Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 310 del 15/5/2003
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(Impatto ambientale della costruzione dell'acquedotto Rio Acque Striate in Piemonte - n. 2-00755)

PRESIDENTE. L'onorevole Cima ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00755 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 5).

LAURA CIMA. L'interpellanza in oggetto riguarda una vecchissima vicenda che risale addirittura al 1986, quando la Cementir Spa richiese al corpo delle miniere di Torino la concessione mineraria per lo sfruttamento di una miniera di marna cementizia in località Monte Bruzeta nel comune di Voltaggio (Alessandra), sostenendo che la vecchia miniera sulla quale aveva la concessione era in via di esaurimento. Dunque, al fine di proseguire l'attività produttiva e non licenziare gli operai del cementificio di Arquata Scrivia, fu chiesta questa nuova concessione.
Il problema già allora era piuttosto grave, nonostante nel 1986 non ci fosse ancora una coscienza ambientale così diffusa e consolidata da leggi nazionali e regionali nonché da battaglie che gli ambientalisti hanno portato sul territorio e nelle istituzioni a partire già dal 1987, anno in cui i Verdi si sono presentati per la prima volta in Parlamento.
Tale questione era delicata sin da allora in quanto la concessione della miniera riguardava un territorio sul quale si trovavano le sorgenti dell'acquedotto del comune di Carrosio e del comune di Gavi. Quindi, il corpo delle miniere di Torino decise di riconoscere la concessione; decisione, a mio avviso, motivata anche dai tempi e dalla scarsa sensibilità nonché dalla considerazione dell'acqua come un bene che non si poteva sfruttare o non tutelare perché altrimenti avremmo rischiato, come oggi abbiamo coscienza, di registrare gravi crisi su tutto il pianeta.
Tuttavia, siccome i due comuni avevano necessità di acqua, il corpo delle miniere di Torino obbligò la Cementir Spa a costruire un nuovo acquedotto. Dunque, l'impatto ambientale si raddoppiò in quanto, non solo si cancellava la fonte originaria di acqua dei due comuni, ma si impattava in un altro luogo - peraltro, all'interno di una zona parco - per costruire il nuovo acquedotto. Tanto è vero che la popolazione, chiamata ad una consultazione popolare che coinvolse tutti i cittadini, con il 90 per cento degli aventi diritto, espresse un voto contrario alla realizzazione della cava. Ciò dimostra che,


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già da allora, i cittadini avevano una coscienza ambientale più alta delle istituzioni.
Presidente, il problema è che, a seguito di tale vicenda, non trovandosi un accordo non solo tra le istituzioni locali ma anche tra i ministeri competenti, fu proprio la Presidenza del Consiglio dei ministri ad intervenire il 4 agosto del 1999.
Il Presidente del Consiglio dei ministri emanò un decreto che autorizzava l'avvio delle attività estrattive, subordinandolo alla realizzazione e alla messa in esercizio del nuovo acquedotto; pertanto, a cascata, anche la regione Piemonte approvò le opere. Il comune di Carrosio ha impugnato prima la delibera della giunta regionale presso il tribunale amministrativo regionale e poi la decisione del tribunale amministrativo regionale presso il Consiglio di Stato.
La ragione della mia interpellanza è che, finalmente, registriamo due iniziative, secondo noi, storiche. Abbiamo un'ordinanza del Consiglio di Stato che ha sospeso l'efficacia del decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri e anche della sentenza del TAR; ma, abbiamo anche, praticamente in contemporanea, in seguito al reclamo n. 2001/51 presentato dall'associazione Legambiente, una messa in mora da parte della Commissione ambiente dell'Unione europea per cattiva applicazione delle direttive 85/337/CEE sulla valutazione di impatto ambientale e 92/43/CEE sulla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche.
Di conseguenza, la giunta regionale del Piemonte, il 28 aprile 2003, ha preso atto della decisione del Consiglio di Stato e ha demandato alle autorità locali, per quanto loro compete, l'adozione dei provvedimenti conseguenti alla sospensione del decreto del Presidente del Consiglio del 4 agosto 1999
Visto che l'ordinanza del Consiglio di Stato, pur molto chiara nelle motivazioni - e ci ritornerò dopo aver ascoltato la risposta del Governo -, lascia comunque spazio alla Presidenza del Consiglio per altre iniziative, vorrei sapere dal Governo, da una parte, quali siano le intenzioni della Presidenza del Consiglio e, dall'altra, come si debba procedere secondo il Governo e quali autorità competenti debbano rendere completa questa decisione, anche con l'ordinanza di immediata demolizione dell'acquedotto, che è, ormai, illegale dopo la sentenza del Consiglio di Stato e anche dopo la lettera di messa in mora dell'Unione europea - anch'essa ha un importanza considerevole -, in modo da procedere al ripristino dell'habitat originale di queste aree.
Quindi, vorrei sapere come il Governo valuti questa situazione, quali siano le iniziative della Presidenza del Consiglio - se ci saranno delle iniziative - e se non si ritenga necessario che le autorità locali ripristinino l'habitat originale, demolendo le opere del nuovo acquedotto, che, come ho detto all'inizio, sono molto impattanti - in particolare la diga -, ovviamente, in una zona destinata a parco.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, senatore Ventucci, ha facoltà di rispondere.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, credo sia necessario ripercorrere le fasi della vicenda descritta dall'onorevole Cima. Anzitutto, il rilascio della concessione mineraria denominata Monte Bruzeta, situata nel comune di Voltaggio, avvenuta a favore della società Cementir Spa nel luglio del 1987 da parte del distretto minerario di Torino, non ha mai prodotto i suoi effetti a causa del noto problema di interferenza dei lavori minerari con le opere di captazione degli acquedotti che alimentano i comuni limitrofi di Gavi e Carrosio. Nel 1996, venuta a scadere la concessione, la Cementir ha presentato istanza di rinnovo al distretto minerario di Torino, che ha promosso una Conferenza dei servizi, ai sensi dell'articolo 14 della legge n. 241 del 1990, nel corso della quale non è stato possibile raggiungere l'unanimità dei consensi, in quanto rimaneva insoluto il problema originario


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relativo all'interferenza dei lavori minerari con l'utilizzo degli acquedotti. Avendo il distretto minerario di Torino nel 1998 rimesso gli atti all'allora ministro dell'industria ed avendo questo, a sua volta, investito della questione la Presidenza del Consiglio dei ministri, chiedendo l'applicazione della legge n. 241 del 1990, il Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 agosto 1999, ha accordato alla società Cementir Spa il rinnovo della concessione subordinandolo però ad alcune prescrizioni. La regione Piemonte, chiamata all'esecuzione del progetto, così come modificato dal suddetto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, avviava il procedimento amministrativo della valutazione di compatibilità ambientale relativo all'Acquedotto del Rio Acque Striate per l'approvvigionamento idropotabile dei comuni di Carrosio e Gavi, rilevando che la presenza dell'opera di presa dell'acquedotto all'interno del parco non poteva essere considerata di per sé causa ostativa alla realizzazione dell'acquedotto stesso, dal momento che la stessa legge istitutiva del parco, all'articolo 12, nell'indicare i divieti per il territorio del parco, alla lettera i), prevede un'eccezione proprio per gli acquedotti.
Tale procedimento di valutazione di compatibilità ambientale del progetto Acquedotto del Rio Acque Striate si è concluso positivamente, con prescrizioni, in data 23 aprile 2001. La Commissione ambiente dell'Unione europea, in merito alla presunta cattiva applicazione delle direttive, chiedeva informazioni alla Presidenza del Consiglio dei ministri concernenti: le modalità con cui è stata applicata la procedura della valutazione di incidenza - direttiva 92/43/CEE - sul proposto sito di importanza comunitaria «Sinistra idrografica dell'Alto Lemme», relativamente al progetto dell'acquedotto alternativo Rio Acque Striate; le modalità con cui è stata applicata la prevista procedura di valutazione di impatto ambientale, quale adempimento della direttiva 85/337/CEE, successivamente modificata dalla direttiva 97/11/CEE, nell'ambito del rinnovo della concessione mineraria denominata Monte Bruzeta.
La Presidenza del Consiglio, svolti i necessari approfondimenti, indiceva una riunione di coordinamento a seguito della quale si evidenziava, quanto al primo adempimento, posto in rilievo dalla Commissione europea ambiente, come a questo fosse stato ottemperato nell'ambito della relativa procedura di valutazione di impatto ambientale espletata sul progetto di acquedotto alternativo a cura della regione Piemonte. Per quanto concerne il secondo punto, relativo alla procedura di valutazione di impatto ambientale applicata alla miniera, la Presidenza del Consiglio ha effettuato un'analisi del quadro normativo che regolamenta la suddetta procedura, per la tipologia di opere minerarie, vigente al momento della richiesta di rinnovo della concessione mineraria, analisi che si è conclusa con l'esclusione del progetto Monte Bruzeta dalla procedura di valutazione di impatto ambientale in quanto la superficie interessata globale è di circa 15,5 ettari. Il decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996 di recepimento della direttiva 85/337/CEE ribadisce che siano sottoposte a procedure di VIA soltanto le cave e le torbiere di estensione superiore a 20 ettari. Il progetto Monte Bruzeta pertanto non sarebbe stato in ogni caso sottoposto a VIA in quanto di estensione globale inferiore.
Alla luce delle suddette argomentazioni, deve ritenersi quindi che in materia sono state correttamente applicate le norme comunitarie. Le suddette osservazioni sono state successivamente rappresentate alla Commissione europea da parte della Presidenza del Consiglio con nota del 18 settembre 2002 per il tramite della Rappresentanza permanente d'Italia presso l'Unione europea.
Quanto alle altre problematiche evidenziate dalle amministrazioni locali, si è convenuto sull'opportunità di costituire presso la competente prefettura un tavolo tecnico composto da tutti i soggetti interessati e coordinato dalla stessa prefettura, che deve seguire lo sviluppo della vicenda,


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garantendo la massima trasparenza dell'azione amministrativa sotto il profilo ambientale, sanitario e della tutela dei lavoratori e della popolazione. In proposito, il rappresentante dell'Agenzia regionale prevenzione ambiente del Piemonte ha riferito che i valori del monitoraggio per la rilevazione dell'amianto nelle acque del Rio non sono particolarmente significativi e il rappresentante della ASL competente per territorio ha precisato che dai rilevamenti sinora effettuati la salute dei lavoratori non è in pericolo.
In ogni caso si è convenuto che la regione Piemonte e l'ARPA Piemonte mettano a disposizione dei ministeri dell'ambiente e della salute, oltre che della prefettura e degli enti locali, gli esiti dei campionamenti effettuati per accertare la qualità delle acque del Rio Acque Striate, nonché dei terreni circostanti la zona di captazione.
È inoltre compito della società concessionaria inviare ai suddetti ministeri, oltre che alla prefettura, il progetto di coltivazione della miniera, corredato degli esiti delle analisi ed indagini svolte per stabilire la presenza o meno di amianto nell'area oggetto di concessione.

PRESIDENTE. L'onorevole Cima ha facoltà di replicare.

LAURA CIMA. Signor Presidente, rimango leggermente stupita perché, forse, il Governo non è a conoscenza delle pronunce in materia; peraltro, la decisione del Consiglio di Stato, alla quale faccio specifico riferimento, non è molto recente.
Nella mia interpellanza urgente ho manifestato la volontà di sentire il Governo per conoscere quali iniziative quest'ultimo intendeva adottare in risposta alla recente moratoria dell'Unione europea e come voleva dar corso alla decisione del Consiglio di Stato sulla sospensione dell'efficacia del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 agosto 1999.
La decisione succitata è esemplare perché credo che in Italia, per la prima volta, il Consiglio di Stato ha recepito tutte le istanze volte a dimostrare che l'acqua è un diritto che non può passare in secondo piano rispetto ad esigenze imprenditoriali - rappresentate, ad esempio, da una cava estrattiva -, che occorre preservare l'integrità dei pozzi; quindi, tutte le motivazioni al riguardo portate dai comuni di Carrosio e Gavi sono state accolte.
Scusi, onorevole sottosegretario, abbia pazienza, ma in questo caso non si tratta di discutere sul fatto se vi sia o non vi sia amianto poiché ormai siamo giunti ad una fase successiva: forse lei o chi le ha preparato la nota non è stato informato. A questo punto mi chiedo se sia utile presentare interpellanze urgenti.
Onorevole sottosegretario, lei non ha risposto, quindi non so se ritenermi soddisfatta o meno.
Ho parlato della decisione presa dal Consiglio di Stato e della messa in mora dell'Italia da parte della Commissione ambiente dell'Unione europea e le ho chiesto quali iniziative il Governo intenda adottare. Infatti, secondo l'Unione europea, bisogna ripristinare l'habitat, mentre secondo quanto deciso dal Consiglio di Stato, il secondo acquedotto non ha ragione di esistere e, quindi, in qualche misura, è da considerarsi abusivo e, di conseguenza, va smantellato.
Il Consiglio di Stato ha motivato chiaramente la sua decisione avendo preso in esame tutte le leggi nazionali e regionali in materia: in particolare è stato dato rilievo alla legge n. 36 del 1994 e al decreto legislativo n. 152 dell'11 maggio 1999.
È stata quindi sospesa l'efficacia del provvedimento gravato con la motivazione che è stata condotta una comparazione tra l'interesse alla coltivazione della miniera e l'interesse a servire di acqua una determinata utenza collettiva, senza che sia stata valutata l'importanza ambientale e idrica delle fonti sottoposte a rischio di eliminazione.
Non è stata valutata in modo adeguato la concretezza del rischio di distruzione nonché l'importanza e la rilevanza della risorse idrica in parola; non è stato considerato se siano praticabili soluzioni alternative capaci di consentire il soddisfacimento dell'interesse pubblico alla coltivazione


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della miniera e la preservazione ovvero la riduzione dei fattori di rischio di distruzione delle fonti delle quali si tratta. Pertanto, l'accoglimento del motivo di appello in esame comporta la sospensione del provvedimento gravato.
Il Consiglio di Stato afferma poi che resta salvo, in ossequio al dettato dell'articolo 26 della legge n. 1034 del 1971, il potere della Presidenza del Consiglio dei ministri di adottare ulteriori provvedimenti amministrativi, finalizzati alla definizione della procedura sulla base della rivalutazione degli interessi in rilievo nella prospettiva delineata.
Ho proposto l'interpellanza urgente perché avrei voluto conoscere le intenzioni della Presidenza del Consiglio dei ministri al riguardo; questo è stato il motivo che mi ha spinto a presentarla. Inoltre, ritengo che la sentenza è così chiara che bisogna demolire l'acquedotto, in particolare la diga, e ripristinare l'habitat (vi è anche il supporto della messa in mora dell'Unione europea). Mi aspettavo che il Governo facesse riferimento a questi aspetti, invece, ha fornito una risposta come se nulla fosse accaduto. Mi stupisco del fatto che il sottosegretario mi abbia risposto, senza le informazioni necessarie.
Ho concluso, signor Presidente; mi chiedo, tuttavia, se dovrò riproporre la questione tramite un nuovo strumento di sindacato ispettivo per ricevere soddisfazione perché il Governo non è entrato nel merito della questione.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, poiché non è presente il rappresentante del Governo, che avrebbe dovuto fornire risposte alle interpellanze urgenti presentate dagli onorevoli Illy n. 2-00744, e Polledri n. 2-00754, lo svolgimento delle medesime è rinviato ad altra seduta.

ROBERTO DAMIANI. Signor Presidente, chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO DAMIANI. Signor Presidente, vorrei che rimanesse agli atti il mio disappunto per l'assenza del Governo su un tema di così rilevante attualità per la città di Trieste.

PRESIDENTE. Il disappunto è anche di questa Presidenza.

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