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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 9 maggio 2003, n. 103, recante disposizioni urgenti relative alla sindrome respiratoria acuta severa (SARS).
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione sulle linee generali.
Nella discussione sulle linee generali - chiedo al riguardo l'attenzione dei colleghi - è stata sollevata da diversi colleghi la questione dell'ammissibilità degli articoli 2-bis e 2-ter (vedi l'allegato A - A.C. 3961 sezione 1), introdotti nel testo del provvedimento nel corso dell'esame in sede referente. Il decreto-legge n. 103 del 2003 reca disposizioni urgenti per contrastare la SARS, prevedendo, all'articolo 1, l'obbligo per i passeggeri dei voli provenienti dai paesi a rischio di sottoporsi a controllo sanitario e, all'articolo 2, norme per la validazione dei test diagnostici da parte dell'Istituto superiore di sanità.
L'articolo aggiuntivo 2-bis, introdotto dalla Commissione, è volto ad adeguare in via stabile la struttura del dipartimento per la protezione civile ad ogni tipo di situazioni di emergenza, prevedendo che, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, si ridetermini la pianta organica con un aumento delle dotazioni di personale sino a 450 unità. L'emergenza SARS figura nel testo solo come uno dei possibili obiettivi del potenziamento delle strutture del dipartimento.
Analitiche considerazioni possono essere svolte per l'articolo aggiuntivo 2-ter, anch'esso introdotto dalla Commissione, che demanda ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di disporre che il capo del dipartimento per la protezione civile, in caso di calamità naturali o di altri eventi di particolare gravità verificatisi nel territorio di Stati esteri, provveda
ad approntare le necessarie operazioni di soccorso alle popolazioni colpite dall'emergenza. Anche in questo caso, le epidemie SARS sono richiamate dall'articolo solo come uno dei casi di applicazione dei nuovi poteri riconosciuti al capo del dipartimento.
Le disposizioni recate da tali articoli hanno, pertanto, una portata, nella loro formulazione testuale, che non appare finalizzata in via prevalente alla emergenza SARS, introducendo norme di carattere permanente riguardanti l'organico del dipartimento per la protezione civile ed i poteri del capo del dipartimento.
Tali disposizioni non appaiono conformi ai rigorosi criteri di ammissibilità degli emendamenti ai testi dei decreti-legge, definiti dall'articolo 96-bis, comma 7, del regolamento che impone di dichiarare inammissibili gli emendamenti ed articoli aggiuntivi che non siano strettamente attinenti alla materia del decreto-legge.
Pertanto, sulla base dell'interpretazione resa dalla Giunta per il regolamento nella seduta del 23 marzo 1988, in ordine ai poteri del Presidente circa l'ammissibilità di emendamenti introdotti nel testo della Commissione e dei precedenti in questo senso, gli articoli sopra ricordati si intendono espunti dal testo del provvedimento per la loro non stretta attinenza alla materia recata dal decreto-legge.
Per gli stessi motivi la Presidenza non ritiene ammissibile l'emendamento 2-bis.1 del Governo (vedi l'allegato A - A.C. 3961 sezione 2), integralmente sostitutivo del citato articolo 2-bis, concernente anch'esso l'assunzione di personale presso il dipartimento della protezione civile.
Si intendono pertanto decaduti tutti gli emendamenti e subemendamenti riferiti agli articoli espunti dal testo.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 3961 sezione 5), nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 3961 sezione 6).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 3961 sezione 7).
Avverto altresì che non sono state presentate proposte emendative all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 3961 sezione 3).
Avverto inoltre che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 3961 sezione 4).
Avverto che prima della seduta è stato ritirato l'emendamento 2-ter.2 del Governo.
Avverto, infine, che gli emendamenti a prima firma Labate sono stati sottoscritti dall'onorevole Valpiana.
GIUSEPPE PALUMBO, Presidente della XII Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PALUMBO, Presidente della XII Commissione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei fare presente che è giunto in questo momento in aula il parere espresso dalla Commissione bilancio, nel quale vi è l'avviso contrario anche sull'articolo 2-bis che prevede, in base alle risorse destinate dalla legislazione vigente, campagne di informazione proposte dal Ministero della salute. Chiedo pertanto una breve sospensione della seduta.
PRESIDENTE. Va bene, onorevole Palumbo. Sospendo la seduta per un quarto d'ora. La ripresa è fissata per le 16,50.
La seduta, sospesa alle 16,35, è ripresa alle 16,55.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi sul complesso delle proposte emendative presentate.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mosella. Ne ha facoltà.
DONATO RENATO MOSELLA. Signor Presidente, in questi giorni ci siamo soffermati abbastanza su questo provvedimento, cercando di spiegare perché nell'impegno del Governo nei confronti del pericolo SARS, noi abbiamo visto una «strada» sulla quale far convergere alcune nostre disponibilità.
Abbiamo sostanzialmente contribuito, attraverso una serie di emendamenti - ormai vanificati perché decaduti - a dare un segno importante riguardo alle misure che, a nostro avviso, il paese deve predisporre per orientare il lavoro a tutti i livelli per il prossimo futuro, soprattutto nell'ambito della ricerca.
Abbiamo detto a chiare lettere che l'ottima organizzazione che si è voluta mettere in campo - magari esibendo anche un po' di muscoli - a noi è sembrata alquanto superflua; quasi a dare una prova di forza sul piano organizzativo in un paese in cui, sostanzialmente, il sistema sanitario nazionale ed anche i controlli approntati ai porti e agli aeroporti sono controlli efficienti. Tutto ciò la Commissione ha potuto constatarlo attraverso il lavoro ispettivo condotto a Milano, a Roma, a Genova, dove ha visto che, sostanzialmente, anche nella prassi ordinaria, i controlli sono efficaci ed efficienti anche in virtù di riferimenti legislativi che risalgono a qualche anno addietro, ci garantiscono.
Abbiamo detto fin dal primo momento che era opportuno orientare i nostri sforzi verso la ricerca, perché riteniamo che il nostro paese possa offrire un contributo straordinario in questa direzione, individuando le cure e il vaccino da produrre in tempi rapidi, in modo da tranquillizzare la popolazione italiana e dare un contributo, attraverso l'Organizzazione mondiale della sanità, affinché anche a livello internazionale l'allarme possa rientrare.
Il virus della SARS è stato isolato in Vietnam, ad Hanoi, da Carlo Urbani, che ha pagato con la vita la sua generosità verso la ricerca italiana ed internazionale e proprio questo deve essere, per il nostro paese, uno sprone per investire ancora di più nella ricerca e trovare soluzioni che guardino nel tempo anche al prossimo futuro. Le vittime della SARS sono un monito affinché anche nel prossimo futuro a queste pandemie, che si vanno estendendo e che preoccupano l'opinione pubblica mondiale, si possano trovare soluzioni radicali. Ecco perché abbiamo insistito con forza, spronando gli investimenti, le risorse e l'impegno del Governo verso la ricerca.
Il provvedimento che, questa sera, ci apprestiamo ad esaminare e a votare mira a contrastare la diffusione di questa sindrome, disciplinando alcuni aspetti obbligatori per persone che si muovono sui vettori internazionali in questa sfrenata globalizzazione che, oggi, ci fa riconoscere nuovi pericoli rispetto ai quali il paese deve necessariamente attrezzarsi.
Ciò che è stato fatto, dunque, era il minimo indispensabile; era dovuto. In effetti, proprio la legge n. 106 del 1982 ci tutela con riferimento a tutte le malattie che arrivano da paesi a rischio. Il nostro era ed è, dunque, un sistema all'avanguardia. Abbiamo ritenuto eccessive, per certi aspetti, alcune forme d'intervento adottate dal Governo per mobilitare il paese. Intendiamoci: ben venga tutto ciò che viene realizzato per tranquillizzare e tutelare la popolazione e per intervenire prontamente, in modo mirato e qualificato, al momento opportuno. Siamo favorevoli ad ogni forma di intervento teso a garantire la salute delle persone, soprattutto di quelle maggiormente esposte ai rischi di contagio.
I ricercatori italiani rappresentano una risorsa straordinaria che va sostenuta. Ci sentiamo di indicare, senza esitazione, questa strada, finalizzando le risorse attraverso la rete della ricerca internazionale affinché si giunga alla messa a punto di un vaccino. Intercettare ed isolare le persone a rischio rappresenta una necessità alla quale il sistema italiano deve rispondere con rigore e serietà.
Le proposte emendative decadute ci avevano impegnato in alcune considerazioni
tra cui quella relativa all'ampliamento della tutela attraverso l'azione di vaccinazione a tutte le persone a rischio (mi riferisco anche ai bambini, ai meno abbienti, alle persone malate, quindi con maggiori difficoltà nell'affrontare un rischio epidemiologico).
Come gruppo parlamentare della Margherita abbiamo denunciato, fin dal primo momento, l'eccessiva responsabilizzazione della pur meritoria protezione civile italiana che straordinariamente è entrata in campo (abbiamo parlato quasi di commissariamento). Ha fornito un apporto importante principalmente perché ha tranquillizzato la popolazione dando la sensazione che il paese si stava muovendo. In queste ore, tuttavia, abbiamo visto attribuire al dipartimento di protezione civile funzioni proprie del sistema sanitario nazionale.
Nonostante ciò, abbiamo offerto la nostra disponibilità, affinché, in un percorso successivo rispetto a quello che stiamo intraprendendo, vi sia la possibilità reale di potenziare il dipartimento di protezione civile, mettendolo nelle condizioni - con uomini e mezzi - di svolgere il proprio lavoro, anche e soprattutto rispetto a queste nuove forme di minaccia che si avvicinano e che sono il frutto di una globalizzazione sfrenata.
Avremo ancora modo di discutere su questo tema poiché ci sta a cuore. Invitiamo il Governo a continuare il lavoro con riferimento al dipartimento di protezione civile perché riteniamo che un paese come il nostro debba necessariamente avere un sistema di protezione civile all'altezza della situazione.
Desidero aggiungere soltanto poche considerazioni.
Ieri, il ministro Sirchia ha annunciato, attraverso alcune agenzie, quasi un cessato allarme. Il momento di difficoltà che, senza voler infierire, senza voler drammatizzare, stiamo vivendo è, in effetti, anche il frutto di questa situazione: da una parte, c'è un ministro che prima dice una cosa e poi ne annuncia un'altra, mobilita le forze speciali della protezione civile e poi dice che possiamo dormire sonni tranquilli e, dall'altra, ci troviamo di fronte ad un provvedimento che - l'avevamo detto anche ieri sera - suscita forti dubbi in termini di possibilità di essere finanziato.
Allora, senza voler drammatizzare il momento, perché, rispetto al tema che stiamo affrontando, ci sentiamo chiamati ad un alto senso di responsabilità, diciamo: prepariamoci, preveniamo, sfruttiamo questo tempo importante per legiferare, ma anche per avviare forme di esercitazione e di mobilitazione del paese che prescindano dall'urgenza, in modo che, attraverso la scuola ed attraverso la rete del sistema sanitario nazionale, possa essere fatta una formazione corretta e si possa preparare la nostra popolazione ad affrontare anche un'emergenza. Anche se questa, in autunno e nel prossimo inverno, non vi sarà, sono tante, ormai, le minacce che il nuovo secolo ci prospetta in termini di rischi e di possibilità. Riteniamo che investire in prevenzione ed in esercitazione sia normale per un paese civile come il nostro.
Inoltre, anche se l'abbiamo già fatto in altre sedi, vogliamo ricordare, a noi ed al paese, che, ogni anno, indipendentemente dalla SARS, ci troviamo di fronte a tragedie immani. Ogni anno, infatti, la normale influenza uccide tra le 250 mila e le 500 mila persone: solo negli Stati Uniti, dove sappiamo esservi un sistema sanitario abbastanza rodato, con vaccini e cure mediche, ne muoiono 36 mila all'anno! Inoltre, ogni anno, muoiono di malaria 2 milioni e 700 mila persone, mentre la tubercolosi ne uccide 2 milioni e l'AIDS ha ucciso, nel 2002, 3 milioni di persone, di cui 610 mila bambini!
Allora, deve diventare un fatto ordinario che un paese come il nostro si dia da fare - subito - per prepararsi a scenari di emergenza futura. Occorre un approccio ai problemi sanitari mondiali, dunque anche italiani, di lungo termine; occorre scoprire le cause dei nuovi virus, come numerosi studiosi hanno affermato in termini chiarissimi in questi mesi, ed anche delle malattie che, spesso, emergono a causa di manipolazioni da parte dell'uomo, come gli allevamenti intensivi, il
riciclaggio di farine animali nei mangimi, l'uso di ormoni e di potenziatori della crescita, per non parlare degli esperimenti legati alla guerra biologica e di tanti altri temi che ci stanno a cuore e che si riassumono nel termine povertà.
Le vite che la SARS ha spezzato rappresentano una tragedia vera e grave; tuttavia, esse sono anche un monito a fare presto ed a prepararsi per gli scenari futuri. Noi ci sentiamo di chiedere a questo Governo, con molta forza, anche in queste ore un po' confuse, una prospettiva. L'avere individuato il virus con eccezionale rapidità dimostra che l'umanità dispone di intelligenze, di mezzi ed anche di quello spirito di collaborazione che è necessario per lavorare insieme per il bene comune. Ebbene, il nostro paese è e deve essere un punto di riferimento prezioso ed il prezzo che abbiamo pagato con la morte di un nostro ricercatore di prima linea va onorato anche sostenendo la ricerca in tale direzione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Parodi. Ne ha facoltà.
EOLO GIOVANNI PARODI. Signor Presidente, vorrei anch'io toccare alcuni punti che ritengo essenziali. Innanzitutto, devo ricordare un collega carissimo, il dottor Urbani, perché su questa grave insufficienza respiratoria egli ha dato se stesso e rimarrà in questa storia (Applausi).
Io vorrei toccare innanzitutto il tema dell'informazione. L'informazione deve essere corretta, oggi è scorretta; non è possibile che tutti abbiano la possibilità di spiegare questa fenomenologia. In teoria dovremmo fare una riunione con tutti coloro che sovrintendono ai mass media, all'informazione, per spiegare perché oggi si è messo paura su un fenomeno che potrà ripetersi. Nella storia della virologia questo è avvenuto e si è ripetuto varie volte; non a caso questo coronavirus è molto simile nella sua formazione, nei suoi capsomeri, al virus influenzale, che è stato nella storia dei tempi uno dei virus principali che noi conosciamo. Oggi c'è paura ad entrare in un ristorante cinese, si rifiutano i prodotti che vengono dalla Cina; mi risulta che, in un aeroporto nel quale c'era un «giallo», quelli che stavano in coda se ne sono andati, sono andati tutti via. Mi sembra estremamente scorretto, perché la paura origina spreco, origina l'impossibilità di governare questa fenomenologia.
Seconda questione. È certo che noi dovremo - io mi compiaccio per il comma 2-bis dell'articolo 1 - avviare questa campagna di informazione fatta da persone che non vadano in televisione per farsi vedere o per riempire lo studio medico in cui lavorano, ma che se ne intendano di questo problema. Campagna di informazione e campagna di vaccinazione antiinfluenzale: dobbiamo convincere le persone che la campagna antiinfluenzale può essere un aiuto per affrontare questa battaglia. Io che ho avuto la possibilità di studiare a lungo il virus influenzale, ricordo che ho trovato una lettera di Enrico VIII ad Anna Bolena che diceva: madama, lei ha calore, rossore, non si sente bene, stia tranquilla, a Londra in questo momento c'è una sindrome che chiamano l'asiatica. Quindi, pensate da dove viene questo virus, la nostra asiatica, quella del 1957.
Allora, dobbiamo fare informazione, dobbiamo fare formazione. Io vorrei dire a tutti i colleghi che non accetto che il Governo non voglia finanziare la formazione. Noi abbiamo bisogno di formare medici, personale sanitario, di formare tecnici; è assolutamente necessario, non si gioca sul problema della formazione. Perché questo? Perché può darsi che esistano e vengano sullo scenario virologico mondiale altri virus. Chi conosce la virologia sa che questo è possibile. Sa anche che cambiando la posizione, un capsomero, nell'ambito del virus, viene fuori la fenomenologia ad Hong Kong come a Singapore. Ma noi dobbiamo formare, insegnare e dobbiamo fare insieme questa battaglia, che è di educazione. Proprio nel momento in cui raggiungiamo una speranza di vita credo unica e nel momento in cui possiamo affermare di avere quasi totalmente vinto la mortalità infantile noi
stiamo invece impaurendo la nostra gente. La gente ha paura, il domani è tale che non si dovrà aver paura perché noi dovremo approntare insieme tutti i mezzi possibili, e riusciremo a farlo.
Io ritengo che anche al comma 4, dell'articolo 1, del provvedimento in esame ci sia la possibilità di raggiungere questo obiettivo. Ancora una volta, ricordo a quest'Assemblea che la salute non è né di destra né di sinistra. Pertanto, se insieme affrontiamo questi problemi la gente sarà più tranquilla; così facendo noi, invece, stiamo incudendo troppa paura e quest'ultima costa al Governo molto di più di quanto lo stesso risparmierebbe dal bloccare la formazione del personale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Luigi Pepe. Ne ha facoltà.
LUIGI PEPE. Signor Presidente, ho ascoltato con molta attenzione le argomentazioni, che condivido in pieno, svolte dall'onorevole Mosella, così come ho ascoltato con molta attenzione quanto testé affermato dall'onorevole Parodi. Viviamo in un momento in cui lo Stato sta per attrezzarsi per affrontare eventuali problemi, che speriamo non sorgano, ma che non possiamo escludere che emergano nel prossimo inverno, specialmente con riferimento al problema SARS.
Mi è dispiaciuto molto che il Presidente Casini ci abbia comunicato che sia stato espunto dal testo del provvedimento l'articolo 2-ter che recitava: entro il medesimo termine, di cui al comma 2-bis, il ministro della salute d'intesa con la conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e in collaborazione con la federazione italiana medici di medicina generale e con la commissione nazionale per l'educazione continua, predispone criteri e modalità per la tempestiva tenuta dei corsi di formazione e aggiornamento sulla SARS.
Questo, a mio avviso, è un argomento molto importante perché, come il sottosegretario Cursi sa, e mi dispiace che non sia oggi presente il ministro Sirchia, la federazione dei medici di medicina generale aveva chiesto al Ministero della salute la collaborazione per svolgere dei corsi al fine di porre sul territorio dei medici-sentinella. Ebbene, signor Presidente, nonostante che sia stato espunto questo articolo 2-ter, comunico che i medici della federazione italiana di medicina generale stanno predisponendo questi corsi. Dico ciò affinché il sottosegretario Cursi lo riferisca al ministro Sirchia. Il 21 giugno inizierà un corso per 103 medici che, a loro volta, procederanno alla formazione sul territorio di altri medici; in questo modo, vi sarà sul territorio una sorta di catena di medici-sentinella che sicuramente potranno essere utili in caso in cui si verificasse un'emergenza SARS.
Ha ragione, inoltre, l'onorevole Parodi nel sostenere che la campagna d'informazione va sicuramente integrata e potenziata attraverso una campagna di vaccinazione; sarebbe, altresì, opportuno una linea di indirizzo, predisposta da parte del Ministero della salute, in modo da impartire ordini ai direttori generali affinché la vaccinazione anti-influenzale venga effettuata nel miglior modo possibile e per il maggior numero possibile.
Signor sottosegretario, le posso assicurare che ciò non avviene in maniera compiuta specialmente nelle regioni meridionali del paese; spero, pertanto che questo argomento sia preso nella dovuta considerazione perché, con l'approssimarsi dell'inverno, le varie patologie di origine respiratoria sicuramente creeranno allarme che, senza un'adeguata informazione, potrebbero creare un falso allarme che, a sua volta, creerebbe uno stato di tensione, a mio parere, non tollerabile. Pertanto, spero che tutti, secondo le proprie competenze, ci si metta a lavorare per far sì che si ottenga, in ordine a questo problema, un esito positivo. Mi auguro, ripeto, che il sottosegretario Cursi riferisca al ministro Sirchia quanto fin qui detto, e soprattutto, si presti attenzione a quanto, in questo momento, stanno facendo i medici di medicina generale sul territorio attraverso i medici-sentinella (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Battaglia. Ne ha facoltà.
AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, desidero intervenire sul complesso delle proposte emendative per esprimere all'Assemblea una sensazione che abbiamo avvertito nel corso di queste giornate, in cui abbiamo discusso il provvedimento al nostro esame. Si tratta, indubbiamente, di un provvedimento necessario, perché l'epidemia della SARS non è certamente da sottovalutare, anche se non ha toccato direttamente - perlomeno in questa prima fase - il nostro paese, tenendo conto che era ed è tuttora necessario attivare le misure previste dal decreto-legge, in particolare per quanto concerne la sorveglianza in merito ai flussi di comunicazione che oggi attraversano tutto il mondo e che vedono arrivare nel nostro paese centinaia di persone al giorno, provenienti da aree nell'ambito delle quali tale epidemia ha colpito, in alcuni casi, anche migliaia di persone.
Ci troviamo di fronte, dunque, ad un provvedimento necessario, che abbiamo seguito con quell'atteggiamento costruttivo che è d'obbligo, in particolare quando si affrontano problemi così delicati. Con la stessa franchezza, tuttavia, dobbiamo dire che ci siamo trovati di fronte ad una maggioranza e ad un Governo che hanno mostrato, ancora una volta, l'improvvisazione con la quale vengono affrontati questo tipo di problemi, importanti e delicati.
Infatti, ci siamo trovati di fronte a proposte emendative, presentate anche dallo stesso Governo, che per fronteggiare i rischi derivanti dall'epidemia della SARS proponevano di costituire una sorta di servizio sanitario parallelo presso la protezione civile. Ora, la protezione civile costituisce indubbiamente una struttura importante della nostra organizzazione statale; noi crediamo sia stato opportuno coinvolgerla in questo particolare frangente, tuttavia un conto è affermare che la protezione civile debba essere coinvolta, un altro è prevedere, come abbiamo letto nell'emendamento presentato dal Governo, che la protezione civile dovrebbe assumere qualche centinaio di medici, scavalcando, in questo modo, le competenze e le responsabilità del Ministero della salute, delle regioni e delle aziende sanitarie e proponendo una modalità di intervento assolutamente inadeguata rispetto alle questioni che dobbiamo affrontare.
Si tratta di temi che devono essere non drammatizzati, ma affrontati con razionalità e concretezza, attivando al massimo, in tutte le sua potenzialità, le strutture del servizio sanitario nazionale.
Ciò è risultato dalla stessa XII Commissione (Affari sociali): una nostra delegazione ha infatti avuto modo di visitare aeroporti e porti e, soprattutto, di contattare e incontrare quegli operatori sanitari che sono a più diretto contatto con i flussi di persone provenienti dall'estero, vale a dire coloro che hanno effettuato i controlli in questi giorni. Essi hanno indubbiamente segnalato, insieme agli organismi preposti a controllare l'evoluzione della crisi, una serie di problemi, come ad esempio l'esigenza di rafforzare la sanità aeroportuale, oppure, nel caso dovessimo trovarci di fronte ad una crisi, l'esigenza di rafforzare i servizi di pronto soccorso, o ancora l'esigenza di individuare le postazioni necessarie nei reparti di malattie infettive.
Ora, però, se si tratta di un'esigenza che potremmo dover avere la necessità di affrontare, è assurdo, come propone il Governo, pensare di far fronte a tale esigenza facendo assumere sanitari, medici o infermieri dalla protezione civile.
È fuori da ogni logica! Immaginate cosa sarebbe un pronto soccorso nel quale si dovrebbero organizzare, ad esempio, corsie e percorsi protetti per questo tipo di malati, se negli stessi spazi dovessero operare un'equipe di pronto soccorso che dipende dall'ospedale o dall'azienda sanitaria ed un'altra che dovrebbe dipendere (non si sa come, in che modo e con quale competenza) dalla protezione civile. Immaginate come funzionerebbero i servizi aeroportuali se nello stesso ambiente dovessero lavorare insieme persone che dipendono dal Ministero della salute e dall'organizzazione
sanitaria ed altre che dovrebbero dipendere dalla protezione civile.
Nel corso della discussione in Commissione, da parte dello stesso rappresentante del Ministero della salute è stato posto anche questo problema. Allora, ci troviamo di fronte ad una situazione in cui, da una parte, si dice che attraverso la protezione civile si attivano tutte le misure per fronteggiare la SARS e poi, dall'altra parte, il Governo non riesce a mettersi d'accordo su come e chi debba fronteggiare la stessa SARS. Questa è una dimostrazione di improvvisazione e di incapacità di affrontare le questioni razionalmente; si dimostra di cogliere un'occasione importante e drammatica come questa magari per risolvere problemi che non hanno nulla a che vedere con la SARS: ciò non è serio. Ci rendiamo conto dell'importanza di una struttura come quella della protezione civile e possiamo anche prendere in considerazione, laddove se ne ravvisasse la necessità, il fatto che si debbano rafforzare le strutture della stessa. Tuttavia, ciò non ha nulla a che vedere con il provvedimento sulla SARS.
Allora, un Governo serio, se ha problemi con la protezione civile, presenta un suo disegno di legge e discute della protezione civile, facendo presenti al Parlamento le necessità nonché l'esigenza di rafforzare o meno tale struttura. È assurdo che in un decreto-legge in cui si parla di SARS ci si trovi di fronte ad emendamenti presentati dal Governo in un modo, poi smentiti dallo stesso e, in Assemblea, dichiarati palesemente inammissibili dal Presidente della Camera. Credo che questo non sia un bel modo di governare. Tra l'altro, gli emendamenti che abbiamo presentato in Commissione e che abbiamo riproposto in Assemblea sono finalizzati proprio a questo obiettivo. Si fronteggia seriamente un'emergenza come quella della SARS se si riesce a dare pieno sviluppo e piena funzionalità ai servizi sanitari ordinari, rafforzandoli se è necessario. Tuttavia, essi si possono rafforzare non scardinando un meccanismo di funzionamento della sanità che si basa sull'integrazione fra le funzioni centrali del Ministero della salute e le responsabilità regionali. È assurdo che, in un'evenienza come questa, si scavalchino le regioni, non si tenga conto delle loro esigenze e non si mettano in campo le risorse già esistenti. Ad esempio, non vedo perché quei medici assunti per affrontare l'emergenza all'epoca del Giubileo non possano essere utilizzati per affrontare l'emergenza della SARS. Questo è anche un modo di utilizzare razionalmente le risorse. Il ministro Tremonti effettua tagli a destra e a manca sulle politiche sociali, sulla sanità e sulla scuola e voi venite a proporci l'assunzione di 180 persone senza verificare prima se al Ministero della salute vi siano professionalità già disponibili, se le regioni abbiano risorse da mettere in campo, se attraverso un maggior coordinamento dei servizi esistenti si possano rafforzare le postazioni ed i servizi tenuti a fronteggiare la SARS. Questa è una maniera quanto meno schizofrenica di governare, che sta determinando gravi problemi per l'organizzazione della sanità e che sta oggettivamente - questo è ciò che percepiamo quotidianamente nel nostro paese - indebolendo e riducendo la rete dei servizi sanitari.
La rete dei servizi sanitari, invece, deve essere rafforzata per garantire a tutti i cittadini italiani livelli adeguati di assistenza gratuita e non con ticket o tutto quanto avete reintrodotto nel corso degli ultimi due anni penalizzando il cittadino ed il malato. Bisogna rafforzare la rete dei servizi ed ottimizzare le risorse, aumentandole se necessario, per fronteggiare i rischi connessi alla SARS. Questa è la maniera corretta di affrontare il problema.
Non dobbiamo abbassare la guardia nei prossimi mesi cullandoci sul fatto che l'epidemia in Europa e nel nostro paese, sostanzialmente, non è arrivata. Dobbiamo mantenere elevato il livello di guardia e collaborare maggiormente con i medici di base. Mi domando perché il ministro Sirchia, ad esempio, abbia rifiutato la collaborazione della federazione dei medici di famiglia che ha proposto il progetto dei medici di sentinella, cioè l'utilizzazione dei medici di base per garantire una sorveglianza
su tutto il territorio nazionale. Il Ministero della salute ha rifiutato tale proposta ed i medici di base, con le loro organizzazioni, la stanno portando avanti, come ricordava prima il collega Luigi Pepe. Dunque, dobbiamo ottimizzare quello che c'è, valorizzarlo e tenere alta la sorveglianza.
Inoltre, laddove nei mesi autunnali ed invernali, con l'ondata delle influenze, dovesse presentarsi anche nel nostro paese un'emergenza SARS - e ci auguriamo non sia necessario - dobbiamo essere pronti a fronteggiarla attraverso le strutture del servizio sanitario nazionale. Questa è una maniera razionale e moderna di governare. Invece, le proposte delle quali ci avete fatto discutere in questi giorni hanno dimostrato l'improvvisazione con cui, purtroppo, il Governo ha affrontato tale vicenda. Il fatto che la maggioranza sia costretta a ritirare i suddetti emendamenti è la dimostrazione di tale improvvisazione e dell'incapacità del Governo di affrontare in armonia questa importante vicenda (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.
TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, ho chiesto di avere la parola sul complesso degli emendamenti perché non so se potrò averla nel prosieguo del dibattito data la dichiarazione di inammissibilità della Presidenza. Inoltre, adesso vedremo cosa succederà con il parere della Commissione bilancio: forse non vi saranno più emendamenti su cui potremo intervenire. Dunque, intervengo in questa fase anche perché credo sia necessario, nonostante l'andamento di questo provvedimento e la pessima figura che il Governo sta rimediando in questo momento, ricordarci che stiamo parlando di un'epidemia che ha causato nel mondo oltre 780 morti e 83 mila contagiati. Credo si debba assolutamente entrare nel merito della serietà della sindrome a cui ci stiamo avvicinando.
Speriamo che nei mesi autunnali si possano avere misure profilattiche e preventive che, messe in atto, siano in grado di scongiurare il verificarsi anche nel nostro paese dell'epidemia. Proprio per questo è necessario che il decreto-legge in esame venga convertito perlomeno nella sua parte essenziale, quella relativa alla previsione dei controlli sanitari per le persone che arrivano nei nostri porti ed aeroporti e che ivi lavorano in modo da valutare che non siano portatori di tale patologia. In particolare, bisogna continuare a lavorare per mettere a punto un test diagnostico per ottimizzare la capacità non solo di curare, ma anche di prevenire tale malattia.
Detto ciò - che rappresenta la parte essenziale del decreto che resta in piedi, che appunto prevede solamente l'obbligo (che nel nostro paese deve essere fortunatamente previsto per legge), per le persone che menzionavo prima, di sottoporsi a controlli sanitari -, credo che comunque vada sottolineata l'improvvisazione e l'incapacità che il nostro Governo ha dimostrato nella presentazione di questo decreto-legge. Ieri, in sede di discussione sulle linee generali, abbiamo tutti unanimemente riconosciuto la capacità dimostrata dal Governo nell'affrontare, assieme ad altre organizzazioni internazionali, l'epidemia della SARS, ma oggi ci rendiamo conto che abbiamo avuto una buona capacità di risposta dal punto di vista sanitario, perché nel nostro paese esiste un buon servizio sanitario pubblico, organizzato, che dispone di tutta una serie di risorse che ha potuto mettere in campo immediatamente. Ma ci rendiamo conto, altrettanto bene, della capacità politica di questo Governo che pretendeva, con improvvisazione, di inserire tutta un'altra serie di argomenti, legati appunto a questo decreto-legge.
Abbiamo visto come il Governo non sia stato capace di individuare - come è stato messo in evidenza dal parere della Commissione bilancio - un capitolo di spesa preciso e netto per tutte le campagne di informazione su questo tema, delle quali vi è invece assolutamente bisogno nel nostro paese; in particolare, campagne di informazione rivolte ai soggetti a rischio e
alla popolazione più anziana, ultrasessantacinquenne, che abbiamo visto essere, a livello internazionale, quella più colpita e con una mortalità più alta, una volta colpita dalla sindrome respiratoria acuta severa. Di campagne di informazione vi sarebbe assolutamente bisogno, mentre il ministro della salute ha rifiutato l'aiuto di tutta quella platea di medici, presente nel nostro paese, che si era resa disponibile - e di fatto sta già svolgendo questo lavoro, senza aspettare ordini o permessi da parte del Governo - e aveva invece individuato delle campagne di informazione di massa sul tipo di comportamento individuale: campagne che non potranno essere fatte, perché in questo decreto non viene previsto il capitolo di spesa dal quale attingere, per realizzare queste campagne, né il tipo di impostazione, né quant'altro.
Trovo, inoltre, che sia stato molto grave inserire nel provvedimento l'articolo 2-bis - al riguardo devo dire che l'opposizione aveva già segnalato in Commissione la non ammissibilità sia dell'articolo 2-bis, sia dell'articolo 2-ter -, perché esso non era altro che un escamotage adottato dal Governo per inserire surrettiziamente, nell'onda dell'epidemia della SARS - peraltro, credo che questo sia poco serio nel momento in cui oltre 700 persone nel mondo sono morte per questa epidemia -, l'assunzione di personale nel Dipartimento della protezione civile. Ma ciò che ritengo ancora più grave è l'articolo 2-ter, che fortunatamente il Presidente ha dichiarato inammissibile. Esso, attraverso la scusa delle calamità naturali nel territorio estero, avrebbe costituito un lasciapassare, senza vincoli e senza nessun'altra precisazione e legame per il Presidente del Consiglio dei ministri, che sarebbe potuto intervenire con proprio decreto, sentito il Ministero degli affari esteri, qualora egli avesse reputato che calamità in paesi esteri avrebbero reso opportuno l'intervento dello Stato italiano. In tale articolo proposto dal Governo non era assolutamente precisato chi avrebbe valutato questa opportunità. Ciò avrebbe dato via libera e mano libera alla nostra Protezione civile, che per altri aspetti sappiamo tutti benissimo che svolge un ruolo importante, fondamentale ed anche di qualità, mentre evidentemente, essa non può avere mano libera, così come non può avere tutti questi poteri e non può, di fatto, surrettiziamente approfittare della pandemia legata alla SARS per proporre un ampliamento dei propri organici e dei propri poteri, di cui non capiamo - perché non ci sono svelati - gli obiettivi e le motivazioni, ma che sicuramente ci fanno pensare male.
Per questo credo che, nel mentre, si possa definire positivo il nocciolo del decreto e, dunque, anche Rifondazione comunista esprimerà un voto favorevole affinché i controlli nei porti e negli aeroporti continuino ad essere effettuati.
Vogliamo sottolineare fortemente il nostro disagio, il nostro disappunto e il parere assolutamente negativo sul modo in cui, ancora una volta, questo Governo, ma in particolare il ministro della sanità, ha tradotto in pratica queste norme, cercando surrettiziamente di far entrare, con questo decreto-legge, altri aspetti su cui la minoranza non è assolutamente consenziente e che sono stati dichiarati fortunatamente non ammissibili.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giulio Conti. Ne ha facoltà.
GIULIO CONTI. Credo che questo decreto-legge sia molto importante e non sono d'accordo con chi lo critica in modo asperrimo, come è accaduto poc'anzi. Innanzitutto, mi pare di ricordare che, in Commissione affari sociali, tutti i gruppi parlamentari si sono dichiarati favorevoli all'azione che stava conducendo il ministro in quel particolare momento e, soprattutto, quando alcune disposizioni del Ministero della salute italiano sono state trasferite in Europa. Il ministro, insieme alla Francia, ha imposto una discussione a livello europeo su questa materia per imporre un sistema di profilassi internazionale, e spesso è stato ostacolato da altre importanti nazioni europee.
Credo che questo non sia di poco conto e che sia un fatto molto positivo. Poi, se dobbiamo dirci la verità, sono d'accordo
quando altri dicono che è impossibile.... Signor Presidente...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prego consentite all'onorevole Conti di proseguire il suo intervento.
GIULIO CONTI. La coppa dei campioni è finita, se dobbiamo continuare così!
PRESIDENTE. Ma c'è la prossima, onorevole Conti.
Prego, onorevole Conti.
GIULIO CONTI. Questo è un discorso che dobbiamo puntualizzare con alcune considerazioni. Non è facile impedire la diffusione di un'infezione virale. Questo lo sanno tutti. Non credo sia possibile impedire che l'infezione SARS arrivi in Italia.
GIUSEPPE PALUMBO. Speriamo di no!
GIULIO CONTI. Sulla speranza, in Italia, c'è un detto che è meglio non ricordare.
La problematica relativa alla SARS deve essere considerata sulla base di prove concrete. Possiamo limitare questa infezione, ma potremmo bloccarla imponendo misure accettabili, per lo meno con il sistema del mercato mondiale esistente; tuttavia è impossibile bloccare determinati rapporti commerciali, industriali e finanziari con altre nazioni.
Questo è un discorso di fondo, perché la Cina, nazione dove il fenomeno SARS è partito, ha imposto persino il blocco di alcuni convegni internazionali di natura economica, culturale e di incontri con gente proveniente da altre nazioni, al fine di impedire la diffusione di quello che loro avevano definito un fenomeno esaurito e chiuso, che aveva comportato la sostituzione del ministro della sanità. In realtà, il fenomeno era in estensione e soltanto una manovra propagandistica aveva suggerito al ministro molto sprovveduto di negarne l'esistenza.
Ritengo che ciò che il Governo sta attuando oggi sia necessario e abbastanza sufficiente, anche se credo che il problema debba essere ripreso quando cambierà la stagione, perché tutti sanno, compresi noi e gli scienziati, che il virus può cambiare la sua forma di virulenza a seconda del tempo delle stagioni. Non sappiamo se ad ottobre o a settembre - prima ne parlavo con l'onorevole Lucchese - il virus sarà ancora attivo, se non ci sarà più, o se sarà più virulento.
Occorrerà riparlarne quando il virus potrà diventare effettivamente pericoloso per la nostra nazione e sarà necessario prendere i provvedimenti opportuni.
Per quello che riguarda l'utilizzo dei medici, in modo asettico e comunque di massa, come sostenuto in precedenza dall'onorevole Battaglia, non sono d'accordo. Non credo che i medici utilizzati durante il Giubileo siano idonei a fare diagnosi precise sulla SARS e a stabilire se il paziente sia o meno portatore della malattia. Ritengo che siano necessari specialisti in malattie respiratorie e dei polmoni, perché non credo che il discorso sia così semplicistico: «acchiappiamo» i medici che hanno lavorato durante il Giubileo, li mettiamo là e, dopo tre o quattro anni, diventano tutti virologi. Questo è un discorso che non serve.
D'altro canto, quanto all'azione svolta dai medici di base, dei quali sono un esponente, per altro iscritto al sindacato al quale il collega si è riferito, mi sembra sia un atto dovuto da parte del medico di base vigilare sulla sanità territoriale, sull'infettivologia e sulla prevenzione. Anzi, a titolo di merito nei confronti di questa categoria, si può dire che, oggi, in Italia la prevenzione è effettuata soltanto dai medici di base. Quindi, si tratta di un discorso che conduce ad altri tipo di valutazione e di considerazione. Che, però, il medico di base dica: «Offro un progetto per fare ciò», è un po' propagandistico. Ritengo, invece, che il medico di base lo faccia già e lo debba fare, semmai, aiutato e facilitato in alcuni momenti del suo lavoro. Probabilmente, visto che siamo medici, l'incentivo può essere soltanto economico. Ma questo è un altro discorso. Ritengo sia un altro discorso, per essere molto seri.
Invece, mi soffermerò maggiormente sull'articolo 2, relativo ai test diagnostici o
preventivi o di annuncio della malattia. Non mi pare che ce ne siano. Ripeto: non mi pare che ce ne siano, anche perché sembra che questo sia un virus mutante. E, se è un virus mutante, capite benissimo che è difficile predisporre un vaccino. Riconoscerlo è un'altra cosa. Non mi pare ci siano test che, oggi, possano essere validati. Mi pare, però, doveroso prevedere, in un testo di legge, che tra poco diventerà legge, che il test debba essere validato non dall'iniziativa privata ma da quella pubblica, vale a dire dall'Istituto superiore di sanità. Credo che su questo aspetto saremo tutti d'accordo. Ritengo che queste valutazioni e queste precisazioni debbano essere esposte e debbano essere sostenute. Ritengo che, sull'argomento, tra qualche tempo, quando si potranno valutare meglio gli effetti che, probabilmente, avremo in Italia o in Europa, debba essere dato spazio, in modo più concreto, ad un discorso culturale ma anche ad una prevenzione medica efficace, avviando una riflessione su argomenti che, certamente, in qualità di rappresentanti di una Commissione attenta come la nostra, non possiamo trascurare.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
DOMENICO DI VIRGILIO, Relatore. Signor Presidente, considerando le proposte emendative dichiarate inammissibili dal Presidente e quelle che la Commissione Bilancio ci costringe ad accettare, c'è una vera epidemia, una vera moria di emendamenti.
La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento 1.5, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis del regolamento, che sopprime il comma 2-bis dell'articolo 1. Ugualmente, il parere è favorevole sull'emendamento 1.6, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis del regolamento, che sopprime il comma 2-ter dell'articolo 1. Se questi due emendamenti fossero approvati, tutte le altre proposte emendative presentate decadrebbero. Peraltro, su alcune di esse, nel Comitato dei nove, è stato espresso parere favorevole.
Mi permetta di constatare che la presa di posizione della Commissione bilancio va ad influire fortemente sugli aspetti che i colleghi hanno fatto notare. Oggi, la prevenzione è il cardine fondamentale per vincere le epidemie e le pandemie. Il comma 2-bis dell'articolo 1, che ho presentato in Commissione affari sociali e che è stato accettato unanimemente, anche dalle opposizioni - come, d'altra parte, il comma 2-ter del medesimo articolo -, si basa su una campagna d'informazione nei confronti dei cittadini. I cittadini devono collaborare, se sono informati. Se non sono informati, possono cadere, non per colpa loro, nel panico o nell'ignoranza. Ugualmente, mi sembra fondamentale la formazione dei medici rispetto ad una nuova evenienza sconosciuta. Tra l'altro, nel comma 2-bis dell'articolo 1 abbiamo disposto espressamente: «(...) nell'ambito delle risorse destinate dalla legislazione vigente alle campagne d'informazione promosse dal Ministero della salute (...)».
Prendiamo atto di ciò, con rammarico. Comunque, molti colleghi hanno presentato ordini del giorno. Tornerò, poi, in fase di dichiarazione di voto, su alcune considerazioni svolte dai colleghi.
PRESIDENTE. Onorevole Di Virgilio, c'è il dettaglio delle coperture.
Il Governo?
CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis del regolamento), accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 392
Votanti 391
Astenuti 1
Maggioranza 196
Hanno votato sì 391).
Prendo atto che l'onorevole Fanfani non è riuscito a votare.
Avverto che sono così preclusi gli emendamenti Valpiana 1.4 e Bindi 1.1.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.6 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis del regolamento), accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 413
Maggioranza 207
Hanno votato sì 412
Hanno votato no 1).
Prendo atto che gli onorevoli Ronchi e Mormino non sono riusciti a votare e che quest'ultimo avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Avverto che sono così preclusi gli emendamenti Zanella 1.2 e Ercole 1.3.
Avverto, altresì, che le restanti proposte emendative sono tutte decadute a seguito dell'espunzione degli articoli 2-bis e 2-ter, così come è stato già illustrato dal relatore.
Poiché il disegno di legge consiste in un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale.
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