Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 345 del 23/7/2003
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(Iniziative per superare i problemi connessi al divario tra le politiche del credito seguite al nord e al sud del paese - n. 3-02560)

PRESIDENTE. L'onorevole Mazzoni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02560 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 4).

ERMINIA MAZZONI. Signor Presidente, questa interrogazione si inserisce in un contesto di discussione forte sui problemi del Mezzogiorno. È in discussione il documento di programmazione economica e finanziaria, si avvicina la sessione di bilancio, per cui si parla di politiche di risoluzione della crisi economica che da sempre affligge il Mezzogiorno. In questo contesto di discussione, poca attenzione è stata mostrata alla questione delle politiche creditizie che, a mio avviso, rappresenta un problema strettamente connesso alle politiche di sviluppo del Mezzogiorno.
In particolare, il campanello d'allarme che mi ha spinto a presentare l'interrogazione, e quindi a chiedere lumi al Governo, è stato rappresentato dalle risposte della Banca d'Italia e dell'ABI rispetto alle evidenziate differenze, al divario enorme, messo in luce da uno studio effettuato, tra le politiche creditizie praticate al nord e quelle praticate al sud; queste hanno evidenziato tassi debitori nel Mezzogiorno di gran lunga superiori a quelli che vengono praticati nel nord ed una sproporzione enorme tra raccolta ed impiego del credito tra nord e sud (e ciò nonostante la raccolta del credito al sud cresca e quant'altro).
La Banca d'Italia e l'ABI hanno affermato che questo divario non è così grave, ma la Banca d'Italia ha analizzato solo il credito a breve periodo. Vorrei sapere se il Governo è andato oltre questa analisi e se ha analizzato il problema nella sua interezza.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, l'onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, il divario fra le imprese del Mezzogiorno e quelle del centro nord è di 0,6 punti per quanto riguarda i finanziamenti a medio e lungo termine, mentre quello fra i tassi sui prestiti a breve termine si è progressivamente ridotto dal 2,3 per cento del 1996 a 1,6 punti percentuali di oggi, con un trend positivo rispetto al 2,6-2,3 per cento precedenti.
Rispetto al centro nord, il più elevato costo del credito del Mezzogiorno riflette


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in parte le differenti caratteristiche delle imprese affidate nelle due aree; nelle regioni meridionali il numero delle imprese di minore dimensione è più ampio, mentre sono più rilevanti i settori caratterizzati da maggiore rischiosità. Infatti, come è noto, la quota di prestiti iscritti a sofferenza ogni anno, è superiore rispetto alla media di quelli riscontrati nel centro-nord.
Per quanto concerne, invece, il rapporto impieghi e raccolta nell'ultimo quinquennio, una quota crescente dei prestiti nel Mezzogiorno è stata finanziata con il risparmio raccolto nella stessa area. Il rapporto fra i prestiti e la raccolta dei fondi con riferimento alla clientela meridionale è passato dal 78,9 per cento del 1997 all'82,9 per cento del 2002, mentre nelle altre regioni è al di sopra del 100 per cento (vi un lieve miglioramento).
Nel Mezzogiorno, il minore rapporto tra i crediti erogati e la raccolta bancaria risente anche di specifiche modalità di formazione del reddito. Infatti un ampio volume di risorse affluisce alle regioni meridionali dall'esterno, in larga parte attraverso trasferimenti nazionali e comunitari, alimentando la raccolta bancaria e i consumi e riducendo nello stesso tempo il fabbisogno finanziario delle imprese.
Peraltro, nel Mezzogiorno la quota di finanziamento a medio e a lungo termine per le imprese gestite da agevolazioni in conto interessi è costantemente aumentata nel corso degli anni novanta per poi ridursi dal 1997 in avanti, perché ha riflesso il crescente ricorso a schemi di agevolazione alle imprese, che non comportano l'erogazione dei finanziamenti da parte del sistema bancario.
Per quanto riguarda i consorzi fidi, da otto anni ormai giacciono in Parlamento dei disegni di legge, al riguardo adesso c'è una Commissione al Senato. Insieme al ministro Marzano ho avuto modo di dire che, se ancora una volta questi progetti di legge non andranno avanti, interverrà il Governo con un suo disegno di legge, per cercare di accelerare i tempi in quanto si tratta di organismi - i consorzi garanzia fidi - che riteniamo svolgano un'azione fondamentale.
Per quanto riguarda invece l'esigenza di rendere meno burocratico il ruolo delle banche nello svolgimento dell'istruttoria delle agevolazioni pubbliche, bisogna tener conto che, essendo mandatarie delle pubbliche amministrazioni, esse devono attenersi a criteri precostituiti per legge.
Un'ultima considerazione: l'intervento delle banche nel capitale di rischio delle imprese. La vigente normativa, pur non vietando tale partecipazione, impone particolare cautela nel rispetto del principio della separatezza tra banche e industria, al fine di evitare che venga pregiudicata la credibilità del sistema bancario, che è stata uno degli elementi che hanno consentito lo sviluppo nelle varie regioni della piccola e della media impresa dell'artigianato, contando proprio sulla solidarietà e sulla affidabilità del sistema bancario.

PRESIDENTE. L'onorevole Mazzoni ha facoltà di replicare.

ERMINIA MAZZONI. Ringrazio il ministro Giovanardi per questo suo intervento, però devo dire che comunque resta in me la perplessità che mi aveva spinto a presentare questa interrogazione e non so se abbiamo offerto, anche attraverso questo passaggio televisivo, dei chiarimenti a chi magari, come me, ha avuto delle perplessità e dei dubbi.
Il divario è dovuto al maggior rischio, così ha detto il Governo. Sì, il divario dei tassi è dovuto al maggior rischio, però non è aggravando le penalizzazioni che già opprimono il Mezzogiorno che si risolve il problema della crescita di quest'area del nostro paese. Sono contenta che vi siano dei dati minimi di crescita, ma essi sono comunque deboli e non possono essere d'aiuto. Quello che tentavo di dire all'inizio, anche per chiarire maggiormente la natura della mia interrogazione, durante la sua illustrazione, era che il quesito finale che io ho formulato al Governo era volto a rappresentare soltanto un suggerimento esemplificativo e non certo tassativo di quelle che potrebbero essere delle soluzioni da adottare, semplificazione attraverso la quale mi ripromettevo o perlomeno


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auspicavo che il Governo potesse rispondermi aggiungendo ulteriori iniziative messe in campo per intervenire in questo settore martoriato.
Rimango dell'idea che il sistema creditizio abbia bisogno di una rivisitazione e che sia necessario stimolare un ruolo più pregnante e più intenso degli istituti di credito nei processi imprenditoriali e quando parlo di partecipazione alle istruttorie per le pratiche di finanziamento, parlo di una incentivazione ad un raccordo con il territorio degli istituti di credito, che oggi si sono ridotti, in particolare nel Mezzogiorno, a soggetti che gestiscono e raccolgono, ma che non creano ulteriori risorse, non producono, non realizzano sviluppo.
Concludo la mia replica rivolgendo al Governo l'invito ad approfondire ulteriormente la questione e a dare qualche elemento in più al Mezzogiorno, nel settore creditizio. Credo vi siano molti altri strumenti che persone competenti possono adottare per risolvere il problema.

PRESIDENTE. Va bene, onorevole, la sua proposta è stata espressa in termini molto eloquenti.

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