A)
il ministro interpellato, infatti, ha più volte richiamato pubblicamente in questi due anni la politica al «dovere di scegliere»;
smentisca, che la stipula dei rogiti di acquisto in parola avvenne in data 26 luglio 1991, quasi due anni dopo l'adozione del piano rifiuti da parte della provincia di Modena;
cioè sulla loro conformità alla legge, si è finalmente pronunciato il competente ufficio dello Stato, cioè il tribunale di Modena - al quale ufficio dello Stato tutti devono rispetto -, che con sentenza del 5 maggio 2003 ha dichiarato non la legittimità, ma la falsità delle ordinanze del sindaco di Prignano;
il decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 1982 aveva individuato nelle province e nelle regioni gli enti ai quali demandare il compito di predisporre i piani per lo smaltimento dei rifiuti urbani e speciali (compiti sostanzialmente confermati dal decreto legislativo n. 22 del 1997);
il legislatore nazionale aveva attribuito questa competenza alle province e alle regioni, e non ai comuni, per l'evidente ragione che in ogni comune si producono rifiuti urbani, ma che in nessun comune si desidera la costruzione di una discarica;
fin dall'ottobre 1989 la provincia di Modena aveva adottato il proprio piano, approvato poi dalla regione Emilia-Romagna, individuando i siti idonei per la costruzione di discariche, tra cui quello in località Cava La Quercia, nel territorio del comune di Prignano. Sul progetto di quel piano si era espresso favorevolmente e all'unanimità il consiglio comunale di Prignano con la delibera del 29 luglio 1989;
la scelta operata dalla provincia di Modena, nella quale si concretizzava il coerente esercizio delle funzioni programmatorie ed organizzatorie ad essa demandate dalla legge, appare ancor più significativa sul piano politico, se si considera che:
a) il fenomeno delle discariche abusive, oggettivamente favorito dal mancato esercizio delle funzioni di programmazione e di vigilanza, resta in Italia gravissimo: si parla di poco meno di 5.000 discariche abusive per una superficie totale di circa 19.000.000 metri quadri;
b) nel gennaio 2003 l'Ocse ha censurato l'Italia proprio per il largo uso che ancora si fa nel nostro Paese di discariche fuori norma;
soltanto perché, com'è avvenuto in Emilia-Romagna, c'è stato chi si è posto per tempo i problemi e per tempo ha individuato le soluzioni, anche a costo di sacrifici da parte delle comunità locali, si è potuto gestire in questi quindici anni le innumerevoli emergenze ambientali e sanitarie verificatesi in altre aree del Paese. A maggio 2003, per citare l'ultimo caso, la regione Emilia-Romagna ha accettato, con lo spirito di solidarietà che da sempre la contraddistingue, di smaltire 50.000 tonnellate di rifiuti della Campania, ricevendo per questo il grazie, credo sincero, del ministro interpellato;
l'adozione del piano rifiuti da parte della provincia di Modena, tra i primissimi in Italia, aveva dunque rappresentato, se non un atto di coraggio politico, sicuramente un atto di coerente e previdente assunzione di responsabilità da parte degli amministratori provinciali ed il ministro interpellato non dovrebbe avere grandi difficoltà a riconoscere almeno questo dato oggettivo;
così a Roma il 29 ottobre 2002, presentando il rapporto rifiuti 2002, il ministro interpellato concludeva il suo intervento, denunciando che, «non appena si individua un sito dove costruire un impianto (nel caso specifico si trattava di un inceneritore), nasce un comitato contro, ma la politica deve decidere»;
così a Reggio Calabria l'11 febbraio 2003, partecipando ad un convegno sui cinque anni di emergenza rifiuti vissuti dalla regione Calabria, il ministro interpellato affermava che «il futuro è comunque il ritorno al regime ordinario di responsabilità istituzionale e bisogna avere il coraggio di scegliere... Certamente - continuava il ministro interpellato - il cittadino ha il diritto di esprimersi e di concorrere alle scelte che riguardano il proprio territorio, ma i vari comitati non sempre fanno corretta informazione. Insomma, la politica deve scegliere, utilizzando la scienza nel migliore dei modi. Il politico, però, non può mediare in eterno, altrimenti si accumulano enormi ritardi che sono i cittadini per primi a pagare»;
così ancora il 24 giugno 2003, cioè il giorno prima di rispondere in Parlamento all'interrogazione dell'onorevole Emerenzio Barbieri, il ministro interpellato ribadiva che sulla scottante questione dell'individuazione del sito nazionale per il deposito dei rifiuti radioattivi «i tempi non si possono dilazionare ma anzi la politica ha il dovere di scegliere. È una decisione difficile, sofferta, ma che abbiamo l'obbligo di prendere. La politica è fatta anche per questi appuntamenti»;
risultano, quindi, inspiegabili le parole pronunciate ventiquattro ore dopo dal ministro interpellato circa le ordinanze del sindaco di Prignano, protagoniste in negativo di intollerabili e costosissimi ritardi e rinvii, giudicate legittime; il ministro interpellato riteneva «doveroso» riferire al Parlamento che «un comitato di cittadini ha presentato un ricorso... e il Tar ha accolto la richiesta del comitato», omettendo che la decisione del Tar riguarda l'esclusione di una fascia marginale di terreni, che non compromette la realizzazione della discarica, tanto più che la provincia di Modena aveva già provveduto in tal senso nelle prescrizioni dettate al momento dell'approvazione del progetto per la costruzione della discarica di Prignano;
la localizzazione della discarica di Prignano avvenne, dunque, con l'adozione del piano rifiuti del 1989 (e fu confermata dalla provincia di Modena nel 1996, in sede di aggiornamento del piano, con la specifica che nell'impianto da costruire avrebbero potuto essere conferiti solamente rifiuti pretrattati) e con il parere favorevole del comune interessato;
inoltre, risulta per atti documentali, e se così non fosse il ministro interpellato lo smentisca, che l'acquisto da parte della società Compagnia ambientale s.r.l. delle quote della società M+S s.r.l., già titolare della proprietà dell'area dell'ex Cava la Quercia, comportò la contestuale assunzione degli oneri derivanti dalla sua esposizione debitoria e, in particolare, dalla sussistenza di crediti di diversi istituti bancari, garantiti da ipoteche, per un ammontare complessivo di circa 2 miliardi di vecchie lire;
sono dunque destituite di ogni fondamento le illazioni e le accuse dirette a presentare quella operazione commerciale tra privati come un acquisto per poche decine di milioni di vecchie lire, accompagnata da un passaggio di denaro «sotto banco». Il ministro interpellato sa, infatti, che le puntuali indagini, svolte dalla guardia di finanza e dell'Arma dei carabinieri, si sono da tempo concluse con la decisione del tribunale di Modena di non luogo a procedere nei confronti della società Compagnia ambientale s.r.l. e con l'accertamento che nessun reato, anche solo di natura fiscale, è stato commesso dalla società medesima;
risulta infine per atti documentali, e se così non fosse il ministro interpellato lo
al ministro interpellato risulta per atti documentali, e se così non fosse lo smentisca, che non ad un privato compiacente, né ad una fantomatica società collegata alla lega delle cooperative, ma ad una qualificata società di servizi, la S.A.T. di Sassuolo, aperta a tutti i comuni del comprensorio, venne demandata dalla provincia e dalla regione la progettazione e la costruzione della discarica;
risulta per atti documentali, e se così non fosse il ministro interpellato lo smentisca, che, in ottemperanza di una decisione assunta dalla provincia di Modena, la S.A.T. avviò le procedure di esproprio dei terreni interessati. Questa scelta non solo garantiva e garantisce il massimo di trasparenza delle procedure e di adesione all'interesse pubblico, ma rende palese la strumentalità delle elucubrazioni di chi agitava ed agita accuse di speculazioni finanziarie legate all'eventuale acquisto dei terreni a trattativa privata da parte della S.A.T.;
proprio per iniziare la procedura di espropriazione dei terreni, la S.A.T. presentava istanza al comune di Prignano per l'emissione del decreto di occupazione di urgenza finalizzato all'esproprio dell'area individuata per la costruzione della discarica, rendendo così possibile l'espletamento del primo atto procedurale necessario alla determinazione del valore dei terreni da espropriare, vale a dire la redazione dello stato di consistenza dei terreni;
il sindaco di Prignano respingeva per due volte le richieste della S.A.T. di emissione del decreto di occupazione di urgenza, fino a rendere indispensabile l'intervento in via sostitutiva della regione, la quale prima invitava formalmente il comune di Prignano ad emettere il provvedimento e, quindi, lo adottava essa stessa, autorizzando nel contempo i tecnici della S.A.T. ad eseguire i rilievi necessari alla redazione dello stato di consistenza dei terreni;
risulta per atti documentali, e se così non fosse il ministro interpellato lo smentisca, che nell'area interessata non sussiste nessun vincolo archeologico e che relativamente all'ipotizzata presenza di resti di corpi umani, la procura di Modena ordinò il sequestro dei terreni e condusse direttamente un'indagine, che si concluse nel 1993 con esito nullo;
al ministro interpellato risulta per atti documentali, e se così non fosse lo smentisca, che non già per una peraltro inesistente violazione di vincoli ambientali, idrogeologici o di qualsiasi altro genere - come erroneamente affermato dall'onorevole Emerenzio Barbieri nell'interrogazione 3-02409 del 24 giugno 2003 -, ma denunciando un'altrettanto inesistente situazione di grave pericolo per l'incolumità pubblica, il sindaco di Prignano emetteva, il giorno precedente a quello fissato per il sopralluogo dei tecnici della S.A.T., un'ordinanza contingibile ed urgente, con la quale vietava l'accesso ai luoghi oggetto dei rilievi;
la regione Emilia-Romagna impugnava davanti al tribunale amministrativo regionale l'ordinanza del sindaco di Prignano, chiedendone ed ottenendone la sospensiva il 12 novembre 1998; sei giorni dopo, il 18 novembre 1998, il sindaco di Prignano revocava la sua ordinanza, rilevando che appariva attenuata la situazione di pericolo per l'incolumità pubblica derivante dalla possibilità di manifestazioni della cittadinanza contro la discarica; nei successivi sei mesi venivano fissate via via nuove scadenze per l'effettuazione dei rilievi, ma in prossimità delle date fissate il sindaco di Prignano emetteva ulteriori tre ordinanze per vietare l'accesso ai luoghi interessati dai rilievi;
al ministro interpellato risulta per atti documentali, e se così non fosse lo smentisca, che al di là delle libere opinioni e delle opinioni a ruota libera, sulla legittimità delle ordinanze del sindaco di Prignano,
egli, forse mal consigliato, ha così subito una condanna a 10 mesi di reclusione (sospesa per 5 anni), oltre al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni da lui provocati con le medesime ordinanze, per avere impedito ai tecnici incaricati di fare il loro dovere, accedendo ai luoghi dove dovevano eseguire i rilievi;
su questa sentenza si è tentato di alzare il solito polverone e c'è stato chi, come il ministro Giovanardi, sentito come testimone nel processo, si è lamentato del fatto che «non sia stato tenuto in nessun conto il fatto che un ministro abbia testimoniato di avere vissuto uno stato di alta tensione»;
ma qui, ministro Matteoli, non è questione di autorità, ma di verità di atti compiuti in violazione della legge;
attualmente, mentre si è in attesa dell'esito dell'appello proposto contro la citata sentenza del tribunale amministrativo regionale, la provincia di Modena ha confermato, con delibera del 17 dicembre 2002, la pubblica utilità, urgenza e indifferibilità della realizzazione della discarica ed ha disposto l'ennesima proroga del termine di inizio e fine lavori per la realizzazione dell'opera e per il compimento dei relativi atti espropriativi -:
se non ritenga di dover confermare, insieme all'auspicio già espresso nella citata seduta della Camera dei deputati di una serena composizione della vicenda, due punti politici essenziali da lei stesso ripetutamente richiamati in questi mesi:
a) che è fondamentale, per la definizione di un sistema efficace di governo dei rifiuti, che i soggetti ai quali sono attribuiti i compiti di pianificazione e di programmazione (compreso quello del quale oggi parliamo, ossia dell'individuazione delle zone idonee alla localizzazione degli impianti) siano concretamente messi in condizione di esercitarli. Responsabilmente, certo, valutando appieno tutti i dati di conoscenza tecnico-scientifici ed avendo il massimo spetto dei cittadini, che hanno il diritto di esprimersi e di concorrere alle scelte che riguardano il proprio territorio, ma avendo piena consapevolezza dell'ineludibile «dovere di scelta» che è posto in capo alla politica;
b) che i no pregiudiziali, le manovre e gli atti ostruzionistici (men che meno le violazioni di legge), le attività di non corretta informazione e - per rimanere alle dichiarazioni del ministro interpellato - le «eterne mediazioni politiche» nuocciono gravemente alla realizzazione di un moderno sistema integrato di gestione dei rifiuti, «provocano enormi ritardi che sono i cittadini per primi a pagare» e minano la credibilità e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
(2-00870) «Manzini, Innocenti».
(1o agosto 2003)