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PRESIDENTE. L'onorevole Bornacin ha facoltà di
GIORGIO BORNACIN. Signor Presidente, signor viceministro, onorevoli colleghi, se avessimo svolto questo atto di sindacato ispettivo la scorsa settimana lo avremmo fatto in quadro diverso: lo avremmo fatto con la guerra irachena in corso e con alcune prospettive che potevano essere più o meno realizzabili. Invece, siamo a discuterla oggi quando le prospettive catastrofiche che qualcuno immaginava non si sono verificate. I morti che ci sono stati - e me ne dispiace - da una parte e dall'altra, fra civili, militari americani ed iracheni sono sicuramente inferiori al numero dei morti nel famigerato attentato dell'11 settembre alle due torri americane. Dunque, il quadro, di per sé, è meno catastrofico. Anzi, abbiamo anche assistito alle espressioni di giubilo del popolo iracheno, liberato dalla dittatura di Saddam, che ha assaltato i santuari del potere trovandovi, in alcuni casi, rubinetteria d'oro, come si è verificato nelle case di Saddam e di Tareq Aziz.
si sia in qualche maniera rivolto all'azionista di maggioranza della società per azioni Ferrovie dello Stato, che è il Governo - nelle persone del ministro delle infrastrutture, del ministro dell'economia, dei viceministri e dei sottosegretari -, per sapere se un atto di questo genere, che sicuramente aveva una valenza politica, potesse in qualche modo essere effettuato.
PRESIDENTE. Il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole Tassone, ha facoltà di
MARIO TASSONE, Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. Nella risposta che darò all'interpellanza del collega e amico Bornacin, tenterò anche di fornire qualche elemento di valutazione, sulla base delle considerazioni che ho ascoltato.
per evitare l'azione sindacale. Nel corso delle trattative, l'intendimento è stato innanzitutto quello della salvaguardia della regolare erogazione del servizio - coincidente con l'interesse della clientela - in un sistema vulnerabile per agitazioni sindacali non programmate.
PRESIDENTE. L'onorevole Bornacin ha facoltà di
GIORGIO BORNACIN. Signor Presidente, ringrazio il viceministro. Devo dire che posso dichiararmi soddisfatto della parte politica e meno burocratica della risposta del viceministro Tassone. E lo ringrazio dell'attenzione. Sono meno soddisfatto della parte - cosiddetta - burocratica della risposta che le Ferrovie dello Stato hanno consegnato al ministero competente, perché credo che qualunque funzionario, qualunque dirigente di un ente come Ferrovie dello Stato Spa, di fronte ad un'iniziativa di questo tipo, che poteva coinvolgere sensibilità su vasta scala, avrebbe dovuto sentire il dovere - come diceva anche il viceministro - di avvisare se non altro l'amministratore delegato, se non l'altro azionista di maggioranza, che, in questo caso, è la parte politica, vale a dire il ministero.
ferroviario, ma ciò la dice lunga sulla strumentalità di questi scioperi. Forse questa è una mia opinione - per carità - che non implica la condivisione degli altri. Se, in occasione di avvenimenti che coinvolgono la sensibilità di tutti, anziché scioperare, si devolvesse parte della propria retribuzione o si compissero atti di solidarietà umanitaria, credo sarebbe completamente diverso.
Dico ciò, perché in questo quadro diventa evidentemente molto più strumentale quello che è accaduto da parte delle Ferrovie dello Stato. Credo che i fatti siano abbastanza noti: le Ferrovie, con una disposizione del responsabile delle relazioni industriali, signor dottor Depaoli, hanno deciso per la giornata del 20 marzo 2003 di diffondere, ogni tre ore in tutte le stazioni italiane e su tutti i treni italiani che fossero dotati di altoparlanti un comunicato dei sindacati CGIL, CISL e UIL - a cui sembra si sia aggiunta poi anche l'UGL - contro la guerra, in alternativa allo sciopero che questi sindacati avrebbero invece effettuato per protestare contro la guerra stessa.
Mi rendo conto, signor viceministro, colleghi, che qualunque responsabile di relazioni industriali debba e si possa attivare per evitare la paralisi dell'attività (paralisi che per il resto c'è stata: soltanto di un quarto d'ora, ma comunque c'è stata), ma comunque si è consentita la diffusione di un comunicato contro la guerra sicuramente di parte. Fra le altre cose, mi risulta che di questa iniziativa non fosse a conoscenza l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, dottor Cimoli, né tanto meno che il signor Depaoli
Questo costituisce, a mio parere, un grave precedente, perché è stato diffuso su un treno un comunicato di alcune associazioni, più o meno radicate nella società civile, su un argomento sul quale sicuramente non tutti gli utenti delle Ferrovie dello Stato potevano essere d'accordo: vi è chi era d'accordo, chi invece non lo era, chi la pensava in una maniera e chi la pensava in un'altra. Comunque, al di là di ciò, ripeto, questo costituisce a mio parere un brutto precedente, perché da domani qualunque associazione potrà minacciare gravi ritorsioni nei confronti di aziende pubbliche e private, qualora non vengano diffusi comunicati per esprimere la loro opinione.
Credo che le Ferrovie dello Stato debbano essere adibite al trasporto di merci e passeggeri, così come credo che le Ferrovie dello Stato debbano essere il più possibile efficienti e che sicuramente di tutto si dovrebbero interessare meno che delle vicende che dovrebbero riguardare altri organismi, il Parlamento, la politica in generale ed altri enti, che comunque non sono le Ferrovie dello Stato.
Quello che allora chiedo al Governo è innanzitutto se esso fosse a conoscenza di una simile vicenda e se qualcuno abbia autorizzato questo signor Depaoli (il quale peraltro dice che ciò rientrava nei suoi compiti di responsabile di relazioni industriali: mi sembra una dichiarazione un po' forte rispetto ad una situazione come quella della guerra in Iraq!). Vorrei quindi sapere se il Governo intenda attivarsi per evitare che in altre occasioni, soprattutto in aziende a grande partecipazione pubblica, si verifichino avvenimenti di questo genere, che possono dividere l'opinione pubblica e creare a mio avviso del malcontento negli utenti e soprattutto dividere ulteriormente la popolazione e i cittadini italiani.
In data 19 marzo, nel corso della trattativa per la definizione del nuovo contratto collettivo del lavoro delle attività ferroviarie, le segreterie nazionali di FILT-CGIL, FIT-CISL e UIL Trasporti avanzavano, nei confronti delle Ferrovie dello Stato Spa, l'intendimento di procedere all'effettuazione di uno sciopero di due ore, in adesione all'iniziativa promossa dalle organizzazioni sindacali nazionali di realizzare, per il giorno 20 marzo, uno sciopero generale dalle 15 alle 17.
L'iniziativa confederale, proclamata a seguito dell'avvio degli eventi bellici in Iraq, evidenziava inoltre, per i comparti sottoposti al campo di applicazione della legge n. 146 del 1990, la collocazione delle due ore di sciopero, nell'ambito dell'orario di lavoro della propria categoria, per i lavoratori a turno od operanti in orario non comprendente il periodo dalle 15 alle 17.
Tale indicazione confederale, fatta propria e resa operativa dalle segreterie nazionali dei ferrovieri, avrebbe determinato, per la peculiare organizzazione dell'attività erogata dalle aziende del gruppo delle Ferrovie dello Stato, in cui il 45 per cento delle risorse è impiegato in turni cadenzati ed il 30 per cento in turni non cadenzati (personale di macchina e bordo), un impatto sull'esercizio e quindi sul servizio, con impossibilità da parte delle aziende di informare preventivamente ed adeguatamente la clientela.
Ciò ha reso necessario, come hanno fatto presente le Ferrovie dello Stato, nella stessa giornata del 19 marzo, un chiarimento con le segreterie nazionali di categoria
Nel corso della discussione si è, pertanto, determinato: la rinuncia da parte delle organizzazioni sindacali, cui nel frattempo si era associata anche l'UGL Ferrovie, di ottemperare alle indicazioni impartite dalle rispettive confederazioni, ripiegando per una fermata dalle 12 alle 12,15, definita dagli stessi organizzatori «pressoché simbolica», priva pertanto di conseguenze sulla circolazione dei treni; la lettura di un comunicato sindacale, effettuata il 20 marzo, esclusivamente dalle 10,30 alle 15,30, attraverso i sistemi sonori a bordo treno e nelle stazioni; la modifica parziale del testo del comunicato, al fine di attenuare la portata di alcuni passaggi formali.
Le conclusioni, come specificate, sono state assunte in piena autonomia dalla direzione relazioni industriali del gruppo Ferrovie dello Stato, atteso che la materia rientra tra le competenze della citata direzione.
Da ultimo, le Ferrovie dello Stato hanno fatto presente che tale episodio non costituisce un precedente invocabile per occasioni future.
Per quanto di competenza di questa amministrazione, si è ritenuto di ribadire formalmente, con nota del 20 marzo indirizzata al direttore del personale di FS Holding, l'irritualità della diffusione di comunicati non provenienti dalle società titolari mediante l'impiego di apparecchiature predisposte per corrispondere ad esigenze del servizio pubblico.
Con la stessa nota si è avanzata richiesta affinché il ministero venga informato tempestivamente in merito ad ogni evenienza che presenti caratteristiche analoghe di particolare rilievo.
Onorevole Bornacin, questo è il dato che mi è stato fornito dagli uffici. Esprimo qui, in Parlamento, una mia valutazione. Non sono d'accordo, nella maniera più assoluta, con le Ferrovie dello Stato sul fatto che questo non possa essere un precedente invocabile. Chi lo afferma? Chi lo decide? Le Ferrovie dello Stato? A meno che le Ferrovie dello Stato, che affermano di non aver ricevuto una comunicazione tempestiva e preventiva, non assumano decisioni conseguenziali.
Onorevole Bornacin, il ministero si adopererà in questa direzione. Investirò del problema il ministro Lunardi, che ha le deleghe di competenza per quanto riguarda le Ferrovie dello Stato, per operare in direzione di un accertamento della realtà e per capire chi abbia i poteri di determinare simili fatti nell'ambito di un'azienda che, pur essendo una società per azioni, non c'è dubbio che svolga un servizio di grande interesse e di grande rilievo pubblico.
Questi sono gli elementi che posso fornire al momento. Certamente, si tratta di un episodio, a dir poco, anomalo, che lascia qualche perplessità e impone un ulteriore accertamento da parte del Governo, come viene richiesto dall'onorevole interpellante.
Mi auguro che ciò non accada più. Ma questo la dice lunga. Capisco perfettamente l'esigenza di evitare disagi sul servizio
Comunque, ringrazio il viceministro Tassone e mi dichiaro soddisfatto della risposta che ho ricevuto.


