Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 384 del 5/11/2003
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(Ruolo del contingente italiano in Iraq - n. 3-02830)

PRESIDENTE. L'onorevole Bulgarelli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02830 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 4).

MAURO BULGARELLI. Signor Presidente, ringrazio il ministro Giovanardi anche se avremmo preferito che fosse presente in aula il ministro della difesa, Martino, che ieri abbiamo contestato all'inaugurazione della mostra «Orizzonti di pace».
In Iraq gli scontri armati non sono cessati. Tra le truppe della coalizione, le vittime della cosiddetta pace, visto che avete parlato di missione di pace, hanno già abbondantemente superato quelle della fase che ha portato alla deposizione del Governo di Saddam Hussein.
Proprio in quest'aula si è affermato che il contingente italiano in Iraq, costituito da 3 mila uomini, veniva inviato per una missione umanitaria. A nostro avviso, nelle attuali condizioni, questa missione appare impraticabile ed è quindi venuto meno il senso della presenza italiana in questo contesto.
Chiediamo dunque al Governo se non ritenga di dover ritirare urgentemente le nostre truppe dall'Iraq.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, dopo la fine della fase bellica della crisi irachena, l'Italia, anche nella sua veste di Stato cui spetta la Presidenza dell'Unione europea, si è costantemente impegnata in sede di Nazioni Unite per giungere al maggior coinvolgimento possibile della comunità internazionale al fine di ricostruire l'Iraq e per garantire un suo ritorno alla piena sovranità.
Le risoluzioni nn. 1483, 1500 e 1511 hanno scandito le fasi di un progressivo coinvolgimento dell'ONU nella regione. In particolare, la risoluzione n. 1511, approvata all'unanimità il 16 ottobre scorso, ribadisce il ruolo vitale delle Nazioni Unite e sancisce la dimensione multilaterale della questione irachena, autorizzando tra l'altro la costituzione di una forza multilaterale di peacekeeping a comando unificato.
Per quanto riguarda l'evoluzione della situazione nel paese, in questi mesi abbiamo avuto conferma sul campo che le condizioni di sicurezza, assicurate dai contingenti militari della coalizione internazionale, sono state il presupposto essenziale affinché la componente civile della missione potesse garantire il regolare afflusso degli aiuti umanitari ed il ripristino di normali condizioni di vita per la popolazione locale.
I positivi risultati finora conseguiti dal nostro contingente sono stati messi in luce non solo da un'accoglienza non ostile da parte della popolazione irachena, ma soprattutto da un sentimento in molti casi di grande riconoscenza a fronte delle numerose attività che il nostro contingente sta svolgendo. A tal proposito, ricordo: il controllo del territorio, con sequestro di armi e verifica di veicoli e documenti; il ripristino dell'elettricità a Nassiria; la riabilitazione di scuole e di ospedali; la riparazione dell'impianto di distribuzione dell'acqua; l'ampliamento della distribuzione dell'acqua potabile in 30 villaggi.
Questo spirito degli italiani ha animato e continuerà ad animare un rapporto ottimale con la popolazione.
A questo scopo, sono stati mobilitati risorse e mezzi di quei settori in cui la nostra esperienza si è consolidata e la


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nostra capacità è da tutti apprezzata. In tal modo, si potrà corrispondere alle esigenze concrete presenti nei teatri di crisi.
Nello stesso tempo, la risoluzione ONU del 16 ottobre rafforza l'azione umanitaria, che ci ha visti coinvolti fin dall'inizio. Essa rimane necessaria per una popolazione particolarmente provata da venti anni di spietata dittatura, nell'ambito di un processo di ricostruzione del paese che, pur non potendo prescindere in questa delicata fase di transizione dalla presenza di forze militari internazionali, è finalizzato a un futuro e ordinato trasferimento di poteri direttamente al popolo iracheno.

PRESIDENTE. L'onorevole Bulgarelli ha facoltà di replicare.

MAURO BULGARELLI. Signor Presidente, ringrazio il ministro per la sua risposta che tuttavia ritengo assolutamente insoddisfacente, anche perché non è stato affrontato il punto relativo alla permanenza di truppe italiane. A tale permanenza ha fatto invece riferimento il ministro Martino, il quale ha dichiarato che probabilmente vi sarà un suo prolungamento oltre i sei mesi che erano stati preventivati e approvati da questa Assemblea.
Ci lascia altresì molto perplessi il discorso generale sulla sicurezza all'interno di quell'area. Ci risulta infatti che le vittime della cosiddetta coalizione, ovvero degli Stati Uniti e dei paesi ad essi alleati in questa guerra, sono salite a 434, di cui 378 statunitensi, dall'inizio del conflitto ad oggi. Il numero dei feriti statunitensi è di 2.149, per non parlare delle oltre 6000 persone rimpatriate per quelle che sono state eufemisticamente definite ragioni di salute. A tali cifre vanno ovviamente aggiunti i circa 10-15 mila morti iracheni, di cui l'80 per cento civili (uomini, donne e bambini).
Non credo pertanto vi siano le condizioni di agibilità dell'area, ferma restando la nostra contrarietà a quello è un vero e proprio ossimoro: non si può continuare a parlare di truppe di pace, c'è qualcosa che stride, non si può continuare a parlare di guerra umanitaria. Occorre essere molto chiari, da questo punto di vista: le uniche persone che possono instaurare un rapporto di pace all'interno dei territori di guerra sono i civili e i volontari della società civile italiana (associazioni, ONG e quant'altro) che molto spesso hanno lasciato in quei territori la propria vita. È successo, ad esempio, ad alcuni giornalisti italiani (ricordo Cirielli e Ilaria Alpi): è questa la mostra che avrebbe dovuto organizzare la Camera dei deputati.

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