B)
1994; il comune interessato, con una nota del 4 giugno 1996, presentava richiesta al ministero della difesa per l'assegnazione di tale area ex Spea;
in data 4 febbraio 2002, si adoperava presso i ministeri interessati, affinché si arrivasse a un atto collaborativo da parte di tutti; altre iniziative si sono succedute nel senso di una rapida soluzione di questa vicenda, non ultimo il tavolo di concertazione del programma di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio della Conca ternana, convocato lo scorso 24 ottobre 2002 presso il ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dal quale si evincevano indicazioni di segno totalmente opposto a una rapida soluzione della questione;
la vicenda che riguarda la sdemanializzazione del complesso industriale ex Società prodotti esplodenti autarchici (Spea), situato in località Narni Scalo, si trascina da oltre un decennio, senza che si intraveda una soluzione;
si tratta di uno stabilimento elettrochimico del 1907 (vi si produceva carburo di calcio), importante esempio di archeologia industriale, di proprietà della Marina militare e ancora integro in tutte le strutture murarie, che ha conosciuto vari cambiamenti gestionali e anche un periodo di inattività, finché nel 1930, in pieno ventennio fascista, venne rilevato dalla Spea, dalla Società anonima acetati e derivati e dalla Società italiana prodotti esplodenti, con lo scopo di costruire e di esercitare stabilimenti per la fabbricazione di prodotti esplosivi, relative materie prime, prodotti intermedi e derivati, nonché di prodotti chimici in genere; con la seconda guerra mondiale il complesso cessò comunque la sua attività e da allora versa in uno stato di abbandono; inoltre, non si conosce attraverso quale tipo di autorizzazione, il terreno circostante è stato destinato al pascolo dei bovini;
già da tempo il comune di Narni si è attivato al fine di acquisire la titolarità dell'area, ma, nonostante l'assenso a tale alienazione più volte manifestato dal ministero della difesa, non si è ancora addivenuti a un accordo; proprio in virtù delle reiterate assicurazioni del ministero della difesa di voler procedere alla dismissione di tale area, è stato sottoscritto un atto formale tra Gepafin, Sviluppumbria e il comune di Narni per la realizzazione di un parco a tema, che rappresenterebbe una concreta possibilità di contribuire allo sviluppo economico di tutta l'area circostante; inoltre, è stato conseguentemente anche approvato il nuovo piano regolatore generale e una mancata attuazione dei piani di sdemanializzazione vanificherebbe anni di lavoro e di investimenti pubblici già attuati;
nell'ottobre del 1990 venne avanzata la prima formale richiesta all'allora ministero delle finanze, da cui dipendeva la proprietà del bene, mentre tre mesi dopo il ministero della difesa, nel gennaio 1991, confermava il proprio parere favorevole all'alienazione dell'area, sostenendo esplicitamente che l'ex Spea non era più di interesse militare; a tale chiarezza, purtroppo, non è seguita altrettanta solerzia pratica, al punto che la richiesta di acquisizione di tale area dovette essere reiterata nel marzo 1994, non appena varata la legge n. 579 del 1993, prevedendo quest'ultima che il trasferimento dei beni demaniali dismissibili avvenisse con decreto del ministero delle finanze, motivato con la necessità degli enti locali di realizzare opere o di svolgere attività di interesse pubblico;
ancora una volta venne reiterata da parte del comune di Narni la richiesta di cessione di tale area nel marzo del 1996, non appena varata la legge n. 549 del 1995, e finalmente il direttore del dipartimento centrale del demanio dell'allora ministero delle finanze, in data 10 maggio 1996, disponeva che la sezione staccata demanio, di concerto con l'ufficio tecnico erariale, assumesse i necessari contatti con i competenti organi militari periferici per evitare ulteriori ritardi, con conseguente aggravio dello stato di abbandono del complesso industriale in oggetto;
il comune di Narni venne invitato dalla citata sezione staccata a produrre tutta la documentazione prevista dalla legge n. 579 del 1993 per l'acquisto del compendio, necessaria per la preliminare istruttoria ai sensi della circolare del ministero delle finanze 56/r del 19 maggio
a seguito di reiterati contatti successivi, che hanno ulteriormente evidenziato i notevoli ritardi nell'attività di valutazione del compendio da parte della sezione staccata demanio di Terni, l'amministrazione comunale affidava un incarico professionale per la redazione di un progetto per la realizzazione di un centro di produzione cinematografica, disposto nel maggio 1997 e approvato il successivo 11 settembre 1997 con delibera della giunta, trasmesso al ministero delle finanze in pari data; nel frattempo, la speranza di acquisire il bene venne ulteriormente alimentata dall'approvazione della cosiddetta «legge Bassanini bis», che all'articolo 17, comma 65, afferma l'innovativo principio della gratuità nella concessione dei beni immobili dello Stato agli enti locali territoriali, concorrendo la non utilizzazione da almeno dieci anni;
nonostante le buone premesse, la situazione stagna ai limiti dell'assurdo e sembra avvolta da un'alea di mistero, visto che, a tutt'oggi, non risulta ancora assegnato il compendio industriale in oggetto dal ministero della difesa a quello delle finanze, sebbene fosse comune convinzione che tale presa in consegna fosse già avvenuta;
negli anni successivi vi sono state reiterate sollecitazioni, anche da parte di parlamentari, per un'azione risolutiva della questione, ma, ancora nel giugno del 1998, il ministero delle finanze notificava al citato comune un provvedimento dal quale era possibile evincere che l'immobile indicato in oggetto era incluso nell'elenco dei beni dismissibili della difesa, da alienare in conformità all'articolo 3, comma 12, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e che per conoscere gli sviluppi della pratica sarebbe stato necessario attendere il relativo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri; sulla materia, poi, sono state successivamente emanate le leggi n. 448 del 1998 e n. 488 del 1999, che confermavano sostanzialmente quanto disposto dalla citata legge n. 662 del 1996; con una nota del 30 giugno 1999, il ministero delle finanze comunicava finalmente al comune di Narni che l'immobile ex Spea era incluso nell'elenco dei beni dismissibili;
nell'ottobre del 1999 si è svolto un incontro presso la direzione generale dei lavori e del demanio, al Palazzo della marina, con i vertici dell'ufficio speciale dismissioni, cui seguirono due ulteriori richieste, il 14 marzo 2000 e il 2 maggio 2000, in seno alle quali fu evidenziato che, nel frattempo, la disponibilità dell'area ex Spea era divenuta ancora più indispensabile, in ragione dell'inserimento sulla stessa di alcuni dei progetti ricompresi nel programma di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio (Prusst) della Conca ternana, cui era interessata anche l'amministrazione provinciale di Terni, la quale, in data 19 aprile 2001, si rivolse al ministero della difesa per favorire una risoluzione immediata della questione, senza ottenere risposta;
nel dicembre 2001 si riusciva finalmente ad avviare un tavolo di concertazione tutti i soggetti interessati alla materia in oggetto, che non riuscì, però, a semplificare la procedura, perché, il 25 gennaio 2002, il ministero della difesa faceva sapere che era ancora in corso l'iter istruttorio inteso a definire il quadro normativo di riferimento in materia di dismissione del patrimonio immobiliare dello Stato, a seguito dell'emanazione della legge n. 410 del 2001, prendendo a pretesto in tal modo le variazioni della normativa applicabile per non portare a compimento una vicenda iniziata da oltre 10 anni;
in data 18 gennaio 2002, l'amministrazione comunale di Narni si rivolgeva, invano, direttamente al Ministro dell'economia e delle finanze, rinnovando la determinazione ad acquisire, ancorché a titolo oneroso, i beni dell'area ex Spea; anche il presidente della regione Umbria,
il danno che l'intera collettività sta subendo dal protrarsi di questo stato di cose è notevole, soprattutto alla luce della crisi della grande industria, della necessità della riconversione e delle nuove strade da intraprendere in settori innovativi, quali il turismo, la cultura, il terziario; per non parlare della mancata realizzazione delle opere di ristrutturazione, del non insediamento di nuove attività economiche e produttive capaci di generare sviluppo economico e dei danni all'imprenditoria direttamente coinvolta nell'operazione di recupero e valorizzazione di quest'area -:
quali urgenti provvedimenti intendano, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, adottare per accelerare la cessione dell'area ex Spea al comune di Narni, così come previsto dalle norme vigenti, al fine di permettere alle istituzioni locali di avviare i piani di riqualificazione dell'area per un migliore sviluppo economico delle comunità interessate;
se abbiano concesso autorizzazioni affinché nel compendio militare sia a tutt'oggi possibile far pascolare, da anni, intere e sempre più consistenti mandrie di bovini, a quale costo e a vantaggio di chi;
se intendano verificare se tutti gli atti prodotti dai vari organi competenti e da essi controllati, nel corso dell'intera vicenda, siano stati improntati alla massima chiarezza e trasparenza e, in caso contrario, se intendano avviare inchieste interne per chiarire le motivazioni delle lungaggini nella dismissione dei beni del compendio ex Spea, accertando eventuali responsabilità.
(2-00662)
«Mazzuca Poggiolini, Bellillo, Giulietti, Agostini, Monaco, Sereni, Boato, Mastella, Villetti».
(4 marzo 2003)