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PRESIDENTE. Il sottosegretario per le infrastrutture e i trasporti, onorevole Sospiri, ha facoltà di
NINO SOSPIRI, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, la normativa vigente in materia di mobilità ciclistica è la legge 19 ottobre 1998, n. 366, recante norme per il finanziamento della mobilità ciclistica. Tale legge nasce allo scopo di promuovere, in ambito sociale, la formazione e l'incentivazione dell'uso della bicicletta come mezzo di trasporto, prevedendo in tal modo la possibilità di realizzare un sistema alternativo al trasporto individuale che possa contribuire alla soluzione dei maggiori problemi di congestione del traffico urbano, con la conseguente diminuzione dei livelli di inquinamento.
finanziamenti, sulla base dei progetti elaborati dagli enti locali interessati. Quindi, dopo aver acquisito preventivamente il parere della Conferenza permanente Stato-regioni e province autonome, con decreto del ministro delle infrastrutture e dei trasporti, viene approvata la ripartizione della quota annuale del predetto fondo.
PRESIDENTE. L'onorevole Buontempo ha facoltà di
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, farò tesoro della risposta fornita dal signor sottosegretario, anche perché aggiunge altri dati, estremamente importanti e significativi, a quelli già in mio possesso.
purtroppo, decine di ragazzi in terra con i motorini. Allora, la bicicletta è un'alternativa anche a questo. Cosa impedisce di fare ciò?
È importante sottolineare che la legge in questione prevede all'articolo 6, non solo la costruzione di reti di piste ciclabili e ciclopedonali, ma anche la promozione della mobilità su due ruote con interventi formativi ed informativi. Inoltre, la suddetta legge, finalizzata alla valorizzazione ed allo sviluppo della mobilità ciclistica, ha previsto, in primo luogo, l'emanazione di un regolamento da parte del ministro dei lavori pubblici di concerto con il ministro dei trasporti e della navigazione per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili. Con decreto 30 novembre 1999 del Ministero dei lavori pubblici, di concerto con il Ministero dei trasporti e della navigazione (era questo il vecchio scenario), è stato adottato tale regolamento, che reca norme per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili, così come previsto dall'articolo 7 della ripetuta legge n. 366 del 1998. In secondo luogo, la suddetta legge ha previsto il riparto delle risorse disponibili, da effettuarsi con decreto del ministro dei trasporti e della navigazione di concerto con il Ministero dei lavori pubblici, acquisito preventivamente il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, sentito il dipartimento delle aree urbane, sulla base dei piani regionali predisposti per la realizzazione di reti di piste ciclabili e ciclopedonali, per la costruzione di parcheggi attrezzati, per la realizzazione di intese sia con Ferrovie dello Stato Spa sia con le aziende di trasporto pubblico o in concessione, per promuovere l'intermodalità con detti sistemi di trasporto e l'uso della bicicletta, per ogni ulteriore intervento finalizzato allo sviluppo ed alla sicurezza del traffico ciclistico.
La normativa in parola ha affidato alle regioni il compito di redigere i piani regionali di interventi per la realizzazione di reti di percorsi ciclabili. Tali piani sono elaborati sulla base dei progetti presentati dai comuni e dalle province e sono predisposti, così come vuole l'articolo 2 della menzionata legge, nel quadro di programmi elaborati dai predetti enti, che pongono come priorità i collegamenti con gli edifici scolastici, con le aree verdi, con le aree destinate ai servizi, con le strutture socio-sanitarie, con la rete di trasporto pubblico, con gli uffici pubblici e con le aree di diporto e turistiche.
La legge in oggetto ha previsto all'articolo 3 la costituzione di un fondo presso il Ministero dei trasporti e della navigazione, ora Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ai sensi del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, per il finanziamento degli interventi a favore della mobilità ciclistica, per la valorizzazione e lo sviluppo della stessa.
A tal fine, come già detto, le regioni presentano propri piani di riparto dei
Una prima attuazione della legge è avvenuta con l'emanazione del decreto interministeriale del 7 giugno 2000, che prevedeva la ripartizione tra le varie regioni e province autonome di Trento e Bolzano, che avevano presentato piani di interventi a favore della mobilità ciclistica di 11 miliardi di vecchie lire.
Successivamente all'entrata in vigore della già citata legge n. 366 del 1998, sono state assegnate ulteriori risorse da alcune leggi finanziarie, quali la legge n. 488 del 1999, la legge n. 388 del 2000 e la legge n. 448 del 2001. Pertanto, sono stati elaborati altri piani di riparto, concernenti tali risorse, con l'emanazione dei seguenti decreti: decreto ministeriale dell'11 aprile 2001, decreto ministeriale del 9 novembre 2001 e decreto ministeriale del 14 giugno 2002.
Si fa presente, pertanto, che la regione Lazio ha sempre fatto parte dei suddetti piani di riparto, eccetto quello approvato con decreto ministeriale dell'11 aprile 2001, e che le risorse economiche che le sono state assegnate, in virtù delle predette ripartizioni, ammontano a circa 8 miliardi e 863 milioni delle vecchie lire: sembra molto di più della cifra da lei indicata nella sua interrogazione, onorevole Buontempo.
Al fine di monitorare le risorse trasferite alle regioni, i competenti uffici ministeriali, con la nota n. 7350 del 18 dicembre 2000, indirizzata a tutte le regioni ed alle province autonome di Trento e Bolzano, richiedevano l'invio della documentazione concernente la stipula dei contratti di mutui o comprovanti altre operazioni finanziarie, nonché l'elenco degli interventi avviati e lo stato di realizzazione degli stessi a favore della mobilità ciclistica, da attuare con le somme in questione (previste dall'articolo 11 della legge n. 36 del 1998) e, infine, le modalità di erogazione dei fondi medesimi.
La questione alla base delle note da me avanzate - ed oggi, dopo la risposta del sottosegretario Sospiri, l'interrogativo che pongo è ancora più inquietante - è la seguente: non mancano le leggi, le norme, le indicazioni di finanziamenti e le deleghe alle regioni, tuttavia non si realizzano le piste ciclabili, e se qualche comune le realizza, sono «cattedrali nel deserto», vale a dire tratti non collegati e non collegabili, perché non rispondono ad un progetto di supporto, ad esempio, alle scuole, agli edifici pubblici, ai luoghi nei quali si svolgono attività sportive o alle pinete, poiché si tratta, per l'appunto, di tratti isolati, come se fossero solamente luoghi di hobby.
Invece, la bicicletta deve essere considerata una grande alternativa, specialmente nell'epoca che stiamo vivendo in cui vi è un inquinamento terribile che non è presente solo nelle grandi città. Infatti, per scarsa viabilità, ormai l'inquinamento atmosferico si riscontra anche nei piccoli centri.
Allora, ciò che in particolare chiedo con la mia interrogazione è se non si ritenga opportuno, da parte del Governo, adottare delle iniziative, considerato che vi è l'emergenza inquinamento e visto che vi è l'emergenza incidenti stradali. Infatti, una delle stragi che dobbiamo fermare è quella che riguarda i motorini: con semplicismo si lascia che il motorino sostituisca l'autovettura senza predisporre le viabilità e le accortezze necessarie e senza adottare le misure di sicurezza per rendere sicuro l'uso di questo mezzo. Ogni giorno chi va in giro per Roma trova,
Intanto abbiamo una legislazione sulle piste ciclabili che si riferisce ad una società che non c'è più. Bisogna ridefinire le norme tecniche per una pista ciclabile: ad esempio, la larghezza che si richiede può consentire di realizzare una pista ciclabile soltanto in un prato. Invece, dove i marciapiedi lo consentano, dobbiamo fare in modo che, con pochi strumenti di intervento e diminuendo lo spazio pedonale, si possa realizzare una pista ciclabile.
Si dice che i comuni non vogliano costruire opere che poi restano isolate e, quando si parla delle piste ciclabili, molti affermano che, nei luoghi in cui esse vengono realizzate, poi non vengono utilizzate. Tuttavia, esse non vengono utilizzate perché non vi è alcun collegamento non solo con le strutture pubbliche, ma non vi è collegamento tra una pista e l'altra.
Allora, onorevole sottosegretario, chiedo che il Governo, con gli strumenti che gli sono propri, crei una specie di osservatorio a tempo, per verificare il motivo per cui, nonostante una legislazione copiosa, nonostante finanziamenti definiti ad ogni bilancio a tutti i livelli, siamo il paese più arretrato sotto tale aspetto. Negli altri paesi europei, cui spesso si fa riferimento per tante cose, la bicicletta è diventata un bene primario: nei piani regolatori si privilegiano le piste ciclabili e tanti sono i chilometri quadrati di piste ciclabili che esistono negli altri paesi.
Si pensi al territorio di Ostia, il lido di Roma, tutto pianeggiante, con la possibilità di andare dagli scavi di Ostia antica, all'antico porto di Roma, alla pineta più grande d'Europa, al mare. Tale circuito, percorribile anche da chi viene a visitare la nostra città, sarebbe di una bellezza unica.
Signor Presidente, concludo. Ecco la necessità di un osservatorio: vi sono, infatti, degli ostacoli che impediscono tutto ciò. Si potrebbe anche dare la possibilità di portare la bicicletta sulle metropolitane. Sono le società che si devono adeguare e, quindi, si potrebbe dare la possibilità di portare la bicicletta sugli autobus per superare i tratti non ciclabili e riutilizzare la bicicletta una volta raggiunta la città.
Concludo, pregando il Governo di realizzare un gruppo di lavoro - lo ho definito un osservatorio - un'iniziativa che ci faccia intervenire con adeguatezza su questo problema che non è affatto secondario.


