronte del fallimento dell'unilateralismo dell'amministrazione americana, riprenda un'iniziativa. E ritengo spetti proprio a noi, come Governo italiano, assumere un'iniziativa in tale direzione.
Lo dico nonostante i precedenti che ho evocato, ma credo sia nostro dovere - sia della maggioranza sia dell'opposizione - confidare fino all'ultimo, scommettere, sperare - perfino con un Governo che, a mio giudizio, zoppica proprio dal punto di vista della sede europeista - in uno scatto d'iniziativa e di responsabilità nella direzione di questo intervento europeo.

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