![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'onorevole Panattoni ha facoltà di
GIORGIO PANATTONI. Signor Presidente, molto rapidamente intervengo per dire che l'argomento tratta dell'accordo che Alitalia ha fatto con gli Stati Uniti per concedere l'accesso alle proprie banche dati. Si tratta di un accordo singolare perché viene fuori dalla trattativa europea, fuori dalle preoccupazioni del garante della privacy in Italia e, naturalmente, è un accordo che mette a disposizione per ogni volo il nome, il numero di telefono, l'indirizzo e tante altre cose che tutto sommato non sono ancora note. A me pare che da questo punto di vista nascano due problemi fondamentali. Uno è il problema della garanzia di una riservatezza individuale, ma l'altro è anche quello di garanzia di difesa e di autonomia del paese di fronte a questa grande schedatura mondiale, che peraltro è già in atto con il grande calcolatore, il grande fratello che spia tutti i posti del mondo.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, sarei tentato di rispondere con una battuta: visto che negli Stati Uniti non si entra senza questi dati, uno è libero di stare a casa sua e non di andare negli Stati Uniti.
Alitalia e autorità USA nasce dall'esigenza di evitare proprio forti distorsioni del traffico aereo verso quel paese a danno dell'Alitalia e inconvenienti a danno dei passeggeri che usufruiscono dei suoi servizi. Infatti, la maggior parte delle compagnie europee trasmette già i dati richiesti dalla nuova legislazione degli Stati Uniti alle autorità d'oltreoceano e l'Alitalia è una delle poche compagnie che non lo faceva. Gli Stati Uniti hanno posto una data limite alla nostra compagnia di bandiera trascorsa la quale avrebbero provveduto autonomamente a ottenere i dati personali di ogni singolo passeggero per iscritto dopo lo sbarco. Naturalmente, in tali circostanze avrebbero provocato grossi disagi agli stessi passeggeri e causato difficoltà insormontabili all'Alitalia perché, chiaramente, nessuno avrebbe utilizzato aerei Alitalia per andare negli Stati Uniti trovandosi poi bloccato alla dogana per tutte queste formalità.
PRESIDENTE. L'onorevole Folena ha facoltà di
PIETRO FOLENA. Signor Presidente, noi siamo totalmente insoddisfatti, signor ministro, perché nessuno mette in discussione il fatto che gli Stati Uniti, per ragioni di sicurezza, dopo l'11 settembre, chiedano dei dati, ma non si può accettare il fatto che possano accedere liberamente alle banche dati delle compagnie aeree secondo le decisioni che ha preso unilateralmente l'Alitalia il 15 ottobre scorso, violando le nostre legislazioni.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Lunghe code!
PIETRO FOLENA. Nel caso vi fossero lunghe code, si potrà scegliere un'altra
compagnia, ma si sa bene che per tutelare la propria libertà personale, si dovranno fare lunghe code.
Vorremmo che il Governo ci rispondesse su questi due piani diversi, ossia la tutela della privacy individuale e la tutela di un'autonomia di un paese che oggi è assolutamente sdraiato sulla situazione americana, in una posizione di subalternità che ci dà moltissime preoccupazioni.
In ogni caso, il Governo italiano si trova ad affrontare una situazione, come tutti i paesi europei, e lo sta facendo in un tavolo tecnico presso l'ENAC per individuare soluzioni da sottoporre successivamente all'attenzione dell'autorità garante della privacy per consentire in tempi brevi l'accessibilità dei dati personali dei passeggeri con destinazione e transito negli Stati Uniti senza i quali non si va negli Stati Uniti. L'intesa raggiunta tra ENAC,
Quindi, l'intesa raggiunta il 15 ottobre rappresenta una soluzione temporanea, in attesa che venga raggiunta una definizione del problema a livello comunitario. In ogni caso, essa prevede la completa informazione dei passeggeri coinvolti e permette, oltre a evitare i citati disagi delle distorsioni commerciali a danno dell'Alitalia, che il negoziato tra l'Europa e gli Stati Uniti in corso si svolga senza la pressione temporale legata alla necessità di tutelare le compagnie europee che non trasmettessero i dati rispetto alle concorrenti. Il permanere di questo fatto avrebbe potuto sbilanciare i risultati dei negoziati in senso sfavorevole alle richieste europee. L'intesa basata sull'articolo 28 della legge nazionale che tutela i dati personali ha un carattere transitorio ed è ovviamente soggetta all'indipendente valutazione del garante per la protezione dei dati.
La raccolta e il trattamento di questi dati da parte dell'autorità americana ha la finalità, naturalmente, di una più efficace lotta al terrorismo e ai crimini ad esso connesso, finalità che sono sempre state condivise dall'Unione europea e dal Governo italiano. L'obiettivo di una più efficace lotta al terrorismo va naturalmente bilanciato con quello di una efficace tutela della riservatezza dei dati. La ricerca di questo delicato equilibrio è proprio l'obiettivo dei negoziati in corso fra la Commissione europea e gli Stati Uniti, negoziati che la Presidenza italiana sta attivamente incoraggiando affinché si possa raggiungere una soluzione positiva entro la fine dell'anno, anche perché è stato riconosciuto in sede europea che gli Stati Uniti nella loro legislazione interna, prevedono che per entrare in quel paese si debba mettere a conoscenza i dati che vengono richiesti. Il problema è di come dare attuazione a questa normativa e naturalmente bisogna farlo evitando che l'Alitalia abbia tutti i contraccolpi di una decisione che la porta fuori dal contesto delle altre compagnie europee che questi dati trasmettono.
Lei ha omesso di ricordare la risoluzione che il Parlamento europeo ha approvato all'unanimità il 9 ottobre scorso (con il voto anche dei colleghi della sua parte politica, ministro Giovanardi) per criticare proprio questo obbligo che configura una forma di concorrenza sleale. Si prevede, infatti, che se Alitalia o altre compagnie non forniscono tutte le loro banche dati, non potranno più atterrare negli aeroporti americani. Non vi saranno le lunghe code...
L'Italia può atterrare nei 115 scali statunitensi solo se permette l'accesso alle banche dati.
Voglio aggiungere che, secondo l'accordo stipulato da Alitalia (pubblicato sui giornali), tutto ciò è avvenuto, fornendo 39 informazioni sensibili, alcune delle quali non si capisce cosa c'entrino con la sicurezza, e senza chiedere il parere personale dei viaggiatori (quindi, non è vero, come stabilisce la normativa sulla privacy nel nostro paese, che viene chiesto il consenso ai singoli viaggiatori). Queste informazioni non sono filtrate; la banca dati informatica di Alitalia è fatta in modo tale per cui viene consegnata interamente agli Stati Uniti, i quali sapranno chi si muove e dove abita dal volo da Roma a Palermo. Non vedo cosa c'entri questo con la sicurezza degli Stati Uniti.
Allora, il fatto che vi siano queste decisioni, nel momento in cui il Commissario europeo Bolkenstein sta trattando con gli Stati Uniti per la revisione, non della loro legge (hanno diritto a vararla), ma delle modalità con cui ciò ha a che fare con la legislazione europea, lo consideriamo un fatto sbagliato. Il fatto che il Governo copra questa posizione è una violazione di libertà, di garanzie personali protette dalla legge della Repubblica italiana (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).


