Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 383 del 4/11/2003
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(Iniziative normative per l'estensione dei benefici della proroga della «Tremonti-bis» a tutto il territorio nazionale - nn. 3-02041, 3-02097 e 3-02819)

PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni Nicola Rossi n. 3-02041, Boccia n. 3-02097 e Alberta de Simone n. 3-02819, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (vedi l'allegato A - Interpellanza e interrogazioni sezione 4).
Il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, onorevole Molgora, ha facoltà di rispondere.

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il problema che viene posto all'attenzione, che è stato affrontato altre volte, è estremamente complesso, ma la soluzione trovata è a nostro avviso equilibrata.
Ricordiamo che l'articolo 5-sexies del decreto-legge 24 dicembre 2002 n. 282, convertito con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2003 n. 27 ha prorogato l'applicazione dei benefici e delle agevolazioni disposta dalla legge Tremonti-bis alle imprese con sede nelle aree territoriali interessate da eventi calamitosi dichiarati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 ottobre 2002, del 31 ottobre 2002, dell'8 novembre 2002, del 29 novembre 2002 e rispetto ai quali sono state emanate entro il 31 dicembre 2002 ordinanze sindacali di sgombero ovvero ordinanze di interdizione al traffico nelle principali vie di accesso al territorio comunale.
L'Agenzia delle entrate ha fornito i primi chiarimenti circa l'interpretazione del predetto articolo con la risoluzione 20 marzo 2003 n. 67/E, nella quale si è affermato che la norma in questione non vincola la proroga dell'agevolazione agli investimenti realizzati dai soggetti direttamente colpiti da eventi calamitosi, ma fa esclusivo riferimento alle sedi operative ubicate nei comuni per i quali sussistano due condizioni: che si tratti di comuni nei quali sia stato dichiarato lo stato di emergenza con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e nei quali siano state emanate ordinanze sindacali di sgombero ovvero ordinanze di interdizione al traffico delle principali vie d'accesso al territorio comunale.
La stessa risoluzione, inoltre, ha chiarito che la ratio della norma è quella di concedere una proroga dell'agevolazione


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con riferimento a tutti i soggetti titolari diretti di impresa o di lavoro autonomo che, a causa delle gravi difficoltà recate dagli eventi atmosferici verificatisi nei comuni in cui sono ubicate le attività, hanno subito direttamente o indirettamente un danno economico.
Nell'interrogazione si lamenta il fatto che tutte le imprese che hanno sede in questi comuni avranno diritto all'agevolazione. Voglio premettere che si tratta di un criterio che viene regolarmente utilizzato per tutte le agevolazioni concesse in seguito a calamità naturali verificatesi nel Mezzogiorno. Quindi, se questo criterio viene utilizzato nel Mezzogiorno, non si capisce per quale ragione non possa essere utilizzato in altre zone che hanno subito danni a causa di calamità naturali.
In secondo luogo, nell'interrogazione si lamenta il fatto che in Lombardia, su 1546 comuni, 731 avrebbero diritto al beneficio. Anche questa è una considerazione non reale, non vera, perché, come ho detto, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri individuava oltre 1400 comuni in cui erano avvenute calamità naturali, ma all'interno di questi, per avere la proroga dell'agevolazione, occorreva che vi fosse l'altra condizione ossia che vi fossero state delle ordinanze di sgombero o di interdizione alla percorrenza delle vie principali. Ciò per un evidente motivo: se un comune è rimasto isolato, le imprese non hanno potuto lavorare per diversi mesi e, quindi, è ovvio che, indirettamente o direttamente, hanno subito dei danni. Questo è il criterio che è stato utilizzato.
Infatti, nella successiva circolare n. 43/E del 31 luglio 2003, l'Agenzia delle entrate ha ulteriormente chiarito la ratio della norma anche alla luce dell'ordinamento comunitario e per evitare interpretazioni che potessero generare problemi di incompatibilità del regime di proroga con quello degli aiuti di Stato a carattere regionale e con il principio di proporzionalità tra agevolazione e danno.
Per quanto riguarda il problema della compatibilità con l'ordinamento comunitario, è stato quindi precisato che occorre tener presente come si sia determinato il danno economico. Tale danno sussiste per la generalità dei contribuenti di un determinato comune soltanto se le ordinanze di sgombero hanno interessato un numero di fabbricati tale da influenzare negativamente l'economia del territorio comunale oppure, in esecuzione di ordinanze sindacali, siano state chiuse al traffico le principali vie d'accesso al territorio comunale. È stato altresì chiarito che, in caso contrario, ovvero quando non sussista una delle predette condizioni, la proroga dell'agevolazione spetterà ai soli contribuenti che hanno sedi operative ubicate nelle vie ovvero nei fabbricati interessati dalle predette ordinanze sindacali.
L'Agenzia delle entrate ha altresì osservato che l'interpretazione fornita dalla circolare è conforme al testo dell'articolo 5-sexies del decreto-legge n. 282 del 2002, che prevede, al fine di beneficiare della proroga, l'esistenza di ordinanze sindacali di sgombero ovvero di ordinanze di interdizione al traffico delle principali vie d'accesso al territorio comunale. Infatti, supponiamo che in una grande città vi sia stata una sola ordinanza di sgombero, è ovvio che non si poteva applicare l'agevolazione a tutti (ma questo non era l'intendimento della norma, perché sappiamo bene che essa riguardava soprattutto territori di montagna che avevano subito notevoli danni).
Conseguentemente, secondo l'Agenzia, l'interpretazione data attribuisce alla norma, in conformità all'articolo 12 delle preleggi, il senso reso manifesto dal significato delle parole, in base alla loro connessione, vale a dire evitare che, al danno subito a seguito degli eventi alluvionali, si aggiungesse il danno economico per l'impossibilità di completare gli investimenti produttivi già programmati a causa dei medesimi eventi.
Pertanto, l'Agenzia delle entrate fa presente che l'interpretazione accolta nella circolare 43 del 31 luglio 2003 è rispettosa, sia del dato letterale e della sua intera coerenza sia della ratio quale fondamento e scopo oggettivo della norma.
Fa specie considerare che vi siano state valutazioni negative e polemiche sul


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la scelta dell'estensione dell'agevolazione proprio alle zone in cui sono stati registrati gravi danni a causa delle calamità e dove vi è stato il blocco delle attività economiche. Non si capisce quale sia stato il motivo che ha scatenato polemiche su quest'aspetto. È un danno per il paese fornire un aiuto a coloro che hanno subito determinati danni a causa delle calamità naturali? Io credo di no. Noi crediamo di no e riteniamo che l'intervento sia stato necessario.
La concessione di agevolazioni fiscali e territoriali deve, comunque, avvenire, come è noto, nel rispetto della disciplina comunitaria degli aiuti di Stato di cui agli articoli 87 e 88 del Trattato della Comunità europea, che impone la preventiva notifica alla Commissione europea delle relative disposizioni normative.
In particolare, per quanto concerne la proroga delle agevolazioni, la Commissione europea ha avviato un'indagine formale e ha invitato l'Italia a presentare, nell'ambito del medesimo procedimento, le proprie osservazioni e a fornire qualsiasi informazione utile ai fini della valutazione del regime di applicazione.
Allo stato, la problematica in questione è oggetto di un'attenta valutazione, sia in sede tecnica sia politica al fine di superare le osservazioni formulate dalla Commissione europea e le interpretazioni che sono della norma sono quelle che consentiranno di superare queste osservazioni.
Infine, per quanto riguarda l'ultima richiesta, ossia l'estensione dell'agevolazione fiscale a tutto il territorio nazionale, si fa presente che equivarrebbe, in termini di cassa, ad una perdita di gettito pari a 3,25 miliardi di euro per il 2004, a 1,4 miliardi di euro per il 2005 e a 0,7 miliardi di euro per l'anno 2006.

PRESIDENTE. L'onorevole Borrelli ha facoltà di replicare per l'interrogazione Nicola Rossi n. 3-02041, di cui è cofirmatario.

LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, il primo motivo di insoddisfazione riguarda il fatto che la risposta del Governo è giunta otto mesi dopo la presentazione della nostra interrogazione, quindi, come si dice, a babbo morto...

PRESIDENTE. Speriamo di no!

LUIGI BORRELLI. È addirittura trascorso anche il termine dell'applicazione previsto nel provvedimento. È questo, dunque, il primo motivo di doglianza.
Entrando nel merito della questione, vorrei ricordare che non si tratta, come suggeriva il sottosegretario Molgora, di un atteggiamento insensibile di fronte alle calamità naturali. Il discorso su come accadono tali eventi e sul perché sarebbe ampio, tuttavia, da parte nostra, non c'è assolutamente insensibilità. Tutti siamo convinti che, di fronte a calamità naturali, bisogna contribuire all'indennizzo, al ristoro dei danni che sono stati causati. Per i comuni elencati nei provvedimenti sono previsti indennizzi per 700 milioni di euro, proprio perché è giusto che lo Stato contribuisca ad indennizzare.
In questo caso, si va oltre l'indennizzo. Questo è il punto. In aggiunta all'indennizzo, viene estesa, ad una parte del nostro territorio (e solo ad una parte), una misura di sviluppo che questo Governo ha ritenuto essere potentissima, quindi, non uno strumento qualsiasi. Abbiamo sempre nutrito dubbi sulla «Tremonti-bis», tuttavia il Governo ha ritenuto che questo fosse uno strumento potentissimo di incentivazione dello sviluppo e ha esteso a questa parte del territorio tale strumento abbastanza forte.
Ora, noi tutti ricordiamo che, quando si parlò del patto per l'Italia, si disse che la «Tremonti-bis» era da estendere a tutto il territorio nazionale. Perciò, tutti ci aspettavamo che questo provvedimento potesse coprire l'intero territorio nazionale a prescindere dalle calamità naturali che si fossero verificate in una parte o nell'altra di esso.
Invece, la proroga ha riguardato soltanto quei comuni che, nell'anno 2002, sono stati colpiti da calamità naturali. Se si va a verificare, si scopre che la maggior parte del territorio si trova - guarda caso


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- in determinate regioni, nelle regioni del nord. In particolare, tra i comuni che beneficiano delle agevolazioni, le quali sono dirette alle imprese che hanno sede operativa in alcuni territori, troviamo non solo i piccoli paesi di montagna cui faceva riferimento il sottosegretario, ma anche Milano, Torino, Genova e Venezia.

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. È falso! Leggiti la norma!

LUIGI BORRELLI. Ho letto anche le notizie diffuse dalle agenzie.

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Infatti, hanno detto cose fasulle! Leggiti la circolare!

LUIGI BORRELLI. Se adesso mi fai terminare...

PRESIDENTE. Onorevole Molgora, in questa fase non c'è contraddittorio: la replica spetta all'onorevole Borrelli.
Prego, onorevole Borrelli.

LUIGI BORRELLI. Poiché tutte le imprese aventi sede nei predetti comuni possono accedere agli incentivi, può accadere che anche le imprese che non hanno subito alcun danno possono ottenere indennizzi e, addirittura, anche qualcosa in più rispetto al semplice indennizzo.
A tutto ciò corrisponde, naturalmente, una penalizzazione del Mezzogiorno e delle sue imprese, che di questi provvedimenti, evidentemente, non possono usufruire. Se ne sono lagnati il presidente della regione Campania, la Confapi e le imprese del Mezzogiorno. D'altro canto, sappiamo anche che le agevolazioni previste per il Mezzogiorno (crediti di imposta) sono state irrigidite e burocratizzate, anche per effetto di procedure molto complesse.
Già dal mese di marzo noi avevamo segnalato che il provvedimento in parola è inserito - cosa abbastanza strana - in un decreto-legge recante «Disposizioni urgenti in materia di adempimenti comunitari e fiscali». In realtà, questa è la stranezza, il provvedimento non è di adempimento, ma realizza un'infrazione comunitaria. Noi l'avevamo detto che questo provvedimento poteva integrare una violazione delle regole europee sulla concorrenza; e la nostra preoccupazione era fondata perché, come tutti sappiamo, il commissario Monti ha dichiarato di nutrire forti dubbi al riguardo e, inoltre, è stata aperta una procedura formale di infrazione.
In conclusione, nell'esprimere la mia insoddisfazione, debbo rimarcare che questo episodio si inserisce in una serie di azioni di vero e proprio bullismo politico che viene esercitato, in questo Parlamento, da questa maggioranza e, in particolare, da una forza politica, la Lega nord, sistematicamente a favore dell'area territoriale da quest'ultima rappresentata.

PRESIDENTE. Onorevole Borrelli, bisogna che concluda perché ha superato il tempo a sua disposizione.

LUIGI BORRELLI. Ho finito, signor Presidente. Potremmo citare la vicenda delle quote latte ed una sorta di razzismo ricorrente.
Ma il gioco, ormai, è scoperto, non solo all'interno della maggioranza (perché mi pare che, in quanto a liti, non siete secondi a nessuno), ma anche dai cittadini: ogni elezione avvicina la fine della vostra esperienza governativa! Speriamo che, quando dovrete smettere - penso al più presto possibile -, i danni non siano tanto grandi da non potere essere riparati.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Borrelli.
Prego i colleghi di rispettare il tempo a loro disposizione.
Avverto che il collega De Franciscis ha fatto sapere di rinunciare alla replica per l'interrogazione Boccia n. 3-02097, di cui è cofirmatario.
L'onorevole Alberta De Simone ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-02819.


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ALBERTA DE SIMONE. Signor Presidente, considero l'operato del Governo un grave errore, come ho cercato di spiegare nell'interrogazione da me presentata.
Inoltre, considero la risposta che il Governo è venuto a dare, oggi, alle nostre interrogazioni una calamità politica nazionale. Il sottosegretario ha fatto riferimento, da ultimo, alla disciplina comunitaria che regola gli aiuti di Stato. Noi siamo in Europa e siamo un paese - l'unico d'Europa - con un'anomalia che è tutta italiana.
Alcune regioni d'Italia - la Lombardia, il Piemonte, l'Emilia - hanno un PIL pari al 135 per cento del PIL dei paesi europei; altre regioni d'Italia - il Mezzogiorno -, tutte le regioni meridionali hanno un PIL pari al 65 per cento del PIL europeo. Nessun altro paese d'Europa ha questa forbice, tranne l'Italia, perché in Germania la parte ovest è molto meno ricca e la parte est è molto meno povera dell'Italia meridionale. Allora, che cosa significa, sottosegretario, fare riferimento alla disciplina comunitaria degli aiuti di Stato e poi violarla sistematicamente, fare riferimento nella Tremonti-bis a danni di calamità naturali e poi estendere gli aiuti a tutte le imprese della bellezza di 1.650 comuni settentrionali, a fronte di qualche decina di comuni del sud, di sole tre province: la provincia di Campobasso, di Vibo Valentia e di Foggia? Cosa significa parlare di aiuti a piccoli comuni e vedere che gli aiuti sono stati elargiti a grandi metropoli, come Milano, Torino, Genova? Cosa significa continuare a penalizzare il Mezzogiorno d'Italia, che è l'unica possibilità di sviluppo del paese? Lo vogliono vedere o no i politici della Lega nord Padania? L'Italia o si svilupperà nel Mezzogiorno o non vincerà la sfida della competitività. Tanto più che c'è una grande risorsa nel Mezzogiorno, che è il capitale umano, preparato e disoccupato, mentre al nord non c'è questa risorsa. I dati dell'occupazione danno tasso di occupazione nelle regioni settentrionali pari al 72,4 per cento per gli uomini, al 49,6 per cento per le donne. Andiamo a vedere nel Mezzogiorno: il tasso di occupazione maschile è al 60 per cento, quello femminile al 26 per cento.
Allora, ha ragione Gianfranco Viesti, un grande economista di Bari, che, nel suo libro «Aboliamo il Mezzogiorno», si domanda giustamente se sia il Mezzogiorno un problema per l'Italia o invece se sia l'Italia un problema per il Mezzogiorno, nel senso che le leggi che si fanno in Italia sono misurate troppo spesso sugli interessi della parte ricca del paese, che è quella che ha il PIL pari al 135 per cento del PIL europeo, e si ritorcono contro la parte che non ce la fa, con una aggravante: che a primavera saremo un'Europa a 25 e che ne faranno parte i Paesi baltici, la Polonia, che hanno un PIL pari al 40 per cento.
Noi questa scommessa della competitività italiana, che, ripeto, si gioca nel Mezzogiorno, la perderemo, perché abbiamo in questo Governo esponenti che sono abituati a vedere, non l'interesse nazionale, ma l'interesse dei loro piccoli collegi, delle loro province e delle loro regioni, gli interessi campanilistici vengono prima degli interessi di sviluppo dell'intero paese.
Ecco perché io ritengo questa risposta un fatto gravissimo, perché contrasta con l'interesse nazionale, contrasta con la normativa europea degli aiuti di Stato e contrasta con un minimo di imparzialità che chiunque al Governo di questo paese dovrebbe tenere (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

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