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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. L'onorevole Mascia ha facoltà di
GRAZIELLA MASCIA. Con la presente interpellanza torniamo ad una vicenda anche dolorosa - per noi almeno -, da diversi punti di vista, come la guerra in Iraq: una guerra che è stata considerata legittima, che ha fatto tante vittime e che, d'altra parte, non è servita a risolvere i problemi per i quali era stata proclamata, dato che questi tuttora permangono.
GRAZIELLA MASCIA. All'interno di questa guerra vi sono state anche delle vicende specifiche altrettanto gravi: mi riferisco in questo caso ai saccheggi che si sono verificati nei musei (nel museo archeologico
nazionale di Baghdad, ma anche in altri musei), insieme ai furti e alle devastazioni di librerie e di archivi storici del paese, ad opera di vandali, ma soprattutto per opera di ladri professionisti. Questi saccheggi e queste devastazioni hanno prodotto dei danni immani: si parla di 170 mila oggetti distrutti nel solo museo di Baghdad, di decine di migliaia di manoscritti, di libri, di documenti, cioè un valore immane per l'umanità.
GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Potrà intervenire a fine seduta.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, vorrei solo precisare...
PRESIDENTE. Prego, onorevole Gerardo Bianco.
GERARDO BIANCO. Opportunamente il ministro è venuto in aula per rispondere
sull'argomento proposto dalla collega Mascia, ma anch'io ho presentato un'interpellanza dello stesso tenore. Dunque, vorrei capire perché la mia interpellanza, presentata tra l'altro precedentemente a quella dell'onorevole Mascia, non sia stata ad essa abbinata, come stabilito dall'articolo 139, comma 3, del regolamento.
PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, credo che il ministro non c'entri.
GIULIANO URBANI, Ministro per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, sono molto grato ai colleghi che hanno presentato questa interpellanza urgente e, incidentalmente, anche al collega Gerardo Bianco che ne ha presentata una analoga. Ciò, infatti, offre l'occasione di fornire ai colleghi della Camera informazioni che, la scorsa settimana, abbiamo già fornito ai colleghi del Senato su un argomento che, per la verità, continua a presentare molte incognite, offrendo informazioni nuove giorno dopo giorno.
comparativamente, molto minori sono stati i danni al museo di Bagdad, che è stato più fotografato. Naturalmente, anche lì la devastazione è stata notevole, ma c'è da tener presente che lì alcune delle opere più significative - non tutte purtroppo - erano state conservate e protette, in qualche misura, e sottratte, quindi, all'immediato rischio di devastazione. Questo non ha impedito - ahimè - che non fosse al sicuro qualche celeberrima opera, come ad esempio i corredi aurei delle principesse di Niurad. Il grosso di questi celeberrimi corredi aurei, grazie al cielo, era stato trasferito nei depositi della Banca centrale e si è salvato. Per qualcosa non è andata così. Fra queste opere, è scomparsa ad esempio la statua bronzea del sovrano di Akkad, Narmsin, che è una delle più note e delle più celebri, come per ora sono scomparse le decorazioni auree della celeberrima arpa di Ur.
per la ricostruzione in Iraq e, in particolare, per l'assistenza umanitaria - diciamo, una sorta di Governo provvisorio sul settore - è stato scelto proprio un italiano: per questo incarico è stato designato il ministro plenipotenziario il dottor Piero Cordone, della nostra amministrazione per gli affari esteri, il quale ha assunto subito l'incarico relativo e quindi comincerà ad operare. Naturalmente, questo responsabile del dipartimento sarà affiancato da una collaborazione internazionale piuttosto vasta che riguarda molti paesi, ma il ruolo di senior advisor sarà ricoperto dal direttore generale per i beni archeologici del nostro ministero, il professor Proietti, che poi è stata la persona che ha rappresentato l'epicentro della collaborazione internazionale in questi giorni. Come abbiamo già avuto modo di comunicare, siamo pronti anche a inviare in Iraq, nell'ambito della presenza italiana in quel paese, una squadra di tecnici con compiti di ricognizione e di pronto intervento a fianco della struttura tecnica irachena. Tuttavia, non sappiamo ancora esattamente quando potremo inviare questa squadra di tecnici perché abbiamo il dovere di accertare che questa squadra possa operare in condizioni di sicurezza minime per le persone che vanno a svolgere questi lavori. Purtroppo, ancora oggi, questa sicurezza non l'abbiamo e quindi dobbiamo tenere «in lista di attesa», pronti a partire, questi nostri tecnici. Nel frattempo non perdiamo tempo e stiamo lavorando per perfezionare la strumentazione tecnica, le conoscenze e - grazie al cielo - anche i rapporti continui, i contatti telefonici con gli iracheni, in maniera tale che quando partirà la nostra squadra potrà dare il meglio di sé. Comunque, credo sia mio dovere ringraziare tutte le persone - a cominciare dal professor Proietti - che hanno operato in questa direzione.
PRESIDENTE. L'onorevole Mascia ha facoltà di
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, non capita spesso, in ogni caso, la specifica risposta fornitaci dal ministro mostra l'impegno del Governo nei confronti di questo settore.
tutta l'umanità; bisogna cioè impedire che, in forme diverse, nel corso del tempo si determinino delle sanatorie.
Di fronte a queste esperienze drammatiche, molti hanno parlato di un'insensibilità degli Stati Uniti verso il patrimonio culturale dell'umanità, dato che nessun carro armato era stato posto di fronte al museo di Baghdad o di Mosul, nonostante le implorazioni degli archeologi iracheni. Sicuramente, in ogni caso - nonostante qualche giornale poi avesse scritto che una parte di questi beni fossero stati protetti prima ancora che scoppiasse la guerra - da accertamenti svolti pare che i beni più preziosi siano invece stati saccheggiati. Naturalmente si è trattato di furti anche su commissione, perché l'assalto ai musei è stato compiuto con decisione e con competenza, sfruttando anche il rifiuto dei militari anglo-americani di proteggere i luoghi di cultura da queste bande armate, che erano disposte a tutto pur di avere questa possibilità di proporre nuove offerte sul mercato internazionale dell'arte. Si dice che i mercati possibili potrebbero essere quelli degli Stati Uniti, del nord Europa (qualcuno dice Parigi); ad ogni modo, sicuramente l'Europa sarà coinvolta in questo mercato internazionale con queste offerte nuove che potrebbero derivare da tali saccheggi.
Anche in questo caso le considerazioni potrebbero essere diverse. Qualcuno, rispetto a queste esperienze, ha parlato anche di violazione, da parte delle forze della coalizione presenti in Iraq, del Protocollo del 1954 alla Convenzione dell'Aja per la protezione della proprietà culturale in caso di conflitto armato e della Convenzione del 1970 sui mezzi per proibire e prevenire le illecite importazioni, esportazioni e trasferimenti di possesso della proprietà culturale.
Noi vogliamo riconoscere al Governo che in questo contesto ha assunto delle iniziative apprezzabili, volte a contribuire alla catalogazione, al recupero ed al restauro dei reperti archeologici trafugati, anche con uno stanziamento, per analoghi fini, di 1 milione di dollari a beneficio dell'Unesco. Lei, signor ministro, in occasione della riunione dell'Interpol svoltasi a Lione, su questo tema, ha annunziato di voler finanziare queste iniziative anche con i proventi del concerto di Paul McCartney, che si è svolto domenica scorsa, e credo che questo sia un fatto apprezzabile.
Tuttavia, una questione rimane ancora sospesa e costituisce la ragione di questa interpellanza urgente, vale a dire il disperato appello dell'Unesco e, in particolare, del dottor Koichiro Matsura, che ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'ONU, all'Unione europea e ai singoli Governi l'iniziativa più rilevante, cioè quella tesa ad interdire a qualsiasi titolo, per un periodo dai tre ai cinque anni, il traffico lecito ed illecito degli artefatti delle civiltà dei sumeri, degli accadi, dei babilonesi, degli assiri e degli arabi hatra.
Dunque, signor ministro, siccome tra le iniziative intraprese non abbiamo sentito menzionare alcuna risposta rispetto a questa richiesta, chiediamo al Governo che questa iniziativa - che probabilmente è l'unica volta a bloccare la devastazione, la dispersione e la svendita di questo prezioso patrimonio della nostra civiltà - possa essere attuata.
Quindi, vorrei sapere le ragioni e i motivi di questo mancato abbinamento. Comunque, signor ministro, la ringrazio della sua presenza e attendo la sua risposta.
Ieri è stata pubblicata non un'interpellanza ma una mozione da lei presentata su questo argomento ed ora, come tale, non poteva essere abbinata all'interpellanza urgente in esame.
La richiesta di calendarizzazione della mozione potrà essere avanzata in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo.
Il ministro dei beni e delle attività culturali, onorevole Urbani, ha facoltà di
Con l'occasione ci tengo a sottolineare che il nostro Governo ha seguito con attenzione e con parecchia trepidazione l'evolversi degli eventi in Iraq perché, come tutti sappiamo, in quei territori già prima della guerra lavoravano più di una missione di studiosi italiani, legati sia al nostro ministero sia ad università del nostro paese e allo stesso Consiglio nazionale delle ricerche.
Ciò ci ha consentito di utilizzare per quanto possibile informazioni volte a scongiurare il verificarsi di possibili eventi negativi. Questo scambio di informazioni è stato fornito dal nostro Governo alle organizzazioni che, a fini umanitari o di carattere privatistico, operano negli Stati Uniti, al fine di facilitare l'arrivo di queste informazioni anche alla coalizione militare in caso di bombardamenti, che poi sono puntualmente avvenuti. Confidiamo che alcune di queste informazioni abbiano potuto minimizzare alcuni danni.
Detto questo, naturalmente - come è ovvio -, l'attenzione si concentra ora sul dopoguerra e il nostro interesse si è subito concretizzato nell'invio di una prima missione esplorativa ad una settimana di distanza dalla fine delle ostilità o, quanto meno, dalla cessazione degli eventi bellici. L'invio della prima missione esplorativa ci ha consentito di constatare direttamente quanto grave fosse e quanto grave sia ancora la situazione delle antichità e del patrimonio culturale dell'Iraq, situazione che permane disastrosa - ahi noi - per molti aspetti, considerando tutti i danni non facilmente recuperabili.
Per non prendere tempo rispetto ai tempi fissati dal regolamento e dalla prassi, non entro nel dettaglio; ma, nel testo scritto che fornirò, gli interpellanti potranno vedere più in dettaglio un primissimo bilancio che - come dire - è rivolto da parte nostra, come è inevitabile, soprattutto a fotografare la situazione nei luoghi dove operavano i nostri studiosi. Parlo del museo di Mosul. Parlo del sito reale di Nimrud. Parlo del museo di Ctesifonte, di Babilonia, dei palazzi reali di Ninive, del sito di Ur, del sito settentrionale di Hatra. Devo aggiungere qualche cosa, naturalmente, anche per i luoghi che concentravano il maggior numero di documenti archivistici, di documenti archeologici e di beni culturali danneggiati. I danni più gravi, probabilmente, sono riscontrabili all'archivio di Stato di Bagdad e alla biblioteca nazionale, perché in entrambi i posti si sono prodotti incendi appiccati da saccheggiatori e, naturalmente, dagli incendi in questo campo ci si salva poco. Anche la galleria nazionale d'arte moderna ha subìto molti danni;
Cosa abbiamo fatto dopo aver partecipato a questo primo inventario dei danni e anche delle opere - grazie al cielo - salvate? Teniamo presente che l'elenco è tuttora incompleto. Quindi, ci siamo dovuti concentrare su ciò che era fornito di qualche informazione. Ebbene, l'iniziativa più importante si riferisce proprio alla questione sollevata dai colleghi interpellanti. Su questo punto non si sono svolte soltanto le riunioni all'Unesco, sotto il coordinamento del direttore generale, che venivano ricordate e per le quali è stata data subito la disponibilità del nostro paese a partecipare a questa forma di collaborazione - lo ripeto - patrocinata ed indetta dall'Unesco. Su questo stesso argomento si è fatto qualcosa di pratico che spero proprio si risolva in un'efficacia ancora maggiore rispetto alla campagna di cui è capofila l'Unesco. Dunque, al vertice internazionale di Lione, promosso dall'Interpol, si è già avviata una collaborazione fra le polizie specializzate in questo campo, per bloccare sul nascere il commercio di questi reperti.
L'Italia è stata, inevitabilmente e oggettivamente, il paese leader perché il nostro nucleo dei carabinieri può vantare una conoscenza sia sulle informazioni sui beni iracheni, sia soprattutto sulla rete dei potenziali ricettatori e commercianti di primissimo ordine. Naturalmente, queste informazioni mettendo a disposizione della rete delle polizie specializzate, si è anche messo in campo uno strumento che, lo ripeto, si conferma particolarmente efficace per bloccare sul nascere il possibile commercio. Come è ovvio, stiamo parlando di un'azione che si riferisce ai grandi numeri e ai grandi commercianti; naturalmente, è molto più difficile immaginare i piccoli numeri e il piccolo commercio. Da questo punto di vista, il contributo italiano è stato rappresentato soprattutto dal fatto di aver messo a disposizione in questo vertice il progetto BRILA - si tratta di un acronimo che si riferisce all'inventariazione dei reperti archeologici più significativi - e anche una lista rossa comunicata alle polizie internazionali specializzate di tutto il mondo.
Quindi, la richiesta da parte dell'UNESCO di bandire il commercio internazionale di beni appartenenti al patrimonio culturale dell'Iraq, una proposta alla quale ci siamo associati, ha trovato un primo strumento operativo che, non dico finisce per realizzare quasi in toto quella richiesta, perché solo in parte la realizza, ma lo fa nel modo anche più efficace e immediato, perché purtroppo la lotta contro il tempo è una delle variabili più importanti per agire in maniera efficace. Devo dire che tutta la nostra assistenza in questa fase di collaborazione multilaterale in sede UNESCO e in sede di INTERPOL, così come in sede di collaborazione con la coalizione militare, ha trovato proprio oggi, nella mattinata di oggi, un riconoscimento internazionale che aumenta le nostre responsabilità, ma che premia anche molto i nostri sforzi e soprattutto riconosce l'importanza della collaborazione fornita dal nostro nucleo dei carabinieri e dal nostro ministero per quello che riguarda la cooperazione in campo archeologico e in campo museale, oltre che in quello archivistico. Sono lieto di informare la Camera dei deputati che a ricoprire l'incarico di responsabile del dipartimento degli affari culturali dell'organizzazione
Ritengo, inoltre, che la nomina del dottor Cordone rappresenti un riconoscimento nei confronti del nostro paese.
La volontà profusa al fine di interdire questo traffico di reperti leciti ed illeciti, mi pare fosse l'elemento che mancava ad una situazione che, nel complesso, è già stata valutata positivamente. È importante, infatti, impegnarsi per la tutela e la difesa dei beni culturali, soprattutto se si fa riferimento ad una vicenda così drammatica e complicata come quella che ha coinvolto l'Iraq.
L'ampia risposta del ministro mi conferma che uno degli impegni principali - che rappresenta anche una condizione essenziale - per quanto riguarda la tutela dei beni culturali è quello della catalogazione.
In un quadro più complessivo vorrei far presente che bisognerebbe forse percorrere maggiormente e meglio la soluzione rappresentata dall'approvazione di una rete di leggi internazionali; in particolare, mi riferisco alle convenzioni e ai protocolli per la protezione del patrimonio culturale in caso di conflitti armati. Tali protocolli e convenzioni, attualmente, non sono stati firmati da tutti i paesi, anzi credo che il secondo Protocollo della Convenzione dell'Aja non sia stato firmato neanche dall'Italia.
Il nostro paese quindi dovrebbe perseguire un impegno per quanto concerne le prospettive future, cercando di sollecitare in questo senso anche i paesi cosiddetti amici.
La terza ed ultima considerazione riguarda il problema specifico fatto rilevare attraverso l'interpellanza urgente che ho presentato.
Credo valga la pena di sottolineare come la circolazione dei segni relativi all'identità culturale di un popolo debba essere sottratta alle leggi di mercato, al fine di non garantire alcuna impunità nei confronti di chi si sottrae alle regole stabilite a tutela di beni appartenenti a
In proposito, le specifiche risposte del ministro, naturalmente, ci soddisfano, considerate anche le iniziative assunte nell'ambito della Conferenza di Lione. È da rilevare anche l'impegno dell'Interpol e delle nostre forze dell'ordine, al fine di individuare preventivamente questa rete di traffici illeciti, anche se penso che a tutto ciò, tecnicamente, debba corrispondere anche una notifica formale nei confronti di tutti gli antiquari, affinché sappiano che qualsiasi traffico di opere d'arte non può essere considerato lecito. Infatti, può succedere che in seguito - dopo due o tre anni - un soggetto possa giustificarsi affermando che l'opera in suo possesso gli è stata donata dal nonno o da un amico. Spesso queste grandi reti di antiquari, di collezionisti sono composte da persone che governano anche l'economia, quindi molte volte - al di fuori di ogni volontà - riescono anche a farla franca.
Penso possa essere portato avanti un lavoro preventivo - come quello che è stato illustrato -, compiuto attraverso formali notifiche, affinché nessuno possa dichiararsi non a conoscenza dei fatti.


