Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 356 del 16/9/2003
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(Interventi per la riduzione del rischio idrogeologico - n. 3-01323)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio, onorevole Nucara, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Delmastro Delle Vedove n. 3-01323 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 5).

FRANCESCO NUCARA, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio. La necessità di azioni finalizzate alla difesa del suolo rappresenta uno dei nodi fondamentali per una politica ambientale che ha come obiettivo quello di assicurare una adeguata qualità della vita, anche in termini di sicurezza, a tutti i cittadini e assume sempre più rilievo, come purtroppo gli eventi che hanno colpito duramente a più riprese il territorio nazionale hanno ancora una volta dimostrato.
L'Italia, infatti, è un paese dove l'esposizione al rischio di frane ed alluvioni è particolarmente elevata e costituisce un problema di grande rilevanza sociale, sia per il numero di vittime sia per i danni prodotti alle abitazioni, alle industrie e alle infrastrutture.
Con il decreto-legge n. 180 del 1998, emanato a seguito della tragedia di Sarno e con il successivo decreto-legge n. 279 del 2000, emanato dopo il disastro di Soverato, è stato impresso un notevole impulso all'attività di pianificazione delle autorità di bacino, con l'introduzione della definizione di termini temporali per l'approvazione di due strumenti di pianificazione specificamente finalizzati alla prevenzione del rischio idrogeologico: il piano straordinario per le aree a rischio idrogeologico molto elevato e il piano per l'assetto idrogeologico (PAI).
In particolare, tutte le autorità di bacino e le regioni hanno approvato i piani straordinari, con la sola eccezione dei territori ricadenti in alcuni comuni ricompresi nel bacino interregionale della Puglia, di recente istituzione, per i quali peraltro è stato sollecitato un urgente provvedimento da parte regionale.
A tali strumenti, in attesa del completo dispiegamento dei piani per l'assetto idrogeologico, è affidato il compito di individuare e perimetrare le aree a rischio idrogeologico molto elevato per l'incolumità di persone e beni e di evitare, attraverso l'adozione di opportune misure di salvaguardia, usi del suolo che abbiano come conseguenza l'aggravarsi delle situazioni di rischio sino a che queste non siano definitivamente messe in sicurezza.
Tuttavia la pianificazione urgente, a carattere emergenziale, del piano straordinario costituisce solo il primo tassello, anche se importantissimo, della più completa pianificazione prevista con l'elaborazione dei piani per l'assetto idrogeologico.
Questi piani, infatti, hanno come oggetto l'individuazione sul territorio delle aree ai vari livelli di rischio (da basso R1 a molto elevato R4) e di pericolosità, e la definizione della relativa normativa per l'uso del suolo. Si configurano, quindi, come strumenti di pianificazione specialistica che hanno la capacità di incidere profondamente ai fini della tutela del territorio, costituendo un chiaro punto di riferimento anche al fine di indirizzare i soggetti preposti al governo del territorio, verso le scelte di programmazione coerenti con le reali possibilità di trasformazione del territorio stesso.
Oggi, grazie al lavoro svolto dalle autorità di bacino e dalle regioni, la redazione dei piani per l'assetto idrogeologico è giunta ad un livello di elaborazione avanzato su tutto il paese. Lo stato di attuazione dei piani è il seguente: 32 piani o progetti elaborati (tra questi, quattro sono i piani approvati, dieci sono i piani adottati, quattordici sono i progetti di piano adottati e quattro sono quelli già predisposti); cinque progetti di piano in


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corso di elaborazione; un progetto di piano da avviare. È inoltre da evidenziare che sono state avviate le prime varianti ai piani già adottati o approvati, riferite spesso ad approfondimenti su particolari ambiti di criticità.
L'elaborazione dei piani, oltre a costituire il sistema di riferimento sulla materia del rischio idrogeologico per la pianificazione territoriale di competenza regionale e degli enti locali, ha permesso di definire un primo quadro degli interventi, e il relativo fabbisogno finanziario, necessari alla messa in sicurezza complessiva dei bacini.
In base all'analisi dei dati finora forniti dalle autorità di bacino si stima, in prima approssimazione, che per il solo completamento degli interventi già finanziati in aree a rischio molto elevato e per la realizzazione di nuovi interventi già individuati in aree a rischio molto elevato (si tratta di 4.454 interventi) nonché per ulteriori interventi relativi all'autorità di bacino del Po, sarebbero necessarie risorse pari a 9.886 milioni di euro (19.142 miliardi di lire). La stima del fabbisogno finanziario necessario per la sistemazione dei bacini attraverso la realizzazione di 11.402 interventi di messa in sicurezza del territorio già individuati ammonta a 33.428 milioni di euro (64.725 miliardi di lire).
Il quadro mostra come sia necessario prevedere investimenti a breve termine dell'ordine di quasi 10.000 milioni di euro (circa 20.000 miliardi di lire) e a medio-lungo termine dell'ordine di quasi 34.000 milioni di euro (oltre 60.000 miliardi di lire).
In alcune di tali aree esiste, infatti, un reale rischio per la popolazione o per le infrastrutture. In altre, attualmente prive di abitazioni o di infrastrutture, esiste un pericolo di dissesto che potrebbe tramutarsi in rischio reale qualora gli strumenti urbanistici consentissero nelle predette aree insediamenti urbani o la realizzazione di opere e infrastrutture prima che siano attuati interventi che portino all'eliminazione dei dissesti.
Grazie alle risorse finanziarie messe a disposizione dal Ministero dell'ambiente ai sensi del decreto-legge n. 180 del 1998, dal dicembre 1998 al gennaio 2003 sono stati stanziati complessivamente oltre 857 milioni di euro (pari a circa 1.660 miliardi di lire) per la realizzazione di complessivi 1.180 interventi urgenti per la messa in sicurezza di aree a rischio idrogeologico (di cui 735 interventi urgenti per 920 miliardi con le annualità 1998-2000, 308 interventi urgenti per 316 milioni di euro nell'ambito del collegato ambientale alla legge finanziaria 2002 e 137 interventi urgenti per 66 milioni di euro con i fondi residui delle annualità 1999-2000). Inoltre, nell'ambito della legge n. 183 del 1989, nel periodo 1991-2002, sono stati stanziati e trasferiti complessivamente oltre 2 mila 758 milioni di euro (circa 5 mila 340 miliardi di lire), mentre ulteriori 41 milioni di euro, stanziati per l'annualità 2002, sono in corso di programmazione.
Tuttavia, per quanto riguarda la realizzazione degli interventi urgenti, insieme alla constatazione dell'oltre 12 per cento dei lavori ultimati e del quasi 52 per cento dei lavori in corso di realizzazione, è certamente da rilevare che, a tre anni dall'erogazione delle risorse per gli interventi urgenti definiti dopo la tragedia di Sarno, ancora il 36 per cento degli interventi finanziati è in corso di progettazione. Tutto ciò rivela che è necessario ancora fare molto per assicurare ai cittadini un livello di efficienza rispondente alla gravità dei problemi e alle loro giuste attese.
La tragedia di Sarno ha consentito, infatti, all'opinione pubblica di prendere coscienza delle gravi conseguenze di un uso dissennato del territorio e della necessità di dotare le autorità di bacino di strutture tecniche adeguate e di adeguati strumenti di conoscenza e di programmazione del territorio. Ma, troppo tempo è stato probabilmente perso per arrivare al punto in cui siamo; soprattutto, sembra non funzionare ancora in maniera adeguata il meccanismo di realizzazione degli interventi.
In un quadro mediamente non soddisfacente per quello che attiene alla velocità


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di attuazione delle politiche di prevenzione, spiccano comunque alcune realtà di bacino che sono più efficaci ed efficienti di altre. Per il futuro, andrebbero incentivati trasferimenti di risorse a coloro che hanno dimostrato di saper meglio gestire la cosa pubblica, dando così uno stimolo anche a tutte le altre autorità che, invece, segnano il passo.
Se ci limitiamo a guardare l'attuale situazione organizzativa e programmatica delle autorità di bacino, possiamo comunque essere ottimisti, soprattutto se, in attuazione della legge delega per la riforma delle norme in materia di ambiente - nella speranza di una sua rapida approvazione -, riusciremo a risolvere i nodi strutturali e organizzativi che nel passato hanno rallentato, e non poco, l'efficacia delle azioni delle autorità di bacino e, ovviamente, delle regioni che alla politica di difesa del territorio hanno attivamente partecipato e contribuito.
È da sottolineare, inoltre, che, insieme con la necessità di completare la pianificazione di bacino, le opere previste per la messa in sicurezza delle aree a rischio idrogeologico e le opere necessarie alla sistemazione dei bacini, allo scopo di sviluppare efficaci ed efficienti politiche di tutela del territorio, è indispensabile che si costruisca un circuito virtuoso che permetta di utilizzare il territorio nel rispetto delle sue reali possibilità. In tale prospettiva, è necessario che le politiche di programmazione e di gestione del territorio, attuate dai differenti livelli di governo del territorio (Stato-regioni-enti locali) attraverso i propri strumenti di programmazione e pianificazione, siano tra loro fortemente integrate e condivise.
È anche verso l'obiettivo di una maggiore integrazione dell'attività di pianificazione e di diffusione delle conoscenze che si muove l'azione del Ministero dell'ambiente che, nell'ambito dell'intesa operativa siglata con l'Unione delle province d'Italia, svolge una costante attività di osservazione sullo stato di attuazione della pianificazione territoriale elaborata dai vari soggetti preposti al governo del territorio (amministrazioni statali, regionali ed enti locali), finalizzata anche ad intensificare la collaborazione tra il ministero, le autorità di bacino, le regioni e gli enti locali. I dati sullo stato della pianificazione sono stati presentati nel rapporto 2003 e pubblicati sul sito Internet del ministero.
Per concludere, non posso che ribadire l'impegno dell'amministrazione che rappresento per un più cospicuo finanziamento per la difesa del suolo, da prevedersi nella prossima legge finanziaria.

PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di replicare.

SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, sono decisamente soddisfatto della risposta, estremamente analitica, estremamente dettagliata e figlia della grande sensibilità che il ministro dell'ambiente e tutti i sottosegretari di Stato manifestano nei confronti di questo problema.
Pertanto, mentre mi riservo di rileggere, ovviamente, con maggiore calma ed attenzione questa sua vera e propria relazione, più che una risposta, che lei ha offerto rispondendo al mio atto di sindacato ispettivo, mi permetto di fare soltanto un'osservazione, anche se so che con il Ministero dell'ambiente si tratta semplicemente di sfondare una porta aperta. Lei ha evidenziato, onorevole sottosegretario, cifre imponenti necessarie per questo grande lavoro di risistemazione complessiva del territorio saccheggiato in mezzo secolo di malgoverno a destra e a manca, da tutti i «lanzichenecchi» che si sono succeduti alla guida dello Stato. Tuttavia, in realtà, io credo che la vera rivoluzione copernicana in questo settore sia quella di considerare questo investimento non come spesa ma, appunto, come investimento e, paradossalmente, come risparmio. Infatti, dai dati rilevati dalla commissione nazionale grandi rischi e dal comitato nazionale per le ricerche sulle aree vulnerate idrogeologiche abbiamo appreso che, in realtà, si sono già spesi 15,5 miliardi di euro di danni, vale a dire 30 mila miliardi di lire, ovviamente, senza considerare il danno


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sempre incalcolabile della perdita di vite umane, il danno agli apparati produttivi, i danni della mancata produzione ed altri danni che sicuramente in via indiretta si deve accollare lo Stato.
Dunque, è facile, forse semplicistico, immaginare che probabilmente una maggiore oculatezza nell'investimento di risorse in questo settore avrebbe potuto, da una parte, forse aumentare la capacità di incidenza di tutti quei progetti di cui lei oggi ci ha parlato e, dall'altra, far spendere meglio i soldi dello Stato che non si trovano mai quando è ora di fare investimenti in via di prevenzione ma che, inevitabilmente e aggiungo anche giustamente, si trovano sempre quando è il caso di intervenire a seguito dei disastri naturali che, il Ministero dell'ambiente me lo insegna, sono sempre meno naturali e in realtà dipendono dall'opera di saccheggio e di disinteresse per il territorio.
Quindi, detto questo e invitato il ministero ad insistere affinché il Governo ritenga che l'investimento di somme ingenti in questo settore si traduce in un autentico, enorme, gigantesco risparmio per le casse dello Stato, mi dichiaro soddisfatto della sua articolata risposta.

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