Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 346 del 24/7/2003
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(Diniego del riconoscimento dello status di rifugiati ed espulsione di cittadini pakistani - n. 2-00845)

PRESIDENTE. L'onorevole Sasso ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00845 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).

ALBA SASSO. Signor Presidente, con questa mia interpellanza urgente desidero riprendere la questione relativa ai 430 cittadini richiedenti asilo, raccontandone la vicenda; ciò al fine di puntualizzare tutta una serie di importanti cose accadute e sulle quali desidereremmo la risposta del ministro dell'interno, in questo caso nella persona del sottosegretario Mantovano.
Tra i giorni 17 giugno 2003 e 21 giugno 2003, la commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato ha proceduto all'audizione, presso il centro di prima accoglienza di Bari Palese, di circa 430 richiedenti asilo (250 cittadini somali e 174 cittadini pakistani). Della vicenda in questione desidero innanzitutto sottolineare l'esiguità del tempo con il quale si è proceduto a svolgere quest'audizione. In pratica, 430 persone sono state ascoltate in pochissimi giorni senza che le stesse potessero produrre documenti e raccontare le loro storie e quant'altro. Nel frattempo, i cittadini pakistani sono stati sottoposti ad identificazione da parte della rappresentanza consolare del Pakistan; questo, a mio avviso, dimostra come la procedura


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adottata sia stata gravemente irregolare; nel senso che questi cittadini pakistani, venuti dal Pakistan in Italia per chiedere asilo politico al nostro paese, sono stati identificati dall'autorità consolare del loro paese; e noi sappiamo che le aree da cui questi cittadini provengono sono a forte instabilità politica a causa di guerre e di violenze. Dopo questa prima fase questi cittadini pakistani sono stati trattenuti presso un campo fino a quando una parte di essi (80) è stata trasferita senza che ad essi fosse stato notificato né il diniego dello status di rifugiati né il decreto di espulsione. Quaranta di queste persone sono state trasferite nel centro di permanenza temporanea di Roma Ponte Galeria, e 40 a Milano in via Corelli. Nel centro di permanenza temporanea di Roma, a seguito dell'intervento di parlamentari e di avvocati, i 40 cittadini pakistani hanno presentato ricorso avverso la decisione della commissione.
A Milano sempre altri 40 cittadini pakistani, anche in questo caso con l'intervento di parlamentari, avvocati e rappresentanti di forze sociali e del volontariato, hanno fatto la stessa cosa. Vorrei sottolineare come tutte queste procedure - la richiesta dello status di rifugiati, la possibilità di fare ricorso contro il diniego della commissione e via dicendo - dovevano essere garantite a questi cittadini senza l'intervento di volontari, di avvocati o di parlamentari, ma preferisco andare avanti.
Come dicevo, a Milano i 40 cittadini pakistani provenienti dal centro di Bari Palese hanno firmato il ricorso d'urgenza avverso il diniego, che è stato depositato sabato 5 luglio, ma nello stesso giorno è stato emanato il decreto di espulsione. A Bari sono rimasti, invece, gli altri cittadini pakistani, i quali, dopo avere effettuato il colloquio in commissione, sono rimasti nel campo, senza nessuna informazione, sino al 5 luglio. Il 5 luglio è stato un giorno particolarmente drammatico, sottosegretario Mantovano: noi l'abbiamo cercata in tanti, perché volevamo che fosse lei ad intervenire direttamente.
Dopo una mattina nella quale, come ci riferiscono le forze di pubblica sicurezza, si sono alternate da Roma diverse ed opposte istruzioni su come procedere, sono stati notificati loro i provvedimenti di diniego del riconoscimento dello status di rifugiato e, contestualmente, i decreti di espulsione.
Attualmente, alcuni di questi cittadini pakistani sono stati portati un po' nel centro di permanenza temporanea a via Corelli (a Milano), un po' in quello di Ponte Galeria (a Roma), un po' presso quello «Regina Pacis» di San Foca (in provincia di Lecce).
Ci sembra che vi siano state palesi violazioni delle procedure di asilo. Sappiamo bene che il nostro paese non ha ancora una legislazione chiara - o non ce la ha proprio - sul diritto di asilo, e nonostante avessimo avanzato richieste e sentito anche il ministro Pisanu, le questure e prefetture, sono stati espulsi anche i cittadini pakistani presenti a Roma.
In queste ore, stiamo aspettando la decisione del tribunale di Bari per quanto concerne la richiesta dei cittadini pakistani rimasti in Italia che hanno fatto ricorso avverso il decreto di espulsione. Pensiamo che, anche se questo ricorso dovesse essere rigettato, debba essere concessa la possibilità di ricorrere contro il diniego emanato dalla commissione. Lei sa bene che il ricorso avverso il diniego richiede tempo, perché si tratta di persone che devono ricevere dai loro paesi di origine documenti e carte, perché solo attraverso tale documentazione possono efficacemente esperire ricorso avverso il sopracitato diniego.
Allora, qual è oggi la situazione? Ci sembra grave la violazione di tutti i diritti di queste persone, vale a dire dell'articolo 24 della Costituzione e degli articoli 3 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Chiedo scusa per questa puntigliosa ricostruzione, ma ci sembrava utile farla, perché dimostra che a questi cittadini è stato impedito l'esercizio del diritto alla difesa, sotto il profilo della richiesta di richiedere la revisione decisione attraverso il riesame, prevista dalla legge n. 189 del 2002 (la cosiddetta Bossi-Fini), certamente ancora non resa effettiva da un regolamento


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di attuazione, ma vigente rispetto al profilo della presentazione della richiesta di impugnazione dinanzi all'autorità giudiziaria.
A noi sembra che la procedura utilizzata per l'esame delle richieste di asilo degli stranieri del centro di permanenza temporanea di Bari Palese sia stata assolutamente irregolare e lesiva del diritto del richiedente asilo di accedere ad un'effettiva tutela giurisdizionale. Considerato che il diritto d'asilo costituisce un diritto della persona costituzionalmente garantito, deve essere allora pienamente rispettato il principio dell'accesso effettivo ad una tutela giurisdizionale.
Allora, ci sembra importante che, se l'istanza dei richiedenti asilo fosse rigettata, comunque sia data a queste persone la possibilità di rimanere sul suolo italiano, visto che anche nella legge Bossi-Fini vi è una norma, all'articolo 1-ter, comma 6, che prevede che il prefetto possa a domanda autorizzare la permanenza sul territorio italiano in attesa dell'esito del ricorso. Mi riferisco non soltanto al ricorso contro l'espulsione, ma anche a quello contro il diniego.
Allora, sottosegretario Mantovano, le chiediamo come intenda garantire la correttezza delle procedure e come intenda garantire a queste persone non solo l'accesso alle forme di tutela giurisdizionale, ma il diritto alla vita e all'incolumità personale nel rispetto sia del principio di non refoulement sancito dalla Convenzione di Ginevra sia dagli articoli 3 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nonché dall'articolo 24 della nostra Costituzione.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno, onorevole Mantovano, ha facoltà di rispondere.

ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, anch'io provo a ricostruire i fatti. Nello scorso mese di giugno, in varie fasi, al centro di accoglienza di Bari Palese sono stati trasferiti un numero complessivo di 969 cittadini extracomunitari molti dei quali erano in precedenza sbarcati clandestinamente a Lampedusa. Di questi, 167 di nazionalità pakistana hanno presentato domanda per il riconoscimento dello status di rifugiato ed hanno atteso nel centro per essere ascoltati dalla commissione centrale. La commissione si è recata a Bari e, come veniva ricordato, nei giorni dal 17 al 21 giugno ha tenuto le audizioni degli interessati sulla base delle quali non ha riconosciuto, per nessuno dei 167 pakistani, la sussistenza dei requisiti previsti dall'articolo 1/A della Convenzione di Ginevra relativi al riconoscimento dello status di rifugiato.
Vorrei ricordare che le decisioni della commissione sono assunte collegialmente dai componenti e tengono conto del parere del rappresentante dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati che partecipa alle sedute con funzioni, per ora, ancora consultive e, tra poco, con funzioni assolutamente identiche a quella degli altri componenti.
La commissione nella circostanza ha esaminato complessivamente 314 richieste, ha riconosciuto lo status di rifugiato a 12 persone, sette somali e 5 ghanesi, ed ha, inoltre, segnalato alla questura di Bari altri 129 casi per il rilascio di un permesso di soggiorno a carattere umanitario. A seguito del diniego della richiesta di asilo da parte della commissione, il 24 giugno, 80 dei 167 pakistani sono stati trasferiti dal centro di accoglienza di Bari ai centri di permanenza temporanea di Roma e di Milano dove venivano loro notificati i provvedimenti motivati di diniego e i decreti prefettizi di espulsione.
Successivamente, sono stati adottati e notificati i provvedimenti di intrattenimento convalidati dall'autorità giudiziaria competente. In applicazione dell'articolo 13 del testo unico sull'immigrazione, il 5 luglio successivo, gli 80 pakistani trattenuti nei centri di Roma e di Milano sono stati rimpatriati con volo charter diretto a Lahore. Mi sembra ovvio che l'identificazione dovesse avvenire da parte dei funzionari presenti in Italia del paese di provenienza come avviene per ogni soggetto


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da espellere per il quale vi è questo tipo di collaborazione. La tempestiva, seppure negativa, conclusione del procedimento di riconoscimento dello status di rifugiato, non ha reso necessario il rilascio di alcun permesso di soggiorno temporaneo.
I rimanenti 87 pakistani sono stati anch'essi tutti ascoltati a Bari nei giorni dal 17 al 21 giugno dalla commissione centrale che, tuttavia, non ravvisando, neanche per loro, i presupposti per la concessione dello status di rifugiato ha adottato i provvedimenti di diniego. Per 57 di questi ultimi è stato adottato e notificato un provvedimento di espulsione da parte del prefetto di Bari con contestuale trattenimento nei centri di permanenza temporanea di Roma (36 unità) e di Lecce (21 unità), mentre altri 30 si sono resi irreperibili.
L'11 luglio gli avvocati dei 57 pakistani e di altri extracomunitari trattenuti nei centri di Roma e di Lecce hanno depositato al tribunale di Bari, per conto dei loro assistiti, un'istanza di annullamento dei decreti prefettizi di espulsione, previa sospensione degli stessi. Lo stesso giorno il tribunale ha ordinato la comparizione delle parti all'udienza del 18 luglio scorso disponendo la sospensione provvisoria delle operazioni di rimpatrio fino alla discussione dei ricorsi.
Da tutto ciò emerge che la legge n. 189 del 2002 e, in generale, il testo unico sull'immigrazione sono stati compiutamente attuati nella parte pienamente efficace che prevede l'effettiva e sollecita attuazione dei provvedimenti prefettizi di espulsione con accompagnamento immediato nei confronti degli extracomunitari che non hanno titolo a rimanere sul territorio nazionale.
Attualmente, invece, per l'esame delle istanze di riconoscimento dello status di rifugiato continuano a trovare applicazione la disciplina dettata dalla legge Martelli ed i suoi provvedimenti attuativi. La nuova legge per la parte relativa all'asilo sarà pienamente operativa solo dopo la pubblicazione del regolamento di attuazione relativo allo stesso asilo. Come è noto, lo schema di regolamento sta per essere inviato alla Conferenza unificata Stato-regioni ed al Consiglio di Stato ed è ragionevole prevedere che entro la fine di quest'anno il regolamento sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Le nuove norme, come è noto, sono volte ad accelerare le procedure ed a rendere le stesse più efficaci e, al tempo stesso, più garantite con l'istituzione di commissioni territoriali presenti nei luoghi di maggior afflusso (il regolamento ne prevede 7).
Il riesame, come altre disposizioni previste dalla nuova legge e riprese dal regolamento, non è ancora operativo perché difettano alcuni presupposti di operatività contenuti nel regolamento, tra i quali, ad esempio, la struttura e la conformazione dei centri di identificazione che verranno realizzati nelle località nelle cui prefetture saranno insediate le commissioni territoriali.
Con le nuove norme la valutazione sarà certamente più completa e più garantita con la partecipazione piena, non semplicemente consultiva, dei rappresentanti dell'alto commissario ONU per i rifugiati che avranno diritto di voto nelle commissioni e con la possibilità di un riesame delle decisioni da parte dell'organo amministrativo di secondo grado garantendo la presenza sul territorio nelle more del richiedente asilo.
Questo sistema di tutela viene, inoltre, integrato dalle nuove disposizioni non ancora pienamente operative nel caso di presentazione del ricorso all'autorità giudiziaria e dalla valutazione del prefetto delle situazioni che consigliano la permanenza in Italia nel periodo di tempo necessario per la decisione del ricorso.
È ovvio che si attende il lavoro che si sta svolgendo intensamente in sede europea per dare seguito agli impegni assunti, da ultimo, nel vertice di Salonicco di varare una direttiva europea sui requisiti minimi per l'asilo entro il mese di dicembre 2003, cioè entro il periodo di Presidenza italiana dell'Unione.

PRESIDENTE. L'onorevole Sasso ha facoltà di replicare.


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ALBA SASSO. Signor sottosegretario Mantovano, con questa sua risposta molto puntuale lei ci ha detto, in realtà, una cosa. Noi abbiamo dato dei numeri, anche lei li ha dati...

ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Li ho letti, non li ho dati.

ALBA SASSO. Parliamo di circa 230 persone, comunque si tratta di persone.
Lei, in pratica, ci ha detto che tali persone pagano per una nostra mancanza di legislazione, di strutture (lei ha parlato di centri di identificazione che non esistono). Vengono mandati nei centri di permanenza temporanea dove non dovrebbero essere mandati.
Credo che dovremmo riflettere su tutto quello che è avvenuto e continua ad avvenire. Nel campo di Bari Palese oggi i richiedenti asilo del Ghana sono stati identificati dal console del Ghana. Sottosegretario Mantovano, non è una procedura corretta. Molti di questi pakistani fanno parte di partiti democratici del Kashmir che sono perseguitati nel loro paese. Lei, forse, sa che le case di due delle persone che dovevano essere rimpatriate in Pakistan sono state devastate dal partito islamico appena si è avuta notizia del loro rimpatrio.
Quindi, queste persone non hanno le garanzie. Lei dice, signor sottosegretario, che non c'è ancora la legge, che non ci sono ancora le direttive europee, che non abbiamo ancora il diritto d'asilo e non abbiamo ancora i centri di identificazione, ma - dico io -, poiché abbiamo la Costituzione, allora appelliamoci ad essa, che prevede che sia data a tutti la possibilità di accedere al ricorso giurisdizionale. Se lei ci dice, signor sottosegretario, che le procedure previste dalla legge Bossi-Fini non sono ancora attivabili, perché non sono ancora stati emanati i relativi decreti attuativi, allora utilizziamo la legge Martelli e, se la legge Martelli non funziona più, allora utilizziamo la Costituzione.
Quello che vogliamo sottolineare con questa interpellanza è che le procedure non sono state corrette, nel senso che c'è stata una fretta enorme di espellere queste persone senza aspettare che esse potessero fare ricorso sia contro il decreto di espulsione, sia contro il diniego espresso dalla commissione. Non voglio mettere in discussione l'attività della commissione - nella quale, come lei ha detto, vi è una rappresentazione delle varie forze -, ma le chiedo, signor sottosegretario, se lei pensa veramente che in uno, due, tre, quattro o cinque giorni si possano sentire queste persone, peraltro spesso senza interprete (perché lei sa che questo spesso avviene) e - come è avvenuto nel campo di Bari Palese - senza che queste persone abbiano le tessere telefoniche per telefonare nel loro paese e farsi mandare la documentazione necessaria. Allora, sulla base di che cosa è stato espresso il diniego alla loro richiesta del diritto d'asilo?
Noi non siamo soddisfatti, sottosegretario Mantovano, della sua risposta, e le chiediamo, ancora una volta, come sottosegretario, così come chiediamo al ministro Pisanu, che sia garantita la correttezza delle procedure, che sia garantito a queste persone il diritto all'incolumità personale, perché mandandoli in paesi di violenza generalizzata e di conflitto non sappiamo cosa può succedere a queste persone.
Nel centro di permanenza temporanea di Via Corelli, a Milano, molti di questi pakistani portavano sul loro corpo le cicatrici e i segni delle torture subite. Credo che l'Italia, poiché è il paese di turno nel semestre di Presidenza dell'Unione europea, deve dare prova di essere un paese nel quale siano garantiti i diritti e le libertà di tutti coloro che si trovano nel nostro territorio.

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