Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 340 del 15/7/2003
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(Esame dell'articolo 1 - A.C. 3297)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 3297 sezione 4).
Ho chiesto di parlare l'onorevole Gambini. Ne ha facoltà.

SERGIO GAMBINI. Con l'articolo 1 e con i relativi emendamenti che abbiamo presentato cominciamo l'esame del provvedimento, che, come sappiamo, è particolarmente importante. Sappiamo tutti che si colloca in un momento particolarmente difficile per ciò che riguarda l'approvvigionamento dell'energia del nostro paese perché ancora in questi giorni sono stati segnalati pericoli di blackout.
L'obiettivo condiviso da tutti è quello di avviare una maggiore capacità di produzione energetica e, nel corso dei mesi e degli anni passati, tale obiettivo è stato clamorosamente fallito da questa maggioranza. In questa legislatura si sono avuti cinque successivi provvedimenti ed erano tutti sbagliati, come abbiamo dimostrato nel corso di questa discussione. Non è un caso che da quei cinque provvedimenti non sia scaturita l'apertura neppure di un cantiere: colleghi della maggioranza ed esponenti del Governo, vi siete chiesti il motivo?
Esistono due ragioni fondamentali. La prima è l'incertezza del processo di liberalizzazione nel nostro paese. Rispetto alla strada tracciata dai provvedimenti che portano il nome di Bersani e di Letta, il provvedimento in esame, la sua lunga gestazione e il continuo tentennamento di questa maggioranza hanno segnato un passo indietro rispetto a quel processo di liberalizzazione. Quindi, chi deve investire, chi deve realizzare nuove centrali - a meno che non sia l'unico interlocutore che domina il mercato, cioè l'ENEL - non investe e non le realizza. La seconda ragione è che avete suscitato uno scontro permanente nei confronti delle regioni e degli enti locali ed avete reso estremamente incerta la possibilità, dal punto di vista del percorso autorizzativo e dell'impatto con le comunità locali, di realizzare queste nuove centrali.
Già in questo primo articolo, i nostri emendamenti indicano la strada diversa che occorreva percorrere, cioè quella di avanzare sul processo di liberalizzazione, valorizzando la legislazione che era già stata realizzata nel nostro paese attraverso i decreti Bersani e Letta; nello stesso tempo, occorre tutelare le prerogative che sono assegnate alle regioni dal nuovo Titolo V della Costituzione e, attraverso la concertazione con le stesse, rendere possibile la realizzazione di nuove centrali e lo sviluppo della rete energetica nel nostro paese.
Attraverso questi emendamenti puntiamo ad ottenere tali obiettivi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, con questi emendamenti intendiamo indicare una svolta nelle politiche energetiche del paese - in particolare nel settore dell'elettricità - perseguite in questi ultimi anni in cui è stata praticata la liberalizzazione del mercato: tali politiche sono da noi giudicate negative su tutti i fronti. Erano basate sulle liberalizzazione del mercato e sulla concorrenza fra le imprese, ma i prezzi al consumo non sono diminuiti mentre i bilanci delle aziende sono stati fiorenti. Dovevano assicurare l'autosufficienza produttiva del paese ed, invece, come ci ricorda il gestore della rete, in diverse occasioni e nelle attuali vicende siamo vicini ad un blackout elettrico. Dovevano ridurre la nostra dipendenza dall'estero ed, invece, da una parte gli elettrodotti che importano energia sono al massimo della loro portata e, dall'altra, la nostra dipendenza dal gas è raddoppiata. Dovevano migliorare la sicurezza ed, invece, sono stati già autorizzati diversi impianti di rigassificazione notoriamente classificati come impianti pericolosi.


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Quindi, con questo emendamento noi vogliamo riproporre un'idea alternativa di sviluppo economico basata sul risparmio energetico e non sul consumismo, basata sulla ricerca tecnologica per un massiccio impiego di fonti rinnovabili; in altre parole pensiamo ad una pratica alternativa che riduca le produzioni energivore, gli sprechi, per passare ad una forte riduzione della nostra dipendenza dai combustibili fossili e ad un sistema a forte efficienza energetica e progressivo impiego massiccio di energie rinnovabili. In tale quadro, indichiamo la necessità di una scelta di programmazione dello sviluppo energetico, in quanto quella praticata in questi anni dal libero mercato ha dimostrato tutte le sue contraddizioni e i suoi limiti oggettivi al punto che il Governo ha dovuto presentare un decreto prima e un articolo aggiuntivo poi nel provvedimento sugli oneri di sistema per tenere in funzione tre centrali elettriche, Porto Tolle, Brindisi nord, San Filippo del Mela, che dovevano chiudere nelle scorse settimane in quanto superano i limiti imposti dalla legge con le loro emissioni in atmosfera.
È per questo che si tratta di un punto di vista organico e alternativo rispetto a quello previsto all'articolo 1; infatti, noi proponiamo che la materia energetica in generale e quelle elettrica in particolare sia dichiarata strategica ed elevata al rango di servizio pubblico. A sostegno di questa nuova configurazione diventa indispensabile programmare la presenza dello Stato nel capitale dell'ENEL Spa, assicurando che il tesoro non scenda al di sotto del 51 per cento, ma soprattutto affidando un ruolo strategico a questa società nel settore dello sviluppo dell'energia elettrica da fonti rinnovabili, nella efficienza della produzione, del trasporto, della distribuzione, nonché nella promozione di investimenti nel campo ambientale per un rapido adeguamento ai parametri di Kyoto. Quindi ci sembra un emendamento che segnaliamo all'Assemblea come punto di vista generale e che riteniamo particolarmente importante.

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

STEFANO SAGLIA, Relatore. Signor Presidente, il parere è contrario su tutti gli emendamenti.

PRESIDENTE. Il Governo?

GIOVANNI DELL'ELCE, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 355
Votanti 208
Astenuti 147
Maggioranza 105
Hanno votato
8
Hanno votato
no 200).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Gambini 1.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Quartiani. Ne ha facoltà.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, questo è un provvedimento che non sostituisce né la riforma Bersani né la riforma Letta né altre leggi di grande importanza, tra le quali quella istitutiva dell'Autorità per l'energia elettrica ed il gas; in materia d'energia dunque è d'obbligo fare riferimento, oltre al presente provvedimento, alla legislazione statale vigente che evidentemente resta un punto di riferimento importante. In altre parole, non si cancella ciò che è già diventato comportamento costante, quotidianità di funzionamento


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del sistema elettrico e del gas, né si può imporre, né si può ingiungere, alle regioni e agli enti locali la sola osservanza del presente disegno di legge, sempre che venga approvato.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Quartiani 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 383
Votanti 376
Astenuti 7
Maggioranza 189
Hanno votato
159
Hanno votato
no 217).

Prendo atto che l'onorevole Giovanni Bianchi non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Quartiani 1.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Quartiani. Ne ha facoltà.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, la Costituzione inserisce l'energia, come si sa, tra le materie di legislazione concorrente. Il comma 2 dell'articolo del disegno di legge che stiamo affrontando ripropone in sintesi, in larga misura, il dettato dell'articolo 120 della Costituzione che, vorrei ricordare, concerne l'impossibilità per le regioni di istituire dazi d'importazione o di adottare provvedimenti che ostacolano in qualche modo la libera circolazione.
L'articolo 120, comma 2, della Costituzione prevede in capo allo Stato dei poteri sostitutivi nel caso di mancato rispetto da parte delle regioni di norme o di trattati internazionali o della normativa comunitaria e così via. Ritengo, quindi, opportuno che debba essere esplicitamente richiamato tale articolo, cosa che non avviene nel testo del provvedimento, in modo da consentire un intervento da parte degli organi dello Stato proprio per evitare che darlo per implicito sia, di fatto, il modo per renderlo norma e costanza di comportamento e di intervento da parte dello Stato, anziché eccezione.
Nel richiamare ciò desidero anche dire che lo Stato non deve limitarsi alla definizione dei principi fondamentali ma deve costantemente intervenire attraverso l'utilizzo dell'articolo 120 richiamato con i poteri sostitutivi citati per affermare le proprie prerogative in campo ambientale, in tema di concorrenza o in tema di rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni; altrimenti ciò rappresenterebbe soltanto il risultato di un accordo che non si è riusciti a realizzare con le regioni e con gli enti locali.
Se oggi sono stati autorizzati, dopo il provvedimento cosiddetto sblocca centrali e dopo vari interventi da parte del Governo, impianti soltanto per 11 mila megawatt (e di questi, in termini di nuovi impianti, non se n'è ancora realizzato neanche uno), ciò non è certo dovuto ad un cattivo funzionamento della legislazione concorrente o per una cattiveria degli enti locali, ma è dovuto ad un'incapacità persistente del Governo nell'organizzare momenti di incontro, momenti di accordo con i rappresentanti dei territori per fare in modo che i processi di liberalizzazione possano andare a braccetto con la capacità di programmazione territoriale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Quartiani 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 416
Astenuti 1
Maggioranza 209
Hanno votato
187
Hanno votato
no 229).


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Passiamo alla votazione dell'emendamento Nieddu 1.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rugghia. Ne ha facoltà.

ANTONIO RUGGHIA. Signor Presidente, con questo emendamento ci proponiamo di modificare il comma 3 dell'articolo 1 che fa riferimento ai principi e agli obiettivi della legislazione nel settore dell'energia. In particolare, vorremmo sostituire la parola «attuazione» con la seguente: «articolazione». In pratica, desidereremmo che si applicasse la stessa dicitura che era prevista nella prima proposta di disegno di legge con la quale si affermava che spettava allo Stato, a livello territoriale, l'articolazione degli obiettivi e delle linee della politica energetica nazionale.
Come è noto, sono diversi le istituzioni e i soggetti che concorrono nel campo dell'attuazione della politica energetica. Con la riforma del titolo V della Costituzione sono stati assegnati rilevanti poteri alle regioni e agli enti locali. Alle regioni spetta, tra l'altro, il compito dell'individuazione del piano e del fabbisogno energetico regionale, mentre agli enti locali spetta il compito di partecipare, e in alcuni casi, di concludere i vari procedimenti autorizzativi. Pertanto, ci sembrerebbe più giusto prevedere per lo Stato il compito dell'articolazione dei ruoli e dei poteri che concorrono all'attuazione della politica energetica.
Ci rendiamo conto che il termine «attuazione» corrisponde di più all'impostazione che il Governo ha voluto dare in ordine alla gestione del settore dell'energia; un termine più in linea con i provvedimenti assunti dal Governo che ha inteso centralizzare la materia e togliere poteri alle regioni, ai comuni e alle autorità indipendenti.
Tutto ciò, però, non è sicuramente in linea con le nostre convinzioni; noi riteniamo, invece, che occorra rispettare le prerogative delle regioni e dei comuni ed il ruolo delle autorità indipendenti al fine di procedere a nuove autorizzazioni per il parco centrali nazionale e realizzare il processo di liberalizzazione del mercato.
Tra l'altro, la scelta dirigista e neocentralista del Governo, come ha ricordato poc'anzi il collega Quartiani, non ha fatto fare neppure un passo avanti al nostro paese, poiché non è stata costruita neanche una centrale sulla base di questi decreti-legge, successivamente convertiti in legge (come, ad esempio, il cosiddetto decreto sblocca centrali ed altri), che hanno assegnato tutti i poteri allo Stato; inoltre, non ha fatto un passo avanti neanche il processo di modernizzazione e di liberalizzazione del settore energetico.
Pertanto, contestiamo tale politica e riteniamo, invece, che con una formulazione diversa del comma 3 dell'articolo 1 del provvedimento nostro esame, concernente i princìpi fondamentali e gli obiettivi del settore energetico, possa essere condotta meglio la politica energetica nazionale, negli interessi di tutti i soggetti coinvolti (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nieddu 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 416
Votanti 411
Astenuti 5
Maggioranza 206
Hanno votato
184
Hanno votato
no 227).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Quartiani 1.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 425
Votanti 419
Astenuti 6
Maggioranza 210
Hanno votato
187
Hanno votato
no 232).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 428
Votanti 426
Astenuti 2
Maggioranza 214
Hanno votato
230
Hanno votato
no 196).

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