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PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno, onorevole Mantovano, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Grandi n. 3-02157 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 9).
ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, le assicuro che questa volta nel rispondere sarò velocissimo.
ALFIERO GRANDI. Non troppo, mi raccomando.
ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Anche perché su questo specifico argomento mi è già capitato di rispondere al Senato al senatore Vitali, per cui la materia, con tutto il rispetto per la Camera dei deputati, è stata già affrontata.
Il 31 marzo 2003, intorno alle ore 7,30, a Bologna, sulle scale dell'edificio in cui hanno sede gli uffici della società IBM, in via Martin Luther King, è stata rinvenuta una borsa in tessuto nero all'interno della quale si trovava un rudimentale ordigno, che veniva disinnescato dagli artificieri della polizia di Stato: era costituito da una pentola a pressione e da una scatola per connessioni elettriche. La pentola conteneva materiale esplosivo e il necessario per l'innesco; all'interno della scatola si trovava, invece, un timer meccanico e una batteria. I componenti presenti nella scatola erano collegati con filo elettrico tra loro e, quindi, al materiale esplosivo contenuto nella pentola. Per l'episodio non è pervenuto, al momento, nessuna rivendicazione. Dopo il rinvenimento e il disinnesco dell'ordigno, la procura della Repubblica di Bologna ha assunto il coordinamento delle indagini, condotte per la parte di competenza dalla Digos.
Allo stato delle indagini, come ho avuto già modo di sottolineare qualche settimana fa al Senato rispondendo ad un'interpellanza del senatore Vitali, non emergono elementi che si rivelino un collegamento tra il posizionamento dell'ordigno e le manifestazioni organizzate o spontanee tenute a Bologna a seguito del conflitto in Iraq.
Le indagini, coperte dal segreto, sono svolte senza escludere alcuna pista investigativa. L'episodio presenta numerose analogie con due diversi attentati di matrice anarchico-insurrezionale avvenuti a
Bologna nei mesi precedenti. Nel primo di questi, a seguito di una segnalazione anonima, il 18 luglio 2001 fu fatto rinvenire nel bauletto di una bicicletta parcheggiata nelle vicinanze della questura, una borsa contenente una pentola a pressione dentro la quale vi era un ordigno di analoga fattura. Nell'occasione l'attentato, non riuscito per la mancata apertura del contenitore che avrebbe provocato l'esplosione, fu rivendicato con un volantino di matrice anarchica a firma Cooperativa artigiana fuoco e affini (occasionalmente spettacolare). Copia del volantino era contenuto anche nel plico incendiario recapitato alla sede del TG4 lo stesso giorno.
L'8 gennaio 2002 una borraccia con materiale esplosivo posta dinanzi alla sede della filiale della Banca agricola mantovana produsse danneggiamenti al muro dell'edificio. La matrice anarchico-insurrezionale, in quel caso, è stata confermata da altri episodi consumati in danno della stessa filiale ad opera di alcuni esponenti dell'area in questione, nonché da rivendicazioni scritte fatte pervenire alla sede di taluni quotidiani.
Non posso che riproporre l'appello del ministro Pisanu a coloro che intendano manifestare, perché continuano a collaborare con le forze di polizia, evitando ogni possibile inquinamento delle loro manifestazioni e isolando i provocatori e i violenti.
Quanto alle iniziative di prevenzione e di contrasto, già prima dell'inizio dell'intervento in Iraq le manifestazioni per la pace, svolte in tutta Italia, sono state seguite dalle forze dell'ordine, che spesso in contesti difficili hanno operato concretamente per garantire la sicurezza di tutti e la libertà di manifestare.
Sono state diramate a prefetti e questori precise istruzioni per raccomandare il potenziamento della vigilanza sugli obiettivi a rischio (oltre 6 mila) e per intensificare le attività di carattere informativo e di prevenzione in occasione delle iniziative contro la guerra nei confronti di tutti i gruppi ed i movimenti di ogni estrazione politica, operando anche in collegamento con le strutture centrali del dipartimento della pubblica sicurezza. I prefetti sono stati altresì invitati a convocare riunioni di coordinamento delle forze di polizia per verificare periodicamente l'adeguatezza delle misure.
In questo contesto, sono state intensificate anche le misure di vigilanza nella città di Bologna.
PRESIDENTE. L'onorevole Grandi ha facoltà di replicare.
ALFIERO GRANDI. Sottosegretario Mantovano, la ringrazio per la risposta che ha fornito perché, come sempre, lo ha fatto in termini civili; devo riconoscere, tuttavia, che faccio fatica a dichiararmi soddisfatto.
In primo luogo, lei ha fornito una risposta che mi ha ricordato quello che sosteneva il mio professore di statistica (un carissimo professor, molto autorevole), vale a dire che la statistica era una cosa che faceva vedere quello che tutti conoscevano e lasciava nascosto quello che tutti avrebbero voluto sapere. Lei, in tal senso, ha dato una risposta «statistica»: in sostanza, ha riferito quello che sappiamo già tutti, ma tale risposta non aiuta a chiarire i punti ancora oscuri, in particolare la domanda che le avevo rivolto, e che intendo completare con altri dati. Segnatamente, il 28 aprile del corrente anno, è stato compiuto un atto vandalico contro la sede del comitato per le onoranze dei caduti di Marzabotto a Bologna, ed il 29 aprile è stata disegnata una svastica sulla porta d'ingresso della camera del lavoro della CGIL di Crevalcore, comune della provincia di Bologna.
Si stanno seguendo, infatti, una serie di microepisodi; micro non tanto perché non sono gravi dal punto di vista simbolico, ma perché non producono effetti immediati, se non appunto simbolici, sulle persone: lo sterco e la svastica sono gravissimi per la collocazione che hanno, ma non vi sono ancora dati immediati.
Abbiamo già espresso questo timore, condiviso da altri parlamentari che hanno sottoscritto la mia interrogazione, anche in altre interrogazioni, ed è stato ormai
messo in luce che a Bologna si stanno verificando episodi più o meno gravi di aggressioni, intimidazioni e, in alcuni casi, atteggiamenti violenti che presentano matrici abbastanza evidenti, e che avvengono, per di più, in certi periodi, avendo chiaramente l'obiettivo di dichiarare spregio nei confronti di eventi come il ricordo dei caduti di Marzabotto, la commemorazione del 25 aprile oppure altri importanti avvenimenti di altra natura.
È questa la ragione per cui non ritengo ancora sufficiente la generica indicazione, da lei ricordata, impartita dal ministro Pisanu - meno male che c'è, per carità: ci mancherebbe che non ci fosse quella indicazione! - ai prefetti per seguire con attenzione le iniziative e le manifestazioni, per garantire la libertà democratica e far in modo che le manifestazioni civili si possano esprimere: questo va benissimo, poiché si tratta di un compito istituzionale del ministro, e ovviamente fa piacere che venga adempiuto in quanto tale.
In questo caso, tuttavia, ci troviamo di fronte ad una cosa che mi permetto di affermare che è un po' diversa: si tratta, in sostanza, dell'esigenza che l'autorità politica (in questo caso, il sottosegretario, ed attraverso di lui, evidentemente, il ministro) dia indicazioni al nuovo prefetto di Bologna - che, fra l'altro, nel frattempo è cambiato, poiché non è più quello del periodo drammatico dell'assassinio del professor Biagi, e che quindi, anche in quanto nuovo, potrebbe essere sollecitato proprio da un'indicazione del ministro e del Governo ad operare con maggiore decisione in questa direzione - affinché vi sia una attenzione maggiore rispetto a episodi più o meno gravi avvenuti Bologna, in modo che non vengano valutati come singoli episodi non connessi tra loro, ma vi sia, invece, una valutazione unificante.
Ricordo, ad esempio, che in questo quadro (ho menzionato due casi, ma ve ne sono stati altri anche recenti) si sono verificate aggressioni, scritte razziste e antiebraiche esattamente nella zona che un tempo era il ghetto ebraico di Bologna (che oggi, per fortuna, non è più tale, tant'è che vi abito anch'io) e, in generale, condizioni che manifestano una sofferenza nella vita civile e democratica della città e che richiedono il perseguimento di un'azione di prevenzione in grado di garantire la civile convivenza e la tranquillità dei cittadini e delle organizzazioni democratiche.
In questa chiave vi è un problema di azione della prefettura, della questura e di prevenzione di ciò che potrebbe avvenire; vi è anche l'esigenza - le do atto di ciò e la ringrazio - di evitare che nella polemica politica vengano usate, in modo strumentale, condizioni ed occasioni che non dovrebbero nemmeno esistere. Considero in termini positivi il fatto che lei, in un passaggio della sua risposta, abbia affermato che non emergono collegamenti nelle indagini, perché tale affermazione esclude ciò che autorevoli esponenti della politica...
PRESIDENTE. Onorevole Grandi...
ALFIERO GRANDI. ...hanno affermato in città, ossia che vi fossero, invece, collegamenti con le civili manifestazioni democratiche.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze e delle interrogazioni all'ordine del giorno.
Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 15.
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