Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 345 del 23/7/2003
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(Promozione di una convenzione internazionale in materia di protezione dei dati personali - n. 3-02559)

PRESIDENTE. L'onorevole Russo Spena ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02559 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 2).

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, il Garante per la protezione dei dati personali, professor Rodotà, nella sua relazione annuale lancia a noi un allarme preciso, scientificamente fondato, su un tema fondamentale per la società e per lo Stato di diritto: quale rapporto vi è tra sorveglianza sempre più pervasiva ed invadente e tutela della privacy e delle garanzie personali? Infatti, la congiunzione di campi come l'elettronica e la genetica crea grandi opportunità ma propone anche grandi rischi, rischi di discriminazione nell'accesso al lavoro e al credito, forme di schedatura genetica di massa e via dicendo. Siamo, quindi, sorvegliati dal microchip. Il nostro corpo diventa esso stesso una password. Come Rifondazione comunista, rivolgiamo al Governo questa domanda: perché il Governo italiano è ancora troppo inerte e non accoglie, durante il semestre italiano di Presidenza europea, la proposta di promozione di una convenzione internazionale in materia di protezione e di tutela dei dati personali?


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PRESIDENTE. Il ministro per l'innovazione e le tecnologie, professor Stanca, ha facoltà di rispondere.

LUCIO STANCA, Ministro per l'innovazione e le tecnologie. Signor Presidente, ero già a conoscenza delle preoccupazioni espresse dal Garante della protezione dei dati personali, professor Stefano Rodotà, richiamate dall'onorevole Russo Spena. Dirò subito che il nostro obiettivo è quello di migliorare la qualità della vita dei cittadini con l'uso delle nuove tecnologie, nel rispetto della sicurezza e della privacy. Sotto questo profilo, sto operando in fattiva collaborazione con il Garante e condivido pienamente la sollecitudine per la più efficace tutela della riservatezza.
Le preoccupazioni espresse nell'interrogazione vanno, tuttavia, collocate nell'ambito di una considerazione globale dei benefici socioeconomici che scaturiscono dall'innovazione tecnologica. Infatti, è senz'altro positivo il crescente sviluppo di banche dati di grandi dimensioni, in quanto esse comportano innegabili vantaggi, oltre che nello svolgimento di attività amministrative, anche nel miglioramento in generale della qualità della vita dei cittadini e nella promozione delle attività produttive ed economiche. Le banche dei dati, perciò, non sono male per loro stessa natura; il problema della tutela dei diritti della persona e della sicurezza delle informazioni nasce, invece, in relazione all'uso che delle stesse può farsi.
È, quindi, necessario, sotto questo profilo, governare i processi di sviluppo e promuovere le regole per il rispetto dei diritti. Sottolineo che la tecnologia stessa già consente un'elevata tutela della privacy e, sul piano normativo, esistono disposizioni, tra l'altro recentemente riordinate, quale il cosiddetto codice della privacy promosso dal Governo.
Sul piano internazionale, ricordo che i miei uffici già seguono attivamente, insieme al Garante per la protezione dei dati personali, i lavori dell'OCSE relativi a sicurezza e privacy, da cui è scaturito il documento Privacy on line, le cui indicazioni siamo già mettendo in pratica. Inoltre, partecipiamo ad un gruppo di lavoro interministeriale per il recepimento della Convenzione di Budapest sul cosiddetto cybercrime, il crimine sulla rete, attraverso un disegno di legge di ratifica, il cui obiettivo primario è quello di evitare che le reti informatiche e le informazioni elettroniche siano utilizzate per commettere reati anche in violazione della privacy. Numerose, poi, sono state le iniziative europee ed internazionali a cui il nostro paese ha partecipato.
Ma, di fondamentale importanza è il documento conclusivo, vale a dire la dichiarazione ministeriale, approvata nel corso della Conferenza europea tenutasi a Cernobbio il 7 e l'8 luglio scorsi, nel quale si afferma, in un apposito paragrafo, che la realizzazione dei servizi pubblici on line dei paesi dell'Unione europea dovrà tenere pienamente presenti le regole concernenti la protezione dei dati personali, come indicato nella Carta europea dei diritti fondamentali e nelle altre normative europee.
Sul documento si sono espressi favorevolmente tutti i ministri europei e il documento stesso sarà poi ratificato entro l'anno dal Consiglio europeo per la società dell'informazione. Inoltre, il Governo italiano al vertice mondiale sulla società dell'informazione organizzato dall'ONU, che si terrà a Ginevra nel prossimo dicembre, porrà la questione del rispetto della privacy come condizione per lo sviluppo e l'innovazione tecnologica e stimolerà ogni iniziativa utile da promuovere a livello mondiale.

PRESIDENTE. Signor ministro, la prego di concludere.

LUCIO STANCA, Ministro per l'innovazione e le tecnologie. Alla luce delle considerazioni svolte, ritengo che il Governo stia già affrontando in modo efficace e in una dimensione sovranazionale il problema della tutela dei dati personali in relazione al sempre maggiore utilizzo delle nuove tecnologie.

PRESIDENTE. Ministro Stanca, mi scusi se la interrompo, ma ci sono delle


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regole televisive, che sono l'ultimo dei cappi che vengono messi alle esigenze di una esplicazione doverosa.
L'onorevole Russo Spena ha facoltà di replicare.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, signor ministro, anche io sono costretto ad essere sintetico per esigenze televisive. Qui si pone un tema di grandissima importanza, ossia la necessità di difendere la società dalla violenza del controllo e della sorveglianza. Il progresso è, certo, una macchina inarrestabile, che non si può fermare e che certamente noi non vogliamo fermare. Tuttavia, i rischi sono altissimi, perché la tecnologia in assenza di un insieme di norme, di diritti e di regole può assumere forme aberranti e negative, può mettere a nudo, in nome di una presunta sicurezza e sorveglianza, la sfera individuale di ognuno di noi alimentando anche sentimenti di accerchiamento e paura. Spesso, poi, si viola la privacy per ragioni commerciali e di profitto, vorrei notare. Alla globalizzazione delle merci non è sfuggita la privacy, tanto che il nostro patrimonio personale gira liberamente nelle banche di tutto il mondo.
Insomma, è sempre più evidente, signor ministro, l'intreccio tra questione democratica e tutela dei dati personali. Pensiamo all'interno sistema delle telecomunicazioni, dell'informazione, del trasferimento dei dati fuori dall'Unione europea, su cui vi è una forte pressione dell'amministrazione statunitense. Insomma, è necessario evitare discriminazioni che possano nascere dal codice genetico delle persone e questo ci preoccupa moltissimo. Si pensi che si sta diffondendo sulla rete Internet l'acquisto di test genetici, in particolare, per la determinazione della paternità, che può divenire elemento di turbativa delle relazioni familiari.
Noi crediamo che il Governo dovrebbe subito portare avanti alcune realizzazioni possibili. Dovrebbe presentare un disegno di legge organico in materia di tutela della privacy sulle reti Internet, dare seguito all'attuazione della convenzione sulla biodmedicina, promuovere in sede di Unione europea la costituzione di un garante europeo, dare in sede di legge finanziaria risorse maggiori al garante della privacy, insomma, promuovere in sede ONU una convenzione internazionale per la tutela dei dati sensibili.

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