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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e dell'unica proposta emendativa ad esso presentata (vedi l'allegato A - A.C. 3744 sezione 3).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonito. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, cominciamo, per la verità in un'atmosfera abbastanza confusa, l'esame degli articoli del disegno di legge delega proposto dal Governo per l'istituzione dell'ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.
A beneficio di coloro che non hanno seguito l'iter del provvedimento - sono certamente molti -, giova ricordare che, nel nostro ordinamento, i dottori commercialisti posseggono già un ordine. Ciò nondimeno, noi ci occupiamo di una nuova normazione di questa materia per una specificità che, in qualche misura, rende irragionevole l'attuale disciplina, giacché oggi, nel nostro ordinamento, appunto, v'è un ordine professionale per i dottori commercialisti e, al tempo stesso, un ordine professionale che riguarda i ragionieri i quali svolgono la professione di commercialisti.
Sulla necessità, pertanto, di questo provvedimento non occorre spendere parole. Esso si appalesa necessario ed utile, nel senso di una razionalizzazione di questa materia e del superamento di una specificità che risulta viepiù acuita, nei suoi aspetti negativi, dal fatto che, nel nostro paese, è intervenuta la riforma degli studi universitari, è stata introdotta la laurea breve e, nell'ambito degli studi economici, di economia e commercio, oggi vi è un diploma di laurea triennale che necessita di un suo inserimento ragionevole ed equo nella disciplina esistente.
Vi è poi da sottolineare un'ulteriore esigenza che rende necessario intervenire normativamente in questa materia, che è un'esigenza connessa alla dimensione europea, all'integrazione europea, alle problematiche comunitarie, che ormai attingono assai da vicino il complesso delle libere professioni che vengono esercitate nel nostro paese e nei paesi della comunità. Occorre peraltro osservare che in questo quadro generale che delinea una indubbia necessità di intervento noi dobbiamo, come forza di opposizione, immediatamente sottolineare come il Governo peraltro non sembri all'altezza della situazione - me lo consentirà l'illustre sottosegretario - giacché, a fronte delle necessità, che tutti condividiamo e che ho cercato di sintetizzare, dobbiamo registrare, ad esempio, che nell'ambito di una necessaria nuova disciplina delle libere professioni, nel documento di programmazione economica, che noi conosciamo e che è stato presentato al paese e al Parlamento qualche mese fa, nulla è previsto su questo delicato settore, che pure attiene alla competitività del sistema e che pure attiene al sostegno delle nostre libere professioni, che ormai entrano in concorrenza con le libere professioni della Francia, dell'Inghilterra, della Spagna, della Germania, che appaiono meglio strutturate sul piano della disciplina normativa.
Ciò detto e ciò premesso noi pensiamo e crediamo di poter affermare che il
disegno di legge delega che ci viene proposto e che è stato esitato dalla Commissione non raggiunga gli obiettivi che era lecito aspettarsi e che, se raggiunti, avrebbero indubbiamente favorito una migliore disciplina di questo importante settore delle attività libero-professionali. Noi valuteremo alla fine del lavoro dell'Assemblea se esprimere un voto favorevole ovvero se astenerci; molto dipenderà anche dall'esito del lavoro stesso, dal modo con il quale la maggioranza valuterà le nostre proposte emendative, ma già da questo momento possiamo sottolineare che il necessario intervento normativo non ci soddisfa pienamente ed integralmente; anche se, torno a ripetere, il giudizio definitivo lo dovremo dare allorché il lavoro dell'Assemblea avrà esaurito l'esame degli emendamenti e noi potremo valutare quello che sarà il testo che dovremo in via ultimativa, almeno per questa fase, approvare.
Cosa diciamo sui nostri emendamenti e in che modo noi abbiamo cercato di migliorare il testo approvato dalla Commissione oggi presentato all'Assemblea? Noi ci muoviamo con la nostra proposta emendativa su tre piani. Il primo piano è quello di inserire nel modo più equo, nel modo più giusto e, in definitiva, nel modo più legittimo la nuova realtà accademico-universitaria nel diploma di laurea triennale. Se le lauree triennali hanno diritto di cittadinanza ed adeguata dignità, noi pensiamo che questa dignità debba essere riconosciuta al momento concreto in cui si va a disciplinare la materia.
Troveremmo francamente incongruo se si pervenisse, come peraltro si propone nel testo del disegno di legge al nostro esame, alla soluzione che chi svolge questa importante e delicata attività di commercialista lo possa fare con determinate prerogative e con determinati diritti e poteri se in possesso del diploma di ragioniere, e al tempo stesso non possa chi, viceversa, è munito di un diploma di laurea triennale, godere delle stesse possibilità, delle stesse potestà, degli stessi diritti dei ragionieri diplomati.
Il secondo livello di intervento è molto proiettato verso la costruzione di un sistema sociale migliore ed attiene al riconoscimento, nell'ambito della regolamentazione degli ordini, di una tutela delle donne e comunque di una disciplina che si ispiri ai principi delle pari opportunità.
Il terzo livello di proposta emendativa, quella certamente più corposa e sostanziosa sotto l'aspetto quantitativo e qualitativo, attiene a quelle che noi definiamo e denunciamo come rigidità corporative della disciplina che viene proposta. Noi siamo assolutamente consapevoli e coscienti che nel nostro paese c'è una storia importante, una tradizione importante, che investe gli ordini professionali, ma noi dobbiamo, come classe politica e come classe di Governo, altresì avere coscienza e consapevolezza che questa tradizione e questa storia, pur nobile ed importante, oggi costituisce e dà vigore a norme e prassi corporative che tendono a perpetuarsi nel tempo e che, se mantenute, costituirebbero un freno fortissimo ad una democratica e moderna disciplina delle libere professioni.
A noi sembra che il Governo e, in qualche misura, anche la maggioranza non abbiano avuto la forza e la capacità di liberarsi appieno da questi condizionamenti corporativi e non abbiano avuto la forza e la capacità di liberare il testo dalle rigidità corporative che noi affrontiamo in modo specifico con la nostra proposta emendativa. Faccio riferimento, ad esempio, alla disciplina particolare che il testo propone allorché si tratta di normare l'elettorato passivo degli organismi dirigenti degli ordini o allorché si tratta di normare la disciplina transitoria che riguarda gli organismi dirigenti degli ordini professionali, sia quelli di livello nazionale sia quelli di livello locale e provinciale. Mi riferisco altresì alla tutela, che noi pensiamo essere doverosa, dei giovani professionisti che intendono impegnarsi nell'attività istituzionale degli ordini professionali e, come soggetti professionalmente deboli, noi pensiamo debbano ricevere adeguata tutela dalla norma allorché con essa si disciplinano la costituzione degli ordini, la formazione degli organi e l'elezione degli organismi regionali degli ordini
medesimi. Noi pensiamo altresì che la proposta emendativa che noi proponiamo sia importante là dove si indirizza alla disciplina transitoria che dovrà, per così dire, traghettare gli attuali organismi dirigenti degli ordini - quelli locali e quelli nazionali - dall'attuale normativa alla nuova disciplina.
A noi pare di riconoscere nel testo normativo al nostro esame un'eccessiva attenzione agli attuali equilibri associativi, e a noi non pare giusto che si debba tutelare l'attuale situazione che, al di là di ogni considerazione, è comunque espressione di un ordinamento abbastanza burocratico che certamente non è in linea con le attuali esigenze di una disciplina giuridica moderna, efficiente, attenta all'utenza più che al momento professionale.
Inoltre, ci sembra assolutamente insufficiente la disciplina dettata dall'articolo 5 del disegno di legge delega, laddove si regolamenta una materia notevolmente delicata, vale a dire il ruolo dei revisori contabili. È noto che, attualmente, il controllo e la tenuta del registro dei revisori contabili è una competenza riconosciuta al ministro guardasigilli; il provvedimento al nostro esame, invece, propone di sopprimere e cassare tale competenza, riconoscendola in capo all'ordine professionale.
Ma qui vi è da fare una considerazione: i revisori contabili costituiscono, di per sé, una realtà che possiede una forte autonomia ed una precipua distinzione rispetto al grande mondo dei commercialisti; si tratta di figure certamente connesse e coerenti tra di loro, ma assolutamente distinte sul piano della professione, della formazione e dell'importanza pubblicistica dei ruoli e delle funzioni.
Orbene, tra i revisori contabili si incontrano avvocati ed espressioni di professionalità diverse e distinte da quella dei commercialisti. Peraltro, ci chiediamo, retoricamente: è cosa giusta e legittima che un'espressione professionale non appartenente a quella dei commercialisti debba poi essere inserita, attraverso il meccanismo di controllo e di tenuta del registro dei revisori contabili, nell'ambito di una disciplina professionale del tutto estranea a quella cui facevo precedentemente riferimento? Ribadisco che il quesito che pongo ha natura strettamente retorica, e dunque la risposta viene da sé.
Con le nostre proposte emendative, inoltre, affrontiamo un'ulteriore, importante questione; si tratta di una questione che pensiamo abbia ricevuto, dal testo varato e licenziato dalla Commissione, una disciplina non del tutto adeguata. Stiamo parlando di quel grande e vasto mondo, assai articolato, estraneo a quello dei commercialisti e di ragionieri, ma che agisce ed opera con un attività professionale che, in qualche modo, confina con quella propria ed istituzionale dei commercialisti: penso, ad esempio, ai numerosi consulenti del lavoro, oppure al grande popolo professionale che svolge un'attività importante attraverso iscrizioni in ruoli pubblici (ruoli tenuti, comunque, da pubbliche amministrazioni), e che oggi si trovano davanti a questa nuova disciplina, che pare volerli espellere dal mondo del lavoro dall'oggi al domani.
Noi poniamo, allora, una questione fondamentale ed essenziale, al di là di ogni giudizio di valore, su questo grande popolo di lavoratori. Credo che essi meritino comunque una tutela, tuttavia, al di là di questo, credo che un legislatore che decide di intervenire in questa materia non possa determinare, dall'oggi al domani, la chiusura di uffici e di studi senza un'adeguata disciplina di transizione; noi proponiamo di farlo non attraverso la disciplina transitoria, ma addirittura attraverso la disciplina definitiva.
Noi vogliamo, infatti, che tali operatori rimangano nel mondo del lavoro e che, assoggettati alle regole della concorrenza, svolgano il loro ruolo e la loro funzione, rispetto alla quale, ormai, possono vantare una solida e qualificata tradizione.
Noi pensiamo che la prospettazione governativa fatta propria dalla maggioranza sia particolarmente iniqua. In questo senso, presentiamo e proponiamo emendamenti che non mancheremo certo di approfondire nel modo migliore, allorché gli stessi saranno posti in votazione.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, concludo il mio intervento sottolineando l'importanza che dobbiamo necessariamente annettere all'atteggiamento che sarà dimostrato nei confronti della nostra complessiva proposta emendativa. Come ho cercato di dimostrare (l'ho fatto male, attesa anche la sinteticità con la quale ho tentato di illustrare gli argomenti), la posizione dell'opposizione è certamente propositiva. Vogliamo migliorare un testo che risponde ad esigenze reali del paese nell'ambito di un settore e di una materia che ha bisogno di una disciplina adeguata. Peraltro, qui si confrontano due visioni: una visione europeista e riformatrice e, viceversa, una visione ancora troppo incrostata di attenzioni corporative.
Credo che dal nostro dibattito e dal nostro confronto possa comunque uscire qualcosa di buono ed a questa speranza affido il nostro voto ed il nostro iter parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 1 e sull'unica proposta emendativa ad esso presentata, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
CIRO FALANGA, Relatore. Signor Presidente la Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Magnolfi 1.1.
PRESIDENTE. Il Governo?
MICHELE GIUSEPPE VIETTI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Magnolfi 1.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Magnolfi. Ne ha facoltà.
BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Signor Presidente, la questione sottesa a questo emendamento riguarda la denominazione del nuovo ordine. Mi rivolgo al sottosegretario oltre che all'Assemblea: non è questione né formale né secondaria per chi, come noi, guarda con interesse e con favore a questo provvedimento sia come una semplificazione degli ordini professionali e, quindi, anche del mercato, sia come un'opportunità per i giovani. Pertanto, si tratta di un problema di sostanza e non di forma.
I dottori commercialisti ed i ragionieri commercialisti confluiscono in un unico ordine e in un unico albo: la logica vorrebbe che questa unità fosse sancita anche da un unico titolo. Ieri il rappresentante del Governo Saporito ha evidenziato come il provvedimento in esame favorisca questa unicità e, quindi, ha sottolineato positivamente tale aspetto. Al contrario...
PRESIDENTE. Per cortesia, prego i colleghi di abbassare il tono della voce. Prego, onorevole Magnolfi.
BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Al contrario, la denominazione proposta da questo provvedimento crea di fatto una nuova figura che dovrebbe corrispondere ai nuovi laureati triennali, come si evince da tutto il testo della legge, ai quali verrà precluso non solo il titolo di dottore ma anche il titolo di commercialista che, invece, appartiene di diritto ai ragionieri abilitati, anche a quelli in possesso del solo diploma, secondo una normativa di tanti anni fa (sappiamo che la normativa dell'accesso all'albo per i ragionieri è cambiata nel tempo e, quindi, alcuni sono in possesso del semplice diploma).
Allora, domandiamo - e vorremmo ci si desse una risposta - cosa significa esperto contabile? Che relazione ha con le figure già esistenti di consulenti contabili, consulenti tributari, eccetera? Ricordo che ce ne sono 75 mila solo rappresentati dalla LAPET e riconosciuti dalla Corte costituzionale, ma che non hanno un ordine professionale.
Non si alimenta così la confusione proprio mentre si dice di voler razionalizzare il sistema. Non si rischia di penalizzare i giovani laureati proprio mentre si dice di volerli favorire. Ma chi mai vorrebbe
affrontare tre anni di studio universitario, che poi diventano anche quattro con la tesi di laurea, più tre anni di tirocinio per conquistare un titolo così indefinito come quello di esperto contabile e non di commercialista? Inoltre, si istituirà anche un altro albo dei tirocinanti esperti contabili accanto all'albo dei tirocinanti e dei praticanti commercialisti?
Se si è contrari alla riforma universitaria, la riforma del cosiddetto 3 più 2, lo si dica apertamente e si mettano in campo altre ipotesi di riforma, ma questo mi pare un modo obliquo per disincentivare i giovani a credere nella riforma e mi sembra anche un inganno. Fra l'altro, la cosa più grave è che si perpetua una concezione degli ordini come barriera, come ostacolo alla mobilità sociale. A nostro avviso, il nuovo ordine ed il nuovo albo dovrebbero riferirsi ad un unico titolo che racchiude tutte le figure professionali anche se con diverse sottolineature. In questo modo i ragionieri si chiameranno ragionieri commercialisti, i laureati quadriennali e quelli specialistici si chiameranno commercialisti tout court, i laureati triennali potranno essere commercialisti junior in analogia con tutte le altre tipologie regolamentate dal decreto del Presidente della Repubblica n. 328 su cui tornerò successivamente.
Insomma, non creiamo da subito una seconda categoria, altrimenti viene il sospetto che i professionisti di oggi si siano messi d'accordo per tutelarsi dalla concorrenza dei professionisti di domani e questa, davvero, non è una bella cosa (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, esprimo fin da subito e per brevità dei nostri lavori l'orientamento favorevole del gruppo della Margherita sul provvedimento in esame ed anche sull'emendamento Magnolfi 1.1.
In effetti, tale riforma è volta all'unificazione degli ordini ed ad una semplificazione nel panorama degli ordini ed è - possiamo dirlo - anche figlia del Governo di centrosinistra, che l'aveva già avviata nella scorsa legislatura. Vi è l'esigenza urgente di coordinare le nuove lauree triennali con gli sbocchi professionali e di rendere omogenea questa professione con l'Europa. Proprio sotto questo profilo devo dire che il modo di agire complessivamente inteso del Governo sulle professioni rischia di essere privo di una bussola.
Vedo dinanzi a me il sottosegretario Vietti che si è molto applicato sul tema, ma divisioni, incomprensioni, lacerazioni, inerzie, ritardi stanno a dimostrare che, a distanza di due anni e mezzo dall'inizio della legislatura, non abbiamo provvedimenti chiari da un punto di vista di sistema. Si insegue ancora una logica puntuale. Stiamo affrontando senza principi i problemi dei commercialisti e dei ragionieri - e parallelamente, in questi giorni, il tema degli informatori farmaceutici - senza avere un quadro complessivo di riforma.
Una riforma, che, viceversa, è decisiva per la competitività ed anche per la maggiore equità del nostro paese, mentre, come è stato ricordato, non è neppure menzionata nel quadro di programmazione economica 2004-2007. Dunque, con alcune ambiguità, che riscontriamo anche in questo provvedimento e sulle quali torneremo in modo puntuale, affrontiamo la materia, convinti della necessità dell'unificazione, ma convinti anche dell'opportunità di alcuni miglioramenti che, a partire da questo primo articolo, sono necessari.
Anche se non ripeto le argomentazioni svolte dalla collega Magnolfi, tuttavia è evidente che, così come abbiamo creato le categorie degli architetti senior e iunior, per così dire, degli ingegneri e degli agronomi (con il decreto del Presidente della Repubblica n. 328 del 2001), non ha senso adesso discostarsi da questo quadro di riferimento, con una denominazione dello stesso ordine, che in realtà non segue questi criteri, ma ne segue altri, con delle discrasie che vedremo. Si tratta di discrasie che riguardano: norme certamente
frutto di intese tra i due ordini, ma astruse, per alcuni versi corporative, che vedono i ragionieri attuali inseriti nella sezione A, cioè tra i laureati specialistici, con una sorta di condono intellettuale, come qualcuno lo ha definito; norme che vedono l'elettorato passivo per l'elezione dei presidenti attribuito per ben nove anni solo ai laureati specialistici e non anche a quelli triennali; norme che vedono ambiguità, che speriamo risolte in sede di delega, sull'attribuzione di nuove competenze, che certamente vorremmo non fossero competenze esclusive, cioè tali da disegnare nuovi ambiti di riserva (tema delicatissimo, sul quale mi auguro davvero che il Governo in sede di delega vorrà tenere presente i moniti, i principi e gli indirizzi chiarissimi dell'Unione europea).
Annuncio pertanto il voto favorevole sull'emendamento Magnolfi 1.1, riservandomi di intervenire solo sui temi con riferimento ai quali auspichiamo un miglioramento del testo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lo Presti. Ne ha facoltà.
ANTONINO LO PRESTI. Mi sono determinato ad intervenire, signor Presidente, perché stimolato dall'intervento del collega Mantini, ma anche per ristabilire la verità dei fatti, a proposito di questa riforma delle professioni, che tarda ad arrivare.
Non è così, caro collega Mantini, e tu sai meglio di me che abbiamo seguito passo passo quello che evidentemente è stato il prodotto di una Commissione, che ha lavorato e che ha elaborato un testo che sarà portato all'attenzione del Parlamento. È, inoltre, attualmente in corso al Senato una discussione su un testo unificato di proposte di legge presentate da tutti i gruppi politici, compreso il tuo. È una riforma complessa, che non si poteva evidentemente varare tout court senza approfondimenti. È una riforma che sarà comunque portata a compimento, nonostante i tentativi di paralizzarla, che sono stati prodotti sia nella scorsa legislatura, sia in questa. Mi riferisco ad un grave vulnus, che ha inciso sulla tardività con la quale stiamo portando avanti il processo di riforma delle professioni, che è costituito dalla formulazione sbagliata dell'articolo 117 della Costituzione, che riserva una competenza concorrente alle regioni in materia di professioni e tu sai, collega Mantini, che questo vulnus, questo problema, deve essere affrontato e superato. Ma quel tipo di riforma non l'ha fatto sicuramente il centrodestra, bensì è un prodotto dell'elaborazione della scorsa legislatura, da cui emerge evidentemente tutta la volontà del centrosinistra di creare una competizione tra Stato e regioni, in una materia così delicata come quella delle libere professioni.
Inoltre, tarda ad arrivare anche una direttiva europea. Quindi, nel percorso difficoltoso della riforma delle professioni, vi sono alcuni ostacoli che stiamo superando.
Vorrei comunque tranquillizzare il collega Mantini e tutti gli altri colleghi sul fatto che la riforma si farà e sarà condivisa con gli ordini e dalle associazioni. Sarà una riforma che sicuramente porterà l'Italia nel novero di quei paesi che hanno affrontato un nodo fondamentale per lo sviluppo della società del futuro.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Magnolfi 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 429
Maggioranza 215
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 235).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 427
Astenuti 4
Maggioranza 214
Hanno votato sì 423
Hanno votato no 4).
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