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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 6 (vedi l'allegato A - A.C. 2480 sezione 3).
Nessuno chiedendo di parlare ed essendo state ritirate tutte le proposte emendative presentate, passiamo ai voti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, colleghi, sottosegretario, sicuramente questo è un provvedimento dovuto, perché da anni gli insegnanti di religione attendono delle norme che disciplinino il loro stato giuridico. Ma questa legge complessivamente è del tutto inadeguata ad affrontare i problemi connessi con l'insegnamento della religione cattolica nella scuola e, in particolare, con la situazione degli insegnanti di religione.
L'insegnamento della religione cattolica ha una configurazione specifica nella nostra legislazione, esito di un'intesa concordataria ed anche frutto di una grande mediazione tra il dettato costituzionale - che vuole una scuola laica - e l'esigenza di accogliere una tradizione culturale consolidata della società italiana. Poi, se vi sia bisogno o meno che proprio attraverso la scuola venga insegnata la religione, vengano trasmessi i valori cattolici, se la scuola cioè sia lo strumento più adatto per veicolare la religione, sarebbero questioni da approfondire. Tuttavia, l'insegnamento della religione - dobbiamo prenderne atto - esiste, è stato voluto da Chiesa e Stato e gli insegnanti di religione cattolica, ancorché in posizione particolare, devono avere condizioni e status adeguati al ruolo e alla funzione docente.
Vi chiederete allora per quale motivo siamo tanto contrari a questo provvedimento, soprattutto ad alcune parti di esso, come l'articolo 4 relativo alla mobilità e alla revoca di questi insegnanti.
Il punto vero è che il disegno di legge in esame non affronta con equilibrio il problema della revoca e, come ha già detto l'onorevole Sasso (lo voglio ribadire con parole molto semplici), consente agli insegnanti di religione che perdono il posto di transitare su cattedre per le quali non hanno fatto alcun concorso E in Italia, fino a legge contraria che noi temiamo questo Governo voglia realizzare, l'accesso alla scuola avviene per regolare concorso. L'accesso al pubblico impiego avviene per concorso.
Il privilegio per gli insegnanti di religione cattolica è reso tanto più evidente dal fatto che la scuola italiana si sta precarizzando. Per quanto riguarda il prossimo anno scolastico, non sappiamo ancora quante immissioni in ruolo verranno effettuate ma sappiamo che vi sono ben oltre centomila cattedre vacanti. Lo abbiamo chiesto al ministro durante il question time e non abbiamo ricevuto alcuna risposta. A cosa corrisponde questa volontà di utilizzare personale a tempo indeterminato se non a quella di assottigliare il sistema formativo ed il sistema di istruzione e formazione pubblico? Credo che la grande contrarietà a questo provvedimento si debba inserire nella politica generale che questo Governo sta svolgendo, una politica che porta a smantellare parti del sistema della scuola pubblica e a determinare situazioni di privilegio, mettendo in discussione alcuni principi e diritti fondamentali.
Alcune persone che hanno svolto il concorso non saranno immesse in ruolo. Nel frattempo sono state modificate le regole.
È molto stridente questo provvedimento così sollecito che passa sopra tutte le difficoltà, mentre altri precari, da anni, stanno attendendo di essere immessi in ruolo e i posti effettivamente ci sarebbero.
Noi abbiamo approvato una legge, la n. 124 - lo rivendichiamo - che ha ripreso il sistema dei concorsi e ha creato un sistema per dare stabilità al personale della scuola. Voi state creando nella scuola instabilità, confusione, situazioni di privilegio e state mettendo i precari gli uni contro gli altri (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente della XI Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente della XI Commissione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per quanto vi sia fretta ed interesse a concludere rapidamente l'iter di questo provvedimento, non mi sembra giusto che lo stesso sia licenziato con sole notazioni critiche, anche fortemente tendenziose, alle quali la Commissione, almeno nella sua maggioranza, e credo il Parlamento intero, intendono rispondere con qualche puntualizzazione.
Premesso che sul testo si possano avere le opinioni più disparate (c'è chi lo ritiene un provvedimento assolutamente sbagliato ed inadeguato e chi, in un'ampia maggioranza parlamentare, non solo in quella della formula di Governo, ritiene si tratti di un provvedimento positivo, atteso, che risolve problemi, ereditati da lustri, di una situazione non governata e non messa a positivo sistema), premesso, altresì, che una larga maggioranza di questo Parlamento e, dunque, anche della Commissione ritiene che l'insegnamento della religione cattolica sia un valore formativo alto da confermare - naturalmente, da rendere moderno e conforme al nostro ordinamento costituzionale - ed irrobustire, premesso che molte cose le abbiamo espresse in sede di prima lettura, posso escludere, nella maniera più assoluta, che la Commissione, nella sua maggioranza, e anche maggioranza allargata, sull'argomento abbia inteso creare un canale di favore o un canale surrettizio di reclutamento del personale nella scuola.
È vero il contrario - cioè, che si è trattato di mettere insieme esigenze varie, assortite, non tutte facilmente conciliabili -, ma non c'è dubbio che si trattava di una categoria di insegnanti al di sotto del precariato, in una condizione di paria che veniva giustamente contestata da molti e molti anni. E se è vero che l'insegnamento della religione cattolica è soggetto, per sua natura, inevitabilmente, a normative particolari, a rapporti di diritto internazionale concordatario, che, evidentemente, incidono sulla sua organizzazione giuridica, è anche vero che queste esigenze sono state adeguatamente conciliate in un equilibrio ritenuto giusto ed accettabile dalla stragrande maggioranza delle associazioni di categoria. Soltanto alcune, a mio parere per un vizio, o per un pregiudizio, di
carattere politico, sono rimaste attestate su una posizione di contestazione che deve essere rispettata, ma che non poteva essere recepita.
Quindi, mi auguro che le notazioni critiche che sono state proposte rispondano all'esigenza di criticare la politica del Governo in materia di scuola in maniera più vasta - la maggioranza saprà rispondere per le rime, com'è normale nella dialettica democratica -, ma, su questo provvedimento, escludo che la maggioranza abbia avuto secondi fini o fini strumentali: l'unico obiettivo era quello di sistemare un contenzioso di molti anni e di conciliare esigenze legittime di operatori che meritavano una risposta alle loro aspettative di molti anni.
Quindi, mi rallegrerò se il provvedimento, con tutte le sue remore e con gli aggiustamenti tecnici che, forse, anche in corso d'opera il Governo potrà apportare con il migliore degli intendimenti, potrà avere una maggioranza che vada oltre i confini della stessa attuale maggioranza governativa. Grazie (Applausi).
PRESIDENTE. La ringrazio, presidente Benedetti Valentini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Spini. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Presidente Biondi, in una legislatura ormai non più recente, dopo averci pensato molto, mi sono assunto un compito che, per me, non era lieve: quello di parlare a favore del nuovo Concordato, della revisione del Concordato, con il quale, però, si era deciso di passare dal regime dell'obbligatorietà, salvo esonero, dell'istruzione religiosa cattolica al regime, invece, della libertà di avvalersene o meno.
Era una grande conquista, un fatto importante e coerente con la Costituzione, che io vedo, però, onorevole Benedetti Valentini, del tutto contraddetto e stracciato da quanto facciamo oggi: sostanzialmente, oggi ripristiniamo, anche nella sostanza, quell'obbligatorietà che il nuovo Concordato aveva, invece, sancito come non coerente con la nuova Costituzione.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Non riprendiamo questo discorso!
VALDO SPINI. In questo modo, cioè, veniamo sostanzialmente ad assumere un riconoscimento di derivazione estranea che crea anche problemi costituzionali. Faccio un esempio concreto. Anni fa, un'insegnante di religione cattolica della scuola media «Agnolo Poliziano» di Firenze, la quale conviveva con il permesso dei suoi superiori ecclesiastici (era in attesa di una decisione di annullamento della Sacra Rota), si trovò in stato interessante. Ebbene, questa professoressa fu immediatamente licenziata dal vescovo. L'autorità italiana recepì e la rimosse dall'insegnamento.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. No, sempre la stessa storia!
VALDO SPINI. Mi domando, allora: se, domani, dovesse avvenire un fatto di tal genere, cosa succederebbe? L'autorità italiana si prenderà la briga di cacciare l'ipotetica donna dall'insegnamento pubblico per sostituirla con un'altra, magari di derivazione religiosa? E quale sarà, poi, l'organico dello Stato italiano? Vi sarà un'incertezza di organico! Veramente, da questo punto di vista, capisco i problemi sociali che stanno dietro una categoria certamente bistrattata (che, forse, la Chiesa cattolica non ha più i fondi di prima per sostenere), che non c'è più l'afflusso di religiosi che vi era prima (prima, erano molti i religiosi che si dedicavano a quest'azione); capisco i problemi economici...
PRESIDENTE. Onorevole Spini...
VALDO SPINI. ...ma al di sopra dei problemi economici c'è la Costituzione, signor Presidente (io so che anche lei è sensibile a questi valori)!
Allora, mi si lasci dire che occorrerebbe veramente un ripensamento da parte di molti colleghi per non creare
questo vulnus alla Costituzione ed al nuovo Concordato (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Spini.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 369
Votanti 356
Astenuti 13
Maggioranza 179
Hanno votato sì 232
Hanno votato no 124).
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