Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 362 del 25/9/2003
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Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 15,15).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.

(Posizione del Governo sul sistema di gestione dei rifiuti - n. 2-00870)

PRESIDENTE. L'onorevole Manzini ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00870 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 1).

PAOLA MANZINI. Signor Presidente, normalmente non illustro ma, in questo caso, sono tenuta a farlo.
Devo anche dire, in premessa, che, per quanto mi riguarda, non avrei proceduto ad interpellare il Governo sulla questione oggetto di quest'atto di sindacato ispettivo - che, come ricordava il Presidente, attiene al sistema dei rifiuti e, specificamente, al piano dei rifiuti della provincia di Modena - se la questione medesima non fosse stata anticipata in un'interrogazione a risposta immediata, presentata dal collega Emerenzio Barbieri, alla quale ha risposto il ministro Matteoli.
In particolare, ritengo di dover precisare, in modo che rimangano negli atti parlamentari - sentiremo, poi, la risposta del ministro, che ringrazio per la sua presenza - alcuni elementi di verità riguardanti la vicenda oggetto di questa mia iniziativa.
Signor Presidente, signor ministro, tutti sappiamo che il decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 1982 aveva individuato nelle province e nelle regioni gli enti ai quali demandare il compito di predisporre i piani per lo smaltimento dei rifiuti urbani e speciali (compiti che sono stati sostanzialmente confermati dal decreto legislativo n. 22 del 1997). Il legislatore nazionale aveva attribuito questa competenza alle province ed alle regioni, e


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non ai comuni, per un'evidente ragione: ogni comune nel quale, naturalmente, si producono rifiuti, urbani e di altro genere, difficilmente è in grado di determinare autonomamente, di autodeterminare, la costruzione di discariche e di impianti di smaltimento.
Nell'ottobre del 1989, la provincia di Modena, dopo un lavoro preparatorio molto lungo, aveva adottato il proprio piano, approvato, poi, dalla regione Emilia-Romagna, individuando i siti idonei per la costruzione di discariche. Per la precisione, erano quattro le discariche che via via dovevano essere in grado di sopperire alla chiusura della discarica collocata nel comune di Modena. Tra queste, quella in località Cava La Quercia, nel territorio del comune di Prignano. Preciso, poiché sono modenese, che tutte e quattro le discariche, per evidenti ragioni tecniche, erano state collocate nella prima fascia collinare, proprio per le caratteristiche geomorfologiche del territorio e per la sua permeabilità. Sul progetto di quel piano si era espressa favorevolmente, ed all'unanimità, con una delibera del 29 luglio 1989, anche l'assemblea consiliare del comune di Prignano.
La scelta operata dalla provincia, nella quale si concretizzava un esercizio coerente delle funzioni programmatorie ed organizzatorie ad essa demandate dalla legge, è ancora più significativa se si considera che il fenomeno delle discariche abusive, oggettivamente favorito dal mancato esercizio, in molte parti d'Italia, delle predette funzioni di programmazione, è, nel nostro paese, gravissimo: si parla di poco meno di 5 mila discariche abusive! Lo scorso gennaio, l'OCSE ha censurato l'Italia proprio per il largo uso che ancora si fa, nel nostro paese, di discariche fuori norma.
È soltanto perché, in Emilia-Romagna (anche in altre regioni, ma sicuramente in Emilia-Romagna), vi è stato chi si è posto per tempo i problemi e per tempo ha individuato le soluzioni, anche a costo di sacrifici da parte delle comunità locali, che si è potuto gestire, in questi 15 anni, innumerevoli emergenze ambientali e sanitarie verificatesi in altre aree del Paese. A maggio, per citare l'ultimo caso, la regione Emilia-Romagna ha accettato, con lo spirito di solidarietà che da sempre la contraddistingue, di smaltire 50 mila tonnellate di rifiuti della Campania, ricevendo per questo il grazie, credo sincero, del Ministro Matteoli (peraltro, ho sentito che è di questi giorni la dichiarazione di un nuovo stato di emergenza in molti comuni della Campania).
L'adozione da parte della provincia di Modena del piano rifiuti, tra i primissimi in Italia, aveva rappresentato, se non un atto di coraggio politico, sicuramente un atto di coerente e previdente assunzione di responsabilità che, credo, dovrebbe incontrare il plauso del Governo e del ministro Matteoli, il quale, nel corso di questi mesi, ha più volte avuto occasione, in diversi momenti, di dichiarare in maniera esplicita, in diversi e ripetuti convegni, la necessità che la politica sia in grado di decidere: su questa materia, ha affermato il ministro, occorre certamente tenere conto dell'opinione e del contributo dei cittadini; tuttavia, la politica ha il dovere di assumersi le proprie responsabilità.
Così ancora il 24 giugno scorso, cioè il giorno prima di rispondere in Parlamento all'interrogazione dell'onorevole Emerenzio Barbieri, che prima menzionavo, il ministro aveva ribadito che sulla scottante questione dell'individuazione del sito nazionale per il deposito dei rifiuti radioattivi i tempi non si possono dilazionare, ma anzi la politica ha il dovere di scegliere anche quando questa decisione è difficile e sofferta. A me e a molti cittadini modenesi sono risultate inspiegabili le parole pronunciate circa ventiquattro ore dopo l'emanazione delle ordinanze del sindaco di Prignano, che hanno determinato in negativo intollerabili e costosissimi ritardi e rinvii. Si è dovuto dare atto, con riferimento esplicito al Parlamento, del fatto che un comitato di cittadini aveva presentato ricorso al TAR e che il TAR aveva accolto la richiesta del comitato, omettendo che la decisione del TAR riguardava e riguarda l'esclusione di una fascia marginale di terreni che non compromette la


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realizzazione della discarica, tanto più che la provincia di Modena aveva già provveduto in tal senso nelle prescrizioni dettate al momento dell'approvazione del progetto per la costruzione della discarica di Prignano. Ne approfitto per informare il ministro che proprio questa mattina si è svolta la prima conferenza sull'aggiornamento del piano dei rifiuti della provincia di Modena, alla quale mi dicono non era presente il comune di Prignano, e che la localizzazione di questa discarica è stata doverosamente di nuovo riproposta nel piano dei rifiuti della provincia di Modena.
Tornando ai fatti, la localizzazione di questa discarica, avvenuta nel 1989 e confermata nel 1996, è avvenuta con il parere favorevole del comune interessato, quindi precedentemente all'acquisizione da parte di Compagnia ambientale Srl delle quote della società che era titolare della proprietà dell'ex Cava la Quercia. Lo dice il nome stesso, signor Presidente, dove si vuole localizzare questa discarica c'era in precedenza una cava che è stata dismessa. Tuttavia, quella acquisizione comportò per la Compagnia ambientale la contestuale assunzione di oneri derivanti dalla esposizione debitoria della società venditrice e in particolare dalla sussistenza di crediti di diversi istituti bancari, tutti documentabili, garantiti da ipoteche, per l'ammontare complessivo di circa due miliardi di vecchie lire. Sono dunque destituite di ogni fondamento le illazioni e le accuse dirette a presentare quell'operazione commerciale tra privati come un acquisto per poche decine di milioni di vecchie lire, accompagnata da un passaggio di denaro sottobanco.
Il ministro Matteoli sa, infatti, che le puntuali indagini, svolte dalla Guardia di finanza e dall'Arma dei carabinieri, si sono da tempo concluse con la decisione del tribunale di Modena di non luogo a procedere e con l'accertamento che nessun reato, anche solo di natura fiscale, è stato commesso dalla società medesima. Risulta infatti ancora che la stipula dei rogiti di acquisto in parola avvenne in data 26 luglio 1991, appunto due anni dopo la presentazione del piano rifiuti da parte della provincia di Modena, e non prima come qualcuno ha dichiarato.
È noto che non a un privato compiacente, né ad una fantomatica società collegata alla Lega delle cooperative, ma ad una qualificata società di servizi, la SAT di Sassuolo, aperta a tutti i comuni del comprensorio, venne demandata dalla provincia e dalla regione la progettazione e la costruzione della discarica e che in ottemperanza di una decisione assunta dalla provincia di Modena la SAT avviò le procedure di esproprio dei terreni interessati. Sottolineo che si tratta di procedure di esproprio dei terreni interessati. Questa scelta non solo garantiva e garantisce il massimo di trasparenza delle procedure e di adesione all'interesse pubblico, ma rende palese la strumentalità di chi agitava ed agita accuse di speculazioni finanziarie legate all'eventuale acquisto dei terreni a trattativa privata.
E, proprio per iniziare la procedura di espropriazione dei terreni, la SAT ha presentato istanza al comune di Prignano per l'emissione del decreto di occupazione d'urgenza finalizzato all'esproprio dell'area individuata. Il sindaco ha respinto per due volte la richiesta della SAT di emissione del decreto fino a rendere indispensabile l'intervento in via sostitutiva, previsto dalla legge, della regione la quale ha prima invitato formalmente il comune ad emettere il provvedimento e, quindi, lo ha adottato essa stessa autorizzando i tecnici della SAT ad eseguire i rilievi.
Nell'area interessata non sussiste alcun vincolo archeologico e, relativamente all'ipotizzata presenza di resti di corpi umani, la procura di Modena ordinò il sequestro di questi terreni e condusse direttamente un'indagine che si concluse con esito nullo nel 1993. Da allora ad oggi non sono emersi fatti nuovi che inducessero a riaprire quel fascicolo chiuso dalla procura di Modena.
Non già per una inesistente violazione di vincoli ambientali, idrogeologici o di qualsiasi altro genere - come ha erroneamente affermato l'onorevole Emerenzio Barbieri -, ma denunciando un altrettanto


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inesistente situazione di grave pericolo per l'incolumità pubblica, il sindaco di Prignano ha emesso, il giorno precedente a quello fissato per il sopralluogo dei tecnici della SAT, un'ordinanza contingibile ed urgente con la quale vietava l'accesso ai luoghi oggetto dei rilievi. Non risulta, ed è evidenziato dal procedimento aperto presso il tribunale di Modena, che né l'Arma dei carabinieri né altri organi deputati alla tutela dell'ordine pubblico abbiano mai segnalato problemi relativi alla tenuta dell'ordine pubblico in quel comune. La regione Emilia-Romagna per questo ha impugnato davanti al tribunale amministrativo regionale l'ordinanza del sindaco di Prignano; il sindaco - come tutti sanno - l'ha revocata e successivamente ne ha emesse altre tre al fine di impedire il sopralluogo dei siti, fino ad arrivare alla condanna avvenuta con sentenza del 5 maggio 2003. La condanna emessa dal tribunale di Modena (ufficio dello Stato verso il quale tutti debbono rispetto), da questo punto di vista, ha deciso, circa la nullità e falsità di quegli atti emessi dal sindaco, secondo legge.
Signor ministro, nella mia qualità di parlamentare di Modena non ho mai commentato né allora né poi quella condanna; e sinceramente mi dispiace che questa sia avvenuta perché certamente non mi fa piacere che pubblici amministratori incorrano, nel corso del loro mandato, in queste vicende. Io, per mio costume, altri non lo fanno, non commento situazioni di questa natura. Credo pertanto che sarebbe opportuno se tutti noi ci attenessimo a questo che a me pare un solido principio di rispetto per il mantenimento di una dialettica corretta sia fra maggioranza e opposizione sia fra diverse istituzioni dello Stato.
Ciò detto, una volta riassunto il contenuto della mia interpellanza, chiedo al ministro se non ritenga di dover confermare, insieme all'auspicio già espresso nel corso della seduta della Camera dei deputati del 25 giugno scorso di una serena composizione della vicenda che non può che essere demandata all'autonoma azione programmatoria - attualmente in corso - della provincia di Modena e della regione Emilia-Romagna, due punti politici essenziali da lui stesso ripetutamente richiamati nel corso di questi mesi. In primo luogo, che è fondamentale, per la definizione di un sistema efficace di governo dei rifiuti, che i soggetti ai quali sono attribuiti i compiti di pianificazione e di programmazione siano concretamente messi in condizione di esercitarli. In secondo luogo, che i «no» pregiudiziali, le manovre e gli atti ostruzionistici, men che meno le violazioni di legge, le attività di non corretta informazione, le eterne mediazioni politiche - per citare le parole del ministro - nuocciono gravemente alla realizzazione di un moderno sistema integrato di gestione dei rifiuti, provocano enormi ritardi che sono i cittadini per primi a pagare, e minano la credibilità e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, onorevole Matteoli, ha facoltà di rispondere.

ALTERO MATTEOLI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come ha correttamente ricordato l'onorevole Manzini, in data 25 giugno ho già avuto modo di rispondere ad una interrogazione presentata dall'onorevole Emerenzio Barbieri. Vorrei partire proprio dalla parte conclusiva dell'intervento della collega Manzini per ricordare che nell'occasione, dopo aver ricostruito sinteticamente i fatti, ho fatto presente che avrei valutato la possibilità di una serena composizione della controversia, sulla base della comparazione degli interessi pubblici e privati implicati nella vicenda. A tal fine, ho attivato gli uffici competenti ed ho assicurato la piena collaborazione con gli enti territoriali interessati.
Con la presente interpellanza, cui mi appresto a rispondere, l'onorevole Manzini, dopo un'ampia ricostruzione storica dei procedimenti burocratici che hanno portato alla localizzazione, da parte della provincia di Modena, della discarica nel territorio di Prignano, pone innumerevoli


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e puntuali quesiti in merito alle risultanze dei procedimenti amministrativi e giudiziari connessi alla realizzazione della discarica.
Anche in quella che lei ha definito una sintesi dell'atto di sindacato ispettivo presentato, l'onorevole Manzini ha svolto un'illustrazione molto ampia, e quindi, nel rispondere a tali quesiti - cosa che ho naturalmente il dovere di fare -, darò particolare rilievo a quelli maggiormente attinenti alla questione centrale, che, per quanto mi compete, concerne l'opportunità, sotto il profilo della tutela ambientale, della localizzazione nel comune di Prignano della discarica in oggetto.
In relazione all'affermazione secondo la quale il comune di Prignano, con delibera del luglio 1989, avrebbe espresso un parere favorevole alla localizzazione della discarica in località Cava La Quercia, si fa presente che nella predetta delibera si afferma, testualmente, che il comune di Prignano è d'accordo sulla filosofia del piano provinciale rifiuti, ma si riserva di dare un parere definitivo qualora venissero avanti progetti di discarica sul territorio comunale. Tale delibera, prevedendo un'esplicita riserva, non rappresenta un parere certamente favorevole.
Non risponde, altresì, alle risultanze degli atti l'opinione secondo la quale la decisione del TAR di Bologna, sezione I, n. 518 del 1999, avrebbe riguardato soltanto una fascia marginale di terreni, che non comprometterebbe la realizzazione della discarica. Risulta, invece, che il TAR, su ricorso di un comitato di cittadini, ha annullato il piano di smaltimento dei rifiuti, predisposto dalla provincia di Modena, nella parte relativa alla localizzazione della discarica in località Cava La Quercia, nel comune di Prignano, per omessa considerazione dei vincoli boschivi e calanchivi.
Successivamente, il Consiglio di Stato, sezione V, con ordinanza n. 5131 del 10 ottobre 2000, ha rigettato l'istanza cautelare presentata dalla provincia di Modena contro la citata sentenza del TAR, confermando le censure già accolte dal TAR rappresentate dai ricorrenti originari, che riguardavano l'insufficiente considerazione dei vincoli predetti. Quindi, più che un'esclusione di fascia marginale di terreni, si è in presenza di un vero e proprio annullamento del sito.
Quanto ai quesiti concernenti la vicenda della compravendita dell'area destinata alla realizzazione della discarica, che ha evidenziato aspetti di rilevanza penale e fiscale, non ritengo opportuna una polemica che può apparire sterile - anzi, lo è - su fatti che sono stati già oggetto di valutazione da parte dei competenti organi giudiziari e finanziari. Qui sposo in toto ciò che ha detto l'onorevole Manzini: io - forse dipende dal fatto che io e lei veniamo dal centro d'Italia e abbiamo forse una cultura diversa - non commento mai una sentenza; non mi permetto mai di farlo, qualunque essa sia.
Per quanto riguarda, invece, la procedura di espropriazione dei terreni, è opportuno ricordare che negli incontri tenuti nella prefettura di Modena, cui parteciparono la provincia, i comitati dei cittadini e il comune di Prignano, era stato preso un accordo sulla base del quale si era convenuto che si dovesse attendere la sentenza del TAR prima di dare inizio alle procedure di esproprio.
Invece, la provincia, venendo meno a questo accordo, diede il via all'operazione di esproprio che causò fermento tra la gente di Prignano con manifestazioni e contestazioni, tanto da indurre il sindaco ad emettere ordinanze per legittimi motivi di incolumità dei cittadini vietando l'accesso ai luoghi.
Circa la delibera n. 558 del 17 dicembre 2002 menzionata dall'interpellante con la quale la provincia di Modena ha confermato la pubblica utilità, l'urgenza e l'indifferibilità della realizzazione della discarica disponendo l'ennesima proroga del termine di inizio e fine lavori, si deve rilevare che, a parte le forti perplessità sulla correttezza della predetta delibera in presenza della sentenza del TAR di annullamento della localizzazione del sito destinato alla realizzazione della discarica, nella stessa delibera è stata anche prospettata


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la possibilità di una soluzione alternativa alla discarica, cioè la termocombustione.
Da quanto precede si può ragionevolmente affermare che non siano infondati i dubbi sull'opportunità tecnica e giuridica della localizzazione della discarica in località Cava La Quercia. Per questi motivi, allo scopo di contribuire in via collaborativa con tutti gli enti locali interessati alla soluzione della controversia, ho dato incarico agli uffici competenti di identificare con estrema precisione l'area interessata al fine di verificare la compatibilità della discarica con il piano stralcio per l'assetto idrogeologico vigente in tale area.
In ogni caso, devo far presente che sulla vicenda necessariamente si impone una pausa di riflessione alla luce della nuova normativa che regola la realizzazione e la gestione delle discariche dei rifiuti: si tratta della direttiva europea n. 31 del 1999 che l'Italia ha recepito con decreto legislativo n. 36 del 13 gennaio 2003. Per la prima volta, abbiamo una normativa che definisce in dettaglio le condizioni ambientali e i requisiti compatibili con la realizzazione di una discarica. Pertanto, dato che i lavori per la realizzazione della contestata discarica non sono ancora iniziati, ritengo doveroso tener conto di queste nuove norme oggi in vigore che sono molto più rigorose in termini di tutela ambientale rispetto alle precedenti.
Vengono, infatti, previste, tra l'altro, diverse condizioni ambientali incompatibili con la realizzazione di una discarica la cui ubicazione non può essere collocata in aree a rischio frana, a rischio di erosione, di esondazione, nell'ambito delle aree naturali protette, nelle aree di rispetto delle risorse idriche destinate all'uso potabile. Realizzare questa discarica, a prescindere dalla verifica della compatibilità della stessa con la nuova normativa potrebbe comportare il rischio di andare incontro a costosi interventi di adeguamento e di riassetto della discarica previsti dall'articolo 14 della direttiva.
Devo ricordare che la discarica costituisce, comunque, una forma di smaltimento dei rifiuti destinata a cessare progressivamente nel tempo. Tale scelta rappresenta un punto cardine della politica ambientale (ovviamente dell'attuale Governo) e comunitaria.
Concludo rispondendo alla richiesta finale formulata dall'interpellante di una conferma di due punti essenziali della politica dei rifiuti. Innanzitutto, desidero riaffermare che è essenziale, per un'efficace gestione del sistema dei rifiuti, che i cittadini si esprimano e concorrano alle scelte che riguardano il proprio territorio, attraverso gli enti esponenziali degli interessi dei cittadini medesimi, ma confermo con forza ciò che lei ha già avuto la bontà di ricordare: espletate tutte le indagini tecnico-scientifiche, quando la politica ha tutta la documentazione e, quindi, può scegliere, poi deve difendere le scelte che compie.
Tutto ciò si intende fermo restando l'irrinunciabile dovere della politica di compiere scelte precise al di fuori di ogni mediazione. Voglio anche dare atto di una verità che l'interpellante ha detto in relazione allo smaltimento dei rifiuti e all'aiuto che la regione Emilia-Romagna ha dato alla regione Campania in un momento particolare della crisi relativa allo smaltimento dei rifiuti. Io stesso, su sollecitazione del presidente Bassolino, ho telefonato al presidente Errani affinché si facesse carico di prendere una parte di rifiuti. Io conoscevo una cifra (120 mila tonnellate) diversa dalla sua, ma non cambia quello che ambedue stiamo dicendo. La regione Emilia-Romagna si fece carico di prendere tali rifiuti risolvendo una parte dei grandi problemi che aveva la Campania, in modo particolare il territorio del comune di Napoli.
Peraltro, non sono in discussione le scelte compiute dalla regione. Sul comune di Prignano è in corso una forte polemica politica da tanto tempo: vi è chi dice che le scelte sono state determinate dal fatto che è l'unico comune di un colore diverso della provincia di Modena. Non ho la voglia - né sarebbe giusto - di mettermi sulla strada di tali polemiche. Ho il dovere di verificare secondo i dati e le assicuro


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che la risposta fornitale è stata ponderata. Sono state esaminate le carte ed un funzionario del ministero è anche andato sul posto affinché la risposta fosse corretta nel rispetto di una collega parlamentare e, molto più in generale, del Parlamento.
Comunque, le confermo che ho assicurato la mia piena collaborazione con gli enti territoriali competenti per cercare di individuare una soluzione che metta fine a tale polemica che si trascina da tanti anni.

PRESIDENTE. L'onorevole Manzini ha facoltà di replicare.

PAOLA MANZINI. Signor Presidente, vorrei non dichiarare né soddisfazione né insoddisfazione perché mi rendo conto della difficoltà che ha avuto il ministro a rispondere alla mia interpellanza. Sapevo che avrebbe dovuto stare su un crinale abbastanza difficile e, quindi, non voglio infierire. Tuttavia, mi corre l'obbligo di fare alcune precisazioni.
Innanzitutto, colgo con soddisfazione l'ultima questione da lei trattata e credo sia anche l'unico comportamento che può portare avanti un esponente del Governo. Mi riferisco all'offrire collaborazione agli enti territoriali competenti - signor ministro, la parola «competenti» è importante - al fine di scegliere la migliore soluzione possibile. Naturalmente, quando parliamo di migliore soluzione possibile, essendo tutti uomini e donne, possiamo anche errare. Tuttavia, sappiamo anche che governare le contraddizioni ed i problemi del territorio nel nostro paese significa che, ad un certo punto, le decisioni debbono essere assunte.
Per questo, signor ministro, le ricordavo che proprio questa mattina è stato presentato l'aggiornamento del piano dei rifiuti della provincia di Modena. Per quanto riguarda le questioni che lei prima sottolineava relativamente alla localizzazione della discarica in località Cava La Quercia non sono emersi - e le assicuro, per diretta conoscenza, che tecnici e dirigenti della provincia di Modena sono di una pignoleria cristallina nell'evidenziare problemi che potrebbero essere connessi a questioni di tutela ambientale - elementi che inducessero a modificare un orientamento già assunto.
In ogni caso, se il comune di Prignano è governato dal centrodestra, le altre tre discariche - vorrei rassicurarla - sono in comuni governati dal centrosinistra. Quindi, siamo 3 a 1, se proprio così la si vuol mettere. Gli altri comuni si sono assunti la responsabilità di andare avanti nella procedura di definizione dei progetti di realizzazione. Infatti, la filosofia del piano dei rifiuti della provincia di Modena, in questo aggiornamento, tiene conto di innumerevoli ed importanti innovazioni introdotte nel corso del tempo. Tuttavia, l'esigenza di avere a disposizione discariche per rifiuti pretrattati - come sarebbe nel caso del comune di Prignano - è essenziale per consentire una razionale gestione di un piano di rifiuti come quello della provincia di Modena. Questa, come tutti sanno, è una delle realtà più ricche del paese ma, come tale, certamente è anche produttrice di un numero enorme di rifiuti sia di carattere urbano, sia di carattere industriale speciale.
Per quanto attiene alla questione del TAR, signor ministro, la invito - poiché immagino che lei non possa perdere il suo tempo a leggersi un'enormità di carte - a lavorare con i suoi uffici, perché non si tratta dell'annullamento della localizzazione, altrimenti non ci sarebbe stata, da questo punto di vista, nessuna assurda testardaggine da parte di nessuno. Il TAR ha messo in causa una fascia - possiamo considerarla marginale o no e tuttavia le posso dire che non compromette la realizzazione di quella discarica - di carattere boschivo, che è già stata stralciata nell'approvazione del progetto da parte della provincia di Modena, quello sul quale la SAT (società pubblica che è stata indicata per la realizzazione di quel progetto con l'esproprio dei terreni) deve procedere.
Per quanto riguarda la questione di carattere ambientale, vorrei anche testimoniarle, signor ministro, che, anche se allora non era necessario, proprio per evitare elementi di polemica, il progetto di


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quella discarica è stato corredato da procedura di VIA, che ha esaminato in maniera puntuale - in uno studio che, se lei avrà la voglia e il tempo di guardare con i suoi collaboratori, ne potrà certamente vedere la qualità - tutti quegli aspetti di carattere ambientale, idrogeologico e di stabilità dei terreni, ai quali lei giustamente faceva riferimento. È stata, cioè, adottata una procedura che oggi viene imposta anche agli altri siti e che in quel caso fu però richiesta dalla provincia di Modena, proprio per avere il corredo necessario di valutazioni, oltre allo studio che era già stato fatto dai tecnici della provincia.
Concludo, signor ministro, dicendole che apprezzo la sua dichiarazione relativamente al fatto di non commentare sentenze. È una cosa corretta, ma vede, ministro, ho dovuto dirlo perché nella sua risposta di giugno, lei ha iniziato dicendo: «(...) prescelto dalla provincia, tra i tanti possibili, dopo che una società collegata alla Lega delle cooperative lo aveva acquistato per 40 milioni di lire, in realtà pagando sottobanco (...), come emerge dalle indagini compiute dalla Guardia di finanza». Lei dice «dopo», mentre il piano è precedente a quell'acquisto e io ho dato conto di quanto è costato quel terreno. Personalmente non ho nulla da difendere da questo punto di vista; mi basta sapere che chi realizza quell'impianto, come altri - perché questo è stabilito nel piano dei rifiuti della provincia di Modena -, non sia un privato qualsiasi, bensì una società controllata dai comuni.
In secondo luogo, lei ad un certo punto giudica legittime le ordinanze del sindaco, laddove un tribunale della Repubblica ha giudicato illegittime quelle ordinanze, a torto o a ragione; non voglio entrare nel merito, ma prendo atto di una sentenza in virtù della quale questo sindaco - me ne dispiace, perché forse è stato anche mal consigliato da qualcuno - è stato condannato. Questo è un elemento che non mi fa piacere e tuttavia, seguendo quel principio, occorre evitare che in quest'aula, in modo sommario, si prendano elementi che non hanno nessun dato di corrispondenza con la verità e la realtà che è accaduta.

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