Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 329 del 25/6/2003
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(Modalità attuative delle norme sul credito di imposta introdotto dalla legge finanziaria per il 2003 - n. 3-02414)

PRESIDENTE. L'onorevole Enzo Bianco ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02414 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 7).

ENZO BIANCO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ricordare al ministro che 70 imprese operanti nella provincia di Catania, sostenute da Apindustrie e dall'associazione degli industriali, hanno presentato ricorso al TAR per ottenere giustizia. Esse rischiano gravi difficoltà finanziarie, a volte addirittura la chiusura, se non verrà modificato l'ingiustificato, incomprensibile ed illegittimo trattamento riservato dal Ministero dell'economia a quegli imprenditori che avevano investito, creando nuovi posti di lavoro, sulla base del credito di imposta, introdotto dal Governo Amato e fortemente apprezzato dall'imprenditoria.
Nella stessa situazione si trovano centinaia di imprese operanti in Sicilia, in Calabria, Puglia, Campania, Basilicata, Sardegna e Molise, tutte quelle che avevano effettuato investimenti prima dell'8 luglio 2002. Anziché usufruire del credito di imposta, anche in un solo anno, potranno farlo in un periodo di quindici anni e vedranno azzerato il beneficio che il legislatore aveva riconosciuto loro.
I deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo chiedono al Governo cosa intenda fare per evitare la grave crisi finanziaria di centinaia di imprese del sud d'Italia colpevoli solo di aver creduto allo Stato e alle leggi vigenti.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.


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CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. La ringrazio, signor Presidente. Occorre ricordare che il decreto 2 aprile 2003 del dipartimento per le politiche fiscali ha eliminato la possibilità di fruire liberamente e direttamente dei crediti d'imposta maturati ante 8 luglio 2002, frazionandone invece quantitativamente l'utilizzo nel tempo. L'originaria formulazione dell'agevolazione in argomento, in vigore fino al 7 luglio 2002, prevedeva il riconoscimento automatico del beneficio, nella forma del credito d'imposta, nel momento in cui il soggetto legittimato avesse effettuato gli investimenti ammissibili.
Occorre sottolineare, ahimè, che non esisteva alcun limite di spesa fissato nel bilancio dello Stato, per cui tutti gli investimenti ammissibili generavano il diritto all'agevolazione. Sulla base dei riscontri contabili effettuati dai competenti uffici della Ragioneria generale dello Stato, il legislatore ha ritenuto di dover rimodulare le condizioni di concessione dei benefici introducendo il predetto articolo 62 (rimodulare, non azzerare). Infatti, a decorrere dall'8 luglio, il contributo non è più riconosciuto in via automatica, bensì previa presentazione di apposita istanza e dietro specifico atto di concessione dell'amministrazione finanziaria.
Al fine di garantire parità di trattamento fra i soggetti beneficiari, per gli aiuti maturati prima dell'8 luglio 2003 e quelli maturati a decorrere da detta data, si è provveduto a finanziare separatamente le due agevolazioni, nonostante la sostanziale similitudine delle stesse. Pertanto, per i crediti di imposta maturati prima dell'8 luglio 2003, che costituiscono diritti acquisiti dei beneficiari, è stato necessario individuare un meccanismo che ne garantisse, anche sulla base di appositi studi di previsione, la fruibilità rispetto alle esigenze della globalità delle imprese beneficiarie e contemperasse gli equilibri contabili e finanziari del bilancio statale. Per quanto riguarda, invece, quelli maturati successivamente all'8 luglio, sono stati stanziati in bilancio specifici capitoli di spesa, oltre i quali detti crediti d'imposta non vengono praticamente riconosciuti.
È evidente, quindi, che nella fase della rimodulazione dell'agevolazione di cui trattasi è stato necessario contemperare, sulla base delle scelte e delle indicazioni politiche, le diverse esigenze di natura giuridica, economico-finanziaria e sociale. Infatti, sulla base dei parametri predeterminati e certi dettati dal già richiamato articolo 62, è stato emanato il succitato decreto 2 aprile 2003 di determinazione delle percentuali massime di fruibilità dei contributi definitivamente acquisiti alla data dell'8 luglio 2002 (10 per cento per il 2003 e 6 per cento a decorrere dal 2004). Appare, pertanto, pienamente legittima la scelta normativa di dilazionare nel tempo la fruibilità dei flussi di spesa dei diritti già definitivamente acquisiti sulla base di quanto previsto dal decreto in oggetto, posto che il citato articolo 62 non ha inciso sul diritto comunque acquisito dalle imprese richiedenti, mentre il richiamato decreto del dipartimento per le politiche fiscali è intervenuto esclusivamente sulle modalità di fruizione del credito d'imposta, individuando dei limiti quantitativi annuali non superabili nell'utilizzo dei crediti d'imposta.
Insomma, riassumendo, non avendo posto limiti di bilancio alle richieste iniziali, è evidente che il meccanismo era assolutamente fuori controllo, come accade dovunque, anche nelle regioni, dove, se non si fissano dei plafond, il bilancio non è in grado di fare fronte a richieste illimitate.

PRESIDENTE. L'onorevole Enzo Bianco ha facoltà di replicare.

ENZO BIANCO. Signor Presidente, sono profondamente insoddisfatto della risposta del Governo e lo sono innanzitutto perché, ancora una volta, il ministro competente, il ministro dell'economia, professor Tremonti, non è presente in quest'aula. Soprattutto, non è presente quando si parla di Mezzogiorno: ormai è chiaro e pacifico che egli è il capo vero del partito nordista che trascura gli interessi


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del Mezzogiorno! E mi dispiace che il ministro Giovanardi - a cui va la mia comprensione umana - venga qui a leggere una risposta, che i suoi uffici hanno preparato, in cui si limita a descrivere il problema invece di dirci che cosa il Governo intenda fare per risolverlo!
L'automaticità del credito d'imposta, come era stata introdotta dai Governi di centrosinistra, era il vero punto di forza del credito d'imposta, perché gli imprenditori del sud per la prima volta si trovavano nella condizione di sapere con certezza a quale aiuto avevano diritto, senza piangere miseria con nessuno. È evidente che ciò che sta accadendo viola lo statuto del contribuente!
Il sud e la Sicilia hanno fornito un contributo decisivo al successo del Governo presieduto dall'onorevole Berlusconi e l'onorevole Berlusconi e il suo Governo gli stanno voltando le spalle e si prendono il merito dei posti di lavoro che sono stati creati grazie a quel credito d'imposta di cui parla oggi il ministro Giovanardi. Ma oggi il sud e la Sicilia cominciano ad accorgersi di tutto ciò e ricambieranno con l'attenzione che esso merita (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

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