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documentato e scientificamente dimostrato: «Si è fatta più massiccia la pressione per utilizzare qualsiasi dato personale, soprattutto per ragioni di sicurezza interna e internazionale, ma anche per finalità commerciali», con il rischio che il nostro corpo diventi una password per accedere ad un nuovo lavoro o per essere accettati da una comunità;
il Garante per la protezione dei dati personali, professore Stefano Rodotà, nel presentare il 20 maggio 2003 la relazione annuale, ha lanciato un allarme deciso,
la relazione annuale prosegue: «l'incessante innovazione scientifica e tecnologica, che congiunge campi fino ad ieri lontani come l'elettronica e la genetica, sembra rendere vana ogni pretesa di offrire tutele giuridiche», illustrando come alla globalizzazione delle merci non è sfuggita la privacy, tanto che il nostro patrimonio personale gira liberamente nelle banche di tutto il mondo;
nell'ultimo periodo questo rischio è aumentato e si è fatto sempre più evidente l'intreccio tra questione democratica e tutela dei dati personali;
il professore Rodotà punta il dito contro l'intero sistema delle telecomunicazioni (primo tra i motivi delle denunce dei cittadini giunte al Garante), dell'informazione, del trasferimento dei dati fuori dall'Unione europea;
se, infatti, grandi sono le opportunità offerte dalla genetica, grandi sono anche i rischi: vengono a determinarsi discriminazioni nell'accesso al lavoro o al credito, nella conclusione dei contratti di assicurazione vita o malattia, attraverso forme di schedatura genetica di massa;
la tutela della privacy è un diritto inviolabile -:
se il Governo ritenga di accogliere la proposta del professore Rodotà di una convenzione internazionale in materia di protezione dei dati personali, facendosene promotore e sostenitore in occasione del semestre di presidenza italiana dell'Unione europea. (3-02559)
(22 luglio 2003)