Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 388 del 12/11/2003
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(Esame dell'articolo 6 - A.C. 172)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 6 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 172 sezione 4).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.

PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, l'impostazione dell'articolo 6 non fa che confermarci nella convinzione che la legge in esame è arretrata, confusa e iniqua, come hanno già rilevato molti colleghi che mi hanno preceduto, e, soprattutto, è una legge senz'anima.
E lo è per due ragioni. Quanto alla prima, non si percepisce la volontà di perseguire la qualità pedagogica dei servizi. E questa è una finalità essenziale, oltre che una scelta di valore, trattandosi di bambini che sono soggetti di diritti esigibili. La finalità di questa legge dovrebbe sostanziarsi in una mission pedagogica verso l'utente, l'utente primo e ultimo, vale a dire il bambino.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 19,23)

PIERA CAPITELLI. Non c'è nemmeno l'ombra di tutto questo. La seconda ragione è la seguente: non avendo questa legge chiarezza di finalità e di obiettivi, non sa nemmeno tradurre le proposte in livelli essenziali di prestazione, forse perché - e lo dico, con qualche vezzo, quasi in gergo pedagogico - il bambino in questo provvedimento non è pensato. Nel consegnare alle regioni, che hanno piena autonomia legislativa, LEP - livelli essenziali di prestazione - invisibili, non si riesce a dare identità ai nidi d'infanzia né identità e regolamentazione alla rete del sistema integrato dei servizi all'infanzia. Questo avviene in tutta la legge.
Sono poi del tutto assenti alcune condizioni - tra cui, essenziale, quella finanziaria, ma non solo - perché sia i nidi sia gli altri servizi, ad essi alternativi solo per tipologia organizzativa e non per qualità pedagogica, possano superare, da un lato, la fatidica soglia di diffusione territoriale, che è ancora ferma al 25 per cento anche nelle regioni in cui le politiche sociali per l'infanzia sono più avanzate, dall'altro, una concezione assistenziale o, al più, da servizio a domanda individuale.
Tra le condizioni su accennate ne vorrei esplicitare alcune. I finanziamenti sono del tutto inadeguati e indirizzati a tipologie di servizio come i nidi aziendali, di per sé valide, ma del tutto residuali rispetto ai nidi territoriali, che sono ancora poco diffusi e finanziati nonché, in questa legge, discriminati ai fini delle detrazioni fiscali. Quanto alle altre condizioni, si richiede che i nidi e gli altri servizi non siano più considerati servizi a domanda individuale; che i servizi integrati e i nidi abbiano come riferimento un unico centro di coordinamento e integrazione da identificarsi con l'ente locale; che gli educatori che operano in tutti i servizi abbiano la stessa


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formazione iniziale specifica e di livello universitario; che per gli stessi sia previsto un sistema di formazione continua; che sia determinato il contributo massimo delle famiglie al costo del servizio; che tutte le tipologie di servizio siano definite in maniera certa e percepibile.
A questo proposito, vorrei evidenziare che definire i LEP è cosa diversa dall'affermare - come si dice - che lo Stato, le regioni e gli enti locali, in Conferenza unificata, concordano i criteri generali per lo sviluppo e i requisiti di ogni tipologia di servizio. Bisognerà dirlo o no che un nido non può essere dichiarato tale se non ha una apertura giornaliera di almeno sei, otto ore, educatori con laurea triennale in scienza della formazione, un rapporto medio educatore-bambino di 1 a 8, un coordinamento psicopedagogico e gestionale e altro ancora? Questo significherebbe tradurre in linguaggio legislativo i livelli essenziali di prestazione.
In questo articolo non esiste nulla di tutto ciò, per non parlare di ciò che non si definisce a proposito dei nidi aziendali e dei nidi di condominio, di cui non è tratteggiata alcuna caratteristica al fine della definizione degli standard strutturali. E tutto questo avviene non per scelta formale, non perché lo Stato non possa essere esplicito nel determinare i criteri di definizione di un servizio. Cosa sono mai i LEP se non si materializzano in condizioni percepibili? Qui c'è una scelta politica di fondo: sulle priorità di qualità pedagogica prevalgono altre logiche, innanzitutto quella dell'adeguamento a tutte le richieste invece che ai bisogni dei bambini. All'utenza si rischia di offrire una gamma confusa di servizi, senza fare alcuna scelta di merito. È la logica del servizio a domanda individuale che in campo educativo non è applicabile.
Alla famiglia va riconosciuta la libertà di scegliere, certo, ma all'interno di un sistema di servizi che garantiscano innanzitutto il bambino di un sistema che ha delle caratteristiche di qualità pedagogica standardizzate e che è solo l'esito di un lungo e profondo lavoro scientifico e sperimentale. È a quest'ultimo concetto che vorrei rivolgere l'attenzione riportando l'infanzia al centro del dibattito, sottolineando l'importanza dell'educazione come esperienza globale, come scambio interculturale tra le diverse parti in gioco, dal bambino all'educatore, dal genitore al dirigente: diverse parti in gioco in cui tutti danno e tutti ricevono. Una qualità così definita ci obbliga a interrogarci costantemente sulla natura delle diverse esperienze, ci invita alla costruzione di significati condivisi, di sinergie. Una politica dell'infanzia può essere l'elemento di questo processo di crescita e perciò le leggi devono favorirle e renderle effettivamente praticabili. Questo progetto di legge non le consente sia per la piaggeria con cui è stata affrontata in termini finanziari, sia per la mancanza di una filosofia di fondo, di presupposti concettuali.
Tuttavia, vorrei riprendere il concetto di qualità pedagogica affinché questo termine non sembri parola vuota di significato. Vorrei ricordare che in Italia abbiamo esempi concreti di qualità vissuta e praticata così come studi e ricerche che ci consentirebbero di approfondire il concetto e di identificarlo in condizioni concrete e insisto sulle condizioni concrete. Se la qualità può essere intesa - faccio riferimento all'educational evaluation di Albin e Green - come eccellenza in termini di esclusività, di modello unico non esportabile, di raggiungimento di standard prescritti, di adeguatezza degli obiettivi che ci si era proposti, ciò è in quanto essenzialmente identificabile nel concetto di mission pedagogica che va verso l'utente primo ultimo, il bambino, del quale in questo progetto di legge non si è tenuto conto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

FRANCESCA MARTINI, Relatore. Signor Presidente, il parere è contrario su tutte le proposte emendative presentate, tranne che sugli emendamenti Mosella 6.1 e Zanella 6.5 su cui vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.


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PRESIDENTE. Il Governo?

STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro per le pari opportunità. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Maura Cossutta 6.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 450
Votanti 449
Astenuti 1
Maggioranza 225
Hanno votato
206
Hanno votato
no 243).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 6.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 449
Votanti 448
Astenuti 1
Maggioranza 225
Hanno votato
205
Hanno votato
no 243).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 6.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 447
Votanti 446
Astenuti 1
Maggioranza 224
Hanno votato
205
Hanno votato
no 241).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Drago non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mosella 6.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mosella. Ne ha facoltà.

DONATO RENATO MOSELLA. Signor Presidente, intervengo rapidamente solo perché con questo emendamento noi abbiamo voluto richiamare all'attenzione dell'Assemblea più che della relatrice, che ci ha già ascoltato su questo tema in Commissione, il tema della povertà. Noi riteniamo veramente che questa sia un'opportunità per dare un segno molto indicativo in questa direzione. Sappiamo tutti che in Italia ci sono oltre 940 mila famiglie che sono assolutamente povere: si tratta di dati allarmanti i quali ci dicono che il 12 per cento delle famiglie vive in condizioni di povertà relativa. Il sud in questo ne detiene il triste primato (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Allora, occorre che si fruisca dei servizi sociali soprattutto dove non vi sono condizioni economiche sufficienti. Non si vive di sterili enunciazioni di principio (nel suddetto provvedimento risultano essere molto ampie), ma vi è bisogno di politiche che rendano fattuali e, quindi, esigibili tali diritti. Approvando l'emendamento in esame, avremo l'occasione per dare un segnale in questa direzione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mosella 6.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 446
Maggioranza 224
Hanno votato
205
Hanno votato
no 241).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Drago non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mosella 6.1.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore.

DONATO RENATO MOSELLA. No, signor Presidente, non lo ritiro ed insisto per la votazione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mosella 6.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 441
Votanti 440
Astenuti 1
Maggioranza 221
Hanno votato
199
Hanno votato
no 241).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Drago non è riuscito a votare.
Passiamo all'emendamento Zanella 6.5.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, poiché si fa una sorta di retorica sulla necessaria qualità dei servizi socio-educativi per l'infanzia, l'emendamento in esame pone l'accento sull'esigenza di chiarezza in ordine alle competenze che devono essere proprie degli educatori e delle educatrici.
A mio avviso, considerato che esistono corsi di laurea breve che preparano i giovani e le giovani a questo tipo di lavoro, mi chiedo perché non affermare, a livello nazionale (si dovrebbero stabilire principi di carattere generali, in base a quello costituzionale di sussidiarietà, verticale in questo caso), la necessità di una competenza psicopedagogica del personale, che ha così delicate funzioni e mansioni, nonché di una metodologia di lavoro di gruppo, della collegialità e della collaborazione con le famiglie, al fine di garantire la continuità dell'intervento educativo e pedagogico.
Comunque, accetto l'invito a ritirare l'emendamento in esame formulato dal relatore, trasfondendone il contenuto in un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Valpiana 6.13.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà. Le ricordo che il tempo a sua disposizione è quasi terminato.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, con due ministri ed una sottosegretaria qui presenti, è un po' avvilente sentire - lo vorrei stigmatizzare - che tutte le nostre richieste e sottolineature cadano nel vuoto più totale su un argomento, così importante, che investe non solo il presente e la qualità della vita dei nostri bambini...

PRESIDENTE. La contrarietà però non è un vuoto.

TIZIANA VALPIANA. ...ma anche il futuro di tutti noi.
Se questi bambini, infatti, non saranno seguiti nei diversi servizi da personale con titoli di studio e mansioni adatti, non vivranno felicemente la loro prima infanzia. Pertanto, nell'emendamento in esame si stabilisce come bisognerebbe valutare i diversi titoli per le diverse professionalità.
Nel testo proposto si parla solo di educatori di infanzia, mentre in un asilo nido vi sono gli educatori, il personale ausiliario (sappiamo quanto importanza


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abbiano il personale delle polizie, i cuochi, nel rapporto con i bambini); è presente, soprattutto, la figura del coordinatore, pedagogico e amministrativo, che tanta importanza ha nella definizione dell'organizzazione dell'asilo nido.
Di tutto questo nel testo non si parla: vorrei che la Conferenza Stato-regioni e, in particolare, le regioni avessero voce in capitolo su queste tipologie.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 6.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 430
Maggioranza 216
Hanno votato
199
Hanno votato
no 231).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mosella 6.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mosella. Ne ha facoltà.

DONATO RENATO MOSELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di parlare, anche se devo confessarle che non è facile, considerato il brusio, parlare da questa postazione.

PRESIDENTE. Onorevole Mosella, cerco di favorirla. I colleghi sono pregati di fare un brusio più accettabile!

DONATO RENATO MOSELLA. Con questo emendamento, noi abbiamo voluto sottolineare, ed ancora una volta lo abbiamo fatto nel corso della discussione sulle linee generali, il tema dell'immigrazione. Noi sappiamo che i dati positivi dei quali Governo si bea rispetto all'ultimo censimento sulle nascite tiene conto della presenza dei figli degli emigrati e delle famiglie di extracomunitari.
Proprio il rapporto della Caritas in Italia ci dice che gli studenti non italiani sono 181 mila; ebbene, venti anni fa questi erano appena seimila.
Questo per dire che quello che sta accadendo, affrontando l'esame di un provvedimento che riguarda l'infanzia, non può non essere preso in considerazione. Soprattutto nelle aree metropolitane noi ci troviamo in presenza di percentuali di immigrati molto elevate.
Questa caratterizzazione territoriale deve avere anch'essa una forma di garanzia, anche di pari opportunità reali, nelle possibilità di accesso ai servizi. Se le mamme fanno le colf e non possono portare i loro bambini al nido aziendale, o come meglio lo volete definire, come si fa a gestire una rete di servizi efficienti attenta al bambino, anche nei loro confronti? Il nostro emendamento ha semplicemente questa finalità: assicurare a tutti l'opportunità di accesso ai servizi per l'infanzia, comprese le mamme dei bimbi extracomunitari.
È doveroso quindi pensare alle famiglie degli immigrati che spesso, già in quanto tali, vivono una situazione di disagio e di ingiustizia sociale.
La nuova legge sull'immigrazione del Governo ci porta indietro per quanto riguarda le politiche relative al ricongiungimento familiare per i lavoratori extracomunitari e sulle questioni dei minori stranieri non accompagnati, minando anche la tenuta delle famiglie.
In passato, almeno un anziano o un parente prossimo potevano prestare il loro aiuto in queste vicende, cosa che fortunatamente per le famiglie italiane ancora esiste e ci rende la vita più semplice. Sappiamo invece che da questo punto occorre partire per costruire una comunità fondata sul dialogo e sul recupero dei valori della solidarietà e del rispetto delle diverse identità.
È un piccolo segno in un provvedimento come questo nel quale state snobbando gran parte dei nostri contributi. Lo abbiamo fatto in Commissione ed anche qui in aula: almeno in questo vorremmo marcare la differenza. (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanotti. Ne ha facoltà.

KATIA ZANOTTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei aggiungere la mia firma a questo emendamento sulla base della articolazione di valutazioni e di sollecitazioni che offriva l'onorevole Mosella.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mosella 6.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 425
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato
194
Hanno votato
no 231).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 435
Votanti 432
Astenuti 3
Maggioranza 217
Hanno votato
236
Hanno votato
no 196).

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