Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 314 del 27/5/2003
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(Iniziative per la diminuzione dei decessi causati da errori sanitari - n. 3-01246)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la salute, senatore Cursi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Delmastro Delle Vedove n. 3-01246 (vedi l'allegato A - Interpellanza e interrogazioni sezione 6).

CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. In via preliminare si fa presente che presso il Ministero della salute non esistono dati ufficiali riguardanti decessi colposi all'interno delle strutture ospedaliere pubbliche, sicché risulta difficile avvalorare ovvero confutare le cifre riportate nell'interrogazione in esame.
La problematica degli errori in medicina è un tema fortemente sentito a livello centrale, del quale ci si sente pienamente investiti; del resto, non potrebbe essere altrimenti. Basti pensare al riguardo che, tra i principi etici di massima che si rivolgono a tutti coloro che hanno a che fare con la sanità e la salute - la cui valenza viene riconosciuta a livello internazionale -, vi è la sicurezza, intesa nel senso di lavorare quotidianamente per massimizzare i benefici delle prestazioni, minimizzare i danni, ridurre gli errori in medicina.
Dunque, proprio al fine di ridurre il più possibile l'entità di tale fenomeno, questo dicastero sta seriamente vagliando ipotesi di soluzione. Sotto tale aspetto, spetta sicuramente un posto di primo piano alla commissione per il rischio clinico, istituita presso questa amministrazione, costituita da un gruppo di esperti con il compito di fornire elementi di conoscenza e indicazioni utili ad affrontare, sia a livello normativo sia a livello tecnico-operativo, le questioni relative alla gestione del rischio clinico.
D'altro canto, sta diventando sempre più forte la consapevolezza dell'importanza dello studio preventivo dell'errore, con la conseguente necessità non solo di individuare le aree più critiche - cioè quelle in cui con maggior frequenza si registrano errori -, ma anche di svolgere un'analisi compiuta delle cause dell'errore. Mentre per perseguire il primo obiettivo potrà ritenersi sufficiente una raccolta di dati relativi all'incidenza dei vari tipi di errore e alle aree cliniche o ai servizi in cui avvengono, per il secondo obiettivo i dati necessari sono molto più complessi, implicando una precisa conoscenza del processo e delle procedure.
Sarebbe quindi necessario prevedere un sistema coordinato di vigilanza dell'errore, articolato su tre livelli (nazionale, regionale ed ospedaliero), che utilizzi un


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metodo standardizzato di raccolta e di analisi dei dati supportato da una rete informatica.
D'altronde, è convincimento generalizzato che solo attraverso la collaborazione tra il Ministero della salute e gli altri enti erogatori di assistenza sarà possibile realizzare iniziative idonee a ridurre in maniera sensibile il numero di incidenti in ambito sanitario. Tale coesione va cercata anche all'interno delle diverse strutture, nelle quali il monitoraggio deve essere inteso non già come uno strumento coercitivo e di controllo, bensì come un valido supporto di lavoro, utile sia al fine di correggere disfunzioni sia per migliorare la qualità dei servizi.
In realtà, allo stato attuale, sono già operativi sistemi di monitoraggio che potrebbero costituire un modello per l'attuazione del sistema di vigilanza dell'errore in medicina. Trattasi in particolare della farmacovigilanza e della emovigilanza che - com'è noto - sono relative a procedure quali la prescrizione e somministrazione di farmaci e la trasfusione di emocomponenti trasversali alla maggioranza delle aree cliniche.
Da ultimo, per quanto riguarda il suggerimento formulato dall'onorevole interrogante circa la possibilità che il ministro della salute richieda in forma sinergica un intervento delle compagnie di assicurazione per contribuire allo studio e alla ricerca delle cause di errori, si esclude la perseguibilità di tale iniziativa. Infatti, le diverse finalità cui sono istituzionalmente deputate le amministrazioni sanitarie, da un lato, e le compagnie di assicurazione, dall'altro, sconsigliano una eventuale collaborazione tra le stesse in un settore così complesso quale quello degli errori in ambito sanitario.

PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di replicare.

SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Signor sottosegretario, dichiaro la mia soddisfazione, in quanto nella sua risposta mi è parso di intravedere la piena consapevolezza da parte del Ministero della gravità di tale fenomeno, sia sotto il profilo assorbente della salvaguardia della vita umana, sia sotto il profilo riflesso dei costi che questo fenomeno comporta.
Lei, signor sottosegretario, ha affermato che il Ministero della salute non dispone di dati ufficiali, ma tali dati vanno anche ricercati. Esiste il Cireas che, in collaborazione con Zurich consulting, ha elaborato una serie di elementi statistici dai quali si evince questo numero pauroso di 14 mila morti all'anno a causa di errori nel sistema sanitario, la maggior parte dei quali sarebbe evitabile.
Dopo aver ribadito la priorità dell'obiettivo di salvare vite umane, occorre ricordare che anche l'aspetto finanziario assume rilevanza. Infatti, a seguito di tale situazione, il sistema pubblico sanitario esborsa ogni anno l'astronomica somma - e questo è un dato oggettivo - di 175 milioni di euro (riferita all'anno 2000), con aumento negli ultimi dieci anni, proprio a causa della sinistrosità, del 400 per cento dei premi assicurativi.
Chiaramente, una riduzione della sinistrosità comporterebbe anche una riduzione dei premi nonché la liberazione di risorse assolutamente necessarie, tanto più in questo momento di affanno finanziario, per il settore della sanità.
Mi consenta, onorevole sottosegretario, proprio perché ritengo completa la sua risposta e perché da sottosegretari efficienti ed efficaci è giusto pretendere sempre di più, di manifestare una parziale distonia rispetto alla sua affermazione secondo cui non sarebbe opportuno operare sinergicamente con le compagnie di assicurazione.
Concordo pienamente con lei sul fatto che i fini del sistema sanitario nazionale e quelli delle compagnie di assicurazione non coincidono, ma certamente le compagnie di assicurazione dispongono di una messe di dati non soggettivi, ma oggettivi, ovvero derivanti dal numero di cause già esaurite su tutto il territorio nazionale, che possono costituire un importante elemento di studio, di analisi e di valutazione per conseguire i risultati che tutti ci proponiamo.


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La invito dunque a rimeditare tale profilo relativo alla sinergia con le compagnie assicuratrici, fermo restando - lo ribadisco - che concordo pienamente con lei sulle finalità diverse che il sistema sanitario e le compagnie stesse perseguono.
Mi dichiaro pertanto soddisfatto, invitando il Governo a seguire le sperimentazioni già in atto - ho citato, ad esempio, quella in corso presso l'Ospedale San Raffaele di Milano, dove sono state attivate ben sei squadre di gestione del rischio coordinate da un risk manager - proprio al fine di comprendere dove, come e in quali reparti nascono gli errori sanitari più gravi, ovvero quelli con conseguenze letali.
Ritengo che il Governo e il Ministero della salute debbano sollecitare anche le regioni e gli assessorati regionali alla sanità al fine di una maggiore consapevolezza del problema e per attrezzare le aziende sanitarie locali, così come ha fatto l'Ospedale San Raffaele di Milano.
Ne guadagnerà il sistema sanitario nazionale pubblico, sia sotto il profilo della salvaguardia della salute sia sotto il profilo dell'acquisizione di importantissime risorse per procedere verso quella sanità dell'eccellenza che costituisce un obiettivo di questo Governo e del ministro Sirchia.

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