Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 280 del 13/3/2003
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(Iniziative per accelerare la cessione dell'area ex Spea al comune di Narni - n. 2-00662)

PRESIDENTE. L'onorevole Mazzuca Poggiolini ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00662 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 2)

CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, vorrei svolgere una brevissima illustrazione, poiché l'interpellanza urgente è bene argomentata ed articolata. Immagino che il Governo abbia avuto modo, in due settimane, di prenderne nota.
L'illustrazione vuole solo ricordare al Governo e, quindi, al Presidente del Consiglio dei ministri, ed ai ministri della difesa e dell'economia e delle finanze (i tre interpellati, quindi il Governo nella sua massima espressione) che questa interpellanza è stata redatta e presentata sulla spinta dei vari enti locali davvero esasperati


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perché, dopo 12 anni di interventi fatti a vari livelli, ancora non si risolve una questione annosa, incredibile ed inspiegabile, ossia la mancata cessione del territorio dell'ex Spea (uno stabilimento militare) e dei territori ad esso circostanti, non a chicchessia, ma all'ente locale, ossia al comune di Narni, che ne fa richiesta - naturalmente in base ad una precisa volontà dell'ente stesso e di altri soggetti pubblici - al fine di utilizzare al meglio quegli stabilimenti proprio per valorizzare, creare posti di lavoro e rilanciare questa parte del territorio italiano.
Com'è ben noto, Narni si trova in provincia di Terni, in Umbria. La zona, molto progredita sul piano civile e molto avanzata quanto a gestione del patrimonio pubblico (anche in rapporto con i privati), è sicuramente idonea per l'avvio di iniziative interessanti che possono creare posti di lavoro.
Allora, chiedo al Governo, rappresentato dal sottosegretario Bosi, che stimo molto perché ci conosciamo da tempo - glielo chiedo umilmente, se posso usare questa parola - di non venirmi a raccontare tutta la storia (già esposta nell'interpellanza), ma di rispondere con grande attenzione. Sono sicura che il sottosegretario lo farà sia per quanto riguarda le responsabilità sia con riferimento al percorso che si deve finalmente intraprendere affinché l'acquisizione in parola possa realizzarsi. Quindi, più che sulle responsabilità, sulle quali pure chiediamo una risposta, a nome di tutta quell'area, chiedo un'indicazione precisa affinché, nell'ambito delle molte leggi, anche contraddittorie, e all'esito di un'istruttoria che, già nel gennaio 2002, il Ministero della difesa diceva essere in atto (accipicchia, quant'è lunga!), si possa finalmente sapere sulla base di quali leggi il comune debba operare, quali siano le eventuali difficoltà e quali i modi per appianarle, per fare in modo che quel territorio, del tutto inutilizzato (salvo per farvi pascolare mandrie sempre più numerose, e non si sa bene a vantaggio di chi) possa finalmente entrare nella disponibilità del comune di Narni. Ciò permetterebbe a quest'ultimo di realizzare i progetti già individuati. Peraltro, per lo studio e l'elaborazione di tali progetti, il comune di Narni ha dovuto pagare cifre consistenti, per cui si configurano danni non lievi per le finanze del comune, oltre che danni morali e sociali per tutta la regione.

PRESIDENTE. Il sottosegretario per la difesa, senatore Bosi, ha facoltà di rispondere.

FRANCESCO BOSI, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, nonostante la sollecitazione dell'onorevole Mazzuca Poggiolini, devo premettere, mio malgrado, alcune sintetiche spiegazioni alla trattazione delle questioni poste dagli onorevoli interpellanti.
Il processo di alienazione dei beni non più utili alla Difesa ha innescato un procedimento di vasta portata che, sia pure condizionato da diversi fattori, è apparso in grado di produrre risorse utili per il programma di riammodernamento delle Forze armate.
In questo quadro le amministrazioni dello Stato e quelle locali hanno avuto la possibilità di svolgere un ruolo privilegiato a tutela dei propri interessi, volti ad una più efficace urbanizzazione e gestione del territorio.
Infatti, alcuni beni immobili della Difesa ritenuti non più necessari ai fini istituzionali, presenti su tutto il territorio e di diversa tipologia, sono stati resi disponibili per scopi di pubblica utilità o sono stati alienati producendo positive ricadute nell'indotto economico della zona.
In tal senso, la competente direzione generale del dicastero ha intensificato gli sforzi per portare a buon fine il maggior numero di contratti definitivi, di contratti preliminari, di decretazione di stime, di stime congruite e di stime redatte. Infatti, sono stati condotti a termine complessi procedimenti di concertazione con ben dodici comuni che hanno reso possibile: la realizzazione di servizi di pubblica utilità quali i lavori della linea ferroviaria ad alta velocità Bologna-Firenze presso Sesto Fiorentino;


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la ridislocazione del comando NATO di Verona ed il conseguente insediamento di una sede universitaria nel tessuto urbano; il recupero del centro urbano e la ricollocazione di sedi dei locali organi dello Stato a Trento; in contropartita di circa 350 miliardi di vecchie lire da impiegare per la ricostruzione di caserme più funzionali alla valorizzazione dell'area di Vitinia, nel comune di Roma (e tanti altri casi simili).
Ho citato solo degli esempi che tuttavia dimostrano come la volontà della Difesa sia orientata, oltre che ai propri interessi istituzionali, anche a favorire degli interessi locali collettivi. Pertanto, nel caso dell'area di Narni, non può sussistere alcun pregiudizievole sospetto che non si voglia procedere nella stessa direzione.
Ciò premesso, si è consapevoli che la vicenda dell'area in questione abbia sofferto di lungaggini e rinvii per il succedersi nel tempo di norme innovative delle precedenti, che hanno a tutt'oggi impedito il buon esito degli sforzi condotti dalle amministrazioni locali, pur in presenza di una costante volontà della Difesa a voler alienare il bene.
A tal proposito, appare opportuno richiamare su questa specifica vicenda alcuni particolari. Il sindaco di Narni aveva inoltrato, negli anni dal 1994 al 1996, una richiesta di acquisizione dell'immobile ex Spea all'amministrazione finanziaria, ai sensi della legge n. 579 del 1993. Problematiche di accatastamento degli immobili realizzati nel tempo sull'area non consentirono di portare a termine la trattativa.
Successivamente, con la legge 23 dicembre 1996, n.662, ovvero la legge finanziaria del 1997, veniva stabilito che fossero individuati, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, gli immobili in uso alla Difesa da inserire in un apposito programma di dismissione, a titolo oneroso, per le esigenze di ristrutturazione ed ammodernamento delle Forze armate.
Tuttavia, nel programma di dismissioni approvato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 agosto 1997 l'immobile non fu incluso, in quanto si ritenne che il fatto di aver a suo tempo richiesto il bene ai sensi della precedente normativa avesse comportato già l'avvio della relativa procedura. In realtà, la cessione del bene al comune di Narni ai sensi della legge n.579 del 1993 non andò a buon fine per gli accennati problemi di istruttoria documentale. Pertanto, nell'ottobre del 1999, il sindaco della città umbra fu ricevuto dal capo dell'ufficio speciale per le dismissioni della Difesa, per concordare l'inserimento del bene in un emanando secondo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.
L'avvio dell'iter per l'approvazione del nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri - previo concerto con i Ministeri delle finanze, del tesoro, dell'ambiente e per i beni e attività culturali - ha però subito diversi rinvii dovuti alla presentazione, nel novembre 1999, di un nuovo disegno di legge in materia di sviluppo, valorizzazione ed utilizzo del patrimonio immobiliare dello Stato, poi divenuto legge (la n. 136 del 2001).
Fu tuttavia deciso, ai primi di marzo del 2000, di emanare un secondo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri limitato a soli 20 beni per i quali le trattative con enti locali, a mezzo accordi di programma, erano in una fase molto avanzata, rinviando gli altri immobili ad un terzo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Anche in quell'occasione, l'area ex Spea, unitamente ad altri immobili di interesse di enti locali, per i quali le trattative in atto non erano ad uno stadio preconclusivo, non fu considerata includibile nell'emanando decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Successivamente, la sopraggiunta vigenza di ulteriori disposizioni di legge aveva nel frattempo nuovamente rivisitato le procedure di dismissione dell'intero patrimonio immobiliare pubblico.
Il succedersi di queste dinamiche situazionali hanno di fatto sospeso, per un congruo lasso di tempo, la stesura del terzo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con cui avrebbe potuto risolversi anche la questione di Narni.
Tuttavia, considerato che la nuova normativa sulla cartolarizzazione non interferisce con la legislazione speciale, che


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consente alla Difesa di alienare gli immobili militari non più utili ai fini istituzionali, secondo le procedure finora adottate, si sta procedendo alla redazione di un terzo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in cui, tra i beni di prevista alienazione, sarà finalmente inclusa anche l'area ex Spea di Narni. Una volta approvato ed emanato tale decreto, sarà cura della Difesa conferire ogni possibile impulso alla trattativa con l'ente locale interessato per la transazione del bene.
In ultimo, per quanto concerne il pascolo di bovini sull'area in questione, si precisa che ciò avviene in forza di regolari concessioni tramite l'amministrazione finanziaria, con versamento di un canone all'erario cui si aggiunge il risparmio, per la difesa, dei costi necessari allo sfalcio dell'erba, assolutamente indefettibile per motivi di prevenzione degli incendi.
In conclusione, in questa vicenda, per certi versi esemplare della farraginosità dei meccanismi che avvolgono il funzionamento della pubblica amministrazione, non emerge alcuna omissione né, tanto meno, un volontario ritardo che induca l'amministrazione a perseguire eventuali responsabilità. Si è trattato di contestuali sfavorevoli congiunture che si sono ripetute nel tempo e che hanno ostacolato la spedita conclusione delle trattative, tenuto anche conto del vasto numero di alienazioni che hanno impegnato gli organi tecnici della difesa. Ciò non significa che non si possa recuperare il tempo perduto imprimendo una decisa accelerazione alla trattativa, grazie agli strumenti operativi che appaiono utilmente disponibili allo scopo. Su questo mi sento di poter dare ampia assicurazione agli onorevoli interpellanti.

PRESIDENTE. L'onorevole Mazzuca Poggiolini ha facoltà di replicare.

CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, è chiaro che le ultime parole del sottosegretario inducono in me una parziale soddisfazione quale interpellante e lo dico anche a nome dei tanti colleghi che hanno firmato con me l'interpellanza urgente, tutti colleghi dell'Umbria, mentre io sono un amante dell'Umbria ma non sono umbra, ed anche a nome di rappresentanti degli enti locali che, fra l'altro, sono presenti in quest'aula e che saluto.
Perché, parlo di una soddisfazione parziale? Perché il sottosegretario ha parlato di contestuali, sfavorevoli congiunture che attraversano questi ultimi 12 anni, governati in vario modo, evidentemente, da vari punti di vista, anche a livello centrale, ma non si comprende come, all'improvviso, possano dissolversi e soprattutto che ciò possa accadere in tempi molto brevi, anche perché tempi molto brevi occorrono per la realizzazione dei progetti cui ho accennato inizialmente e che sono il motivo e la finalità per cui gli enti locali si stanno muovendo; e la finalità non è il progetto in sé ma è dare alle proprie popolazioni sbocchi occupazionali, iniziative culturali e sociali adeguate allo sviluppo di quel territorio affinché tutto questo non venga vanificato ma, soprattutto, affinché i danni fin qui realizzati non aumentino. Si tratta di danni economici, danni notevoli, danni di immagine, danni sostanziali per queste popolazioni.
Io credo, sottosegretario, pur facendo parte dell'opposizione, del centrosinistra, e me lo auguro vivamente, che il Governo attualmente in carica possa trovare il bandolo della matassa, ciò non appariva però così semplice e così scontato nelle ultime riunioni e nelle ultime conferenze di servizi effettuate sia presso il Ministero delle infrastrutture sia presso la difesa; apparivano, anzi, molto pesanti i dubbi, i se e i ma, quindi l'eventuale soluzione del problema.
L'impegno che lei ha preso oggi, qui, nella sede della Camera, che, evidentemente è la sede istituzionale più prestigiosa, senza nulla togliere alle sedi degli altri enti e organi dello Stato, cioè regioni e province e comuni, voglio considerarlo come un impegno forte che il Governo sta prendendo affinché la soluzione di questo problema sia veramente, non dico a portata di mano, ma compatibile con la realizzazione di tali iniziative e di tali


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progetti. Cosa significa questo? Significa che noi adesso siamo all'inizio di marzo, l'istruttoria, come sappiamo, risale al gennaio 2002, dunque è già trascorso oltre un anno e due mesi, noi ci auguriamo che l'istruttoria si sia conclusa, anzi siamo certi che ormai si è conclusa o si concluderà entro brevissimo tempo; inoltre il termine fissato per i prossimi mesi mi sembra un tempo abbastanza congruo perché finalmente il bene in questione, l'area dell'ex Spea e il territorio ad essa circostante, possa essere dismesso.
Personalmente, mi auguro che ciò possa avvenire ai sensi della legge Bassanini, cioè senza alcuna erogazione di risorse finanziarie da parte dell'ente locale a favore dell'amministrazione che ne è proprietaria, proprio perché questo bene verrà impiegato per iniziative di pubblica utilità. Naturalmente, in questo caso bisogna chiarire il concetto di pubblica utilità, ossia se pubblica utilità vuol dire soltanto una caserma o un servizio diretto alla cittadinanza o se in tale concetto si possano far rientrare anche quelle iniziative forti sviluppate grazie alla spinta e con la volontà degli enti locali per venire incontro alle esigenze di lavoro, di promozione culturale e sociale di tutta la popolazione da essi amministrata. Credo che il concetto di pubblica utilità attenga più a questa seconda interpretazione, e penso che a tal riguardo vi sia anche molta letteratura; pertanto, mi auguro vivamente, come da lei preannunciato (per questo la ringrazio, anche a nome delle amministrazioni locali di quella zona), che la questione si possa risolvere nel modo migliore, ma anche in tempi realmente compatibili con gli obiettivi che le amministrazioni locali si sono dati.

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