Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 310 del 15/5/2003
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(Misure per contrastare l'arrivo via mare di immigrati clandestini durante il periodo estivo - n. 2-00751)

PRESIDENTE. L'onorevole Bricolo ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 2-00751 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 4).

FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, l'arrivo della stagione estiva chiaramente implica anche l'instaurarsi di condizioni meteorologiche favorevoli alla navigazione in tutto il bacino del Mediterraneo, permettendo, quindi, l'intensificazione dei traffici illegali e, in particolar modo, di quelli collegati al trasporto di


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migranti clandestini. Il Governo risulta ancora in ritardo nel varo di provvedimenti connessi all'applicazione della nuova normativa per il contrasto dell'immigrazione clandestina, in particolare nell'emanazione del decreto interministeriale in materia di coordinamento degli interventi in mare.
Non sono ancora note le regole d'ingaggio alle quali si attengono le imbarcazioni della Marina militare, della guardia costiera, della finanze di mare e delle componenti navali dell'Arma dei carabinieri e della Polizia di Stato, quando incontrano in altura o sottocosta battelli carichi di migranti clandestini. Sono altresì sconosciuti ancora oggi i risultati concretamente raggiunti attraverso la stipula di intese bilaterali, in particolare con la Repubblica di Cipro, per lo stabilimento di presidi avanzati da utilizzare nel contrasto delle migrazioni illegali in prossimità delle loro maggiori sorgenti.
Vorremmo sapere quale sia l'opinione del Governo in merito allo stato di approntamento delle misure sopra citate per il contrasto del prevedibile nuovo assalto migratorio che si prepara sulle coste della Repubblica italiana, quali siano, inoltre, i tempi di emanazione dei principali provvedimenti attuativi della legge 30 luglio 2002, n. 189, le regole d'ingaggio cui si attengono le nostre Forze armate e di polizia quando incontrano natanti che trasportano migranti clandestini, nonché i risultati riportati sotto il profilo dei rimpatri e dello schieramento di presidi avanzati all'estero per la repressione dei flussi migratori illegali potenzialmente diretti verso il nostro paese.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno, onorevole Mantovano, ha facoltà di rispondere.

ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, come già ho avuto modo occasione di ricordare in quest'aula poco più di una settimana fa, rispondendo ad una interrogazione presentata dall'onorevole Livia Turco, la legge n. 189 del 2002 rappresenta la traduzione normativa della volontà politica di governare, e non di subire, il fenomeno dell'immigrazione, in un'ottica di intesa e di costante raccordo con gli altri partner dell'Unione europea, secondo quel processo di comunitarizzazione delle misure fissate in materia nel Trattato di Amsterdam.
In questa prospettiva, il Ministero dell'interno ha portato avanti nell'ultimo anno un'azione mirata nell'ambito del Consiglio dei ministri dell'interno e della giustizia dell'Unione europea, il consiglio GAI, che ha permesso di fissare alcune priorità di nostro interesse, in particolare sui temi dell'immigrazione e dell'asilo, destinate a caratterizzare i lavori del semestre di Presidenza italiana: mi riferisco, in particolare, alle iniziative per giungere a una piena integrazione europea nel contrasto all'immigrazione clandestina ed in materia di politiche migratorie in genere, nel quadro delle relazioni con i paesi terzi.
In tal senso, nell'ultimo anno il Ministero dell'interno ha sviluppato un'azione sinergica con il Ministero degli affari esteri per far sì che il modello di collaborazione avviato a livello bilaterale con i paesi di origine e di transito dei maggiori flussi migratori fosse riprodotto a livello europeo.
Se, infatti, è di notevole importanza raggiungere uno o più accordi bilaterali, è innegabile il peso politico che hanno le intese con i paesi di provenienza o di transito dell'immigrazione clandestina che siano sottoscritte dall'Unione europea nel suo insieme piuttosto che dal singolo Stato.
L'Italia intende lavorare concretamente in tale direzione e in questo quadro grande impegno sarà dedicato nel semestre all'obiettivo di giungere ad una rapida conclusione dei negoziati in corso per la sottoscrizione di accordi di riammissione comunitaria.
Il coinvolgimento dell'Unione europea in questo versante di attività costituisce peraltro un successo dell'opera di sensibilizzazione svolta dal nostro Governo sulle istituzioni comunitarie e sui paesi membri,


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e rappresenta un importante passo in avanti rispetto ad una situazione che solo qualche anno fa vedeva nelle sedi europee l'immigrazione come un affare quasi esclusivo dell'Italia o, al più, della Grecia o della Spagna, cioè delle nazioni più direttamente interessate dagli sbarchi dei clandestini.
Nei confronti dei paesi coinvolti o a rischio di coinvolgimento nell'immigrazione clandestina via mare, anche per i suoi rilevanti aspetti umanitari, si è altresì avviata una specifica azione di sensibilizzazione sulla necessità che ciascuno Stato faccia rispettare per le imbarcazioni in partenza dai propri porti o dalle proprie coste, le norme internazionali sulla sicurezza della navigazione.
L'Italia svolge un'azione intensa nei fori regionali di dialogo quale il Partenariato euromediterraneo ed il Dialogo 5+5, avviati con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, l'iniziativa Adriatico-Ionica e l'In.ce per quanto riguarda i Balcani, così come in tema di contrasto all'immigrazione clandestina con i paesi cosiddetti like minded - i paesi con i quali vi è maggiore sintonia in materia -, in primo luogo europei. Un dialogo bilaterale al riguardo è stato avviato con i maggiori partner europei quali Francia, Gran Bretagna e Spagna, nonché con gli Stati Uniti, il Canada e la Russia.
Per quanto riguarda l'Unione europea si ricorda che su iniziativa italiana il tema del contrasto all'immigrazione clandestina è al centro dell'agenda, come testimoniano le conclusioni del vertice di Siviglia del giugno scorso, che riflettono largamente l'impostazione avanzata dal nostro paese. L'attuazione delle misure decise a Siviglia è stata già avviata attraverso iniziative in tema di rimpatrio, di accordi di riammissione comunitari, di visti, di gestione comune delle frontiere esterne, di collaborazione con i paesi terzi, di mobilitazione di risorse finanziarie adeguate.
Nel corso del semestre di Presidenza dell'Unione europea l'Italia intende dare alla questione un'ulteriore indicazione di priorità politica e conferire continuità alle azioni in corso, alla luce dei risultati conseguiti e degli approfondimenti che verranno ritenuti necessari al prossimo vertice europeo di Salonicco.
In tale contesto, può essere considerata positivamente l'esperienza maturata con gli accordi di riammissione con i paesi di origine o di transito da cui provengono gli stranieri che si trovano irregolarmente sul territorio nazionale. L'Italia ha sinora concluso complessivamente ventisette accordi di riammissione, di cui venti attualmente in vigore. Sono stati, altresì, avviati contatti e negoziati con altri diciassette paesi.
Il 14 gennaio alla Farnesina il ministro degli affari esteri, onorevole Frattini, ha presieduto una riunione, cui hanno partecipato il ministro dell'interno Pisanu e otto ambasciatori italiani in paesi di origine e transito d'immigrati clandestini (Bosnia-Erzegovina, Bangladesh, Egitto, Iran, Libia, Libano, Senegal e Siria) per rafforzare l'azione di contrasto all'immigrazione clandestina.
In ambito europeo la Commissione ha ricevuto dal Consiglio mandato per negoziare accordi di riammissione con Cina, Albania, Turchia ed Algeria, che si aggiungono a quelli già conferiti per Russia, Marocco, Pakistan, Sri Lanka, Hong Kong e Macao.
In tale quadro, venendo agli specifici problemi sollevati dagli interpellanti, ricordo innanzitutto che il ministro dell'interno, intervenendo alla riunione del Consiglio GAI del 7 e 8 maggio, ha indicato tra gli obiettivi della prossima Presidenza italiana dell'Unione europea quello di organizzare una forza multinazionale europea composta dagli Stati membri dell'Unione, con il compito di controllare le frontiere marittime europee nel Mediterraneo, al fine di dare maggiore vigore alla lotta contro l'immigrazione clandestina proveniente dal mare.
Sulla questione Italia, Spagna, Francia, Germania e Gran Bretagna hanno già convenuto un incontro informale che si svolgerà il 18 e il 19 maggio a Jerez de la Frontera, in Spagna. L'iniziativa prevede la definizione, in tempi rapidi, di un'azione di controllo dell'area mediterranea,


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con compiti ripartiti per gruppi di paesi nella zona centrale, occidentale e orientale del Mediterraneo.
L'auspicio è che la gestione integrata delle frontiere si ponga in termini più generali, equiparando, per quanto possibile, le frontiere marittime a quelle terrestri, con un approccio comune generale alla questione, includendovi una più equa ripartizione degli oneri finanziari. Per quanto attiene alle attuali attività di controllo dei flussi di migranti clandestini via mare, come noto, la Marina militare concorre, da tempo, alle relative attività di vigilanza e di polizia marittima, con unità navali e velivoli da pattugliamento marittimo a tale fine designati; questi mezzi operano, principalmente, nel mar Ionio e nel canale di Sicilia, e si valgono dell'impiego della rete radar costiera.
L'attività di controllo antimmigrazione costituisce il compito secondario di tutte le unità navali della Marina militare che si trovino in navigazione, a qualsiasi fine, nelle acque del Mediterraneo, comprese quelle assegnate alle Forze Standing NATO operanti nel Mediterraneo orientale.
Il necessario coordinamento con le unità della Guardia costiera, della Guardia di finanza e delle altre forze di polizia - posto in essere da anni e richiamato dall'articolo 12 del testo unico sull'immigrazione, modificato dall'articolo 11 della cosiddetta legge Bossi-Fini - consente di ottimizzare l'impiego delle risorse destinate al controllo dei traffici illeciti via mare.
È in fase di concertazione tra i ministeri interessati il decreto interministeriale previsto dall'articolo 12, comma 9-quinquies del decreto legislativo n. 286 del 1998, così come integrato dall'articolo 11 della legge n. 189 del 2002. Con tale decreto verranno stabilite le modalità di intervento delle navi della Marina militare, nonché quelle di raccordo con le attività svolte dalle altre unità navali in servizio di polizia. Ad oggi, una volta localizzate nelle acque internazionali imbarcazioni con a bordo migranti clandestini, la Marina militare assume il coordinamento degli interventi delle unità navali della Guardia di finanza e della Guardia costiera, su specifica direttiva del Ministero dell'interno.
Con la legge n. 189 del 2002 sono stati ampliati i poteri di polizia marittima delle navi della Marina militare e dell'unità italiana impegnata nella repressione dei traffici illeciti via mare. Alla luce dell'attuale quadro normativo di riferimento ed in considerazione della diversa natura giuridica delle acque interessate dal fenomeno della migrazione di clandestini, si possono delineare due distinte situazioni, a seconda che il trasporto dei clandestini sia intercettato nelle acque internazionali o in quelle nazionali.
Se il trasporto avviene nelle acque internazionali, sia le unità della Marina militare, sia le unità navali delle forze di polizia impiegate possono eseguire il fermo e l'ispezione di un mezzo navale di cui si ha fondato motivo di ritenere che sia adibito o coinvolto nel trasporto illecito di migranti e - se rinvengono elementi che confermino il coinvolgimento - possono sequestrarlo e condurlo in un porto dello Stato. Quanto precede «nei limiti consentiti dalla legge, dal diritto internazionale o da accordi bilaterali o multilaterali, se la nave batte la bandiera nazionale o anche quella di altro Stato, ovvero si tratti di una nave senza bandiera o con bandiera di convenienza».
Fino ad oggi l'attività di controllo del traffico di migranti clandestini svolta dalla Marina militare è stata finalizzata, essenzialmente, a realizzare le migliori condizioni operative per favorire il successo delle forze di polizia nella seconda fase (dopo l'ingresso nelle acque territoriali), e all'eventuale partecipazione ad operazioni di soccorso per la salvaguardia della vita umana in mare, che ovviamente sono prioritarie rispetto alle attività di polizia marittima.
Se l'intercettazione avviene, invece, nelle acque territoriali italiane, in tal caso, alla luce dell'esperienza maturata, le azioni poste in essere hanno perseguito una duplice finalità: di polizia giudiziaria, con l'obiettivo di individuare e di trarre in arresto i responsabili del traffico illecito, sequestrare il mezzo impiegato e identificare


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i clandestini, ma anche umanitaria, tesa alla salvaguardia della vita umana in mare a favore degli immigrati trasportati.
In tale fase, l'attività della Marina militare è di natura concorsuale, secondo le direttive delle autorità competenti, come previsto dal decreto del ministro dell'interno del 25 marzo del 1998. Essa si esplica con modalità definite nell'ambito dei piani coordinati di controllo del territorio, predisposti in sede di comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica.
L'attività di contrasto all'immigrazione clandestina - non essendo riconducibile alla specifica sfera dei compiti d'istituto di carattere militare delle Forze armate - non prevede l'emanazione di apposite regole di ingaggio. Di fatto, le unità navali della Marina militare, durante il loro operato, si attengono alle norme e alle regole previste dal diritto internazionale e dal codice della navigazione.
Per quanto riguarda le intese raggiunte con Cipro, il 29 giugno 2002 è stato firmato a Nicosia un accordo bilaterale in materia di terrorismo, criminalità organizzata e traffico di droga, che prevede, tra l'altro, la possibilità di disporre delle basi navali cipriote da parte delle navi militari italiane impegnate nell'attività di contrasto all'immigrazione clandestina.
L'accordo non ha trovato sinora applicazione esclusivamente a causa della drastica riduzione dei flussi migratori illegali provenienti da quell'area geografica.
In proposito, ricordo che, pur non esistendo un accordo quadro con l'Egitto, grazie alla collaborazione con tale paese, unitamente a quella con lo Sri Lanka, negli ultimi mesi si è azzerato il flusso di cittadini cingalesi diretti in Italia a bordo di navi che, entrando nel mar Rosso attraverso il golfo di Aden, raggiungevano il Mediterraneo attraversando il canale di Suez, e quindi talora costeggiavano o facevano riferimento a Cipro.
A partire dal mese di novembre 2002, le autorità egiziane hanno intercettato e bloccato nel canale di Suez due navi che stavano raggiungendo l'Italia cariche di cingalesi. Gli immigrati sono stati sbarcati e rimpatriati nel loro paese a spese dell'Italia con due voli charter. Anche attraverso queste misure di cooperazione internazionale si è conseguito il risultato che dal 18 marzo 2002 nessuna nave di grande stazza con centinaia di clandestini a bordo è più giunta in Italia.
L'Italia ha di recente presentato, nell'ambito dell'Unione europea, un progetto per il pattugliamento congiunto del Mediterraneo centrale ed orientale da parte di unità navale di diversi Stati membri, con la possibilità di utilizzare anche le strutture portuali cipriote; al progetto hanno già aderito Spagna e Francia. I pattugliamenti saranno svolti, ovviamente, sulle rotte maggiormente frequentate dalle imbarcazioni utilizzate per il trasporto dei clandestini.
Per quanto riguarda gli altri provvedimenti in attuazione della legge n. 189 del 2002, ricordo, innanzitutto, che lo schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento di attuazione dell'articolo 32 della citata legge, in materia di asilo, è all'attenzione del dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei ministri per un prossimo esame da parte del Consiglio stesso, mentre gli altri provvedimenti sono in fase di definizione abbastanza avanzata.
In ordine alla questione sollevata dagli interpellanti con riferimento ai rimpatri, voglio ricordare che il numero di stranieri clandestini effettivamente allontanati dal territorio nazionale è stato nel 2002 pari a 88.501 unità, a fronte delle 77.699 unità del 2001 e delle 69.263 del 2000.
Rispetto questi dati complessivi, sottolineo che gli stranieri espulsi, riammessi nei paesi di provenienza, sono stati 17.019 nel 2002, a fronte dei 12.751 del 2001 e degli 8.438 del 2000.
Per quanto riguarda, poi, i primi quattro mesi del 2003, dal 1o gennaio al 30 aprile, ricordo che gli stranieri rintracciati in posizione irregolare sul territorio nazionale sono risultati 33.470, a fronte dei 49.934 del corrispondente periodo del 2002 e dei 44.517 del 2001; di essi, sono stati effettivamente allontanati 19.634, pari


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ad una percentuale del 58,6 per cento del totale, in aumento rispetto a quelle relative allo stesso periodo sia dello scorso anno (57,5 per cento), sia del 2001 (53,4 per cento).
Dunque, nell'ultimo quadrimestre, in rapporto ai corrispondenti periodi dei due anni precedenti, si assiste ad una flessione del numero complessivo dei clandestini che entrano nel territorio nazionale, cui corrisponde un aumento della percentuale di coloro che sono stati effettivamente allontanati dal territorio italiano.
Nella loro oggettività, tali numeri confermano un impegno più mirato delle nostre Forze di polizia e danno altresì conto della più fattiva collaborazione con i paesi di provenienza o di transito dei clandestini.
A tal proposito, infine, vorrei porre l'accento sulla tendenza che si sta manifestando proprio nei primi quattro mesi del 2003: i clandestini rintracciati in Puglia a seguito degli sbarchi sono stati appena 20, a fronte dei 2.169 dell'identico periodo del 2002 e dei 4.095 dello stesso periodo del 2001; sempre negli stessi quattro mesi, in Sicilia sono stati 2.000, contro i 4.771 del 2002 e i 751 del 2001; in Calabria, nessuno nel 2003, a fronte dei 1.114 del 2002 e dei 417 del 2001.
Ricordo che in tali regioni sono attivi i piani di coordinamento antimmigrazione elaborati, in sede congiunta, dalle prefetture delle regioni maggiormente interessate.
In particolare, per quanto attiene il dispositivo navale dell'Arma dei carabinieri nelle regioni costiere a rischio, in Puglia sono dislocate 14 motovedette, in Calabria 8 motovedette, in Sicilia 25 unità navali. È stato, inoltre, avviato, a seguito della prevista acquisizione di una nuova imbarcazione d'altura di classe superiore, il potenziamento e la ridislocazione dell'intero dispositivo navale dell'Arma.
Per quanto riguarda l'attività svolta dalle capitanerie di porto in tema di contrasto all'immigrazione, nell'ambito del dispositivo aeronavale di vigilanza e polizia marittima, essa, nell'anno 2001, ha portato all'intercettazione di 96 unità navali, per un totale di 7.349 clandestini fermati ed all'arresto di 41 persone, nonché al sequestro di 73 unità navali.
Nell'anno 2002 sono state intercettate 208 unità navali, per un totale di 11.781 clandestini fermati con l'arresto di 40 persone ed il sequestro di 175 unità navali.
Nei primi mesi di quest'anno sono state intercettate 24 unità navali, per un totale di 1.658 clandestini fermati con l'arresto di tre persone ed il sequestro di 13 unità navali.
Certamente, come sottolineano gli interpellanti, l'arrivo della stagione estiva implica l'instaurarsi di condizioni meteorologiche favorevoli alla navigazione in tutto il bacino del Mediterraneo. Confido, tuttavia, che la politica fin qui intrapresa dal Governo italiano e che ho cercato di illustrare nella generalità e nel dettaglio possa confermare il trend di contenimento degli arrivi di clandestini manifestato nel primo quadrimestre del 2003.

PRESIDENTE. L'onorevole Bricolo ha facoltà di replicare.

FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario per la lunga e completa risposta che dimostra l'attenzione che ha dedicato alla nostra interpellanza.
Evidentemente, sono stati fatti diversi passi avanti, come diceva il sottosegretario. Con l'avvento al Governo della Casa della libertà, l'approccio al fenomeno dell'immigrazione clandestina è cambiato drasticamente. Si è voluto, appunto, governare e non subire il fenomeno dell'immigrazione clandestina. Molti risultati sono stati ottenuti: ci fa piacere apprendere come, ad esempio, ormai sulle coste pugliesi siano stati praticamente debellati tutti i possibili arrivi di clandestini attraverso i gommoni e le carrette del mare. Non ci sono più sbarchi grazie anche agli accordi bilaterali stipulati con l'Albania, che la Lega ha fortemente richiesto con la condizione che gli aiuti dati al Governo albanese fossero finalizzati al contrasto diretto e concreto nei confronti di tutti quei clandestini che partivano direttamente dalle coste albanesi.


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Ciò è stato fatto ed è la dimostrazione di come gli accordi bilaterali abbiano dato risultati concreti.
È chiaro, però, che siamo convinti che si possa fare di più. È di oggi, ad esempio, la notizia che al largo di Lampedusa alcuni pescatori nelle loro reti hanno recuperato resti umani. Purtroppo, abbiamo visto già diverse tragedie del mare Mediterraneo dovute al traffico di uomini portati nel nostro paese con mezzi assolutamente inadeguati, inefficienti, spesso fatiscenti e molto pericolosi. Una delle condizioni che spinge i trafficanti di uomini a portare immigrati nel nostro paese è il fatto che molte delle missioni hanno, comunque, successo, arrivano sulle nostre coste.
Dobbiamo riuscire a contrastare maggiormente tale fenomeno. Prima è stato detto che la nostra marina non ha compiti di contrasto al fenomeno dell'immigrazione clandestina. Siamo convinti che uno Stato serio debba difendere i propri confini. Le nostre Forze armate sono dislocate in diversi paesi per missioni di pace, spesso giuste e finalizzate a debellare il fenomeno del terrorismo internazionale di matrice islamica. Tuttavia, siamo convinti che compito primario del nostro esercito sia, innanzitutto, quello di garantire la sicurezza dei nostri confini.
Ciò risulta in questo momento necessario per debellare il traffico di vite umane che viene fatto nel nostro paese, nonché tutti i traffici illeciti che sono a questo collegati.
Ci ricordiamo di quella carretta del mare che qualche tempo fa voleva attraccare sulle coste australiane. In quell'occasione, il Governo australiano - e l'Australia, chiaramente, è un paese civile, che ha controfirmato accordi internazionali che disciplinano le regole di ingaggio nei confronti dei natanti nelle acque internazionali - è intervenuto con la propria marina e quella carretta è stata respinta al mittente e non ha mai attraccato sulle coste australiane. Ebbene, questo è ciò che vorremmo accadesse anche nel nostro paese, vorremmo cioè che ci fosse un esercito, che garantisca che il nostro confine non è un colabrodo, bensì un confine che va difeso. Questo servirà anche per scoraggiare coloro che vogliono entrare: tanti provano ad entrare, perché sanno che alla fine - al di là dei disastri e delle tragedie che si sono verificate - in qualche modo ci riescono.
È dunque importante l'emanazione dei decreti attuativi, così come chiediamo regole di ingaggio più severe. Al ministro Pisanu, il quale molto spesso cita giustamente i risultati della riduzione dell'arrivo di natanti o comunque di extracomunitari clandestini sul nostro territorio, vorremmo però ricordare che è in ritardo nell'emanazione dei decreti e che la cosiddetta legge Bossi-Fini prevedeva appunto che le regole di ingaggio fossero cambiate e dunque diventassero più aggressive, più severe e più decise nei confronti di chi vuole introdurre clandestini nel nostro paese. Ma non solo, perché sappiamo che in quei gommoni non vi sono semplicemente delle povere persone che arrivano nel nostro paese, ma spesso i biglietti di solo andata (che costano migliaia di euro) sono direttamente pagati dalla criminalità organizzata presente sul nostro territorio e che vive di sfruttamento di prostituzione, di spaccio di droga, essendo gli unici che hanno i soldi per pagare l'arrivo di queste persone nel nostro paese. Persone che poi, spesso, vengono immesse nel mercato dello spaccio di droga; ragazze che spesso vengono schiavizzate sulle strade, nel settore della prostituzione. Arrivano armi, arriva la droga, arrivano anche, mischiati con queste persone, pericolosi terroristi, collegati con le sigle del terrorismo islamico presenti un po' in tutto il mondo.
Dunque, questo traffico, oltre a portare l'illegalità, diventa anche un pericolo reale e concreto nei confronti della nostra collettività ed è assolutamente pericoloso, perché vediamo le tragedie che accadono. L'azione del Governo deve essere, dunque, duplice: da una parte, tesa a fermare chi vuole entrare illegalmente nel nostro paese; dall'altra, un'azione dura che serva come deterrente per chi pensa invece che il nostro confine sia semplicemente un


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colabrodo e continua a portare avanti queste azioni di violazione dei confini.
Penso che il nostro Stato debba porsi in modo serio nei confronti di chi intende violare le nostre regole. La cosiddetta legge Bossi-Fini su questo è molto chiara: nel nostro paese si entra passando dalla porta principale, chiedendo permesso. Ci sono delle procedure ben chiare: chi vuole entrare nel nostro paese si deve attenere a queste procedure; chi invece ci vuole entrare in modo illegale, violando i nostri confini, deve essere rispedito al mittente, anche con modi duri e severi, perché questo è l'unico deterrente che abbiamo nei confronti di persone spregiudicate, che evidentemente non hanno nessun rispetto della vita umana e che solo per soldi riescono ad organizzare questi viaggi (che spesso sono anche, purtroppo, «viaggi della morte»).
È, dunque, necessario sradicare questo commercio di uomini; abbiamo visto addirittura, ultimamente sulle cronache dei giornali, che oltre a diventare manovalanza per la criminalità, vi è anche un traffico di bambini ed un traffico addirittura di organi. Un paese che si definisce civile non può in nessun modo accettare una situazione come questa e deve essere più incisivo. Chiediamo serietà al Governo e il rispetto dei patti, l'emanazione dei decreti attuativi, regole certe di ingaggio, ma soprattutto regole più severe in grado di contrastare questo fenomeno illecito.

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