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La seduta, sospesa alle 14,15, è ripresa alle 15,05.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. L'onorevole Mascia ha facoltà di
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, non è la prima volta che affronto questo tema in quest'aula, ma lo faccio perché siamo in presenza di nuovi elementi. L'episodio cui mi riferisco è un episodio di particolare gravità che ha sconvolto la città di Milano ed ha suscitato una discussione che non si è ancora sopita. Mi riferisco alla morte di un ragazzo, Davide Cesare, avvenuta il 16 marzo a Milano, a causa di una aggressione fascista.
per far comprendere il clima di quella notte, che le autoambulanze arrivarono sul luogo dell'aggressione con un certo ritardo e si disse che il motivo di questo ritardo erano state le volanti che nel frattempo avevano circondato il luogo. Era evidente, dunque, che insieme all'attesa e alla drammatica preoccupazione per le sorti dei ragazzi aggrediti vi era anche una tensione molto forte tra i ragazzi presenti all'ospedale. In questo contesto, dunque, si sono verificate le violenze delle forze dell'ordine contro i ragazzi del centro sociale.
PRESIDENTE Il sottosegretario di Stato per l'interno, onorevole Mantovano, ha facoltà di
ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, la dinamica dei fatti oggetto dell'atto di sindacato ispettivo è nota. La ricostruisco sommariamente solo al fine di descrivere il clima di concitazione e di confusione che si è creato, senza, per questo, pregiudicare quanto emergerà dalle valutazioni dell'autorità giudiziaria che se ne sta occupando.
Alesi di 29 anni, legato allo stesso ambiente, era già stato trasportato al policlinico cittadino dove, sottoposto ad intervento chirurgico per ferite da arma da taglio al torace, era stato ricoverato nel reparto rianimazione con prognosi riservata.
le cui immagini mostrano una persona a terra mentre viene colpita da due appartenenti alle forze dell'ordine. Questo ha spinto i vertici delle forze di polizia, che, inizialmente, non avevano elementi nella direzione di possibili abusi, ad approfondire ulteriormente la vicenda.
PRESIDENTE. L'onorevole Mascia ha facoltà di
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, dopo aver ascoltato la sua risposta mi sorge una domanda: lei fa riferimento all'utilizzo di sfollagente, torce e mezzi di fortuna, ma mi chiedo che cosa siano questi mezzi di fortuna. Comunque, ci saranno le modalità per poter accertare cosa siano.
sempre quadrato e di difendere in ogni caso l'operato delle forze dell'ordine - perché queste sono le risposte che ci vengono sempre fornite in prima battuta, salvo verifiche successive, come è avvenuto oggi -, come se queste fossero indenni da errori che si possono verificare o che concretamente si verificano.
In seguito a questa aggressione sono rimaste ferite altre due persone del centro sociale Orso, che sono stati portati all'ospedale San Paolo. Quella notte, all'ospedale San Paolo arrivarono altri ragazzi dei centri sociali che avevano saputo dell'aggressione, per chiedere notizie dei loro amici. Ma oltre a questo dramma, che era già avvenuto, si sono verificati fatti di estrema gravità: aggressioni e cariche, persino all'interno del pronto soccorso dell'ospedale, contro i ragazzi che erano in attesa di notizie. Preciso, peraltro, proprio
Io chiesi se vi fosse interesse da parte del Governo a dare un giudizio di questo comportamento e ad esprimere una censura nei confronti delle persone che si erano macchiate degli abusi e la risposta allora fu che non vi erano stati comportamenti censurabili da parte delle forze dell'ordine. Anzi, dalla risposta del ministro Giovanardi sembrava che le vittime fossero proprio le forze dell'ordine.
Già in quei giorni si era diffusa la notizia di diverse testimonianze di persone presenti, medici dell'ospedale, infermieri e cittadini, che dalla finestra avevano assistito agli eventi. Si erano viste cose incredibili: ragazzi picchiati e trascinati sulle volanti della polizia, poi abbandonati per la strada, ad un chilometro di distanza, ammanettati; insomma, il caos più totale. Già eravamo in possesso di quelle testimonianze e, persino in quei giorni, il questore ebbe a dire che, se vi fossero state notizie di responsabilità, queste sarebbero state perseguite. In quest'aula non si sono volute usare neanche quelle parole.
Oggi, onorevole sottosegretario, io sono qui a porre nuovamente la questione alla luce dei nuovi fatti, perché oggi non abbiamo soltanto le testimonianze, ma abbiamo dei video. Un videoamatore, infatti, ha ripreso alcune di quelle violenze - solo alcune: le denunce dei ragazzi sono undici, poi vi è stata la carica delle forze dell'ordine -, ma in particolare vi è un episodio specifico che appare chiaramente nei video: si vede in modo limpido un giovane - un artigiano trentaquattrenne del centro sociale Orso - di nome Orlando Esposito, mentre un poliziotto ed un carabiniere lo picchiano e poi lo abbandonano, lasciandolo ferito, senza fermarlo.
Tra l'altro, ci sono dubbi circa gli strumenti utilizzati nel corso di questo pestaggio (sembrano mazze da baseball o qualcosa del genere).
Alla luce di questi nuovi elementi, vorrei chiederle, onorevole sottosegretario, quali siano i provvedimenti che intende assumere. Naturalmente, la magistratura sta facendo il suo lavoro, tuttavia credo che, sul piano istituzionale, vi siano azioni, indagini amministrative da compiere che io auspico ed eventualmente provvedimenti disciplinari da adottare.
Credo che ciò sia necessario per tentare di ristabilire un clima sereno e di garanzia per tutti, soprattutto per evitare che simili episodi non si ripetano.
Verso le 23,30 di domenica 16 marzo 2003, a Milano, equipaggi della Polizia di Stato e dell'Arma dei carabinieri sono intervenuti nelle vicinanze di un bar in via Zamenhof (all'incrocio con via Brioschi), dove, stando alle comunicazioni giunte da alcuni cittadini, era stata segnalata una rissa.
Sul posto, gli operatori hanno constatato che, all'esterno del bar, vi erano due persone ferite identificate per Davide Cesare di 26 anni, e Fabio Zambetta di 29 anni, entrambi aderenti ad un centro sociale del luogo, colpiti in più parti del corpo con armi da taglio.
Successivamente, si è accertato che un terzo soggetto, identificato per Antonino
All'esterno del bar, si era radunato un consistente numero di persone, tutte particolarmente agitate, le quali, lamentando un presunto ritardo nei soccorsi, inveivano contro le forze dell'ordine, sferrando calci contro le autovetture di servizio e ribaltando, sulla sede stradale, un cassonetto dei rifiuti.
Nella circostanza, sono rimasti contusi tre agenti della Polizia di Stato e un militare dell'Arma dei carabinieri. Analogo atteggiamento aggressivo veniva riservato al personale paramedico sopraggiunto che soccorreva i due feriti trasportandoli all'ospedale San Paolo dove Davide Cesare giungeva cadavere.
Presso il pronto soccorso e al nosocomio si erano, nel frattempo, radunate circa altre quaranta persone. Costoro, appresa la notizia della morte di Davide Cesare, si sono scagliate contro il personale del posto di polizia e contro gli equipaggi di una volante e di un'autoradio dei carabinieri che erano intervenuti nell'emergenza.
Nel corso di tale azione, alcuni soggetti, staccatisi dal gruppo, si procuravano sassi e pezzi di legno ed iniziavano a colpire un mezzo dell'Arma dei carabinieri, danneggiandolo seriamente. Uno degli aggressori, brandendo una catena alla cui estremità era legato un grosso moschettone metallico, vibrava dei colpi contro il lunotto posteriore, attingendo anche ai gruppi ottici del mezzo e frantumandoli. Le persone che stazionavano all'ingresso del pronto soccorso, intanto, erano aumentate a circa 100 unità e iniziavano a scagliare sassi contro le forze dell'ordine che erano costrette a mettersi al riparo per proteggersi.
Al fine di fronteggiare i facinorosi, gli agenti del reparto mobile della Polizia di Stato, muniti di equipaggiamento da ordine pubblico, si disponevano a diretto contatto con gli stessi, mentre il personale dell'Arma fungeva da supporto immediatamente retrostante. Durante gli scontri successivi che si frammentavano in tanti piccoli episodi dei quali è difficile ricostruire ogni dettaglio, alcuni militari dell'Arma, costretti dalla necessità di respingere le violenze in atto, utilizzavano sfollagente avuti in prestito dai colleghi della Polizia di Stato o raccolti a terra da agenti feriti, mentre altri impiegavano le torce in dotazione alle autoradio o mezzi di fortuna.
Dopo alcuni minuti di tafferugli, una parte di scalmanati faceva irruzione all'interno del pronto soccorso, si confondeva fra le persone presenti e provocava danni alle vetrate ed ai materiali dell'accettazione, inseguita dal personale delle forze dell'ordine. Queste tentavano di individuare i responsabili dell'aggressione, riuscivano a fermarne alcuni e li accompagnavano all'esterno per gli accertamenti di rito. Anche gli equipaggi giunti in ausilio venivano accolti da un fitto lancio di oggetti contundenti da parte dei facinorosi che, nel frattempo, erano ulteriormente aumentati di numero. A questo punto, in un clima totalmente degenerato, si rendeva necessario, da parte delle forze dell'ordine, operare un intervento di alleggerimento per disperdere l'assembramento e per respingere la violenza. Nel corso degli incidenti occorsi all'ospedale San Paolo, rimanevano contusi quattro carabinieri e quattordici agenti della Polizia di Stato, con lesioni giudicate guaribili dai quattro ai ventidue giorni. Anche alcuni degli aggressori (circa undici) rimanevano feriti.
Nonostante l'inferiorità numerica e la complessità della situazione, il personale di polizia riusciva ad identificare tre soggetti ritenuti responsabili di lesioni in danno degli operatori delle forze dell'ordine.
Successivamente ai fatti, ed anche dopo l'interrogazione a risposta immediata che ha visto impegnato su questo argomento, nella seduta della Camera dei deputati del 26 marzo scorso, il ministro per i rapporti con il Parlamento, esattamente a partire da sabato 29 marzo, alcuni notiziari televisivi hanno trasmesso un filmato amatoriale, ripreso da qualche quotidiano nazionale,
Il ministro dell'interno, onorevole Pisanu, ha chiesto al capo della Polizia ed al comandante generale dell'Arma dei carabinieri di accertare, con puntualità e precisione, una volta acquisite le prime valutazioni dell'autorità giudiziaria, se vi siano stati comportamenti non in linea con una corretta prassi operativa. Lo stesso ministro ha assicurato che, all'esito degli accertamenti in corso, sarà adottata ogni misura che si dovesse rendere necessaria.
Un militare dell'Arma dei carabinieri, riconosciutosi nelle immagini, si è immediatamente presentato al comandante di reparto al fine di porsi a disposizione dell'autorità giudiziaria per chiarire i risvolti della questione. Peraltro, all'autorità giudiziaria è stata presentata denuncia anche da quindici esponenti del centro sociale Orso di Milano.
Tornando all'aggressione ed all'omicidio di Davide Cesare, dalle indagini è emerso che quattro giovani del centro sociale avevano incrociato altri giovani abbigliati con fogge da skinhead. Tra i due gruppi, da un iniziale alterco si sarebbe passati alle vie di fatto, fino al tragico esito. Gli autori sono stati identificati nei fratelli Federico Cristian e Mattia Riccardo M., rispettivamente di 29 e di 17 anni. È stato, inoltre, accertato che il loro genitore Giorgio, di 54 anni, avrebbe avuto un ruolo attivo nell'episodio criminoso. Durante la perquisizione domiciliare eseguita nei confronti dei predetti sono stati sequestrati, tra l'altro, abiti intrisi di sangue ed alcuni coltelli. Il maggiore dei fratelli presentava vistose ferite lacero-contuse, segno di una recente colluttazione. Quest'ultimo, nei giorni precedenti, aveva denunciato di aver subito un'aggressione da parte di alcuni appartenenti ad un centro sociale della zona, i quali, armati di coltelli e tirapugni, gli avrebbero causato lesioni.
Nella serata di lunedì 17 marzo, l'autorità giudiziaria, recependo integralmente le risultanze investigative della Digos e della squadra mobile della questura, ha emesso, per i delitti di omicidio, tentato omicidio e porto abusivo di armi da taglio, un provvedimento di fermo di polizia giudiziaria nei confronti dei suindicati Giorgio, Federico Cristian e Mattia Riccardo M.
Sulla vicenda e sui singoli episodi della stessa sono in corso indagini volte a definire l'esatto svolgimento dei fatti (sta procedendo la competente procura della Repubblica).
A nome del Governo e mio personale, rinnovo il dolore più sincero per la morte di Davide Cesare, accompagnato dalla vicinanza alla famiglia del giovane e dalla condanna di atti criminali come quello in questione.
Ribadisco altresì la condanna di ogni forma di illegalità e di criminalità, che nulla hanno in comune con un impegno politico responsabile e propositivo, per quanto possa essere acceso e appassionato. Chi usa metodi violenti si pone al di fuori del confronto politico e della convivenza civile. Ribadisco la necessità di rispettare l'operato delle forze dell'ordine che con equilibrio e con professionalità lavorano per garantire la sicurezza di tutti e per difendere le istituzioni democratiche da attacchi dissennati. Questo non significa ovviamente che non si possano verificare, in specifiche circostanze, responsabilità di singoli per eccessi, comportamenti censurabili o errori di valutazione. Le eventuali responsabilità dei singoli, che vanno accertate con trasparenza e senza superficialità, non devono però costituire il pretesto per linciaggi morali o per porre sullo stesso piano chi fa della violenza il proprio stile di vita, mettendola in atto e o subendola, a fasi alterne, e chi si trova a doverla arginare per tutelare la sicurezza e la pacifica convivenza della nostra comunità.
Devo dire che rilevo una differenza tra la risposta di oggi e quella che mi è stata data il 26 marzo. Questo non basta per farmi dichiarare soddisfatta della sua risposta, ma apprezzo la differenza, nonostante venga fornita una ricostruzione dei fatti nella quale non mi ritrovo. Io stavo a Milano quel giorno (ho partecipato già il pomeriggio al corteo dei centri sociali) e mi trovavo sul luogo dell'aggressione; ho visto di persona i ragazzi che sono stati feriti, che hanno portato i segni per diverso tempo e ho sentito le testimonianze delle aggressioni e delle violenze di cui essi sono rimasti vittime. Dunque, io non mi ritrovo nella ricostruzione che è stata qui fornita. Tuttavia, ho colto qualche parola di differenza (non sufficiente) nella ricostruzione dell'aggressione che ha visto la morte di Davide Cesare. Dalla prima risposta che voi ci avevate dato sembrava che quello fosse l'esito di una rissa da bar; oggi il quadro cambia un po', ma non chiarisce la modalità con cui è avvenuta quell'aggressione fascista.
Questo naturalmente è un dato relativo perché nessuno ormai riporterà alla vita quel ragazzo, nessuno lo restituirà alla sua famiglia; tuttavia, proprio per i suoi amici, per la sua famiglia, è importante che venga fatta chiarezza su come è avvenuta l'aggressione (perché di aggressione si è trattato).
Per quanto riguarda quanto è avvenuto all'ospedale San Paolo, io colgo una differenza, perché nel frattempo è uscito il video e, quindi, tutti siamo stati costretti a verificare che quanto era stato detto dai ragazzi, nelle loro prime testimonianze - e non solo nelle loro - corrisponde a verità. Questo video riprende un solo episodio specifico, ma di episodi ve ne sono stati più di uno.
Apprezzo il fatto che lei, sottosegretario, ci dica che verranno approfonditi ulteriormente tutti i particolari della vicenda; anche il ministro Pisanu, naturalmente, intende non lasciar cadere la questione, intende fare luce ed intervenire perché si prendano tutti i provvedimenti necessari. Questo credo sia un elemento importante, che da solo, però, non è sufficiente perché episodi analoghi non si ripetano.
Abbiamo esaminato qualche minuto fa la situazione di Torino, oggi parliamo ancora di Milano, si sono verificati altri episodi a Roma; esistono insomma situazioni che ci fanno preoccupare per l'atteggiamento delle forze dell'ordine. Non voglio tornare sempre ai fatti di Genova, è passato tanto tempo, ma da allora noi avremmo voluto che non si fossero più verificati certi fatti; invece, sono ancora tanti i casi di abusi o di errori, come li vogliamo chiamare. Allora io penso che bisogna sempre avere la capacità - e spesso le forze dell'ordine ce l'hanno - di capire qual è il contesto e di individuare il modo migliore per intervenire anche per risolvere situazioni di tensione.
In quell'occasione (l'episodio accaduto all'ospedale San Paolo), questa capacità non si è manifestata, e solo l'arrivo della Digos, dopo un'ora che avvenivano questi episodi, ha riportato un po' di ordine: infatti, arrivata la Digos, tutto si è fermato, improvvisamente i ragazzi sono stati lasciati in mezzo alla strada e poi è avvenuto il resto.
Abbiamo apprezzato immediatamente le parole del prefetto di Milano, il quale, dopo le denunce presentate da questi giovani a seguito di quanto è avvenuto, ha dichiarato che è interesse scoprire i colpevoli di questi abusi, o di questi errori, per non minare la fiducia nelle istituzioni. Ecco, penso che, per evitare linciaggi morali - che naturalmente non provengono mai da questi banchi e che non è intenzione di nessuno proporre - e per non minare la credibilità delle forze dell'ordine, il modo migliore non sia quello di far
Proprio per evitare questo, occorre avere la capacità immediata di prestare ascolto a tutti e sapere che, purtroppo, tali episodi si verificano spesso nel nostro paese; al fine di evitare che accadano, bisogna avere immediatamente il coraggio di disporre indagini ed evitare sempre che vi siano delle impunità. Purtroppo di impunità ne abbiamo ancora tante nel nostro paese, e purtroppo le abbiamo viste in tante situazioni, come ad esempio a Napoli, anche se ve ne sono altre. In questi giorni, discuteremo ancora dei fatti accaduti a Genova, ma vorrei segnalare che vi sono anche situazioni meno clamorose, quelle di tutti i giorni, in cui si tende comunque a far quadrato e a difendere le forze dell'ordine, salvo poi essere, a volte, sconfitti dalle prove più pregnanti e pressanti.
Penso che, se si vogliono difendere le istituzioni e si vuole contribuire anche a creare un clima di convivenza civile - perché è vero che vi sono i violenti, ma vi sono anche episodi di violenza che rappresentano il seguito di situazioni particolari che si vengono a determinare -, allora bisogna prevenire tali situazioni particolari e per creare tale clima di convivenza occorre stabilire un clima di fiducia. Ma il clima di fiducia, soprattutto quando ci sono i giovani di mezzo, non si crea se si verificano ingiustizie a cui non viene data risposta.
Oggi, signor sottosegretario, vorrei prendere atto delle nuove parole che voi avete voluto usare e ribadisco che non posso che auspicare che, oltre all'azione della magistratura, che segue una strada a sé stante e che sicuramente individuerà le responsabilità, vi sia un seguito alla vostra indagine ed anche dei provvedimenti. Ritengo sia questo il modo migliore per dare fiducia alle istituzioni, per garantire la legittimità e l'autorevolezza delle forze dell'ordine e per difendere, nell'unico modo possibile, tutti coloro che svolgono il loro dovere nel rispetto dei diritti e dei princìpi sanciti dalla nostra Costituzione e dalle nostre leggi.


