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PRESIDENTE. L'onorevole Giuseppe Gianni ha facoltà di
GIUSEPPE GIANNI. Signor Presidente, solo qualche battuta. L'interpellanza è urgente perché urgente era ed è la risposta che ci attendevamo e ci attendiamo. Le risparmio l'illustrazione dell'interpellanza, che lei sicuramente conosce bene, per ribadire la richiesta di conoscere quali iniziative il Governo intenda intraprendere per rispettare gli impegni assunti ed entro quanto tempo intenda erogare le risorse finanziarie necessarie a far fronte alle esigenze del settore agricolo, turistico e commerciale, così gravemente danneggiati dall'attività del vulcano e dall'abbondante cenere lavica, che ha distrutto le produzioni.
PRESIDENTE. Il sottosegretario per i rapporti con il Parlamento, senatore Ventucci, ha facoltà di
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, premesso che, a seguito dell'eruzione del vulcano Etna, avvenuta nel corso degli ultimi mesi dello scorso anno, il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza relativo alla
provincia di Catania e che, a seguito di tale dichiarazione, sono seguiti i vari provvedimenti citati nell'interpellanza, volti a fronteggiare l'emergenza reperendo tutte le possibili risorse al momento disponibili, si fa altresì presente che è all'esame delle Camere, attualmente al Senato, un altro decreto-legge, il numero 15 del 17 febbraio 2003, in corso di conversione, che si prefigge lo scopo di attuare ulteriori misure urgenti per il finanziamento degli interventi nei territori colpiti da calamità naturali tra cui rientra anche l'eruzione dell'Etna.
PRESIDENTE. L'onorevole Giuseppe Gianni ha facoltà di
GIUSEPPE GIANNI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario Ventucci per la risposta che è insita nell'interpellanza stessa.
Inoltre, si evidenzia che l'ordine del giorno n. 9/3200-bis/182, proposto dal Parlamento in sede di approvazione della legge finanziaria, relativo all'estensione delle provvidenze previste per i danni provocati dall'attività del vulcano anche ai comuni relativi alle province di Siracusa, Ragusa, Enna e Messina, è stato accolto dal Governo con la condizione di accertare l'effettiva sussistenza dei danni. In proposito si rende noto che, allo stato attuale, nessuna richiesta di risarcimento danni, relativa alle province sopra richiamate è pervenuta al dipartimento della protezione civile da parte della regione siciliana e che, in ogni caso, qualora ciò avvenisse non esistono pregiudiziali per la valutazione di una eventuale estensione della dichiarazione dello stato di emergenza anche ad altri territori siciliani.
Lei, onorevole Gianni, sa che abbiamo una procedura da rispettare se la regione Siciliana non chiede lo stato di emergenza, non possiamo agire. Questo è il problema.
Quanto ai tempi di erogazione delle risorse finanziarie relative alla ripresa delle attività produttive nelle zone colpite da fenomeni eruttivi dell'Etna, per le quali il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza nei territori dei comuni interessati in data 29 ottobre 2002, si conferma che con il decreto-legge n. 245/2002 convertito nella legge n. 287 del 2002, il Governo ha dato risposta immediata all'emergenza in parola stanziando 10 milioni di euro per l'anno 2002; per la sola emergenza, per il momento in cui si è verificato il danno. Infatti, per le province isolane si può fare ricorso l'articolo 94, comma 4, della stessa legge finanziaria che ha ricompreso il fenomeno delle ceneri vulcaniche tra le calamità naturali, rendendo in tal modo possibile l'accesso alle risorse finanziarie di cui al decreto-legge n. 15 del 2003 per far fronte ai danni arrecati dall'eruzione dell'Etna. Mi risulta che questa sia una gestione del Ministero delle politiche agricole e forestali e che è ancora intonso il capitolo che prevede 190 miliardi di vecchie lire.
Infine, nel suddetto decreto che deve essere convertito, è previsto che il Governo possa essere autorizzato ad attivare risorse nell'ambito del 60 per cento (420 milioni di euro circa) del totale messo a disposizione dal decreto per le calamità naturali che è complessivamente pari a 700 milioni di euro sulla base di limiti di impegno di spesa quindicennali pari a complessivi euro 58 milioni a decorrere dall'anno 2003 e pari a 10 milioni di euro a decorrere dall'anno 2004. Tali risorse saranno ripartite con ordinanze del Presidente del consiglio dei ministri, quindi immediatamente attivate.
Devo far rilevare che la regione siciliana ha già richiesto lo stato di calamità e di emergenza e che nel decreto cui lei fa riferimento, in corso di conversione al Senato, non ci sono riferimenti alle province limitrofe a quella di Catania come se il danno fosse circoscritto alla città di Catania.
Le sarei grato se lei volesse, magari in separata sede, occuparsi delle questioni relative alle province di Siracusa Ragusa, Enna e Messina per vedere di risollevare un po' le sorti dell'economia regionale siciliana che sono piuttosto gravi.


