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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 12 e dell'unica proposta emendativa ad esso presentata (vedi l'allegato A - A.C. 3618 sezione 15).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Realacci. Ne ha facoltà.
ERMETE REALACCI. Signor Presidente, questo articolo affronta un tema importante, quello dell'inquinamento acustico che, peraltro, è stato normato in Italia egregiamente. In questo senso, credo che un ruolo lo abbia avuto l'onorevole Calzolaio con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 novembre 1997.
Il problema è che in questo, come in molti altri temi ambientali, è necessario connettere i fili, perché è molto difficile affrontare il tema dell'inquinamento acustico. In questo senso voglio ricordare agli onorevoli colleghi che da questo punto di vista tutta Italia è fuori legge: non è un problema che riguarda soltanto gli insediamenti industriali. Anzi, esso riguarda praticamente tutte le città italiane, non solo quelle grandi, ma anche le piccole città. Quest'anno nella campagna per il «treno verde» è stato monitorato San Donà di Piave, che non è una metropoli tentacolare, la quale aveva livelli di inquinamento acustico alti come in tutta Italia. Pertanto, è molto difficile affrontare questo come altri temi ambientali, se non si affronta anche un problema relativo alla qualità complessiva dello sviluppo del nostro paese, il che ha a che vedere anche con le considerazioni che prima faceva il collega Raffaldini per quanto concerne, ad esempio, il ruolo che hanno il trasporto su gomma e su automobile nel determinare le condizioni di rischio per il nostro paese, dal punto di vista ambientale, sanitario e delle vittime degli incidenti, le condizioni di inquinamento pesante, ma anche di rischio dal punto di vista dell'inquinamento acustico. Ricordo che ieri è stato pubblicato un rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità secondo il quale le automobili sono la principale causa di morte violenta nel mondo: su 5 milioni di decessi nel mondo, 1 milione 200 mila dipendono dagli incidenti stradali. Anche per quanto riguarda il nostro paese noi paghiamo ogni anno un prezzo altissimo in termini di vite umane, di feriti, di danni al traffico automobilistico: all'interno di questo prezzo rientra anche la partita dell'inquinamento acustico.
Tenete conto che l'inquinamento acustico non ha effetto soltanto per il nostro fastidio, ma anche indiretto su molte malattie, come quelle cardiache, gastriche e nervose. Inoltre, lo stato di inquinamento delle nostre città, ad esempio, prevede una conseguenza apparentemente leggera, ma alla fine molto pesante sulla qualità della nostra vita, perché noi non solo perdiamo quantità di sonno, ma anche qualità di sonno: in altre parole, perdiamo la fase REM, quella fase di sonno profondo in cui si sviluppano i sogni.
Riguardo a questo articolo che ci apprestiamo ad approvare, dico che sarebbe utile che venisse approvato dal Parlamento anche l'emendamento di buon senso che i colleghi Verdi propongono, affiancando alle ragioni della lotta contro l'inquinamento acustico, oltre le ragioni ambientali anche le ragioni della salute umana. Quindi, per affrontare la soluzione di questo problema è necessario che il Parlamento prenda di mira seriamente l'insieme delle questioni che portano a determinare una qualità maggiore per l'ambiente del nostro paese. In particolar modo, occorre condurre una lotta seria per spostare il trasporto dalla gomma alla rotaia e nelle nostre città dal mezzo privato al mezzo pubblico. Solo per questa strada, a partire da piani strutturali - che mi auguro possano essere finanziati già nella prossima legge finanziaria -, sarà possibile affrontare il tema dell'inquinamento acustico e capire che la problematica ambientale - che anche nella lettera dell'articolo compare più come un richiamo al vincolo che non come un richiamo all'opportunità - è componente essenziale della qualità del nostro sviluppo e anche della capacità del nostro paese di competere (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, questo articolo tratta di un inquinamento molto grave in Italia. Sotto il profilo dell'inquinamento acustico, come già detto dal collega che mi ha preceduto, tutta l'Italia in pratica è fuori legge.
Tra l'altro, si tratta di un tipo di inquinamento molto sottovalutato, nonostante cresca il numero delle persone che con l'età accusano gravissimi danni all'udito. Tali danni, infatti, vengono lamentati da coloro che per decenni sono stati sottoposti ad un elevato tasso di inquinamento.
Inoltre - come in precedenza ricordava il collega Realacci - vi è tutta una serie di malattie (nervose e cardiache) riconducibili a questo continuo martellare di rumori - prodotti anche di notte - che superano il limite della sopportabilità del nostro orecchio, del nostro cervello. Nonostante ciò - lo ripeto -, ben poco si è fatto (anche a livello locale) per ovviare a questo drammatico genere di inquinamento. Al riguardo sono stati approvati provvedimenti come, ad esempio, la legge quadro n. 447 dell'ottobre 1995, che prende in considerazione sia il rumore prodotto in ambiente esterno sia quello prodotto all'interno dell'ambiente abitativo. Vi è poi il decreto legislativo n. 277 del 1991, emanato in attuazione di una serie di direttive CE in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti inquinanti di questo tipo durante lo svolgimento dell'attività lavorativa.
Infine, vi è la recente legge quadro n. 179 del 2002 che, all'articolo 7, esclude le emissioni sonore dei locali pubblici dall'ambito di intervento della legislazione stradale; in ogni caso, anche questi ultimi rimangono problemi non risolti.
Quindi, la direttiva 2002/49/CE dovrebbe fornire una base per sviluppare e completare l'attuale serie di misure. Tale direttiva è molto importante perché determina - come conseguenza - la necessità di prevenire i danni da inquinamento acustico, obbligando gli Stati membri all'adozione di misure comuni concernenti la mappatura acustica.
Riguardo poi l'informazione al pubblico, vi è da dire che la maggioranza delle persone non può usufruire di informazioni precise circa l'inquinamento acustico provenienti da parte degli enti locali. Inoltre, per quanto riguarda le lamentele, in genere la popolazione non può far conto su un adeguato e serio ascolto da parte delle istituzioni, con la conseguente non rimozione del danno. Peraltro, entro luglio 2005, gli Stati membri sono tenuti a trasmettere alla Commissione informazioni circa i valori limite riguardanti il traffico veicolare, ferroviario ed aereo. In particolare, ricordo che l'aeroporto di Malpensa ha determinato per anni disagi nei confronti di chi abita in quelle zone.
Nella costruzione di questo aeroporto, infatti, non si è tenuto conto dei problemi di inquinamento acustico che ne sarebbero derivati. Forse, allo stato attuale, la gente si è stancata di promuovere dure manifestazioni al riguardo e, sicuramente, coloro che erano in grado di andarsene lo hanno già fatto, mentre chi è stato costretto a rimanere si sarà arreso di fronte all'impossibilità di tutelare i propri interessi.
I Verdi sono d'accordo circa il recepimento di questa direttiva, in modo da riordinare e potenziare tutta la disciplina in materia di inquinamento acustico.
Signor Presidente, chiediamo soltanto che il relatore ed il Governo condividano l'emendamento da noi presentato. Inoltre, ci scusiamo di non aver portato avanti questa battaglia in Commissione, ma ciò è avvenuto semplicemente perché non abbiamo deputati a sufficienza per occuparci di tutte le questioni all'ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Calzolaio. Ne ha facoltà.
VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, la direttiva 2002/49/CE è molto importante perché è una direttiva quadro che promuove politiche organiche di limitazione e prevenzione non dell'inquinamento acustico di una singola sorgente o di una singola infrastruttura (vi sono a livello comunitario direttive di questo tipo su singole sorgenti o singole infrastrutture già dagli anni settanta), ma con riferimento all'insieme del clima acustico delle nostre città, dei principali luoghi e delle principali infrastrutture di tutti i paesi europei; serve a determinare ed a gestire il rumore ambientale, vale a dire i suoni indesiderati, fastidiosi, sgradevoli o i suoni nocivi (possono essere nocivi, pericolosi e negativi per la salute nel medio e lungo periodo, come ha ricordato poco fa il collega Realacci, anche in modo indiretto). Questi suoni sono prodotti da attività umane e, pertanto, risulta necessario stabilire un limite, prevenirli e ridurli.
Nella direttiva sono inserite norme specifiche e scadenze definite per alcune specifiche infrastrutture: mi riferisco alle strade con un transito di oltre tre milioni di veicoli annui, alle tratte ferroviarie con un transito di oltre 30 mila treni annui, nonché agli aeroporti con oltre cinquantamila decolli o atterraggi annui. Per ognuno di questi luoghi sarà elaborata (con una tempistica definita a livello europeo nei prossimi anni, entro il 2006) una mappa acustica e dovrà essere analizzato il numero di quei cittadini che subiscono un'esposizione superiore ai limiti che metta a repentaglio la sensibilità o la salute.
Sotto questo punto di vista l'emendamento presentato dall'onorevole Cima è utile e rafforza l'indirizzo contenuto nella direttiva comunitaria. Abbiamo tempo fino al 18 luglio del 2004, poco più di un anno, per conformare la nostra legislazione. È stata, quindi, opportuna la presentazione di un emendamento approvato in Commissione che ha modificato il periodo entro il quale il Governo deve adottare il decreto legislativo che recepisce nel nostro ordinamento e nella nostra legislazione la direttiva comunitaria: l'adozione di tale decreto legislativo è prevista non più entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ma entro il 30 giugno del 2004.
In realtà, il nostro ordinamento aveva in qualche modo già anticipato i contenuti della direttiva comunitaria; l'Italia è uno dei pochi paesi europei che, da oramai 8 anni (dal 1995), ha una legge quadro che ha consentito a tante regioni di predisporre normative regionali di arricchimento e implementazione ed al Governo di emanare circa 20 decreti attuativi che consentono di avere un quadro abbastanza organico e coerente di norme per la prevenzione e la riduzione dell'inquinamento acustico.
Il problema è - e mi rivolgo al ministro Buttiglione - che il Governo in questi due anni non ha completato i decreti attuativi della legislazione italiana (pertanto, sarebbe importante che nel decreto legislativo di recepimento della
direttiva comunitaria si cogliesse l'occasione per completare la normativa italiana, in particolare per quanto riguarda il rumore stradale ed aeroportuale) e che lo stesso ha contemporaneamente chiesto per tutta la materia ambientale un'altra delega. Chiedo dunque al ministro Buttiglione di farsi carico di apportare alcune correzioni. Giovedì al Senato si voterà la delega ambientale. In questo caso attribuiamo al Governo una delega in materia di inquinamento acustico e, pertanto, sarebbe utile che non la si chiedesse con riferimento all'altro provvedimento (ne è sufficiente una per questa legislazione). Chiaramente, al di là della critica più complessiva che muoviamo a quel provvedimento, particolarmente grave anche sotto il profilo costituzionale e dei poteri alle regioni, sarebbe utile che il Governo si limitasse ad ottemperare, a rispettare termini, principi ed indirizzi di questa delega prevista nell'articolo 12.
Peraltro, anche la Commissione europea, entro il 18 gennaio del 2004, dovrà riesaminare tutte le direttive comunitarie sulle singole sorgenti e sulle singole infrastrutture per adeguarle a questa direttiva.
Ci auguriamo dunque che il Governo rispetti gli impegni e condividiamo gli indirizzi contenuti nella legge di delega, auspicando che l'emendamento dell'onorevole Cima venga approvato. Sollecitiamo dunque il Governo a scegliere la strada di una politica attiva contro l'inquinamento acustico perché in questi due anni non vi è stato da parte del Governo stesso alcuna iniziativa in questa materia (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
ANDREA DI TEODORO, Relatore. Il parere della Commissione è favorevole sull'emendamento Cima 12.1.
PRESIDENTE. Il Governo?
ROCCO BUTTIGLIONE, Ministro per le politiche comunitarie. Il parere del Governo è conforme.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Cima 12.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei esprimere il mio voto favorevole sull'emendamento sottoscritto dalla collega Cima per le motivazioni ampiamente fornite dall'onorevole Realacci, la cui attenzione richiamo, e soprattutto per le dichiarazioni svolte prima dall'onorevole Calzolaio, il quale ha ribadito la necessità che il Governo svolga una politica attiva nel campo della lotta all'inquinamento acustico. Sono d'accordo su tale aspetto; tuttavia, esprimo una preoccupazione che naturalmente, qualora mi ascoltasse, starebbe molto a cuore e alla mente dell'onorevole Buttiglione.
La preoccupazione è che tutta questa discussione sull'inquinamento acustico, nonché una maggiore azione del Governo, non si risolva per via della eterogenesi dei fini. Come lei ricorderà, all'inizio della legislatura sollevai una questione sulla quale naturalmente l'onorevole Buttiglione, che mi sta ascoltando, replicherà con molta ed assoluta puntualità.
La questione, onorevole Buttiglione, era quella di un piccolo conflitto di interessi, tra i tanti che riguardano il suo Governo, che irrompe nel campo dell'inquinamento acustico. Infatti, come forse l'onorevole Realacci, l'onorevole Cima e Calzolaio non ricordano, siamo di fronte ad una circostanza particolare, ovvero che il ministro Castelli, ministro della giustizia, è proprietario di una società - più precisamente egli ne è l'amministratore delegato -, che si chiama Novicon, in quel di Lecco, la cui ragione sociale è data dalla costruzione di sistemi di rilevazione di inquinamento acustico da posizionare in enti pubblici. Naturalmente, dal momento che questa società può lavorare solo ed esclusivamente in base a commesse che derivano
dal Ministero dell'industria, vi è, come dire, un corto circuito, vale a dire che il proprietario, ministro della giustizia, fa lavorare la sua azienda se il collega, ministro dell'industria, gli attribuisce le commesse necessarie affinché questo lavoro venga espletato. Ora, sono pienamente convinto che questo lavoro sia meritorio, trattandosi di inquinamento acustico, e ne sono contento. Ciò che continuo a non comprendere è per quale ragione il ministro della giustizia debba essere contemporaneamente proprietario di un'azienda che svolge, e per questo ricava i suoi giusti profitti, un'attività in questo campo, lavorando esclusivamente sulle commesse di un ministero dello stesso Governo del quale egli fa parte.
Se questo non è un conflitto di interessi, mi dica, signor Presidente, quale sia definibile come tale. So che ve ne sono di maggiori e di ben più complessi ed intricati; tuttavia, se - e vedo che il ministro Buttiglione si alza - da quando sollevai la questione qualcosa è mutato, e fosse mutato nel senso di una dismissione della proprietà, a qualcosa servirebbe una volta tanto l'istituto del sindacato parlamentare. (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
ROCCO BUTTIGLIONE, Ministro per le politiche comunitarie. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROCCO BUTTIGLIONE, Ministro per le politiche comunitarie. Mi compete l'obbligo di rassicurare l'onorevole collega circa il fatto che, su questa norma specifica, non vi è stata assolutamente nessuna interferenza del collega Castelli. Se poi gli imprenditori che hanno una azienda che lavora con la pubblica amministrazione debbano ricevere una proibizione a fare parte del Governo o anche ad essere eletti in Parlamento, questa è questione che affronteremo in altra sede.
ALFONSO GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, naturalmente io non ho sostenuto che il ministro Castelli abbia interferito in una attività che è sua. Se avessi voluto dire questo, non glielo avrei fatto capire per malizia, glielo avrei detto in faccia; a parte il fatto che lei non mi stava ascoltando... glielo avrei detto, diciamo così, alla nuca, ministro Buttiglione. Poi lei, come sappiamo, ha delle orecchie molto potenti, conosce molte lingue...
PRESIDENTE. No, no, dipende dalla propagazione del suono, non dalla forma...
ALFONSO GIANNI. Sì, ma siccome parliamo di inquinamento acustico, qui c'è un problema, diciamo così, in specie. Sto dicendo che non ho ancora capito per quale ragione un ministro della Repubblica debba avere un dopolavoro. Ho capito che siamo tutti provvisori e precari, così come voi volete che siano i lavoratori e i giovani, ma non è necessario che uno che ha la proprietà di un'azienda sia ministro e, qualora lo sia, può dismetterla! Vorrei ricordare che professionisti, primari d'ospedale, responsabili di strutture pubbliche, quando sono diventati sindaci o anche assessori hanno rinunciato alla loro attività. Non è che l'hanno tenuta come un dopolavoro serale, hanno semplicemente rinunciato, hanno scelto tra la rappresentanza dei cittadini, e quindi l'esercizio democratico di un potere pubblico, e un interesse privato. È un principio liberale al quale, evidentemente, un Governo liberista non intende sottoporsi. Ciò è grave, ministro Buttiglione (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cima 12.1, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 423
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato sì 423).
Passiamo alla votazione dell'articolo 12.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duca. Ne ha facoltà.
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, nel preannunciare il voto favorevole del gruppo dei Democratici di sinistra, vorrei cogliere l'occasione per segnalare a lei, onorevole ministro, che il Parlamento italiano ha approvato una norma abbastanza innovativa sulla rumorosità, riguardante il settore del trasporto aereo, sul quale i colleghi prima hanno peraltro parlato sul piano più generale. Si tratta di una legge che stabilisce che chi non fa rumore non paga e chi fa più rumore più paga. In altre parole, i vettori pagano un contributo in rapporto al tipo di aereo usato.
Questo fondo, che va ad alimentare l'insieme dei contributi, viene poi destinato ai comuni sedi di impianti aeroportuali per finanziare piani di recupero, piani di abbattimento dei rumori, piani per il miglioramento della vita dei cittadini, cioè di quei cittadini che, obtorto collo, trovandosi vicino ad una infrastruttura così importante, ne subiscono anche alcune delle conseguenze indubbiamente negative.
Ora, signor ministro, questa norma è in vigore da più di due anni e benché i vari ministri e sottosegretari siano stati più volte interessati, anche in quest'aula, oltre che nelle Commissioni di merito di Camera e Senato, a tutt'oggi non è stato emanato il decreto ministeriale con il quale si dice alle compagnie: guardate, questi venti, cinquanta, cento euro versateli al conto n. 1806, presso l'appartamento del ministro Buttiglione o quello di Duca o di qualsiasi altro. Vi è cioè una norma che è inevasa da più di due anni per il semplice fatto che non si dice, a chi deve pagare, come e dove deve pagare!
Quindi, accolgo l'occasione di una norma di carattere sicuramente più generale per chiederle, signor ministro, di adoperarsi anche lei per evitare di farci trovare di fronte all'ennesima inadempienza del Governo, in particolare nel settore dei trasporti dove, purtroppo, è costante l'inadempienza del Governo rispetto alle norme approvate dal Parlamento.
Mi avvio a conclusione, ricordando, signor ministro, che, proprio in questi giorni, come nel caso dell'ENAV, non solo il Governo non ha colto un'occasione per migliorare la situazione, ma ha anche fatto in modo di determinare, con riferimento all'ENAV, un altro colpo di mano, dopo quello risalente ad un anno fa o poco più, e ciò non per migliorare la gestione di un ente di Stato, non per governare meglio un ente di Stato così importante come l'ENAV Spa, ma soltanto per meri scopi di bottega e di potere e per accontentare questo o quello.
Spero che si smetta con questo sistema di occupazione del potere e che si attui un po' di servizio per adottare, almeno in questo caso, un decreto-legge che farebbe entrare soldi nelle casse dello Stato e dei comuni al fine di migliorare la qualità della vita dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, l'articolo 12, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 420
Astenuti 3
Maggioranza 211
Hanno votato sì 420).
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