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in Iraq gli scontri armati non sono cessati. Tra le truppe della coalizione, le vittime della «pace» hanno già abbondantemente superato quelle della fase che ha portato alla deposizione del Governo di Saddam Hussein: le vittime nella coalizione sono salite a 434, di cui 378 americani, il numero di feriti statunitensi è di 2149, per non parlare degli oltre seimila rimpatriati per «ragioni di salute»;
gli attacchi da parte della guerriglia irachena sono aumentati, settimana dopo settimana, sino ad arrivare a circa trenta al giorno, e la spirale di violenza non sembra ancora aver raggiunto l'apice;
come dimostrano inequivocabilmente ed inesorabilmente le crude cifre, la guerra in Iraq è, quindi, lungi dall'essere conclusa e i media di tutto il mondo iniziano a paragonare l'Iraq al Vietnam;
è stato detto che il contingente italiano in Iraq veniva inviato in una missione di pace, ma, secondo gli interroganti, nelle attuali condizioni, questa missione appare impraticabile ed è, quindi, venuto meno il senso della presenza italiana in questo contesto -:
se non ritenga di dover ritirare urgentemente le nostre truppe.
(3-02830)
(4 novembre 2003)