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PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia, onorevole Valentino, ha facoltà di
GIUSEPPE VALENTINO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. L'interrogazione
dell'onorevole Delmastro Delle Vedove sull'evasione dall'ospedale civile di Biella di Maurizio Minghella, avvenuta il 2 gennaio 2003 alle ore 14.10, rivela che il citato detenuto ha eluso la sorveglianza del personale di polizia penitenziaria, uscendo dalla finestra del bagno dell'ospedale ove trovavasi per accertamenti, rendendosi irreperibile.
PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro delle Vedove ha facoltà di
SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Onorevole sottosegretario, mi è piaciuta ovviamente soprattutto la parte finale, quella recitata a braccio, della sua risposta. Vede, onorevole sottosegretario, dobbiamo tutti insieme avere il coraggio di dirci la verità: l'evasione del serial killer Maurizio Minghella era per certi versi, e per le ragioni che mi accingo ad illustrarle, un'evasione annunciata.
uomini della polizia penitenziaria sono sottoposti ed in considerazione, inoltre, persino della carenza degli automezzi destinati alla traduzione dei detenuti (automezzi che pateticamente si chiedono in prestito d'uso ad altri istituti di pena).
adeguatamente valutato il ruolo - a mio avviso importante - del provveditore regionale che, in questa vicenda, anziché essere chiamato sul banco degli imputati, mi pare abbia svolto per incarico del Governo addirittura il ruolo di pubblico ministero.
Il Minghella era stato ricoverato presso il suddetto nosocomio nella stessa mattinata su disposizione della guardia medica per essere sottoposto ad urgenti esami cardiologici in quanto accusava forti dolori al petto.
Sono state immediatamente attuate le ricerche del fuggiasco che è stato tratto in arresto alle ore 22 circa dello stesso giorno dai carabinieri di Biella ed associato presso l'istituto di provenienza.
Dagli accertamenti ispettivi effettuati dal provveditore regionale di Torino sono emerse gravi responsabilità da parte del comandante di reparto dell'istituto di Biella, del coordinatore del nucleo traduzioni e piantonamenti, degli agenti che piantonavano l'istituto e del medico incaricato.
Stante la gravità delle violazioni e per consentire l'effettuazione delle indagini amministrative e giudiziarie senza interferenze e condizionamenti, il provveditore regionale di Torino ha disposto nell'immediatezza la sospensione precauzionale dall'incarico nei confronti del personale di polizia penitenziaria coinvolto, nonché del medico incaricato provvisorio, dottor Carlo Calesini (per il quale è stato anche avviato il procedimento disciplinare ai sensi dell'articolo 25 della legge n. 740 del 1970).
A carico dei sei appartenenti alla polizia penitenziaria e del medico incaricato, inoltre, la procura della Repubblica presso il tribunale di Biella ha aperto un procedimento penale, ipotizzando la cooperazione degli stessi nella commissione del reato di cui all'articolo 387 del codice penale (colpa del custode nell'evasione del detenuto).
I provvedimenti disciplinari sopra indicati sono poi stati sospesi, ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo n. 449 del 1992, essendo in corso, come si è detto, le indagini da parte dell'autorità giudiziaria. Gli agenti che furono precauzionalmente sospesi sono stati, quindi, reintegrati, con riserva di definire la loro posizione una volta accertate le responsabilità. Per quanto concerne il medico incaricato, sospeso dall'incarico in via cautelare, allo stato non vi sono notizie di aggiornamento, atteso che il procedimento disciplinare, avviato illo tempore, è ancora in via di definizione.
Si ritiene opportuno evidenziare che l'ufficio per l'attività ispettiva e di controllo del competente dipartimento dell'amministrazione penitenziaria non ha ritenuto di dover assumere alcuna iniziativa in merito alla vicenda oggetto dell'interrogazione parlamentare, considerata la piena esaustività della relazione ispettiva prodotta dal provveditore regionale di Torino, a consuntivo degli accertamenti dallo stesso condotti.
Naturalmente, onorevole Delmastro delle Vedove, l'esito del processo penale e le implicazioni che ne potrebbero venire fuori imporranno - se ciò accadrà - una riconsiderazione dell'impianto che finora è stato preso in considerazione da parte dell'amministrazione.
È semplicemente accaduto quel che era inevitabile che accadesse, in ragione delle gravissime carenze di organico della casa circondariale di Biella ed in considerazione dell'estrema ed insostenibile difficoltà di organizzare i turni di lavoro, nonché degli orari massacranti ai quali gli
In questo quadro, che più volte nel corso degli ultimi anni è stato segnalato al Ministero della giustizia, dopo l'evasione, fortunatamente durata poche ore - anche grazie ad una straordinaria operazione di polizia -, si è sviluppato, me lo consenta signor sottosegretario, l'osceno rituale di uno Stato, a volte balbettante e colpevole, che con la mannaia della severità, menando fendenti all'impazzata, ha l'esigenza di salvare la faccia, facendo cadere le prime teste che gli capitano a tiro. Così i due agenti di polizia penitenziaria, ai quali nessuno si era probabilmente premurato di dire quale fosse il curriculum del detenuto tradotto all'ospedale di Biella, sono stati le prime vittime sacrificali, seguiti dall'ottimo comandante, ancora oggi condannato al «confino» presso la casa circondariale di Ivrea. In quest'ultimo caso, cioè nel caso del comandante, 35 anni di onorato ed apprezzatissimo servizio sembrano essere stati cancellati da un episodio certamente grave, ma rispetto al quale non si è compreso quale fosse la sua personale responsabilità - al riguardo vi sono indagini in corso e quindi è giusto che si attenda -, se non forse quella inquadrabile, come del resto lei, signor sottosegretario, ha sostenuto, nella figura giuridica di comodo, e molto spesso scacciapensieri, chiamata responsabilità oggettiva.
Quando mai si configura, onorevole sottosegretario, una responsabilità oggettiva a carico del provveditore regionale, il quale al contrario è anche colui che stila la relazione in virtù della quale, lei, onorevole sottosegretario, mi rassegna la risposta all'interrogazione? Perché mai, oltre ad un certo livello funzionale, le responsabilità svaniscono? Perché mai sembrano destinate a rotolare sempre e soltanto le teste dei poveri disgraziati, che lavorano come bestie per una mercede da terzo mondo?
Onorevole sottosegretario, ogni tanto, me lo consenta, provo un senso di vergogna - come certamente lo prova lei, che crede alla dottrina dello Stato e che si è informato a questi principi - quando lo Stato è forte con i deboli e debole con i forti.
Il caso dell'evasione del serial killer Maurizio Minghella dal carcere di Biella è un esempio paradigmatico della sostanziale ingiustizia dello Stato, anche se forse vengono rispettati i parametri formali.
Torni a Biella il comandante esiliato, vi sia indulgenza nei suoi confronti e nei confronti dei malcapitati coinvolti in questa vicenda e ciò, ovviamente, al di là delle responsabilità penali che altri organi devono doverosamente accertare. Infatti, se è vero che le colpe non possono essere ignorate, è altrettanto vero che non possono essere isolate dal contesto di una condizione di lavoro letteralmente infernale, conosciuta non soltanto dal sottosegretario e dal ministro, ma in primo luogo dal provveditore regionale, che vorrei sapere quante volte abbia sottoposto la questione all'attenzione del Ministero.
Dunque, si chieda anche conto al provveditore regionale della gestione della casa circondariale di Biella, degli strani e costosi giri di valzer fatti fare ai direttori, come in una kafkiana partita a scacchi. La si smetta, infine, di rendere satolla un'opinione pubblica, informata solo attraverso i giornali, offrendole su un piatto d'argento la punizione, fin troppo facile, di coloro che operano in prima linea. Onorevole sottosegretario, siano una volta tanto i colletti bianchi a pagare, senza consentire loro il ruolo di consulenti del boia.
Amo la Polizia penitenziaria e credo la ami anche questo Governo. Lavorare in quelle condizioni non è semplice e questi episodi possono accadere. È giusto, dunque, colpire le responsabilità ed infliggere una pena che, per essere equa, non può non tener conto delle condizioni in cui questi uomini sono costretti a lavorare.
Signor sottosegretario, ho preso atto del tono garbato della sua risposta e, se mi consente, mi dichiaro moderatamente insoddisfatto, in quanto non ritengo sia stato


