Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 346 del 24/7/2003
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La seduta, sospesa alle 19,10, è ripresa alle 19,25.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI

Svolgimento di interpellanze urgenti.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento interpellanze urgenti.

(Politiche dell'Unione europea in materia di aborto e di salute riproduttiva e sessuale - n. 2-00859)

PRESIDENTE. L'onorevole Emerenzio Barbieri ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00859 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 1).

EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la salute, senatore Cursi, ha facoltà di rispondere.

CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, si risponde all'interpellanza in esame anche sulla base degli elementi trasmessi dal dicastero per le pari opportunità.
Nel settembre del 1994, si è svolta al Cairo la conferenza su popolazione e sviluppo, in esito alla quale 179 Stati hanno sottoscritto un dettagliato programma di azione, impegnandosi a fornire l'accesso universale all'istruzione e ai servizi di pianificazione familiare e di salute riproduttiva entro l'anno 2015. In particolare, sia il nostro paese che l'Unione europea hanno sottoscritto il programma di azione del Cairo e si sono impegnati nella sua realizzazione, fornendo adeguati strumenti finanziari.
In sede di conferenza, è stato calcolato che la copertura del fabbisogno di programmi di salute riproduttiva richiedeva, fino all'anno 2000, una spesa di 17 miliardi di dollari. Ne sono stati stanziati invece solo 10,9, di cui l'80 per cento proveniente dai paesi in via di sviluppo.
Molto rimane ancora da fare. La completa realizzazione del programma di azione del Cairo costituisce la missione fondamentale del fondo delle Nazioni Unite per la popolazione. L'UNFPA promuove il rispetto per i diritti umani, dando sostegno, nei paesi in via di sviluppo e nei paesi dell'ex Unione sovietica, ai programmi di salute riproduttiva che forniscono servizi per migliorare la vita e la salute delle donne.
I programmi dell'UNFPA si concentrano in aree quali: la prevenzione dell'HIV-AIDS e di altre malattie a trasmissione sessuale; la fornitura di adeguata assistenza sanitaria alle donne gestanti; la cura di specifiche patologie, quali, ad esempio, le fistole genitali; il miglioramento dei servizi di educazione e di pianificazione familiare; la promozione dell'uguaglianza tra donne e uomini; la prevenzione della violenza contro le donne e le bambine; la lotta alle mutilazioni dei genitali femminile; le cure per la salute riproduttiva in situazioni di emergenza. In nessun caso e in nessun luogo l'UNFPA promuove o fornisce servizi per l'aborto.
Infatti, una decisione del Governing Council dell'UNFPA del 1985, tuttora in


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vigore, stabilisce che la politica del fondo non deve fornire l'assistenza per l'esecuzione di aborti, servizi per l'aborto o attrezzature per l'aborto inteso come mezzo di controllo delle nascite. In questo settore, l'attività del fondo è quella di prevenire l'aborto per mezzo dei servizi di pianificazione familiare e di fornire adeguata formazione personale sanitario nonché le attrezzature per curare le complicazioni derivanti dagli aborti spontanei e da quelli effettuati in condizioni non sicure. Attualmente, l'UNFPA opera in 140 paesi e tutti i programmi sostenuti dal fondo sono concordati con i Governi interessati e vengono realizzati direttamente dai Governi o da organismi governativi locali, con il sostegno tecnico di agenzie delle Nazioni Unite - in particolare l'OMS - o di organismi internazionali e vengono sottoposti a verifiche periodiche.
Anche la Commissione europea ha più volte dichiarato che il sostegno ai programmi di salute sessuale riproduttiva nell'ambito dei progetti di aiuto allo sviluppo persegue lo scopo di prevenire l'aborto e la morte delle donne.
Il Consiglio dei ministri dell'Unione europea, in composizione ministri per lo sviluppo, il 30 maggio di quest'anno ha approvato un documento (Conclusions) nel quale si rafforza la politica di aiuto allo sviluppo della Commissione, indirizzata a sostenere i servizi di salute riproduttiva e si sostengono le attività dell'UNFPA. Il Consiglio, inoltre, ha invitato i paesi membri a continuare a finanziare il fondo, in conformità con il programma di azione del Cairo.
La politica di cooperazione allo sviluppo della Commissione nei riguardi dell'aborto appare chiara e aderente a quanto prescritto dal programma di azione del Cairo. La decisione del Presidente americano Bush di non finanziare per il 2002 l'UNFPA è stata presa su pressione di alcuni gruppi antiabortisti americani contrari all'attività dell'UNFPA. È comunque da sottolineare che in genere l'attività dell'UNFPA è assai apprezzata dalle organizzazioni del settore in tutto il mondo.
Per quanto riguarda la Cina, si fa notare che l'UNFPA lavora in quel paese su richiesta specifica del Governo cinese e con l'approvazione dell'Executive board del fondo - di cui fa parte anche il Governo italiano - e che i paesi donatori controllano il lavoro del fondo attraverso le loro ambasciate. Un team di esperti mandato dalla stessa amministrazione americana e, più recentemente, una delegazione del Parlamento britannico non hanno rilevato alcuna politica coercitiva di pianificazione familiare, sterilizzazione e pratiche abortive nelle contee in cui si svolge il programma finanziato dall'UNFPA a favore del Governo cinese.
Anzi, il lavoro dell'UNFPA ha un effetto positivo per i diritti umani e gioca un importante ruolo nella riforma dei servizi per la salute riproduttiva in Cina, che mira a dare alle donne la libertà di scelta ed il controllo sulle proprie vite.
I fondi, recentemente stanziati dalla Commissione europea per l'UNFPA, non rappresentano un contributo volontario, quale sarebbe stato, invece, il finanziamento negato dall'amministrazione americana, ma sono stati stanziati per progetti in dieci paesi tra i più poveri del pianeta in termini di indicatori di sviluppo: Burkina Faso, Ghana, Guinea Bissau, Guinea Equatoriale, Etiopia, Niger, Rwanda, Tanzania, Suriname e Giamaica.
Questo programma ha lo scopo di rafforzare la capacità di tali paesi di fornire un'ampia gamma di servizi, incluso le aree ante e post parto, l'assistenza al parto, i servizi di contraccezione, la prevenzione e la cura di malattie a trasmissione sessuale, inclusa l'HIV e l'AIDS e le informazioni e i consigli ai giovani per evitare gravidanze precoci e non desiderate.
Il programma, che avrà una durata di tre anni, dal 2003 al 2005, fa parte della politica della Commissione in questo campo, in particolare per quanto riguarda l'informazione e l'educazione delle popolazioni ed il miglioramento della qualità dei servizi offerti.
È opportuno, peraltro, ricordare che la risoluzione del Parlamento 2001/2128, adottata il 3 luglio 2002, citata nell'interpellanza,


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sottolinea la competenza degli Stati membri in materia di salute riproduttiva e osserva che l'Unione europea può svolgere un'azione di supporto attraverso lo scambio di informazioni sulle migliori prassi.
Per quanto riguarda la contraccezione, raccomanda ai Governi degli Stati membri di sviluppare una politica nazionale sulla salute sessuale riproduttiva, in collaborazione con le organizzazioni pluralistiche della società civile.
In materia di gravidanze indesiderate e di aborto, sottolinea che l'aborto non dovrebbe essere promosso come un metodo di pianificazione familiare e raccomanda agli Stati membri di tutelare la salute e i diritti delle donne, assicurando la legalità, la sicurezza e l'accessibilità di tale pratica ma nel contempo di adoperarsi per attuare una politica sanitaria e sociale che consenta la riduzione del ricorso all'aborto anche attraverso l'offerta, da parte di servizi specializzati in materia di salute sessuale e riproduttiva, di consulenza circa le possibili soluzioni alternative all'interruzione di gravidanza (adozione, possibilità di sostegno per la maternità).
Infine, per quanto concerne la legislazione nazionale, la legge 22 marzo 1978, n. 194, stabilisce, all'articolo 1, che lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio; viene sottolineato che l'interruzione volontaria di gravidanza non è il mezzo per il controllo delle nascite.
In tema di prevenzione, la legge n. 194 del 1978 attribuisce ai consultori familiari e alle strutture sociosanitarie i seguenti compiti: contribuire a far superare le cause che potrebbero indurre le donne all'interruzione volontaria di gravidanza; esaminare, insieme alla donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti; aiutarla a rimuovere le cause che la potrebbero indurre ad interrompere la gravidanza; metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre; promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari, sia durante la gravidanza sia dopo il parto.
I consultori possono, inoltre, avvalersi, per i fini previsti dalla legge in questione, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni di volontariato.
La legge n. 194 del 1978 prevede, inoltre, all'articolo 14, che il medico, il quale segue l'interruzione della gravidanza, deve contestualmente fornire alla donna le informazioni e le indicazioni sulla regolazione delle nascite.
Anche la relazione sull'attuazione della legge stessa, che il ministro della salute presenta al Parlamento annualmente, rappresentando il risultato del sistema di sorveglianza delle interruzioni volontarie di gravidanza, consente, sulla base dell'andamento dei dati e delle conoscenze consolidate del fenomeno abortito, di individuare i possibili interventi da effettuare in tema di prevenzione.
Per quanto concerne il delicato tema della salute riproduttiva e sessuale, il progetto obiettivo materno infantile, di cui al decreto ministeriale 24 aprile 2000, individua nel consultorio familiare un importante strumento per attuare gli interventi previsti a tutela della salute della donna, più globalmente intese e considerata nell'arco dell'intera vita.
Compito del consultorio familiare è quello di aiutare le donne e le coppie a scegliere, tra le varie possibilità, ciò che più si adatta ai propri valori culturali ed etici e ai propri bisogni e stili di vita.
In particolare, il progetto obiettivo materno infantile indica programmi specifici per il controllo della fertilità e procreazione responsabile, nonché per la prevenzione dell'interruzione volontaria di gravidanza.
Di questi programmi, le regioni possono tenere conto nella predisposizione della programmazione regionale. Il Piano sanitario nazionale 2003-2005, recentemente approvato e consegnato nelle mani


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del Capo dello Stato venti giorni fa, evidenzia che, in Italia, si riscontra una bassa percentuale di gravidanze in età adolescenziale (2,25 per cento), paragonabile ai tassi osservati in altri paesi europei quali Germania, Danimarca, Finlandia, Svezia e Francia.
Tra gli obiettivi individuati dal Piano sanitario nazionale per la tutela della salute degli adolescenti, viene sottolineata la prevenzione primaria delle gravidanze non desiderate in età adolescenziale con appropriata educazione sessuale che deve vedere coinvolti tutti gli educatori ed il personale sociosanitario, accanto alle famiglie, nell'ambito di un progetto di educazione volto alla procreazione responsabile ed alla prevenzione delle malattie trasmissibili per via sessuale.
Lo stesso Piano sanitario nazionale, tenuto conto del trend decrescente di interruzioni volontarie di gravidanza registrato tra le donne immigrate in Italia negli anni recenti, individua, tra le azioni prioritarie in tema di salute delle donne immigrate, quella rivolta al miglioramento dell'assistenza alle donne straniere in stato di gravidanza ed alla riduzione del ricorso alle interruzioni volontarie di gravidanza.

PRESIDENTE. L'onorevole Emerenzio Barbieri ha facoltà di replicare.

EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, debbo dire che la soddisfazione per la risposta del Governo è a metà, nel senso che il sottosegretario Cursi ha fornito una serie di elementi.
Mi pare, però, che, tra le questioni che noi ponevamo (il noi non è pluralis maiestatis, ma fa riferimento ai due presentatori dell'interpellanza), le due centrali fossero solo in parte quelle sulle quali il senatore Cursi ha risposto.
Intanto, c'è un dato di carattere politico sul quale ho visto che il Governo non prende, in sostanza, una posizione. Certo, i motivi per i quali il Presidente americano Bush ha tolto i quattrini a questa organizzazione internazionale, come ha correttamente ricordato il Governo, sono da addebitare al fatto che il Presidente degli Stati Uniti è molto vicino ai gruppi antiabortisti. Tuttavia, non c'è ombra di dubbio che, quando dice che l'Europa è pronta a riempire il vuoto di decenza - così l'ha definito; nell'interpellanza riportiamo la citazione tra virgolette - lasciato dagli USA, il commissario europeo Poul Nielson pone un'equazione sostanziale tra pianificazione materiale e decenza, la qual cosa, per quanto mi riguarda, lascia alquanto a desiderare.
Dopo di che sarà anche vero che, negli organismi citati dal sottosegretario, i nostri ambasciatori sono in grado di controllare esattamente come vengono impegnati ed utilizzati i quattrini; però, credo si faccia fatica a negare che sono in atto, sia in Africa sia in Asia, alcune iniziative, finanziate dall'Unione europea, le quali, oltre a proporsi le finalità che il senatore Cursi ricordava qui, affrontano anche in modo un po' più brutale il tema dell'aborto.
Il dato politico è che gli USA hanno agito contro la politica dell'Unione europea in questa direzione - il che vuol dire che c'è una sostanziale discrasia tra gli Stati Uniti e l'Unione europea - con decisioni di vertice, come diciamo nell'interpellanza, ed anche con iniziative private. Attenzione, perché queste iniziative private degli americani - il sottosegretario lo sa meglio di me - affiancano l'operato della Santa Sede, che, su questi temi, non ha la stessa posizione dell'Unione europea!
Teniamo conto, tra l'altro, che, tra il 1994 ed il 2000, l'Unione europea aveva già quadruplicato i fondi stanziati per le attività di salute riproduttiva nel mondo. In altre parole, nel 2000, l'Unione europea stanziava, per queste attività, 4 miliardi di euro (che, fino a prova contraria, sono 8 mila miliardi delle vecchie lire, cifra tutt'altro che irrilevante).
Allora, io credo, pur dichiarandomi soddisfatto a metà dalla risposta del Governo, che, proprio approfittando del semestre di Presidenza italiana dell'Unione, il nostro Ministero della salute debba affrontare in sede europea questi temi. Mi


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è noto, peraltro, che la risposta è stata concordata con il Ministero delle pari opportunità.
Noi partiamo da un principio cui l'Italia non può rinunciare: il diritto alla vita del nascituro, inteso nella sua estensione più lata, rientra tra i diritti inviolabili su cui si fonda la Costituzione italiana. Così, la sentenza della Corte del 10 febbraio 1997. A ciò credo si debba ispirare, con determinazione, l'azione del Governo italiano in questo semestre.

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