Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 304 del 6/5/2003
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(Elaborazione di un piano di razionalizzazione ospedaliero - n. 2-00526)

PRESIDENTE. L'onorevole Lettieri ha facoltà di illustrare l'interpellanza Ladu n. 2-00526 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 2), di cui è cofirmatario.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la salute, onorevole Guidi, ha facoltà di rispondere.

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, onorevoli colleghi, illustre interpellante, lei ben saprà (ho letto con attenzione il testo della sua interpellanza) che attualmente la riorganizzazione della rete ospedaliera, con tutte le sue priorità e necessità di valorizzazione e di diverse allocazioni, con la modifica del titolo V della Costituzione, rientra tra le prerogative regionali (su ciò, a parte gli IRCCS, non c'è da discutere).
È importante sottolineare ciò che lei precedentemente ha dichiarato con riferimento alla presenza, se non di una patologia (non possiamo, infatti, «patologizzare» l'aumento della vita e la speranza di vita delle persone), di una particolarità, ossia quella della convergenza tra solitudine dei nostri tempi e comparsa di malattie tipiche della terza e quarta età con particolare riferimento all'Alzheimer che impone una priorità assistenziale ed un'intensità abilitativa ospedaliera ed extraospedaliera.
Il Ministero della salute, per parte sua, anche attraverso la mia delega e la mia competenza, sta cercando di incentivare le regioni sotto varie forme - sia dal punto di vista culturale sia da quello degli stimoli provenienti dalle ricerche dell'Istituto superiore di sanità e dell'agenzia regionale - e di sollecitare, nell'ambito del processo di riorganizzazione della rete ospedaliera, al di là di giustificabili (ma fino ad un certo punto) campanilismi, un discorso di decongestionamento degli ospedali stessi, a parte il discorso degli acuti o dei ricoveri propri (e non impropri), per creare strutture intermedie - dal day surgery ad interventi di prevenzione e riabilitazione territoriali - proprio nella logica di vedere l'ospedale come ultima ratio e di destinare fondi, risorse ed anche posti letto alle persone anziane. Questo è quanto.
Giova ricordare, per quanto mi riguarda, che, se la ricerca di posti letto dedicati alle persone anziane che coniugano l'aumento dell'età con una parziale o totale disabilità è un percorso da proseguire, è altrettanto vero, però, che questo aspetto deve essere costantemente verificato. Possibilmente, accanto a ciò, va compiuta una ricerca di alternative, a partire dal sostegno alle famiglie per mantenere


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nel luogo di origine queste persone anziane con totale o parziale disabilità. Nel caso in cui tale opzione non sia possibile, tali strutture e posti letto non dovrebbero prestarsi (gli atti di sindacato ispettivi successivi ci permetteranno di occuparci anche di questo aspetto) a nuova cronicità se è vero che stanze e posti letto dedicati agli anziani parzialmente non autosufficienti debbono essere per loro predisposte e debbono anche essere qualificate dal punto di vista tecnico-scientifico e, direi, soprattutto umano, per la ragione che non si può solo collocare, ma bisogna anche gestire dal punto di vista psicologico.
Non possiamo disconoscere che, spesso, la necessità di porre l'anziano in luoghi ad alta intensità assistenziale, curativa e riabilitativa, se non vengono effettuati controlli costanti, può creare nuova cronicità e nuove forme di isolamento; in tal modo, quella battaglia di civiltà che tutti conduciamo, con strumenti partitici magari diversi, ma con l'unico intento di evitare nuova emarginazione e di superare la vecchia ricerca del mero posto fisico per l'anziano, rischia, in qualche modo, di andare in controtendenza.
Occorre certamente dedicare più posti letto agli anziani; ma deve trattarsi di posti letto di alta qualità dal punto di vista tecnico-scientifico. Se mi permette, onorevole interpellante, poiché l'argomento rientra anche nella mia competenza professionale, non di sottosegretario, ma di medico, c'è bisogno di controlli serrati perché, troppe volte, per voler far bene, anche non volendo o anche perché esistono lobby di settore, gli anziani soffrono più volte: per l'aumento della disabilità, per lo sradicamento dal luogo di origine e per la solitudine, talvolta per la trascuratezza e la sciatteria e, in qualche caso, ahimé, addirittura perché subiscono violenze.
Quindi, posti letto sì, ma controllo, scienza e coscienza! Grazie.

PRESIDENTE. L'onorevole Lettieri, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di replicare.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, la risposta del sottosegretario Guidi è, in linea di principio, condivisibile poiché tratta di questioni generali di interpretazione del ruolo della sanità e dell'assistenza sociale.
Purtroppo, non posso dichiararmi soddisfatto, perché ritengo che non si sia risposto esattamente ai quesiti posti dall'interpellanza.
Bisogna prendere atto, purtroppo - lo dico con grande amarezza - che in questi due anni di Governo abbiamo assistito ad una politica fallimentare in materia sanitaria, con un ministro della salute di fatto succube del ministro Tremonti il quale, avendo i cordoni della borsa, detta i tempi delle riforme e soprattutto adotta misure che per quanto riguarda il welfare e la salute penalizzano i cittadini e, ovviamente, quelli più deboli. L'Italia per la sanità, rispetto agli altri paesi europei, fa molto poco, spende poco. Infatti, mentre in Francia si spende oltre il 7 per cento del prodotto interno lordo e in Germania l'8 per cento, in Italia invece siamo fermi ancora al 5,9 cento, e premetto che il 5,9 per cento è stato determinato dagli investimenti decisi dai governi dell'Ulivo. Ora, invece, il Governo di centrodestra ha fatto una politica di riduzione dei fondi destinati al settore.
Il centrosinistra aveva tolto i ticket sui farmaci e sulla diagnostica a partire dal 1o gennaio di quest'anno (si ricorda la scelta dell'ultima finanziaria del Governo Amato) e il centrodestra li ha reintrodotti. Anzi, nelle regioni dove governa il centrodestra sono stati introdotti, proprio per fare cassa, addirittura i ticket sul pronto soccorso. Nel 2001 avete tagliato i posti letto e avete costretto ospedali a chiudere con mere operazioni ragionieristiche, senza tenere in considerazione le peculiarità dei territori e della configurazione sia orografica che demografica delle aree interessate. Per cui, sostanzialmente, onorevole sottosegretario, la parola razionalizzazione, spesso usata e condivisibile in linea di principio, è stata sinonimo di chiusura e


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non invece, come sarebbe stato auspicabile, sinonimo di riqualificazione delle strutture ospedaliere.
Si sono chiusi reparti di maternità, eccetera, in aree di montagna, ragion per cui spesso le mamme sono state costrette a fare decine di chilometri per raggiungere un ospedale, soprattutto nei paesi, ripeto, delle aree interne e di montagna. Non si è investito. Ecco, avremmo capito se alla chiusura di alcuni ospedali fosse seguita invece la creazione di servizi territoriali per l'emergenza, per la prevenzione e la riabilitazione. Ormai constatiamo sempre più, e quindi anche in questo caso, la vera e propria ossessione di far quadrare i conti sulla sanità da parte di un Governo che premia i furbi, quelli che evadono le tasse.
Il Governo, anche con i ticket finanche sul pronto soccorso in alcune regioni amministrate dal centrodestra, pensa che sulla sanità si possa ancora risparmiare. Noi pensiamo esattamente il contrario, perché il diritto alla salute, non soltanto è un dovere morale, ma anche un dovere, un obbligo ed un diritto sancito dalla nostra Costituzione.
In questi mesi, molte sono state le proteste che si sono levate contro la politica di questo Governo, non soltanto da parte nostra perché facciamo il nostro dovere di opposizione (mai una opposizione pregiudiziale, ma di merito), ma anche da parte delle regioni, dei comuni, per i tagli subiti. Chi non ricorda che vi è stata l'anno scorso anche una grandissima manifestazione da parte dei medici e degli operatori sanitari, che non scioperavano da tanti anni per rivendicare una diversa politica sanitaria da parte del Governo.
Prima il Governo di centrodestra ha tagliato le risorse con il famoso decreto taglia spese, poi, per fortuna, sotto la spinta delle regioni e anche dell'opposizione, il ministro Tremonti è stato costretto ad annullare con proprio decreto gli effetti nefasti che quel decreto taglia spese comportava per le aziende sanitarie e gli ospedali che, badate bene, subivano un taglio del 15 per cento retroattivo su somme già anticipate dalle regioni.
Siamo proprio all'assurdo! Signor sottosegretario, non la voglio fare lunga, ma desidero semplicemente dire che è vero che gli ospedali sono l'ultimo anello e l'ultima ratio. Bisogna puntare molto sui servizi di base, sulla prevenzione, sulla cura di base e sulla riabilitazione, ma la rete ospedaliera deve essere riorganizzata tenendo conto delle effettive esigenze delle nostre comunità. Certo, il titolo V della Costituzione assegna alle regioni questa competenza ma in molti casi il Governo e la maggioranza hanno ricentralizzato alcuni poteri e non tengono conto delle volontà espresse dalle regioni nella Conferenza Stato-regioni.
Ritengo che occorra da parte del Governo maggiore attenzione ai problemi veri. Il sottosegretario Guidi ha fatto riferimento agli IRCCS, però io non so se il Governo sa che in una piccola regione come la mia - la Basilicata - esiste un centro di riferimento oncologico di grande livello rispetto al quale si tarda sia nel riconoscerlo sia nel sostenerlo; eppure, a livello di regioni meridionali, sarebbe utile avere un centro di riferimento oncologico per un'utenza purtroppo in aumento.
Ho voluto citare questo esempio per dire che non solo vanno sostenuti i punti di eccellenza come il CROB della Basilicata o altre strutture esistenti nel Meridione, ma occorre fare modo che i trasferimenti di fondi, dal Governo alle regioni, siano adeguati e puntuali, altrimenti si creerà una spirale perversa di indebitamento: la regione non ha i fondi e, pertanto, a sua volta, non li trasferisce in maniera puntuale alle aziende sanitarie, finendo così per fare ricorso alle anticipazioni. Tutto ciò rischia così di alimentare un circolo perverso che non giova certo alla correttezza dei bilanci delle aziende sanitarie.
Noi siamo responsabili e, pertanto, non vogliamo che i conti delle regioni, delle aziende sanitarie e degli ospedali siano in disordine. Inoltre, vogliamo che i servizi socio-sanitari e quelli sanitari siano garantiti in maniera adeguata in ogni realtà del nostro paese.

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