Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 296 del 10/4/2003
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(Sede dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare - n. 2-00707)

PRESIDENTE. L'onorevole Marcora ha facoltà di illustrare l'interpellanza Castagnetti n. 2-00707 (vedi l'allegato A - interpellanze urgenti sezione 5), di cui è cofirmatario.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, la nostra interpellanza è susseguente alle notizie apparse sulla stampa il 14 marzo su un ipotetico accordo intercorso tra il primo ministro Berlusconi e il primo ministro finlandese Paavo Lipponen, in relazione alla sede dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare. In questo accordo, come sostiene Lipponen, ci sarebbe uno sdoppiamento dell'Autorità in due agenzie europee, una con sede ad Helsinki e l'altra con sede a Parma. Ad Helsinki andrebbe la sede dell'agenzia per la sicurezza alimentare, a Parma la sede di una fantomatica - dico fantomatica, perché non è prevista da nessun regolamento comunitario né tanto meno dal libro bianco sulla sicurezza alimentare - agenzia per la garanzia e la tutela della qualità e dell'origine dei prodotti.
Il primo ministro Berlusconi, con un comunicato della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha successivamente rettificato questa informazione, sostenendo che si trattava soltanto di un'ipotesi e non di un accordo bilaterale e che comunque qualsiasi iniziativa si sarebbe dovuta prendere con il consenso di tutti gli altri Stati membri dell'unione europea. Sta di fatto che ci sono state diverse reazioni a questa notizia, che hanno, tra l'altro, segnalato forti discrepanze, diversità, all'interno del Governo. Cito il ministro Alemanno per il quale questo accordo afferma la bontà tecnica e politica della suddivisione della sede dell'autorità alimentare europea tra l'Italia e la Finlandia (anzi, ricordo anche che il ministro Alemanno ha addirittura parlato di un ottimo accordo). Il ministro della salute Sirchia invece ha parlato di un rabbercio che non sarebbe efficace e non farebbe gli interessi dei cittadini europei. Abbiamo avuto poi pareri da parte di Urso, di Matteoli, anche questi contrastanti (Matteoli molto più perplesso, Urso un po' trionfalista), mentre lascio perdere i commenti dei politici locali del centrodestra (mi riferisco al senatore Guasti e al consigliere regionale Villani che hanno esultato per queste ipotesi).
Di fatto le cose non sono assolutamente tranquillizzanti, anzi delineano uno scenario che definire accordo è assolutamente benevolo. Diciamolo molto chiaramente: la sede dell'Autorità per la sicurezza alimentare va ad Helsinki, a Parma spetta un contentino del tutto indefinito e non previsto da regolamenti comunitari o dal libro bianco, un'agenzia che è tutta da costruire e da definire, con un iter legislativo quindi - come afferma lo stesso comitato promotore per la candidatura di Parma - lungo, complesso, incerto, che sicuramente non può rappresentare un valido elemento di scambio rispetto a quello che invece va in maniera esclusiva ad Helsinki.
Questo punto è stato anche segnalato da un comunicato ufficiale del comitato


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promotore per la candidatura di Parma che richiama il Governo - e noi appoggiamo questa richiesta, la sosteniamo con forza - al rispetto degli impegni più volte presi a favore della candidatura di Parma. Allora, diciamolo chiaramente: l'Autorità per la qualità dell'agroalimentare in Europa non esiste; in questo senso andrebbe ad Helsinki la sede dell'Autorità per la sicurezza alimentare ed a Parma qualcosa che è ancora da definire.
Ben diverse sono state le promesse più volte fatte da questo Governo in ordine alla possibilità di portare a Parma la sede dell'Autorità per la sicurezza alimentare. Ricordiamo il forum alimentare del novembre 2001, in cui, con parole altisonanti, Berlusconi affermò che sarebbero dovuti passare sul suo cadavere per non fare arrivare l'autorità a Parma.
Ricordiamo l'impegno preso dal Governo in quest'aula nel luglio 2002, quando vennero votate diversi mozioni (una delle quali anche nell'Ulivo, a mia firma), che impegnano l'esecutivo ad un maggior attivismo diplomatico in Europa a favore della candidatura di Parma quale sede dell'Autorità e ricordiamo, altresì, le affermazioni più volte reiterate dal ministro Alemanno su tale tema.
Detto ciò, vogliamo sapere quali azioni diplomatiche specifiche il Governo stia conducendo, cosa si prospetti in vista del prossimo Consiglio europeo di Salonicco, al quale è stato rimandato questo tema, e soprattutto, nell'avvicinarsi del semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea, quale potrà essere la posizione del nostro paese.
Oltre a porre queste domande, tuttavia, ci preme svolgere anche alcune riflessioni. Oggi avremmo la possibilità di portare a Parma la sede dell'Authority, perché ci sono movimenti nella definizione delle sedi di altre autorità di settore che potrebbero rappresentare una valida merce di scambio con la Finlandia: mi riferisco alla localizzazione delle sedi per l'Agenzia sugli armamenti, che potrebbe andare alla Svezia, e all'Agenzia per le telecomunicazioni, che potrebbe invece andare proprio alla Finlandia, appagando in tal senso le richieste dei paesi nordici, che rivendicano la sede dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare. Inoltre, un altro paese che sosteneva la candidatura di Helsinki, la Germania, è stato beneficiato dall'assegnazione della sede del progetto Galileo, e dunque sussistono le condizioni per riprendere in maniera forte, efficace ed incisiva la battaglia diplomatica per la candidatura di Parma.
Non vorremmo, peraltro, come è già successo anche per la sede del progetto Galileo, che le grandi promesse fatte dai ministri di questo Governo (in quel caso, la Moratti e Frattini, che a dicembre avevano assicurato che la sede sarebbe stata Roma) si rivelino successivamente del tutto prive di ogni fondamento. Al riguardo, vorrei ricordare un altro dato molto preoccupante, rappresentato dalla risoluzione adottata dal consiglio d'amministrazione dell'Agenzia con la quale, con i soli voti contrari del rappresentante italiano e di quello finlandese, è stata avanzata alla Commissione europea la richiesta di confermare Bruxelles, attualmente sede provvisoria dell'Agenzia per la sicurezza alimentare, quale sede definitiva; peraltro, vorrei ricordare che sono stati già avviati i contatti commerciali per la ricerca e l'acquisto di uno stabile idoneo proprio in quella città.
Qualche riflessione va fatta anche in merito alla posizione che questo Governo assume all'interno dell'Unione europea. Con questa posizione, infatti, si è toccato sicuramente uno dei livelli più bassi nella storia dei rapporti del nostro paese all'interno dell'Unione, e non possiamo non ricondurre questo risultato a quella politica dei veti e delle barzellette che, finora, ha caratterizzato l'azione di Berlusconi a sostegno della candidatura di Parma, veti che non hanno sicuramente giovato a tale città. Al riguardo, vorrei citare una frase del Primo ministro tedesco, Schroeder, il quale, in occasione del Vertice di Laeken, in cui il Primo ministro Berlusconi pose il veto ad una soluzione di compromesso proposta dal Primo ministro danese, dichiarò: «Adoro Parma, ma con argomenti di questo genere, non otterrete mai niente».


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Gli argomenti erano stati da un lato il veto e dall'altro le barzellette, per ricordare la tradizione del prosciutto di Parma in contrapposizione all'assenza di tradizioni gastronomiche finlandesi.
D'altra parte, dobbiamo segnalare come la tanto attesa imprenditorialità nella conduzione del Ministero degli affari esteri, gestito ad interim, per quasi un anno, dal Presidente del Consiglio Berlusconi, non abbia sicuramente prodotto alcun frutto.
Questa cultura imprenditoriale, alla fine, si è rivelata un gioco di piccolo cabotaggio e, in qualche caso, di affarismo opportunistico perché vi è stato un comportamento approssimativo da parte di chi si dichiara manager ma poi, nella gestione della politica diplomatica, si rivela sicuramente non all'altezza.
Una politica muscolare, dunque, che rende l'Italia inaffidabile, soprattutto poi quando questa politica è condita da barzellette. A questo proposito, desidero ricordare anche la questione delle quote latte sulla quale il Presidente Berlusconi ha speso parole grosse per rassicurare i nostri allevatori in ordine alla possibilità di ottenere un condono del pagamento delle multe comminate dall'Unione europea. Possibilità questa che dobbiamo considerare del tutto remota, ma che ci ha esposto ad una posizione di grande criticità a livello di Ecofin, quando il ministro Tremonti ha dovuto porre il veto sulla questione del trattamento fiscale del risparmio in modo da contraccambiare una posizione favorevole dell'Italia con l'accettazione, da parte di Bruxelles, del condono sulle multe relative alle quote latte. Quindi, troppe promesse di priorità poi non mantenute.
Vi è un altro elemento che non rende sicuramente di facile efficacia la nostra trattativa a Bruxelles. Mi riferisco al fatto che il nostro è uno degli ultimi paesi a non disporre ancora di un'agenzia nazionale per la sicurezza alimentare. Nel libro bianco si stabilisce che l'agenzia europea debba avere, in ciascun paese dell'Unione europea, dei focal point nazionali come punti di riferimento. L'Italia, ripeto, non ha ancora proceduto a costituire questa agenzia nazionale; è, pertanto, uno degli ultimi paesi a non avere, da questo punto di vista, ancora adempiuto a quanto previsto a livello comunitario. Conseguentemente, con quale credibilità il nostro paese si propone di ospitare la sede dell'Autorità alimentare europea quando non abbiamo ancora adempiuto all'obbligo previsto dal regolamento istitutivo di tale autorità di creare, come detto, un'agenzia nazionale come focal point di quella europea?
Inoltre, il fatto di separare qualità e sicurezza alimentare, che sarebbe alla base di questo ipotetico accordo, sconfessa tutta la linea che ha segnato la candidatura di Parma a sede dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare, e cioè quella che vede la sicurezza alimentare come strettamente connessa alla qualità e, da un lato, alle tradizioni enogastronomiche, e dall'altro, alla tipicità e al territorio: è quel concetto di sicurezza, quindi, che si basa sulla cosiddetta filiera corta, dove la tracciabilità e il legame con il territorio sono aspetti che garantiscono la sicurezza alimentare. Questa idea di sicurezza alimentare è diversa da quella anglosassone; quest'ultima, infatti, prevede che la sicurezza alimentare sia sinonimo di controlli igienico-sanitari e di meccanismi di autocontrollo (HACCP), con una visione, quindi, più legata ai controlli igienico-sanitari i quali portano a stabilire la garanzia della sicurezza alimentare. Si tratta di due concezioni che hanno anche diversi riscontri in termini di ambiti produttivi. L'idea nostra, quella più mediterranea, della qualità uguale sicurezza alimentare si lega ad una tradizione di piccole e medie imprese e a imprese artigianali caratterizzate da una certa tradizione e da una certa cultura con un legame con il territorio. Dall'altra parte, invece, abbiamo un'idea legata alle grandi concentrazioni agroalimentari, in particolare, multinazionali, che attraverso la omogeneizzazione dei prodotti agroalimentari vanno a garantire la sicurezza alimentare.
Pertanto, voglio ribadire il grande interesse nazionale alla candidatura di


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Parma a sede dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare: è un interesse nazionale che aveva caratterizzato l'azione di tutte le forze politiche. Difatti, il comitato promotore della candidatura di Parma è costituito da componenti di tutte le forze politiche: il presidente del comitato è l'attuale presidente della provincia di Parma, a maggioranza di centrosinistra, il vicepresidente è il sindaco di Parma, a capo di una coalizione di centrodestra.
Il nostro atteggiamento in aula è sempre stato costruttivo e di pieno sostegno al Governo e avrebbe continuato ad esserlo se esso avesse voluto fornire riscontri forti ed oggettivi alle dichiarazioni fatte a favore della candidatura della città di Parma.
Vi è, quindi, un problema di interesse nazionale che deve caratterizzare un'azione politica che veda unite tutte le forze politiche in questo sforzo.
Tuttavia, in conclusione, bisogna dire che, se vi è una disponibilità anche da parte nostra a sostenere il Governo in questa difficile battaglia, di sicuro non possiamo tacere e nascondere la grossa delusione per queste ipotesi di compromesso per il danno che esse portano alla candidatura di Parma.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, senatore Ventucci, ha facoltà di rispondere.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, nei giorni precedenti la seduta del Consiglio europeo del 21 marzo scorso il Primo ministro finlandese Lipponen, in occasione di contatti avuti con il Presidente Berlusconi, ha avanzato un'ipotesi di compromesso sulla localizzazione dell'Autorità alimentare europea.
Il Governo finlandese ha proposto, a seguito dei contatti avuti con la Commissione, di istituire a Parma una nuova Agenzia per la tutela, la promozione e la certificazione di qualità dei prodotti alimentari, che affiancherebbe l'Autorità alimentare europea, competente per la sicurezza alimentare. Questa iniziativa ha come obiettivo di superare il veto italiano precedentemente espresso in sede comunitaria durante il semestre di Presidenza belga, permettendo così l'insediamento dell'Autorità alimentare europea ad Helsinki.
Il nostro paese è ben consapevole dell'importanza rivestita dall'Autorità alimentare europea, in termini sia politici che di interessi economici. A questo proposito, va sottolineato che nel quadro dei contatti avviati con la controparte finlandese erano state discusse mere ipotesi negoziali, tenendo conto che, in ogni caso, decisioni in questa materia potrebbero essere adottate solo nel quadro delle sedi comunitarie competenti.
Come giustamente rilevato dagli onorevoli interpellanti, la questione sollevata dal Primo ministro finlandese richiede un esame molto approfondito, anche alla luce degli specifici interessi del nostro settore agroalimentare, che sono stati alla base della candidatura italiana per ospitare l'organismo europeo.
Sulla base degli elementi di fatto disponibili, si può affermare che l'Autorità alimentare, sulla base del regolamento istitutivo già approvato dal Consiglio, ha poteri molto rilevanti, tali da conferirle un peso non indifferente nel sostegno alle produzioni tipiche; fra l'altro, essa disporrà, a regime, di 250 unità di personale e di risorse proporzionate al suo impatto nel settore.
Per quanto riguarda, invece, la proposta nuova Agenzia di tutela della produzione alimentare - che andrebbe istituita attraverso procedure di approvazione non brevi (regolamento su proposta della Commissione) - pare opportuno in via preliminare approfondire quali potrebbero esserne il ruolo e le competenze specifiche. In proposito, va ricordato che attualmente l'unità che si occupa, nell'ambito dei servizi della Commissione, degli aspetti che passerebbero sotto la competenza della nuova agenzia dispone di risorse umane e finanziarie molto ridotte.
Il Governo ritiene che un'eventuale soluzione alternativa debba, quindi, essere


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sottoposta ad un esame accurato che permetta di valutarne l'interesse per l'Italia sotto il profilo politico e dell'impatto di localizzazione.
In tal senso, si evidenzia che l'ipotesi di sostenere contestualmente l'assegnazione ad Helsinki di un'altra Agenzia europea, così come proposto o auspicato dall'onorevole Marcora (potrebbe essere la Commissione delle comunicazioni), non è stata abbandonata dal Governo italiano.
In quest'ottica, ribadendo la necessità che sia data una risposta comunitaria alla questione, il Governo intende mantenere e sviluppare tutti gli opportuni contatti sia con la Finlandia (perché siamo un paese membro dell'Unione europea e non credo che si debba dichiarare guerra alla Finlandia; se ne dovrà parlare, come stiamo facendo) sia con tutti gli altri membri dell'Unione per cercare di trovare una soluzione organica, sulla quale si possa raggiungere un consenso che porti ad un accordo finale complessivamente vantaggioso per l'Italia e in sintonia con le legittime aspettative della città di Parma.
Per quanto attiene alle barzellette cui ha fatto riferimento l'onorevole Marcora, non è il caso che in questo momento stia a rispondere perché fa parte della dialettica politica. Respingo la questione al mittente. Se nei cinquant'anni di gestazione del mercato comune europeo gli italiani erano definiti i je suis d'accord perché non riuscivano neanche a parlare il francese ed a farsi capire, se abbiamo accettato che i nostri vigneti fossero estirpati per 6 milioni ad ettaro e se abbiamo accettato 80 mila lire a capo per abbattere i nostri vitelli, questa è politica che, forse, appartiene a lei, onorevole Marcora e non a questo Governo.

LUCA MARCORA. Le barzellette sono di Berlusconi, non mie!

PRESIDENTE. La polemica è il pepe della politica!
L'onorevole Motta ha facoltà di replicare per l'interpellanza Castagnetti n. 2-00707, di cui è cofirmataria.

CARMEN MOTTA. Signor Presidente, quale cofirmataria dell'interpellanza urgente illustrata dal collega Marcora ed a cui il sottosegretario Ventucci ha ora risposto devo dire che ho ascoltato molto attentamente l'intervento del sottosegretario, ma devo dichiararmi totalmente insoddisfatta. Non sono una catastrofista né per inclinazione politica, né per inclinazione personale, ma le parole hanno un loro senso. Mi pare si vada nella direzione che temevamo. Forse, sarebbe stato più utile per noi conoscere come e quando questa eventuale seconda agenzia troverà spazio e collocazione in Italia ed a Parma.
Signor sottosegretario, sono stati da lei ripetuti, seppur brevemente, i fatti già ricordati dall'onorevole Marcora. L'interpellanza, mi permetta, chiedeva qualcosa di più: la posizione del Governo e dei ministri interessati su tale delicata questione diplomatica. Non è sufficiente semplicemente dire che si sta lavorando. Mi rendo conto che si tratta di percorsi difficili ed in itinere, ma siamo nell'imminenza del semestre italiano di Presidenza dell'Unione europea. Su un fatto di questo genere mi pare di poter dire che bisognerebbe avere un'indicazione di scelta più determinata.
Nell'interpellanza chiedevamo quali azioni diplomatiche specifiche il Governo intenderà condurre per raggiungere tale obiettivo vitale non solo per la città di Parma, di cui sono una parlamentare, ma anche per gli interessi nazionali in vista, tra l'altro, del prossimo Consiglio europeo di Salonicco. In sostanza, lei dice, signor sottosegretario fidatevi del Governo, stiamo lavorando, stiamo tentando di ottenere il risultato migliore per noi. Vede, vorremmo fidarci, ma lei, purtroppo, oggi ci ha tolto speranze. È anche vero, e potrà riscontrarlo dagli atti parlamentari, che tale fiducia era già stata espressa in più occasioni al Governo, non ultimo nella discussione ricordata dall'onorevole Marcora del luglio scorso che, proprio su questo tema, aveva registrato l'unanimità del Parlamento.
L'impressione, purtroppo, è che il Governo non proceda verso «la» soluzione,


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ma verso «una» possibile soluzione. Riteniamo che la sede dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare non possa essere una succursale o una subordinata perché ciò non coglie l'obiettivo dell'interesse nazionale e di Parma.
Mi richiamo alla diversa valutazione espressa da componenti del Governo - autorevolissimi, ovviamente - sul possibile sdoppiamento o per meglio dire sulla creazione di due agenzie dell'autorità europea per la sicurezza alimentare, una ad Helsinki e l'altra a Parma. Intanto, stiamo ragionando di due agenzie separate e ciò pone - lo ha riconosciuto anche lei, sottosegretario - seri problemi di risorse, di denaro e di tempi. Quella con sede a Parma - lo ha ricordato il collega Marcora - avrebbe come competenza la protezione della denominazione di origine e dei certificati di origine dei prodotti agricoli, nonché la promozione dei prodotti tipici; si valuta anche che questo potrebbe essere un modello tecnicamente possibile, così come convenuto - per quella che lei sottolineava essere ancora un'ipotesi - tra il Premier Lipponen e il Presidente del Consiglio Berlusconi il 13 marzo scorso. Ma questa ipotesi, così come è stata definita - glielo chiedo con grande pacatezza - non è un cambio di rotta del Governo? Il ministro Alemanno dice: va benissimo. Il ministro Matteoli dice: insomma, va bene così così. Il viceministro Urso dice: va benissimo. Il ministro Sirchia dice: assolutamente, non se ne deve neanche parlare. Gli unici che sono stati unanimemente entusiasti di questo indirizzo sono stati il senatore Guasti e il consigliere regionale Villani di Forza Italia, entrambi eletti nel parmense. Credo si sia trattato di un entusiasmo un po' precipitoso. Personalmente, e credo di interpretare anche i sentimenti del collega Marcora, speravo di poter avere se non lo stesso entusiasmo, almeno una rassicurazione cosa che mi dispiace non sia avvenuta.
Vede, signor sottosegretario, le categorie economiche della città di Parma, le istituzioni e le varie forze politiche, mi creda, sono molto perplesse o contrarie a questa ipotesi. Infatti, con accenti diversi, tutti hanno definito impossibile e sbagliato lo sdoppiamento dell'agenzia. Pareri così differenziati a livello locale e a livello nazionale non aiuteranno certo a perseguire una positiva soluzione per l'Italia e per Parma.
La prego, signor sottosegretario - per quello che lei potrà fare dopo questo confronto di oggi - di adoperarsi perché il Governo riparta dal parere espresso all'unanimità dal Comitato promotore di Parma, per riprendere il confronto a livello diplomatico europeo, laddove questo parere dice che Parma è la città che racchiude ed offre i migliori titoli per ospitare la sede dell'autorità. Anche la fattibilità tecnica di sdoppiamento - ammettiamolo - non è perseguibile, perché il libro bianco sulla sicurezza alimentare non vi fa alcun riferimento. Non è pertanto pensabile una separazione delle competenze dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare. La creazione, oltretutto, di una nuova e diversa autorità è altrettanto noto che comporterebbe un iter comunitario - anche lei lo ha ammesso - assai lungo, complesso ed incerto, stravolgendo di fatto tutto il percorso diplomatico sin qui seguito per raggiungere un'intesa politica soddisfacente sia per l'Italia sia per la Finlandia. È a causa di questo contesto confuso che si riaffaccia l'ipotesi - che purtroppo mi sembra potrà essere più che un'ipotesi - di mantenere la sede dell'agenzia a Bruxelles e non quanto sostenuto dai rappresentanti del Governo italiano, secondo i quali il compromesso è il miglior modo per evitare l'assegnazione definitiva dell'Authority a Bruxelles. Mi permetto di dissentire su questa convinzione: sono le ambiguità e le contraddizioni, purtroppo, del nostro Governo a far sì che riprenda forza la tesi della sede definitiva a Bruxelles.
Per concludere, i firmatari della presente interpellanza sono convinti - e per questo l'abbiamo sottoposta ai rappresentanti del Governo - che la candidatura di Parma sia e resti la migliore possibile per l'Europa e per l'Italia. Abbiamo veramente, in quella città, una condizione di eccellenza, da tutti i punti di vista.


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Il Governo ha fatto grandi promesse e credo vadano mantenute, senza compromessi mortificanti per il paese e per Parma, come lo sdoppiamento dell'Autorità. Mi creda, signor sottosegretario, Parma ha lavorato molto in questi anni per ottenere questo risultato.
Auspichiamo possa ancora prevalere, nell'interesse del nostro paese, un forte impegno unitario tra Governo, istituzioni locali, forze imprenditoriali. Lei, signor sottosegretario, prima si è irritato - lo capisco -, ma non credo che il collega Marcora abbia fatto riferimento alle barzellette solo per spirito polemico. Tuttavia, per il futuro, è meglio evitare battute infelici sulle qualità di pregio dei prodotti nordici - aringhe, prosciutti -; lasciamoli stare, ognuno ha i suoi prodotti e li difende come meglio può e come meglio crede. Anche perché, alla fine, con questi paesi - piacciano o no i loro prodotti - dobbiamo confrontarci e accordarci.
Pertanto, spero che si tenga fede a quanto, il 14 marzo del 2003, in un comunicato ufficiale, il Presidente del Consiglio dei ministri ha affermato, vale a dire che, qualsiasi decisione verrà adottata, sarà sentito il parere preventivo del Comitato promotore di Parma. Almeno a ciò - mi permetta - affido ancora la mia speranza affinché le cose procedano per noi nel miglior modo possibile.

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