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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 marzo 2003, n. 50, recante disposizioni urgenti in materia di bilanci degli enti locali.
Ricordo che nella seduta del 12 maggio scorso si è conclusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 3905 sezione 3), nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 3905 sezione 4).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 3905 sezione 5).
Avverto altresì che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere (vedi l'allegato A - A.C. 3905 sezione 2), che è distribuito in fotocopia.
Avverto che sono state ritirate le proposte emendative Pagliarini 1-septies.01 e 1-septies.02, Patria 1-quater.2 e Michele Ventura 1-quater.20 e l'emendamento Patria 1-quater.4.
Il decreto-legge in esame reca disposizioni di carattere prevalentemente finanziario che hanno tutte quali specifici destinatari gli enti locali. In ragione di tale contenuto, la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 7, del regolamento, in quanto non specificamente rivolti ai destinatari individuati dal decreto-legge in esame, i seguenti emendamenti (vedi l'allegato A - A.C. 3905 sezione 1): Alberto Giorgetti 1-quater.5, che interviene sulla disciplina delle modalità di aggiudicazione delle forniture degli appalti di servizi da parte della generalità delle amministrazioni pubbliche; Morgando 1-quater.39 e Michele Ventura 1-quater.40 che riguardano la disciplina dell'annullamento, da parte dell'ente creditore, e non specificamente degli enti locali, dei ruoli resi esecutivi prima del dicembre 1994; Michele Ventura 1-quater.26 e Russo Spena 1-quater.14, che istituiscono un fondo presso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ai fini del pagamento della TARSU (Tassa asporto rifiuti solidi urbani) da parte delle scuole statali.
Passiamo agli interventi sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.
LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, intervengo su questo provvedimento per cercare di spiegare la posizione ed i motivi per cui il nostro gruppo ha presentato proposte emendative. Noi siamo assolutamente d'accordo sulla necessità di convertire
in legge il decreto-legge in esame, nella consapevolezza però che lo stesso deve essere migliorato.
Il gruppo dell'Ulivo ha ripresentato all'Assemblea le stesse proposte emendative che aveva formulato (molti emendamenti, se i colleghi hanno avuto la possibilità di esaminarli, recano la firma di deputati di tutti i gruppi dell'Ulivo) con l'intento, da un lato, di recuperare una serie di questioni centrali e rendere equanimi alcuni interventi che, altrimenti, possono sembrare, alla luce di una prima osservazione, quanto meno squilibrati e, dall'altro, di fornire risposte ancor più compiute in merito ad una serie di problemi che riguardano non solo gli enti locali, ma, nello specifico, la gestione della macchina degli enti locali che riguarda il nostro paese. Preannuncio che alcuni degli emendamenti verranno ritirati e trasfusi in ordini del giorno se vi è l'intenzione del Governo di accettarli; al riguardo, sarebbe opportuno ascoltare la posizione del Governo per verificare l'impegno dello stesso su tali proposte che riteniamo importanti e determinanti per la vita degli enti locali e, quindi, per la vita delle cellule di base su cui si struttura il nostro sistema repubblicano.
Molte proposte contenute negli emendamenti originano da una serie di riflessioni che hanno avuto inizio due anni fa, vale a dire da quando questo Governo ha iniziato ad operare, in merito alle varie leggi finanziarie che, puntualmente e quasi sempre in modo negativo, sono intervenute sulla materia degli enti locali, rendendo, il più delle volte, impossibile la vita dei medesimi, poiché, quasi sempre, non vi è certezza nella stesura e nella presentazione dell'atto fondante di un ente locale quale è il bilancio di previsione. Oggi ci troviamo, guarda caso - ovviamente siamo d'accordo perché, diversamente, non si poteva fare - a dovere prevedere un'ulteriore proroga (richiesta dagli enti locali) del termine per l'approvazione dei bilanci perché la proroga, a suo tempo disposta nel marzo di quest'anno, attraverso lo strumento di delegificazione (decreto ministeriale), non poteva essere più utilizzata per il semplice motivo che era preclusa dalla legge.
Gli enti locali non sono stati in grado di presentare in modo compiuto i propri bilanci proprio perché gli atti successivi agli interventi normativi disposti con legge finanziaria (in modo particolare con l'ultima legge finanziaria del 2003) non sono intervenuti oppure non sono intervenuti in modo puntuale.
Quindi, anche se vi è una presa di coscienza da parte del Governo sul fatto che la realtà è diversa da ciò che si predica, facendo demagogia, e che molte richieste che portiamo avanti da due anni sono state recepite nel suddetto provvedimento, non può non emergere in modo chiaro ed evidente un momento di riflessione e di censura politica: non possiamo, infatti, sempre trovarci all'ultimo momento di fronte all'utilizzo dello strumento del decreto-legge, ai sensi dell'articolo 77 della Costituzione, a fronte di condizioni di necessità ed urgenza, quando ben sappiamo che si tratta di un uso improprio, sicuramente non consuetudinario rispetto al modo di operare. Il Governo, con la sua maggioranza (ovviamente in questo contesto la responsabilità maggiore è imputata all'esecutivo), non interviene puntualmente su previsioni normative di cui egli stesso è stato protagonista, con la condivisione della sua maggioranza, rispetto a questioni che noi puntualmente, sia in sede di Commissione di merito, sia in Assemblea, abbiamo sempre sollevato, mettendo avanti le mani e rilevando che non ce l'avreste fatta in quel caso perché la realtà è diversa.
Prendiamo atto che gradualmente, anche se con grandi problemi e disagi per gli enti locali, vi rendete conto che il Governo del paese è qualcosa di diverso rispetto alla semplice propaganda elettorale, ma non possiamo non censurare fortemente questo modo di operare.
Tra l'altro, non possiamo non mettere in evidenza che, se è giusto intervenire su questioni concernenti eventi calamitosi che necessariamente richiamano il senso della solidarietà nazionale, è anche vero che
purtroppo questi avvenimenti succedono assai spesso nel nostro paese e che oltre a quelle località, che meritoriamente sono state considerate attraverso questo decreto-legge, ve ne sono altre che meritano lo stesso trattamento.
Come potremo giustificare nei confronti dei nostri cittadini il fatto che alcune situazioni abbiano trovato una giusta riflessione, attraverso la sospensione dell'imposizione fiscale, la sospensione dei termini relativi alle liti giudiziarie e per tutto quello che deriva da una situazione di emergenza e straordinarietà legata a situazioni di calamità naturali come i movimenti sismici, mentre altre non hanno ricevuto lo stesso trattamento, anche se gli eventi calamitosi sono intervenuti in un momento successivo? Per questa ragione sarebbe stato necessario, cosa che non è avvenuta nemmeno in Commissione, affermare in modo chiaro in che modo si intendeva intervenire quando è stata evidenziata da parte della maggioranza la necessità di «blindare» il testo senza verificare la percorribilità, e da parte dell'opposizione vi era una disponibilità in tal senso, di una corsia preferenziale per una terza lettura al Senato - e per impedire quindi che il decreto-legge decadesse - su ulteriori questioni evidenziate dopo la votazione e le modifiche apportate al Senato.
Il decreto-legge era molto semplice nella sua impostazione ed è stato giustamente arricchito dal lavoro in prima lettura al Senato dove i colleghi hanno evidenziato alcune questioni di fondo e necessità particolari riguardanti il paese nel suo complesso, non soltanto gli enti locali. Come è noto, quando vi è uno strumento che gode di una corsia preferenziale e di tempi determinati per l'esame e la conversione, come il decreto-legge, si tende a dare risposta non alle sole specifiche esigenze che hanno portato il Governo ad adottare quel provvedimento, ma anche ad affrontare questioni più ampie.
Il Senato ha svolto un lavoro meritorio; alcune questioni erano già state ampiamente evidenziate nel corso dell'esame di questo testo, tant'è che l'opposizione le ha presentato nuovamente nel corso dei lavori della Commissione di merito, - la V Commissione -, che ha avuto modo di discuterne. Vi è stata la disponibilità a ragionare anche se si è registrata un'intransigenza assoluta per quanto riguardava l'approvazione degli emendamenti proposti, motivata con il pericolo della mancata conversione. Questo tuttavia non è vero: noi, come opposizione, abbiamo dato la nostra disponibilità nell'individuare alcuni interventi correttivi rispetto ai quali prevedere una corsia preferenziale, con il preventivo ascolto dei colleghi senatori sulla materia.
Ciò ci induce a presentare nuovamente tali questioni così importanti e determinanti: pensate solo alle problematiche relative al patto di stabilità che riguardano gli enti locali e che, con una certa soddisfazione, possiamo dire che trovano ora una risposta. Ciò dopo un momento di grande difficoltà che essi hanno incontrato; siamo ora nella condizione di dover necessariamente intervenire su questi emendamenti per portarli avanti e chiedere all'Assemblea di accoglierli per apportare quelle modifiche necessarie.
Sarebbe stato opportuno, e questo rappresenta uno dei motivi per i quali vi è stata una indisponibilità giustificata e non meramente ostruzionistica nel non voler definire la questione « a tarallucci e vino» in modo da convertire il decreto-legge in cinque minuti. Vi sarebbe stata invece la necessità che il Governo si facesse carico, non essendovi la possibilità di emendare il testo su tali aspetti, di farci conoscere quali siano le questioni, da noi evidenziate attraverso gli emendamenti, sulle quali vi è una disponibilità del Governo e quali siano le responsabilità che il Governo stesso intenda assumere davanti all'Assemblea, massima espressione della democrazia parlamentare, nonché gli interventi e la tempistica, con i quali il Governo intende svolgere il proprio mestiere.
Noi sappiamo quello che succederà: i numeri dell'Assemblea sono tali che impediranno - a meno che non succeda qualcosa di particolare - ogni possibilità di riuscita alle nostre proposte emendative.
Allora, presenteremo comunque - e siamo disponibili a convenire - degli ordini del giorno.
Quindi, alla fine degli interventi sul complesso degli emendamenti, sarebbe opportuno sentire se non il presidente della Commissione, che svolge un ruolo diverso, su questo emendamento, ma comunque il rappresentante del Governo, il sottosegretario Vegas - che vedo attento, come sempre, alle questioni che riguardano gli enti locali e il bilancio in generale - qual è la disponibilità, perché ci aiuterebbe ad avere un atteggiamento propositivo fino in fondo e, soprattutto, ci aiuterebbe ad assumere un atto di responsabilità nei confronti del paese, da un lato, nel convertire il decreto-legge nei tempi rituali e, dall'altro, nel dire a tutti coloro che non hanno e non avranno lo stesso trattamento in situazioni analoghe - mi riferisco in particolare alle nostre comunità, ai nostri concittadini che sono stati colpiti da eventi calamitosi - quali sono i tempi certi, le volontà, le determinazioni e le assunzioni di responsabilità.
LUIGI OLIVIERI. Penso che se noi questa mattina, questo pomeriggio, facessimo questo, faremmo una cosa meritoria, della quale non potremmo che essere tutti contenti, perché avremmo fatto l'interesse del paese. Certo, la maggioranza ha i voti per convertire da sola in legge questo decreto-legge, però sarà venuta meno ad uno degli elementari momenti di democrazia partecipativa e parlamentare, quello di cercare le più ampie convergenze. Infatti, come sapete, avevamo delle perplessità sulle norme contenute in questo decreto-legge, però le condividiamo, anche se potevamo fare un lavoro migliore, più adeguato, più consono alle necessità dei nostri enti locali.
Spero inoltre che il periodo di tirocinio, che ormai dura da quasi due anni, una volta per tutte si interrompa definitivamente e che il Governo prenda atto che la realtà del paese non è quella che lui immagina: con gli enti locali non si possono avere atteggiamenti di tutoraggio, di padronanza, ma si deve avere un dialogo compiuto, perché se gli enti locali non funzionano o non funzionano compiutamente, molto demerito va attribuito anche al Governo, che cerca di scaricare le necessità di natura finanziaria, non attuando interventi compiuti di razionalizzazione, come potrebbe fare, ma scaricando sugli enti locali imposizioni non tollerabili nell'ambito del sistema impositivo nazionale, per assicurare la stessa qualità e lo stesso livello dei servizi nei confronti dei cittadini.
Ebbene, ci vuole un atteggiamento più corretto, più maturo. E allora vedrete che, da parte dell'opposizione, non solo incontrerete disponibilità, ma - come abbiamo fatto finora, anche su questo provvedimento - faremo interventi di miglioramento nel merito, interventi che abbiano un unico obiettivo reale: fare il bene dei nostri concittadini, permettere che i comuni funzionino e funzionino sempre meglio, far sì che ogni cittadino abbia la possibilità di avere enti locali all'altezza della risposta, dell'efficacia e dell'efficienza, ma anche dell'equità e della solidarietà che deve comunque sempre connotare l'intervento normativo del Parlamento.
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, vorrei soltanto conoscere gli orari relativi allo svolgimento dei nostri lavori, per programmare le riunioni delle Commissioni ed anche perché molti colleghi desiderano conoscerli. La seduta antimeridiana terminerà tra le 13,30 e le 14?
PRESIDENTE. Anche prima, onorevole Ruzzante.
PIERO RUZZANTE. La ringrazio, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pennacchi. Ne ha facoltà.
LAURA MARIA PENNACCHI. Signor Presidente, poco fa il Presidente Casini ha comunicato all'Assemblea che, su questo decreto-legge, vi erano molte richieste di intervento, intendendo dire forse che sarebbe stato impiegato molto tempo, attraverso una forma inutile, per la discussione di questo provvedimento. Se il Presidente Casini intendeva affermare ciò, mi permetto di contraddirlo, poiché non si tratta solo di prendere tempo.
È vero: siamo stupefatti dell'imbarazzato silenzio con cui la maggioranza ed il Governo assistono all'ostruzionismo di una parte della stessa maggioranza. Questo per noi è molto grave. Il Parlamento, ormai da giorni, è paralizzato da questo ostruzionismo della maggioranza. Francamente, siamo stupefatti, ma non abbiamo alcuna intenzione ritorsiva. Vogliamo discutere nel merito del tema che ci consegna questo provvedimento. Sullo stesso, peraltro, noi, come opposizione, ci siamo molto impegnati perché riteniamo fondamentale aiutare gli enti locali che questo Governo, viceversa, fino ad ora, non solo non ha aiutato, ma ha anche continuamente danneggiato. Questo decreto-legge può rappresentare un'inversione; in ogni caso, pone riparo. Infatti, sono presenti elementi importanti introdotti grazie alla nostra iniziativa, sensibile alle richieste e alle opinioni rappresentate da tutte associazioni degli enti locali: in primo luogo, la possibilità di presentare i bilanci a maggio (ciò dimostra quanto avessimo ragione quando, in precedenza, criticavamo le misure vessatorie nei confronti degli enti locali che il Governo aveva assunto); inoltre, è positivo che sia presente l'intera tematica della rinegoziazione dei mutui e che finalmente si possano applicare le condizioni del patto di stabilità interno anche alle province che ovviamente hanno interesse a far sì che le materie di loro competenza vengano regolate nel modo più corretto. Ma noi non possiamo esimerci dal riportare l'attenzione sul fatto che l'azione di questo Governo rischia di lasciare strangolati, sul piano finanziario, gli enti locali, nonostante gli elementi positivi che questo decreto-legge contiene.
Non possiamo non denunziare il lungo tempo - praticamente, dal momento dell'insediamento dell'attuale Governo - con cui tale azione di strangolamento è stata perseguita ed affermare, dunque, che quest'azione di strangolamento è la logica e coerente conseguenza dell'intera politica economica e sociale che il Governo porta avanti dal momento del suo insediamento. È una politica economica e sociale caratterizzata dalla dissipazione del risanamento finanziario realizzato dai governi dell'Ulivo e di centrosinistra, per di più senza creare alcuna vera condizione per determinare nuovo sviluppo. Si va, dunque, al dissesto finanziario senza creare condizioni per lo sviluppo.
Che vi sia questa dissipazione dal lato degli equilibri di finanza pubblica è del tutto evidente. In questi giorni, abbiamo appreso che il fabbisogno dei primi quattro mesi di quest'anno supera di 1,7 miliardi di euro, al netto delle operazioni straordinarie - che, come sappiamo, rappresentano una quota enorme delle operazioni complessive intraprese dal Governo -, il fabbisogno dei primi quattro mesi del 2002. In queste ore, apprendiamo che le entrate, per esempio di aprile, flettono in misura consistente: più del 4 per cento rispetto all'aprile del 2002.
Continua, dunque, in conseguenza della dissennata politica del Governo, quella tendenza alla flessione delle entrate che è stata osservata durante tutto il 2002 e che, a sua volta, ha causato una drastica riduzione della capacità di risparmio della pubblica amministrazione, messa in evidenza dalla trimestrale di cassa e da tutti i documenti di finanza pubblica.
Più in generale, nel 2002, abbiamo avuto un indebitamento netto del 2,3 per cento del PIL, ben superiore, quindi, a quanto il DPEF aveva preventivato (1,1 per cento). Tale indebitamento netto, pure più che raddoppiato rispetto a quello preventivato, si deve non a concrete azioni intraprese dal Governo, ma, soprattutto, ad una notevole riduzione della spesa per
interessi, all'effetto di trascinamento, cioè, di quell'operazione di riduzione della spesa per interessi che - segno vero della politica di risanamento dei Governi di centrosinistra - era stata avviata dall'Ulivo nel 1996. Al raddoppiamento del saggio di indebitamento netto si accompagna un notevole peggioramento del saldo primario, che dal 5 per cento, quota alla quale si trovava all'inizio del 2001, è sceso al 3,4 per cento (i documenti del Servizio bilancio e della Commissione bilancio hanno messo in grande rilievo tale aspetto). Questo peggioramento della finanza pubblica è connesso con una crescita del prodotto interno lordo prossima allo zero! Dello 0,4 per cento è stata la crescita per il 2002, mentre nel DPEF era stato previsto l'1,3 per cento.
Ci si obietta - ma è del tutto ovvio - che c'è la crisi economica internazionale. Secondo il Governo, la crisi spiegherebbe tutto. Noi non neghiamo che vi sia la crisi economica internazionale. Al contrario, sosteniamo che il Governo l'ha molto sottovalutata e minimizzata: all'inizio, parlava di miracolo economico e di chissà cosa; ma già allora - nel 2001 si è avuta una vera e propria recessione anche negli Stati Uniti - noi insistevamo sull'impossibilità di raggiungere quelle stime.
È chiaro che il Governo ha voluto stime così elevate, ad esempio della crescita, per consentirsi, intanto, margini di spesa più alti; successivamente, tutti noi, tutti i cittadini, abbiamo dovuto scoprire che quelle spese, già effettuate, non erano in realtà coperte!
Dunque, mentre il Governo non ha preso alcun rimedio, non ha posto alcun riparo a questa crisi così seria, la guerra all'Iraq non ha fatto che porre in evidenza, a livello mondiale, strutturalità ed elementi di crisi già presenti. Per il 2003, prima dello scoppio della guerra, solo la Cina era prevista in espansione. Ora, però, dopo l'esplosione dell'epidemia di SARS, anche la Cina avrà problemi.
Il Governo non solo non ha posto alcun rimedio, ma ha aggravato gli elementi di crisi per l'Italia adottando provvedimenti-regalo, pacchi dono per ricchi, super ricchi, privilegiati ed affaristi. Quindi, anche leggi che hanno avuto una loro grande rilevanza sotto il profilo delle implicazioni giudiziarie - come rogatorie internazionali e falso in bilancio - hanno avuto implicazioni di carattere anche economico (in quanto regali a ricchi, super ricchi, privilegiati ed affaristi).
Vi è stata, inoltre, tutta una serie di altri provvedimenti importanti sotto questo profilo: la soppressione dell'imposta di successione e donazione e la Tremonti-bis (che, se non ha aiutato l'economia, ha consentito a singoli super ricchi di comprarsi una Maserati in più facendo gravare la spesa sui bilanci e, quindi, utilizzando la Tremonti-bis per l'acquisto di beni ad uso promiscuo), lo scudo fiscale, il rientro dei capitali dall'estero e la marea dei condoni (in queste ore, si discute addirittura la proroga dei termini), devastanti non soltanto sotto l'aspetto degli equilibri di finanza pubblica, ma anche sotto quelli dell'etica pubblica e del senso civico, che tanto faticosamente avevamo ricostruito.
Per di più, mentre si hanno tutte queste misure che scassano i bilanci pubblici, non abbiamo alcuna misura davvero a favore delle famiglie, i consumi ristagnano, l'inflazione anch'essa rimane alta, il carovita è alto, l'inflazione è al di sopra rispetto a quanto era stata preventivata e rispetto al livello degli altri paesi a noi similari. Non abbiamo avuto alcun incremento delle pensioni, anzi, si discute in questi giorni della Maastricht delle pensioni, che significa puramente e semplicemente taglio delle pensioni dei cittadini, il cui voto era stato carpito con la promessa della pensione a un milione al mese e che vedranno anche minacciate le pensioni di anzianità, compresi quei cittadini che hanno votato Lega nord Padania, che oggi potrebbero sentirsi rappresentati dall'ostruzionismo che la Lega nord Padania sta conducendo contro la sua stessa maggioranza sulle quote latte. In realtà, alla fine, quei cittadini si troveranno ingannati, ingannati due o tre volte. La pressione fiscale non si riduce, però si afferma - lo ha fatto il Presidente Berlusconi - che presto si andrà all'aliquota al 33 per cento per
coloro che hanno alti redditi, che significa, per esempio, per un reddito di 350 milioni di vecchie lire, un regalo di 50 milioni l'anno.
Ecco perché - ho dovuto fare questo ragionamento articolato per arrivare a spiegare la complessità del mondo moderno che richiede risposte complesse - le uniche misure che il Governo riesce a varare sono le una tantum, cartolarizzazioni a dismisura peraltro fatte in termini assai criticabili, come noi abbiamo già denunziato per quanto riguarda, per esempio, l'alienazione del patrimonio immobiliare pubblico previdenziale, che in grandi città come Roma, Milano, Firenze, sta creando molti problemi a persone a reddito basso, ed ecco perché c'è l'accanimento contro gli enti locali, che sono i soggetti erogatori di servizi più direttamente a contatto con i cittadini.
Troviamo qui un'altra singolare affinità tra la politica dell'amministrazione repubblicana di Bush e la politica che conduce il Governo Berlusconi-Tremonti. È una politica che l'amministrazione Bush non esita a definire neoconservatrice, che il Governo Berlusconi non vuole definire così, ma che noi dovremmo definire ultraconservatrice e, francamente, reazionaria.
In politica estera, l'affinità è segnata dalla guerra all'Iraq; in politica interna, noi vediamo Bush creare un debito pubblico enorme, dissipare l'attivo di bilancio che Clinton aveva lasciato in eredità (ben 200 miliardi di dollari), determinando un passivo pari a 400 miliardi di dollari per il 2003, con enormi regali fiscali ai ricchi, mentre abbiamo già parlato di ciò che il Governo Berlusconi vuol fare per aggiungere regali ai ricchi in Italia cancellando la progressività, un bene supremo della cittadinanza e della collettività. Come negli Stati Uniti assistiamo al taglio dei trasferimenti ai singoli Stati (c'è una rivolta di grandi Stati contro l'amministrazione repubblicana che li sta strangolando), così il Governo Berlusconi-Tremonti ha strangolato, vuole strangolare, gli enti locali, spingendoli al collasso finanziario. Negli Stati Uniti vediamo sacrifici per la scuola pubblica, che significa tagli alla scuola pubblica, devastazione della sanità, della sanità per gli anziani, che è l'unica sanità pubblica che c'è e che lì viene rimessa in discussione; qui da noi assistiamo complessivamente alla devastazione della sanità, come il ministro Sirchia ha candidamente ammesso nei giorni passati.
Dunque, abbiamo davvero molti motivi per compiacerci per essere riusciti a raccogliere le istanze delle associazioni, introducendo elementi correttivi in questo decreto, però la nostra denunzia e la nostra accusa per la dissennata e devastante politica economico sociale complessiva del Governo Berlusconi-Tremonti è totale (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giacco. Ne ha facoltà.
LUIGI GIACCO. Signor Presidente, la politica economica e sociale del Governo è di restrizione dei fondi nei confronti degli enti locali e, come diceva precedentemente la collega Pennacchi, è di strangolamento. I pesanti tagli che ci sono stati nei trasferimenti agli enti locali, circa 1,7 miliardi di euro, si sono associati a quanto previsto nel documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni 2002-2005, in pratica, un punto in meno del prodotto interno lordo nei prossimi anni, per il settore delle politiche sociali, della scuola, della sanità, che corrispondono a circa a 70 miliardi di euro; nel contempo dobbiamo anche pensare che nella stessa legge finanziaria per il 2003, dopo notevoli dibattiti all'interno della stessa Conferenza Stato-regioni, il fondo per le politiche sociali è stato ridotto a 1.360 milioni di euro con ulteriori decurtazioni per i prossimi anni 2004 e 2005 fino a portare tale fondo a 1.203 milioni di euro. Tutto ciò non potrà che indebolire la rete dei servizi alla persona e scaricare ulteriori costi sulle famiglie, e darà un colpo a quel welfare locale che non solo ha garantito maggiori servizi ma rappresenta una modalità innovativa di organizzazione delle risorse, di partecipazione dei cittadini
che contribuisce a promuovere cittadinanza e a costruire comunità.
Se, infatti, Berlusconi e il suo Governo sanno offrire significative immagini mediatiche del proprio impegno con spot pubblicitari, come la promessa delle dentiere gratuite agli anziani, la casa per le giovani coppie, gli interventi per gli anziani non autosufficienti magari utilizzando le assicurazioni private, le pensioni, che poi sono state concesse solamente ad un milione 700 mila persone rispetto a quelle che ne avevano diritto, nella sostanza, con un cinismo dell'inganno, stanno realizzando una politica che prevede un welfare minimo che destruttura i diritti.
Quest'azione viene portata avanti dal Governo, non con il volto arcigno del neoliberismo, ma con quello paternalistico del populismo. La destrutturazione del sistema pubblico viene praticata attraverso le politiche dell'abbandono: abbandono del sistema sanitario, della scuola pubblica, delle politiche sociali nonché di una legge storica come la n. 328 del 2000 che rendeva gli enti locali protagonisti al fine di poter dare una risposta in termini di servizi qualitativamente significativi ed efficaci.
Tutto ciò viene confermato anche nelle scelte contenute nella legge finanziaria per l'anno 2003 che segnano, rispetto al passato, un grave arretramento e mettono in discussione la tenuta dell'intero sistema e determineranno pesanti limitazioni nell'erogazione delle prestazioni ai cittadini con l'assoggettamento degli stessi a nuovi ticket e richiedendo loro altre forme di partecipazione alla spesa.
In ordine a questa situazione a noi preoccupa anche il fatto che sulla famiglia, la quale sicuramente è una risorsa per il lavoro di cura anche perché ha più opportunità e più capacità di tipo relazionale ed affettivo, non possa essere scaricata ogni responsabilità del sistema di cura e di assistenza. Questa non è soltanto una scelta culturale ma anche una scelta economica che fa sì che la famiglia resti isolata e rompe quel tipo di solidarietà all'interno della comunità e soprattutto il senso della responsabilità di farsi carico di un problema, anche se individuale, da parte della stessa comunità. Questo tipo di impostazione fa sì che l'organizzazione sociale - pensiamo, al riguardo, a tutte quelle leggi innovative che riguardano le città, - le condizioni di vita dei bambini e delle bambine, i servizi di aiuto e sollievo alle stesse famiglie - viene messo in discussione dai tagli che sono stati operati.
Meno risorse agli enti locali significa, quindi, meno servizi che, a loro volta, significano risposte in termini non più di diritti di cittadinanza ma di beneficenza compassionevole che è attenzione verso gli ultimi, ma è anche una concezione estremamente negativa perché si rimettono in discussione quei diritti di cittadinanza per operare, invece, solamente una concessione: se ci sono i mezzi economici a disposizione.
Tale impostazione culturale ed economica fa sì che questa società diventi sempre più frantumata e, soprattutto, che ci siano divisioni che poi conducono ad una competizione esasperata tra le categorie sociali, smantellando, in tal modo, i princìpi ed i valori della solidarietà, della condivisione e della responsabilità sociale. Ritengo sia questo il danno maggiore prodotto dal taglio delle risorse agli enti locali, perché non vi sarà più una società solidale, capace di farsi carico dei problemi dei singoli, ma ciascuno, al fine di cercare di ottenere maggiori disponibilità, cercherà di affrontare i problemi in maniera egoistica ed individuale; verificheremo tali situazioni soprattutto nei prossimi mesi.
Su questo aspetto, allora, il gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo ha presentato alcune proposte emendative volte a far sì che gli enti locali abbiano risorse tali da consentire ai cittadini di fruire di servizi sempre più validi ed efficaci; ciò al fine di mantenere una cultura della solidarietà e di offrire una risposta positiva per quanto attiene ai servizi sociali e sanitari sul territorio, in modo che siano funzionali, per l'appunto, ai bisogni ed alle esigenze dei cittadini. Come gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, ci siamo
impegnati su questo punto, e cercheremo di farlo anche nel prossimo futuro (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, vorrei ricordare che sono già intervenuto su questo provvedimento nel corso della discussione sulle linee generali e tutto sommato non sono particolarmente entusiasta di riprendere il mio ragionamento intervenendo sul complesso delle proposte emendative; tuttavia, intendo intervenire perché desidero sottolineare la stranezza e l'originalità della procedura che abbiamo adottato.
Come è stato già affermato, ci troviamo in presenza di un provvedimento che riscontra un orientamento favorevole e largamente condiviso in questo Parlamento, come abbiamo detto già in Commissione e confermato nel corso della discussione sulle linee generali. Molto probabilmente, il presente disegno di legge avrebbe potuto avere un iter abbastanza celere, ed il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo ribadisce che esprimerà un voto favorevole.
Ciò nondimeno, ci troviamo qui a celebrare il rito di una discussione che ci viene un po' imposta a causa della confusione e delle divisioni presenti all'interno della maggioranza. Affermo ciò in via preliminare perché, se non vi fosse stata la difficoltà di costruire un percorso in ordine alle modalità con cui affrontare altri provvedimenti - segnatamente quello in materia di quote latte -, probabilmente avremmo potuto gestire questo argomento in modo molto più tranquillo e pacato, garantendo rapidamente un risultato che è stato richiesto dal sistema delle autonomie locali, così come risulta dalle audizioni svolte in Commissione bilancio.
Tuttavia, riprenderò, ampliandoli, alcuni argomenti che ho già trattato nel corso della seduta di lunedì, affrontando il tema oggetto di discussione nell'ambito del contesto più generale della politica economica, della strategia di finanza pubblica e dell'organizzazione delle compatibilità del sistema finanziario nel nostro paese.
Ho già ricordato che il provvedimento è un po' singolare per le motivazioni che in sede di presentazione del testo al Senato sono state addotte dal Governo nella relazione introduttiva. Nella relazione del Governo di presentazione del provvedimento si dice: abbiamo già prorogato una volta le scadenze dei termini per l'approvazione dei bilanci degli enti locali, siamo costretti a prorogarle per una seconda volta perché non siamo ancora in grado di dire quali sono le risorse erariali che vengono trasferite agli enti locali per il 2003 e che consentono ai comuni di approvare i propri documenti finanziari. Tale motivazione è in qualche modo sincera - e di ciò va dato atto - ma è anche un po' singolare e ci consente di richiamare il giudizio negativo che in sede di esame della legge finanziaria abbiamo formulato sugli articoli relativi alla finanza locale ed al patto di stabilità interno.
Tali giudizi negativi erano dovuti sostanzialmente a due ragioni. La prima era l'inversione di tendenza che si determinava con quegli articoli rispetto all'impostazione della legge finanziaria dell'anno precedente, che pure avevamo discusso, ma a cui avevamo riconosciuto in qualche modo il significato di una strategia.
L'impostazione della legge finanziaria dell'anno precedente era quella di invitare fortemente, forzare gli enti locali, i comuni e le province a puntare su consistenti ed effettivi risparmi di spesa attraverso la riorganizzazione dei propri servizi, in particolare, rafforzando la tendenza alla esternalizzazione dei servizi stessi. Era una strategia: noi l'avevamo anche discussa, ma indubbiamente aveva un suo significato.
Invece, il cambiamento di impostazione della legge finanziaria per il 2003 per quanto riguarda gli enti locali è stato radicale. Infatti, nel momento in cui si poneva come grandezza rilevante, ai fini del calcolo dei saldi e, quindi, della valutazione del patto di stabilità interno, la spesa per l'acquisto di beni e di servizi, si collocavano entro questo calcolo le risorse
necessarie per l'esternalizzazione dei servizi decisa nel frattempo. Quindi, si operava una strategia esattamente in contrapposizione rispetto a ciò che si era fatto nell'anno precedente.
I colleghi che hanno lavorato in Commissione bilancio per l'esame della legge finanziaria ricorderanno molto bene che questo era stato uno degli argomenti principali della polemica nei confronti del testo della legge finanziaria da parte delle organizzazioni di rappresentanza degli enti locali.
La seconda ragione di critica che abbiamo mosso e che richiamo con riferimento alla parte relativa agli enti locali contenuta nella legge finanziaria di quest'anno era l'inversione di tendenza nell'impostazione del patto di stabilità interno, ossia la costruzione di un patto di stabilità interno completamente basato sulla centralizzazione delle decisioni: sono la legge finanziaria, il Governo e lo Stato centrale che definiscono gli obiettivi che devono essere raggiunti con il patto di stabilità interno, che definiscono il meccanismo e gli strumenti attraverso cui raggiungere tali obiettivi e che definiscono le modalità con cui si effettua il monitoraggio sugli eventuali scostamenti e gli interventi necessari a rientrare da questi scostamenti.
A tale impostazione ne contrapponevamo un'altra. Nella discussione sulle linee generali sostenevo di passare dalla coercizione alla concertazione nella costruzione del patto di stabilità interno, ossia tornare ad un'impostazione di condivisione degli obiettivi tra il Governo centrale e le rappresentanze delle autonomie, ritornare ad una concertazione degli strumenti per raggiungere questi obiettivi, ritornare ad una sede comune per compiere il monitoraggio sugli eventuali scostamenti ed alla concertazione per ciò che riguarda le modalità di correzione di questi scostamenti. Pertanto, nelle motivazioni contenute nella relazione del Governo a questo provvedimento riscontriamo il riconoscimento degli errori commessi in sede di esame di legge finanziaria.
Tra l'altro, tale problema non è stato posto soltanto da noi, ma è stato ripreso anche durante le audizioni svolte alla Camera sul decreto-legge in esame nel corso delle quali non è stato discusso il merito specifico del provvedimento. A tale proposito, infatti, vi è un ampio riconoscimento sulla positività delle modifiche apportate dal Senato, anche se con esse non si risolvono tutti i problemi, e per questo abbiamo presentato gli emendamenti già ricordati.
Il contributo dato dalle audizioni era proprio teso ad immaginare un nuovo percorso. Molto chiaro è stato il documento presentato dall'ANCI che ha incentrato la sua attenzione sull'esigenza di definire un nuovo meccanismo per la costruzione del patto di stabilità interno immaginando una concertazione in sede interistituzionale al di fuori della legge finanziaria per la definizione del patto di stabilità interno; l'individuazione degli obiettivi di indebitamento complessivo della pubblica amministrazione all'interno della risoluzione parlamentare di approvazione del documento di programmazione economico-finanziaria e la conseguente concertazione interistituzionale per definire le quote di competenza delle amministrazioni locali al contenimento dell'indebitamento; le modalità e le procedure per l'attuazione del patto; il sistema di monitoraggio da definire e gestire insieme per verificare il comportamento di tutti gli enti e le amministrazioni e, quindi, per garantire la realizzazione del patto di stabilità.
Non mi soffermo ulteriormente su questo tema ampiamente trattato nel suo intervento in discussione sulle linee generali dal collega Mariotti. Apprezzo le indicazioni di apertura che su tale linea sono state date dal Governo che ha dichiarato la disponibilità ad impostare una strategia nuova a partire dal documento di programmazione economico-finanziaria di quest'anno.
Quello che ci interessa è fare emergere le questioni di carattere generale. Il decreto-legge affronta una serie di questioni specifiche su cui abbiamo espresso un
parere sostanzialmente favorevole. Ricordo che in merito alla questione della finanza locale è stata presentata, su iniziativa dell'opposizione, una risoluzione in sede di Commissione bilancio alcune settimane fa, poi approvata dalla Commissione con il parere favorevole del Governo. In tale risoluzione affrontavamo sostanzialmente due questioni. La prima riguardava la rinegoziazione dei mutui degli enti locali per la parte che non consideravamo risolta dalle norme contenute nella legge finanziaria e dai successivi provvedimenti di attuazione. La seconda questione affrontata era quella relativa alle modifiche del patto di stabilità interno che, soprattutto per quel che riguarda le amministrazioni provinciali, rendevano molto difficile e complesso il rispetto del patto di stabilità stesso. Anzi, secondo la nota che ci ha consegnato l'UPI, l'unione delle province, addirittura senza la modifica di tali norme il 90 per cento delle province non sarebbe stato in grado di rispettare il patto di stabilità interno.
Il provvedimento non affronta il problema della rinegoziazione dei mutui. Abbiamo presentato una serie di emendamenti e siamo disponibili a trasfonderne il contenuto in ordini del giorno qualora il Governo fosse disposto ad accettarli.
Invece, il problema delle modifiche del patto di stabilità viene affrontato, anche se non è stato ancora completamente risolto.
In conclusione, vorrei ricordare che la rapida conversione in legge di questo decreto-legge è dovuta proprio a questa parte relativa alle modifiche dei criteri di calcolo del patto di stabilità interno. Al riguardo, sottolineo che siamo impegnati, al di là di questo passaggio di dialettica parlamentare, all'approvazione di questo provvedimento per rispondere alle attese provenienti dal sistema delle autonomie locali. Ci auguriamo che si apra davvero, a partire dal prossimo documento di programmazione economico-finanziaria, una nuova stagione per costruire una finanza locale finalmente in modo concertato, partecipato e condiviso (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Vista l'ora, considerato l'ampio numero di deputati che hanno chiesto di parlare e sentita anche la Presidenza della Camera, il seguito del dibattito è rinviato al prosieguo della seduta.
Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.
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